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Claymore: un’analisi

Claymore

Un’introduzione un po’ emotiva

Dire che sono affezionato a questa serie è dire poco. Ho iniziato a leggere Claymore quando la serializzazione italiana era pressoché conclusa, nel 2015. Norihiro Yagi aveva realizzato il primo capitolo di Claymore nel 2001 e Star Comics lo aveva portato in Italia ben 4 anni dopo, nel 2005.

Insieme a Fullmetal Alchemist, si trattava di una delle primissime serie a fumetti che ho seguito da adolescente (da bambino già mi ero affacciato su classici come One Piece, Detective Conan e I Cavalieri dello Zodiaco). Il grado di coinvolgimento emotivo che ho per questa serie è necessariamente altissimo.

Ma perché faccio tutte queste premesse? Perché, con il senno di poi, mi sono reso conto che effettivamente Claymore non è un’opera fortunatissima. La serie ha ricevuto un adattamento animato decisamente meno bello degli adattamenti animati, live action e chi più ne ha più ne ha metta, di un franchise come Fullmetal Alchemist (a parità di volumi originali, ovviamente).

La motivazione è semplice: Claymore è abbastanza ripetitivo, a volte macchinoso. Sia il manga (e peggio ancora, l’anime) presentano meccanismi nella narrazione ripetitivi, elementi reiterati fino allo sfinimento e una trama non sempre limpidissima.

Ma a mio avviso, è un’opera che tocca dei livelli di profondità difficilmente raggiunti dalle serie di Weekly Shōnen Jump, la rivista dei battle shōnen per eccellenza. Oltre che una certa profondità, per quanto riguarda l’intero universo narrativo, reputo che ci sia anche una certa originalità. Alcune soluzioni, a livello di mera sinossi, sembrano anticipare opere di grande successo, come L’attacco dei giganti, per dirne uno.*

Ma procediamo per gradi.

Claymore
La copertina del primo volume è storia.

*È opportuno ricordare il debito che queste opere, Claymore per prima, hanno con Berserk e con tutta l’opera di Kentaro Miura in generale (Gigantomachia, anche). Ogni dark fantasy ha qualcosa di Berserk e ogni arco narrativo di Berserk ha creato qualcosa di nuovo per il genere. Ma lasciamo questo aspetto ad ulteriori approfondimenti futuri.

L’occasione

Il motivo per cui scrivo questo articolo è che Star Comics ha appena pubblicato una nuova edizione. Il primo volume è stato presentato in anteprima al Lucca Comics and Games 2022, in occasione della quale è stato presente anche Norihiro Yagi, l’autore di questa serie e di un’altra serie sempre edita da Star Comics, Ariadne in the Blue Sky.

La nostalgia è salita alle stelle, tanto che, appena l’ho saputo, ho acquistato i biglietti per Lucca Comics. Dopo questa scoperta, tuttavia, girando un po’ per i social, mi sono reso conto che il manga di Claymore è meno conosciuto di quanto credessi. Anche su questo sito, è consigliata la serie animata e non il manga.

In realtà, trovo che la serie a fumetti meriterebbe un po’ più di giustizia. Per alcuni potrà non essere un capolavoro (quale battle shōnen lo è davvero?), ma è un’opera assolutamente da recuperare e da leggere. Star Comics, mi senti?

Claymore
L’immagine con cui Star Comics ha annunciato la presenza di Yagi sensei in fiera. Potete recuperare il post sulla loro pagina Instagram.

La serie animata

Non è il punto definitivo di questo articolo, ma è comunque un ottimo punto di partenza. Può essere, infatti, che qualche mio lettore abbia visto Claymore su Anime Generation. Il canale di Amazon Prime ha portato recentemente riportato la serie animata di cui ci accingiamo a parlare, nell’edizione realizzata da Yamato Video.

Questa versione è stata prodotta dallo studio Madhouse, nel 2007, quando il manga non era ancora stato concluso. E questo è quanto mai fondamentale da sapere, per chi non avesse letto il manga. Perché, purtroppo (sottolineo, purtroppo), la serie animata non è proseguita.

In linea di massima, l’anime segue fedelmente gli eventi (telefonando alcuni plot twist che nel manga si scoprono solo molto tardi) fino al volume 11. Dopodiché prende una piega tutta sua, soprattutto per quanto riguarda gli ultimi quattro episodi. Una piega tutto sommato normale per chi non conosce il manga.

Chi, come me, è un fan accanito della serie a fumetti, ha notato invece un immenso vuoto: nell’anime c’è un pezzo di storia quasi essenziale che viene a mancare. È come se non fosse accaduto assolutamente nulla.

Claymore
Priscilla, il personaggio di cui stiamo per parlare.

L’obiettivo di Madhouse

Io amo moltissimo Madhouse, non penso si tratti di una scelta sbagliata. Penso che dietro ci siano due fattori: un successo meno forte di quello previsto, che ha impedito il rinnovo della serie, e poi il desiderio di ricentralizzare il vero antagonista, Priscilla.

Perché, uno dei difetti del manga, è che gli antagonisti sono tantissimi; il rischio è di perdere spesso le fila del discorso. Nell’anime invece, c’è un obiettivo chiaro: Priscilla. Dal primo istante in cui appare, non abbiamo dubbi, è lei l’antagonista. Ma questo punto sarà più chiaro nei paragrafi successivi.

Il punto è che, se l’anime vi è piaciuto, il manga, potete stare tranquilli, vi piacerà ancora di più. C’è una ricchezza narrativa decisamente maggiore e non perché l’anime sia brutto in sé. Ma perché c’è tutto un pezzo di storia ancora da scoprire.

Le mancanze sono compensate da una OST tremendamente commovente.

La trama… o le trame?

In moltissimi manga shōnen, ma anche seinen (Made in Abyss, per esempio), si è soliti costruire una macrotrama e una microtrama, diciamo così. Insomma, ci sono sempre due elementi: un mondo con delle problematiche aperte e una linea narrativa affidata al protagonista.

Il mondo di Claymore

Claymore è ambientato in un classico mondo fantasy medievale. L’umanità, tuttavia, è gravemente minacciata dalla presenza degli Yoma, demoni mangiatori di uomini che sono soliti nascondersi nei corpi delle loro vittime, per ingannare e aggredire altre possibili prede.

Al momento, l’unico mezzo che l’umanità ha per arginare la potenza degli Yoma (superiori per forza e velocità agli esseri umani) sono le Claymore, un gruppo di guerriere dai capelli chiari e gli occhi d’argento. Le guerriere sono “create” da una misteriosa Organizzazione senza nome, gestita da uomini oscuri con i nomi… dei musei europei più famosi al mondo (uno dei più presenti è senza dubbio Luvr, che richiama il celebre museo parigino).

Le Claymore sono generate attraverso l’innesto di sangue di Yoma nel corpo di una ragazza, solitamente giovane. Questo processo comporta un dolore fisico quasi estremo, sopportabile solo dalle donne. Gli uomini sottoposti allo stesso procedimento, finiscono per risvegliarsi immediatamente. Ma cos’è questo Risveglio?

Le Claymore, infatti, possono liberare una parte del loro Yoki (aura demoniaca) per diventare più forti e veloci. La liberazione eccessiva di Yoki, spesso impossibile da controllare per gli uomini, comporta da un lato un piacere assoluto, dall’altro la completa perdita di umanità e la trasformazione in Yoma (decisamente più spietati, spesso alimentati dai traumi dell’uomo, o della donna, che erano). Le Claymore che avvertono il sopraggiungere del limite, preferiscono morire da umane: tramite una cartella nera, avvisano una loro compagna che è giunto il momento di ucciderle.

Claymore
La liberazione dello Yoki è un processo. Come si vede in questo poster dedicato alla protagonista, Claire, il primo passo è la trasformazione degli occhi, da argentati a gialli.

Claire e Raki

In questo contesto si inseriscono i due protagonisti: Claire e Raki. La prima è la Claymore n. 47 del presente (la più debole fra tutte quelle esistenti), mentre il secondo è un umano al quale è stata uccisa tutta la famiglia per colpa di uno Yoma nascosto nel corpo del fratello.

Dopo aver ucciso il fratello di Raki, completamente trasformato in Yoma, Claire viene seguita dal bambino, rimasto solo e abbandonato persino dai suoi concittadini. Anche se il rapporto tra gli umani e le Claymore è molto complesso (un certo terrore aleggia nei confronti di queste guerriere), Claire decide di farsi accompagnare da Raki, in veste di cuoco, nei suoi spostamenti.

Le Claymore sono infatti note per essere ciniche, dure e spietate, anche tra di loro. Non possono uccidere, per legge, gli esseri umani, ma restano comunque severe, talvolta crudeli, con gli altri e con loro stesse. Nonostante ciò, Claire mostra sempre un barlume di umanità, dipendente proprio dal suo passato, molto simile a quello di Raki…

Claymore
Claire e Raki in una delle scene più toccanti dei primi volumi.

Macrotrama: un puzzle sullo sfondo

I primi volumi seguono le avventure di Claire alle prese con gli Yoma: c’è praticamente un unico salto temporale, al quinto volume, dove Claire ricorda il suo passato. Il resto della narrazione fila liscia come l’olio, i rimandi al passato, per quanto rari, si esauriscono spesso in poche pagine o vengono affidati ai racconti di altri personaggi.

L’architettura narrativa non si può dire che proceda esattamente per archi, la storia è molto conseguenziale. Tutti gli antagonisti, in un modo o nell’altro, contribuiscono a rendere più chiaro l’immenso puzzle che cela il vero volto dell’Organizzazione. Senza contare che le storie dei vari antagonisti si intrecciano in trame a volte lunghe e complesse.

Nonostante l’immensa quantità di avversari da affrontare (comunque Claire migliora le sue tecniche in base al nemico da affrontare, in quello è al 100 % nell’ universo dei battle shōnen), è chiaro sin da subito che il nemico vero non è tanto Priscilla, o un Risvegliato qualsiasi, ma l’Organizzazione. Questo è ciò che essenzialmente manca alla serie animata.

Quello dell’Organizzazione è un puzzle sullo sfondo che si riempie volume per volume, battaglia per battaglia.

Claymore
Luvr, uno dei membri dell’Organizzazione.

Non esattamente una Microtrama, ma tante Microtrame

La missione affidata alla protagonista è semplice: vendicare una persona cara scomparsa per mano di Priscilla, una Claymore risvegliata. Di fatto, è il Risvegliato più potente mai esistito. Anche se questo fatto è chiaro fin dai primissimi volumi, la storyline che riguarda Priscilla non compare se non per piccoli sprazzi, fino alla resa dei conti definitiva negli ultimi volumi.

Come dicevo sopra, l’architettura narrativa non procede per archi narrativi realmente autonomi, ma si sviluppa in storie che alimentano un grande puzzle. In questo puzzle, le Claymore e gli antagonisti non scompaiono, rimangono vivi con le loro piccole storie e le loro piccole emozioni.

I travagli e le sofferenze che uniscono le Claymore si esplicitano in una trama che lega da vicino le vite dei protagonisti. Ogni Claymore ha un posto ben preciso nell’economia narrativa.

Teresa del Sorriso

Teresa del Sorriso è forse il personaggio meglio riuscito da questo punto di vista. Nonostante compaia quasi esclusivamente nel flashback sul passato di Claire, la sua presenza narrativa si fa sentire praticamente fino alla fine. Non solo perché ha un conto in sospeso con Priscilla, ma perché, in qualche modo, è tra le prime a modificare radicalmente l’immagine che il lettore ha dell’Organizzazione e della storia in sé.

Per non dire della profondità emotiva che Teresa raggiunge nei capitoli a lei dedicati. Lascio a voi scoprirlo.

Temi e motivi ricorrenti

Sulla condizione delle Claymore e del loro essere donne

Sembra assurdo, ma è uno shōnen tutto al femminile. A parte Raki, i personaggi maschili di rilievo sono quasi tutti antagonisti e membri dell’Organizzazione.

E non si tratta della femminilità oggettificata tipica degli shōnen. Sono tantissime le eroine di anime e manga vittime di un sessismo nemmeno troppo implicito, anche a livello puramente visivo (si pensi solamente alla ciurma di One Piece o alla totale assenza di figure femminili pregnanti in Dragon Ball).

Le Claymore, al massimo, sono vittime di stereotipi dentro il manga: la loro condizione fisica non è certo dipesa dai gusti dell’autore e dei lettori, ma dal loro essere assoggettate ad un’Organizzazione e ad una società che ha paura di loro. Una società che le allontana e le odia proprio in virtù di questo terrore che il loro potere incute. E un’Organizzazione che nasconde e controlla i veri punti di forza delle Claymore.

Il loro corpo è considerato alla stregua di un oggetto, da possedere o da distruggere.

L’odio e la pressione sociale che subiscono risultano addirittura interiorizzati. Come nel caso di Ophelia, il desiderio di dominare le proprie compagne manifesta un’interiorità lacerata, divisa tra la ricerca disperata di affetto e il sogno di una libertà negata.

Claymore
Ophelia dell’Onda

Il governo di sé e degli altri

La storia di Ophelia, presente sia nel manga che nell’anime, è ancora una volta esemplare: l’Organizzazione imprime sulle Claymore l’ossessione per l’autocontrollo. Alle Claymore è negato, innanzitutto, ogni forma di piacere immediato. Ne consegue che è negato anche il piacere assoluto: il Risveglio.

Eppure, non si tratta di qualcosa di positivo: l’autocontrollo è una mera illusione, una fuga dal problema. L’autocontrollo di Ophelia è la sua incapacità di accettare la propria vulnerabilità. Ma esiste davvero una vulnerabilità?

La verità è che noi, come le protagoniste, siamo spesso circondati da entità che ci educano al governo di noi stessi, a re-inserirci nell’ambito di una “normalità”. Ma uno degli snodi fondamentali di Claymore è proprio questo: ad essere sbagliato non è il Risveglio in sé e per sé, ma la spasmodica fuga dalla propria interiorità.

Tutte le Claymore che subiscono il Risveglio definitivo (cioè quello da cui non si può più tornare indietro), non hanno ancora accettato il loro essere umane, più che la loro natura demoniaca.

Claymore
Miria del Miraggio è un personaggio chiave per scoprire la realtà sul Risveglio.

Lasciarsi amare (SPOILER)

(ATTENZIONE! Da qui in poi sono presenti spoiler!)

La durezza delle Claymore è inculcata loro dall’Organizzazione, che le manipola come fossero macchine da guerra. Tutte le Claymore in cui questa “durezza” è maggiore, il Risveglio è pressoché assicurato (come nel caso di Priscilla e Ophelia).

Ci sono casi in cui, invece, pare si possa tornare indietro dal Risveglio, oppure ci si Risvegli senza subire una completa perdita dell’umanità. Com’è possibile?

Io credo che questo avvenga solo se le Claymore sono in grado di alimentare la propria parte umana. Ciò che sembra una debolezza è ciò che rende immuni alla perdita del sé: come Claire o come Teresa è sufficiente essere seguiti da un bambino o una bambina. È sufficiente accettare che abbiamo bisogno di sentirci amati, anche laddove non è permesso.

Una vera storia di ribellione (SPOILER)

A differenza di tante opere odierne, che tra i tanti plot twist non concludono nulla, Claymore conclude la sua storia con un gesto di ribellione forte e chiaro: la guerriere distruggono la sede dell’Organizzazione e disperdono il gruppo di uomini che la governa.

Penso sinceramente che questo sia uno dei momenti più contro-corrente dell’intera serie. Una delle cose meno frequenti nel mondo di anime e manga è la ribellione totale verso il potere costituito. Soprattutto quando questa ribellione è completamente organizzata da un gruppo di donne infuriate.

Invece, nel mondo della cultura pop giapponese, il sistema viene, in un modo o nell’altro, dato sempre per buono: il caso più lampante è quello di Psycho Pass. Ma anche nel semplice ambito dei battle shōnen, di cui comunque Claymore fa parte, è sempre molto raro che si tagli la testa alla radice del problema.

Claymore
Una delle scene finali, ho rimosso le scritte per evitare ulteriori spoiler.

Perché vale la pena seguire Claymore

Dal punto di vista estetico

Prima di ribadire quanto mi siano piaciute certe tematiche e la maniera in cui l’autore le abbia affrontate, sono rimasto innamorato anche del character design, con tutti i suoi difetti. Le Claymore sono tutte molto simili tra loro (a volte, differiscono solo per il taglio di capelli), non tutti possono amare questa cosa, ma è chiaro come questo elemento non sia totalmente casuale.

Le Claymore, infatti, sono rigide guerriere “costruite” a suon di disciplina ed esperimenti. È la stessa Organizzazione, più tardi, a creare Claymore gemelle, perfettamente identiche, in grado di agire senza moti di ribellione: un corpo unico, la cui testa è l’Organizzazione stessa. Il perfetto esempio di disciplina parte dall’annullamento dell’individualità.

Claymore
Le quattro Claymore in primo piano sono le protagoniste della storia principale, da sinistra verso destra abbiamo: Helen, Miria, Claire e Denev.

È nel Risveglio che si vede la meraviglia del singolo. I corpi dei personaggi risvegliati, soprattutto dei tre abissali (Easley, Riful e Luisella), spiccano per design stupefacenti. Le loro immagini trasmettono contemporaneamente una serenità e una forza smisurate.

Claymore
Miei cari fan dell’anime, nel manga potete vedere l’aspetto di Riful da risvegliata.

A livello di pura sintassi

A livello semantico, Claymore tocca alcune tematiche molto interessanti, di cui ho già parlato sopra. Mentre scrivevo mi sono accorto che, sì, è evidente quanto mi sia piaciuto, non c’è bisogno di ripeterlo ulteriormente.

Resta quindi da capire se, a livello di sintassi e di montaggio, la storia funzioni bene. La risposta è… dipende.

L’eco di una serializzazione

Bisogna far notare che la serie di cui parliamo ha cambiato rivista in corso d’opera. Non so se il passaggio su Shōnen Jump abbia effettivamente influito, certo è che, ad un certo punto, le battaglie si fanno lunghe e i contenuti si fanno più frammentati.

Sia chiaro, questo non è necessariamente un punto a sfavore; ci sono tantissime persone che seguono questo genere di opere anche e soprattutto per la lotta in sé, per sé. I disegni dei combattimenti sono sempre curatissimi (a differenza delle animazioni low budget di Madhouse), le tecniche diventano sempre più interessanti (a tratti assurde) e gli avversari sempre più… fighi.

Claymore
C’è sempre una certa geometricità nella composizione delle scene di battaglia, soprattutto quelle che inquadrano i momenti cruciali (spesso a doppia pagina). In questa scena, Claire e Jean affrontano Daf, un risvegliato maschio al servizio di Riful.

Ma, come dicevo, il montaggio non è sempre pulitissimo. Pressoché tutta la parte finale del manga si contorce in storie su storie, sono tantissime le Claymore ad apparire nell’ultima fetta di storia. Questo comporta, da una parte, un montaggio sempre più veloce, a tratti caotico, dall’altra un fenomeno molto semplice: il lettore dimentica il focus della storia.

Perché stanno facendo quello che stanno facendo? Questa è stata la mia domanda più frequente durante gli ultimi pezzi di storia.

Tutto torna

C’è da dire, però, che, se a volte le storie si sommano in maniera confusa, prima o poi i nodi vengono tutti quanti al pettine. In Claymore c’è una di quelle cose che io adoro tantissimo: il ritorno quasi costante di figure del passato, di personaggi quasi totalmente insulsi che riappaiono come deus ex machina.

Nell’anime questo elemento è parzialmente assente, mentre nel manga è quasi un motivo che percorre tutta la narrazione: Claire intesse con i personaggi secondari un rapporto unico, di fiducia e di amicizia, che non svanisce nelle pagine, ma perdura e si manifesta in momenti molto distanti tra loro (come tra gli amici d’infanzia).

È un po’ la cifra dell’umanità sempre presente in Claire: il bisogno costante dell’altro, di essere accompagnati da qualcuno che ci ricordi le nostre debolezze e che ci dia la possibilità di affidarci a qualcosa di sincero.

Claymore
Irene

(ATTENZIONE!: Spoiler sul finale!)

L’opera si conclude con il ritorno di un personaggio creduto morto: Irene. La sua ultima apparizione, per quanto marginale, è la conclusione di tutto il mare di piccole trame che compongono la storia. Su di lei si intersecano le vite di varie Claymore provenienti da generazioni diverse.

È, insomma, la cifra dello stile di Yagi: compone la storia per piccoli frammenti, che sono spesso strettamente collegati fra loro e che contribuiscono a rendere via via più chiara la storia sullo sfondo (con tutti i difetti di cui abbiamo parlato sopra, naturalmente). Irene è proprio l’ultimo pezzo del puzzle: l’immagine è già completa, ma è solo l’ultimo tassello a dare il senso della fine di un processo, specie se questo è la chiave di volta tra passato e presente.

Conclusioni

Claymore non è un’opera da sottovalutare, penso abbia ancora tantissimo da raccontare e, in cuor mio, mi auguro di vedere il resto del manga adattato in una degna serie animata. Credo soprattutto, che la ricchezza di quest’opera sia nella varietà dei personaggi e nella profondità che ogni personaggio introduce nella narrazione.

Mi sento di consigliare quest’opera sia ai non-otaku, ovvero chi si approccia per la prima volta ad una serie a fumetti (essendo anche di media durata, con 27 volumi), sia agli addetti ai lavori, vista l’interessante variazione sul genere del battle shōnen.

Se avete già letto la storia, cosa ne pensate? Scrivetecelo nei commenti!

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