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Orientarsi nel mondo dei manga

Il termine manga è formato dagli ideogrammi man che significa “libero” e ga ossia “immagine” e definisce quelle che in realtà erano “immagini libere”, “immagini stravaganti”.

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In Giappone i manga coprono all’incirca la metà della quantità di libri e riviste che si vendono ogni anno e, dato che ogni rivista che contiene manga passa in media per le mani di tre o più lettori prima di essere gettata via, questo li rende il più grande mezzo di comunicazione.

La differenza più evidente tra il manga e il fumetto occidentale sta nelle modalità di narrazione, nella regia, nell’impaginazione e nel rapporto che la storia ha con i personaggi.

La vera particolarità del manga però consiste nel fatto che si legge dall’ultima alla prima pagina, con la rilegatura alla destra del lettore e le pagine sciolte alla sinistra. Le vignette poi si leggono da destra verso sinistra e dall’alto verso il basso.

Vi è poi uno studio più approfondito dell’impaginazione, basato sui tagli e sulle inquadrature. I dialoghi, preferibilmente brevi, sono posti in “balloon” variabili. La differenza di dimensione può essere data dal volume che ha il dialogo in quel momento piuttosto che dall’importanza che ha lo stesso nella scena. Una frase da enfatizzare è posta in una nuvola molto grande, mentre nel fumetto occidentale viene evidenziata con una scritta in grassetto.

Generalmente la tavola manga non è né a colori né in scala di grigi, ma in bianco e nero, scelta che deriva dalla preferenza delle case editrici delle riviste per una stampa più economica. La rivista contenitore di manga è una specie di anteprima, una prova per sondare il gradimento del pubblico.

Le riviste

In Giappone i manga fanno parte di una cultura dominante perché l’industria editoriale ha adottato quello che comunemente viene definito mercato verticale. Ci sono infatti centinaia di riviste diverse ognuna delle quali si rivolge ad una nicchia specifica di mercato. Si basano sull’età e sul genere in modo che ogni lettore può semplicemente spostarsi verso la rivista di manga a lui più congeniale. In questo modo l’editore ha un pubblico già formato dall’infanzia che crescendo gli resta fedele.

A differenza dei fumetti statunitensi le cui storie sono aperte e quindi possono andare avanti all’infinito anche con differenti scrittori e disegnatori, come Superman, le storie dei manga sono quasi sempre limitate in lunghezza. Quasi tutti i manga terminano e la maggior parte di loro ha un arco narrativo definito con un inizio, una parte centrale e una fine. L’unica eccezione è rappresentata dai pochi manga costituiti da scenette umoristiche e quelli dove il personaggio principale ha un’avventura completa. In questo ultimo caso infatti la storia termina e poi dopo un po’ viene ripresa con lo stesso personaggio ma con una nuova avventura (Dragonball, One Piece).

L’espediente delle riviste è quello di non far terminare tutte insieme le storie pubblicate. In questo modo un lettore, quando leggerà la fine della sua storia preferita, resterà incuriosito dal vedere come finiscono le altre.

Gli appassionati possono conservare le loro serie preferite acquistando i cosiddetti tankobon le ristampe in un formato più piccolo su carta di qualità superiore. È una grande convenienza di mercato per gli editori che prima vendono la storia ad uscite settimanali con le loro riviste e poi rivendono la stessa storia in formato piccolo libro.

Manga per tutti

Per i giapponesi i manga hanno un ruolo culturale ed economico rilevante e sono un mezzo artistico ed espressivo non meno degno della letteratura, del cinema o di altri mass media.

Il primo ad aver dato forma all’idea che il dramma e i temi adulti potevano essere raccontati con i disegni è stato il maestro Osamu Tezuka.

Il fatto di alzare il livello dei manga, fino allora ritenuti adatti solo ai bambini, ha contribuito a farli diventare una lettura per tutti e ha originato una vasta gamma di generi e sottogeneri.

I primi servono a suddividere il pubblico cui si rivolgono per sesso ed età, mentre i secondi il tipo di contenuto trattato.

Kodomo

Kodomo (“bambino”) sono i manga destinati ai bambini.

Prevedono trame semplici, il più delle volte formati da una serie di episodi autoconclusivi o comunque da archi narrativi molto brevi. I protagonisti di solito sono bambini delle elementari o simpatici animaletti parlanti. I disegni tendono ad essere molto semplici senza troppi particolari e con linee morbide.

Un sottogenere usato per lo più nei kodomo è l’Aniparo (Anime parody), la cui caratteristica peculiare sono i personaggi in stile super deformed. Questi assumono infatti proporzioni e fisionomia di neonati: occhi enormi, corpo tozzo e rotondeggiante, la testa che occupa un terzo dell’altezza corporea. A volte vengono aggiunti particolari come orecchie da gatto o code da volpe, una qualsiasi stravaganza, per dar vita a tutti quei personaggi bizzarri che sono molto accattivanti per i bambini.

Altro sottogenere dei kodomo è il Fantasī  basato su storie e personaggi di fantasia. Spesso ambientate nel Giappone contemporaneo, nel quale arrivano extraterrestri o simpatici mostri. Un esempio famoso è senza dubbio Doraemon.

Doraemon

Shōjo

Shōjo (“ragazza”) sono i manga rivolti per lo più ad un pubblico femminile di età superiore agli undici o dodici anni e fino ai diciotto.

Inizialmente confinati su temi sentimentali (Ren’ai, storie d’amore) gli shōjo con il trascorrere degli anni hanno ampliato i loro soggetti. Si passa così dall’horror al mistero, dallo sport (Mila e Shiro) al fantasy (Vampire Knight) e allo storico (Lady Oscar).

Tra i sottogeneri particolarmente fiorenti e notevoli dello shōjo troviamo il Mahō shōjo o Majokko (in italiano “fanciulla magica”), che fonde elementi fantasy, in particolare la magia, con la commedia e il sentimentalismo tipici di quel genere (Card Captor Sakura e Sailor Moon).

Il Romakome (Romantic Comedy) è invece la tipica commedia d’amore scolastica. Molto diffusa e apprezzata (Marmalade Boy Kodomo no omocha/Rossana).

Questo manga in Italia è conosciuto con il titolo di “Piccoli problemi di cuore

Con la parola Smut (dall’inglese “osceno”) i fan occidentali indicano i manga shōjo ad alto contenuto erotico esplicito anche se hanno solo una finalità di completamento all’amore a volte troppo platonico tra due personaggi di sesso diverso.

Shonen

Forse il genere più diffuso di manga è quello degli Shōnen (“ragazzo”), rivolto principalmente ad un pubblico maschile di età compresa tra i dodici e i diciotto anni.

Gli shōnen si focalizzano principalmente sull’azione, come il seguitissimo Shingeki no kyojin/L’attacco dei giganti.

L’ambientazione tipica è un universo dedicato con elementi magici e/o tecnologie fantascientifiche, come in Dragon Ball One Piece. Anche se un sottogenere molto diffuso è lo Spokon, ambientato nel mondo dello sport giovanile nell’epoca contemporanea (Holly e Benji).

Il tema amoroso è assente o viene messo in secondo piano, anche se esistono alcune eccezioni di rilievo. Rientrano negli shōnen anche Lamu e Ranma1/2.

Due dei sottogeneri più diffusi tra gli shōnen sono SF Fantascienza e Fantasī, storie fantastiche o fantasy che seguono delle tappe obbligatorie.

Lo Steampunk è la fantascienza del passato, dove è preponderante l’uso di macchinari a vapore e le cui opere sono ambientate sempre in universi paralleli ma intorno al XIX secolo (Il mistero della pietra azzurra e Full Metal Alchemist).

Con il termine Mecha si individua lo shonen fantascientifico robotico (Neo Genesis Evangelion e Full Metal Panic) che ha come caratteristica principale la presenza dei cosiddetti robot giganti, solitamente pilotati da umani.

Il Meitantei (“investigatore”) è invece un sottogenere che si basa su storie da romanzo giallo. In Italia hanno avuto fortuna Lupin IIIOcchi di gatto e City Hunter.

Lupin III

Josei

Josei (“donna”) è pensato per un pubblico femminile che ormai ha superato la maggiore età.

Più serio e pacato dello shōjo, il josei tratta relazioni meno idealizzate con linguaggio e rappresentazioni più espliciti; le trame sono più verosimili, sia nella scelta degli argomenti trattati che nello sviluppo delle vicende.

L’ambiente tipo non è più la scuola superiore, ma il posto di lavoro come la redazione giornalistica o la stanza di una mangaka in Spicy Pink di Wataru Yoshizumi.

Si avverte maggiormente l’attenzione data alle emozioni perché la psicologia dei personaggi è molto delineata. A volte presentano nella trama elementi soprannaturali, come in Midnight Secretary, dove la protagonista, pur rispecchiando la donna adulta che lavora, è la segretaria di un vampiro.

I josei hanno avuto un grande successo di pubblico soprattutto grazie a Cortili del cuoreParadise Kiss e il famosissimo Nana di Ai Yawaza.

Paradise Kiss

Seinen

Con Seinen (“maggiorenne”) si indica il genere indirizzato ad un pubblico maschile adulto o comunque oltre i diciotto anni.

Pur essendo notevolmente più seri degli shōnen, si adattano a varie e complesse tematiche che danno ampio spazio allo studio psicologico.

Gran parte dei seinen sono molto violenti e per questa ragione non di rado vengono censurati. Il loro stile è volutamente sporco per rendere il disegno il più realistico possibile, ma ciò non toglie il fatto che sia ben curato e particolareggiato.

Un sottogenere dei seinen è il Gekiga, termine giapponese che significa “immagini drammatiche”, le cui caratteristiche sono: l’incremento del fattore psicologico, il realismo delle descrizioni grafiche, la riduzione o abolizione dell’elemento umoristico e comico e l’orientamento del prodotto verso un pubblico giovane o adulto e non più infantile.

Il Suriraa è il sottogenere che spesso viene affiancato dal fantasy o dal poliziesco. È assimilabile al thriller cinematografico, con storie a sfondo psicologico e spesso basato su indagini che vedono coinvolti la CIA e l’FBI (Death Note e Psycho-Pass). L’evoluzione più matura di questi ultimi, presenta gialli e thriller di grande respiro, molto spesso con esagerazioni volute quali poteri sovrannaturali o coinvolgimenti di servizi segreti mondiali. Classico esempio di Suriraa è Erased di Kei Sanbe.

Il cyberpunk è un sottogenere della fantascienza intesa in modo pessimistico. È talvolta definita genericamente “cyberpunk-fantasy” o “cyberfantasy” un’opera di genere fantascientifico che riguardi internet o il cyberspazio. Tutto ciò è reso alla perfezione nel manga seinen Ghost in the shell dove il mondo è in piena decadenza a causa dello smodato uso della tecnologia.

GoreKyoufu o Horā (dall’inglese “splatter”, sottogenere del cinema horror), è un altro sottogenere tipico dei seinen che tratta storie violente, del terrore o dell’orrore. Spesso affiancato da una storia fantasy è il più cruento tra i manga. Un esempio illustre è Tokyo Ghoul.

Hentai

La parola Hentai (“anormale”), che in Giappone si utilizza soprattutto con il significato di “sessualmente perverso”, indica un particolare genere pornografico giapponese contenente riferimenti sessuali espliciti.

Al genere pornografico hentai appartiene il termine ecchi o etchi, che deriva dalla pronuncia del nome inglese della consonante “H”, sinonimo di ero (eros), che però ha un significato più attenuato.


Nelle storie ecchi c’è del sesso, ma non è così esplicito come nell’hentai e non si vede il nudo integrale.

Yaoi

Appartengono ai manga per adulti i generi yaoi e yuri che al loro interno presentano una varietà di storie e ambientazioni che trattano tematiche differenti e esplorano le diverse fasi del romanticismo attraverso relazioni omosessuali.

Negli Yaoi, noti anche come Boy’s Love (Bōizu Rabu), generalmente i protagonisti sono maschi ambigui, sia nell’aspetto che nei comportamenti, molto attraenti e spesso sessualmente disponibili. Sono detti bishōnen, che letteralmente significa “bel ragazzo” e vengono raffigurati magri, non molto muscolosi, con un mento affusolato e un’apparenza delicata, più o meno effeminata o androgina.

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Nel genere yaoi l’atto sessuale è esplicito ed erotico anche se le storie danno importanza ai sentimenti, all’introspezione psicologica e alla caratterizzazione dei personaggi. Vi è una moltitudine di sensazioni che ruotano intorno all’amore, ma il sesso resta sempre centrale.

Junjo Romantica

Anche se spesso confuso con l’etichetta generica di yaoi, il vero e proprio manga a tematica gay (GEI Comi) è chiamato Bara (letteralmente “rosa”) o Men’s Love (Menzu Rabu). Esso si rivolge ad un pubblico gay maschile e viene considerato ufficialmente un sottogenere dell’hentai.

Yuri

Il genere Yuri, anche conosciuto come Girl’s Love (Gāruzu Rabu), è molto simile allo yaoi e si focalizza su relazioni omosessuali femminili. Le donne negli yuri sono conosciute come bishōjo, che è sostanzialmente traducibile come “bella ragazza”. È un termine giapponese che si usa per fare riferimento a giovani e belle ragazze di solito al di sotto dell’età universitaria.
Gli Yuri enfatizzano sia la parte sessuale che quella romantica-emotiva delle relazioni tra donne come in Girlfriends.

GirlFriends

Conclusioni

I manga costituiscono un’esperienza emotiva, immaginativa e culturale che si giudica nella sua complessità.

Il messaggio che è sempre passato in Occidente è tuttavia quello che leggere manga esprima l’inconfessabile desiderio di voler rimanere bambini. Ciò che non è realmente compreso è che molto spesso alcune tematiche affrontate non sono per bambini o comunque non sono adatte ad un pubblico minore, che ha un suo genere ben definito.

Ogni storia nasconde sempre qualcosa in più che insegna ad essere migliori attraverso sentimenti e valori basilari.

Negli ultimi anni in Occidente i manga e l’animazione giapponese hanno assunto una rilevanza notevole rendendo sempre più florida l’economia che ruota intorno a questo mondo.

Soprattutto sono cresciuti in modo esponenziale gli appassionati di ogni genere che sono riusciti a intravedere, tra le pagine dei loro manga preferiti, l’unione fra i propri sogni e la realtà.


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