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Natale con il bentō

Con l’avvicinarsi delle feste natalizie, tutti andiamo alla ricerca di qualche idea per un antipastino buono ed originale.

Anche se in Giappone a Natale è usanza mangiare il pollo fritto, vorrei parlarvi del bentō. Un modo particolare di preparare sfiziosi piatti che forse può tornare utile per apparecchiare le nostre tavole in modo innovativo e sorprendente.

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Che cosa è il bentō?

Il bentō (弁当), chiamato anche obentō, è una piccola scatola portapranzo che contiene un pasto da asporto, l’equivalente di quello che per noi è il pranzo al sacco. Questo contenitore può essere fatto di materiali e forme varie: dal legno laccato al polistirolo usa e getta, rettangolare o rotondo, l’importante è che soddisfi le esigenze di chi lo usa.

I giapponesi passano molto tempo fuori casa, sia per la scuola che per il lavoro.
La loro è una vita frenetica in cui la pausa pranzo diventa forse uno dei pochi momenti rilassanti. Lavoratori, studenti e viaggiatori portano il bentō sempre con sé quando devono consumare un pasto fuori casa, oppure viene utilizzato durante i picnic sotto l’ombra dei ciliegi in fiore.

In tempi di Covid, ho organizzato l’hanami casalingo preparando macedonia, onigiri vegetali, pollo fritto e torta rustica di spinaci. Tra i finti ciliegi in fiore, ho disposto il tutto nel bentō di plastica comprato appositamente e devo dire che sono rimasta molto soddisfatta!

Picture © Elena Paoletta

Le pietanze salutari e divertenti

In Giappone il bentō è tradizionalmente preparato in casa, ma può trovarsi anche nei supermercati, nei konbini (convenience store), nei ristoranti pubblici o nei negozi appositi.

Di solito è diviso in scompartimenti, per separare le pietanze dal riso bianco che può accompagnare pesce o carne, uova, formaggi o verdure. I cibi devono essere rigorosamente bolliti, fritti oppure grigliati e, soprattutto, sono serviti in piccole porzioni per essere facilmente mangiati. Si preferisce evitare i liquidi e gli ingredienti che deperiscono in fretta o la cui freschezza non può essere mantenuta a lungo.

L’alimento base rimane il riso, che però può essere sostituito con qualcosa di complementare. Gli ingredienti più usati per il bentō giapponese sono spesso rappresentati in manga e anime.


Si va dalle polpettine, ai bocconcini di salsiccia; dai tamagoyaki (le tipiche frittate giapponesi dal gusto dolciastro), alle verdure saltate in padella; dai tako wiener (i famosi wurstel a forma di polpo), ai sottaceti, alle insalate di patate, di broccoli o di carote e pomodorini.

C’è un anime, inedito in Italia, tutto incentrato sul bento. Ben-Tō  è una commedia scolastica ecchi che vede alcuni studenti, in un supermercato, impegnati in vere e proprie battaglie per la conquista di bentō a metà prezzo.

Ben-Tō

La nascita del bentō

Le origini del bentō risalgono al periodo Heian (794-1182), mentre il termine ha invece un’origine moderna.

Risale infatti al XVI secolo e indicava pasti composti da piccole porzioni, che il funzionario militare Oda Nobunaga serviva agli abitanti del castello di Azuchi, non lontano da Kyoto, la capitale dell’epoca.

Secondo alcuni studiosi le origini del bentō risalgono al V secolo, quando contadini, cacciatori e soldati iniziarono a portare con sé il cibo in contenitori attaccati alla cintura, fatti con fibre vegetali, come i rami di salice e foglie di bambù o magnolia. Altri invece ritengono che la tradizione e la cultura del bentō risalgano al periodo Kamakura (1185-1333). 

Infatti, nel XII secolo iniziò a diffondersi lo hoshi-ii, riso cotto ed essiccato che veniva poi fatto rinvenire in acqua e trasportato all’interno di piccole sacche.

Hoshi-ii, ossia “pasto disidratato”, è una parola composta da hoshi, che significa “secco” e ii, termine arcaico che indica il riso cotto.

Per gli accademici, la prima rappresentazione del bentō si trova in una stampa ispirata alle vicende dell’Ise monogatari. Questa opera del X secolo narra le avventure amorose del poeta Ariwara no Narihira e, nella figura in questione, si vedono dei viaggiatori che mangiano appunto del riso disidratato.

Il “bentō dell’intervallo”

Il Giappone visse un’epoca di grande sviluppo nel periodo Edo (1603-1867). I centri urbani divennero la culla di una nuova tradizione popolare e Edo (l’odierna Tokyo) si trasformò nel centro economico e culturale del Paese.

I cittadini cominciarono a trascorrere il proprio tempo libero in negozi, bagni pubblici, sale da tè e teatri. Proprio in occasione delle rappresentazioni teatrali, gli spettatori portavano con sé un bentō che veniva consumato tra un atto e l’altro.

Questo tipo di bentō, chiamato makunouchi, letteralmente “tra gli atti”, poteva contenere onigiri (le famosissime palle di riso), verdure sottaceto, funghi, germogli di bambù, tamagoyaki e frutti di mare.

Il bentō si diffuse presto in tutte le regioni del Paese, affinando i suoi materiali originari e le sue forme, fino a diventare simbolo di raffinatezza.

Le scatole portapranzo possedute dagli aristocratici erano in legno laccato, spesso con complicati intarsi che ricreavano paesaggi e figure di vario genere, riccamente decorate con metalli e materiali preziosi (oro, argento e madreperla).

Tra le diverse tipologie di bentō, due sono state le scatole dalla forma più originale.
La prima era lo hangetsu a forma di mezzaluna, il bentō preferito dal monaco buddista Sen no Rikyu, riformatore della cerimonia del tè. La seconda era lo shokado, una scatola divisa in quattro scompartimenti uguali, ispirata al contenitore in cui il pittore Shokado Shojo miscelava colori e inchiostri.

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Il bentō moderno

Agli inizi degli anni Settanta dell’Ottocento, il Giappone visse un’era di rinnovamento e apertura all’Occidente. In questo periodo, denominato Meiji, ci fu una vera e propria corsa alla modernizzazione.

Ad esempio fu inaugurata la prima linea ferroviaria che ben presto si ramificò in tutto il Paese.
Nella stazione della città di Utsunomiya, da cui partiva un treno per Ueno, un quartiere di Tokyo, cominciarono a essere venduti gli ekiben (bentō della stazione).


Questi erano costituiti da un paio di onigiri ripieni di umeboshi, le prugne sottaceto, accompagnati da fettine di takuan, del daikon essiccato e conservato anch’esso sottaceto, avvolti in foglie di bambù. Ben presto, questo tipo di bentō divenne molto popolare tra i pendolari e i turisti, un vero successo!

ekiben

Durante gli anni della Prima Guerra Mondiale, si affermarono i primi bentō in alluminio che costavano meno rispetto a quelli in legno laccato, erano leggeri, resistenti, facili da pulire ma, soprattutto, molto pratici.

La diffusione

bentō, da intendersi come piatti pronti, si sono diffusi a partire dagli anni Ottanta, quando in tutto il Giappone dilagarono i konbini, i negozietti di vendita al dettaglio dove si trova di tutto e a tutte le ore. Qui se ne trovano svariati tipi.

Ad esempio, il bentō del Family Mart contiene, di solito, riso coperto con sesamo nero e umeboshi, salmone alla griglia, tamagoyaki, una crocchetta di patate, sottaceti e spinaci. Si tratta di un bentō molto semplice, apprezzato sia dai giovani che dai più anziani.

Il Lawson, invece, offre bentō con sgombro al posto del salmone, mentre rimangono la crocchetta di patate e il tamagoyaki, In aggiunta ci sono un hamburger e un piccolo wurstel, oltre alle solite verdurine sottaceto.

Il 7-eleven propone ben tre tipi di carne, oltre allo sgombro, ossia hamburger, wurstel e pollo fritto. Inoltre c’è l’immancabile crocchetta di patate, il tamagoyaki con verdurine e anche un rotolino di verdure e carne. Fra tutti è sicuramente il bentō più vario e corposo.

Il bentō della Seicomart, una catena di konbini tipico dell’Hokkaido, è composto da un raviolo cinese, tamagoyaki, gambero fritto, cotoletta di pollo, hamburger, pollo fritto, verdurine fritte e spaghetti Napolitan. Nonostante il nome evochi Napoli, questi spaghetti hanno poco a che fare con l’Italia. Infatti sono conditi con un sugo a base di bacon, peperoni, cipolle e ketchup.

La scelta della scatola

Oggi la tendenza mira a preferire, ai pasti precotti, il preparare da soli il proprio
pranzo al sacco, inventando o sperimentando cibi che appaghino anche l’occhio.

Ora i bentō sono per lo più di plastica e al loro interno ci sono formine di carta e piccoli divisori, per tenere separate le pietanze ed evitare che il cibo si mischi.

A seconda del modello, la scatola si può chiudere ad incastro, con un elastico o con il furoshiki, il tradizionale involucro di stoffa quadrato adoperato anche per trasportare vestiti o per confezionare regali.

Di scatole ce ne sono di tutti i tipi, da quelle più piccole e di plastica fino ad arrivare a quelle laccate in legno. Alcune hanno dei motivi tradizionali giapponesi, in altre figurano personaggi di anime e manga o pupazzi iconici.

Ci sono quelle che vengono vendute insieme a bacchette o posate e si può comprare a parte un piccolo termos coordinato, per avere acqua o tè sempre a portata di mano.

L’importanza dell’estetica

Nella preparazione del bentō l’estetica riveste un ruolo fondamentale. Ci vuole tempo, dedizione e molta cura nel disporre il contenuto per preparare un bentō degno di questo nome. Può essere facile e divertente, con combinazioni infinite!

Il cibo ha un aspetto migliore e tutto un altro sapore, quando viene preparato con cura. Tutte le pietanze sono assemblate e adagiate nel contenitore, seguendo un’idea originale.

Per rendere divertente il bentō, si creano forme con le varie pietanze, dando vita ai kyaraben (character bentō), tra sagome, colori e sapori. Nell’“arte” del kyaraben, i cibi raffigurano personaggi di anime, manga e videogiochi; mentre nel metodo di preparazione, chiamato oekakiben, i cibi danno vita ad animali, piante, fiori e perfino monumenti.

Il bentō è un pasto completo e ben bilanciato, ma si può dare libero sfogo alla fantasia sulla scelta degli ingredienti e sulla loro presentazione. Per dare un aspetto accattivante agli ingredienti, questi si possono tagliare a forma di stelle o cuori, oppure si possono usare le apposite formine che si trovano facilmente in molti negozi.

In Giappone infatti si vendono una miriade di gadget per realizzare un simpatico bentō: stampi per uova, per formaggi, sagome, cucchiai e tutto ciò che può scatenare la fantasia culinaria.

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Tutti gli oggetti necessari possono ispirare regalini natalizi come pure lo stesso bentō, dai mille colori e dalle svariate forme può tranquillamente diventare un apprezzatissimo regalo di Natale.

Buon Natale a tutti! 🎄❤️

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