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La cerimonia del tè

La cerimonia del tè è uno degli aspetti più affascinanti del Giappone. Un’esperienza unica per cercare di avvicinarsi allo spirito di questo Paese misterioso.

Dai manga e dagli anime si è appreso che i giapponesi bevono il shincha, una varietà di ocha (tè verde) molto dolce, ma che per la cerimonia utilizzano delle foglie raccolte da piante speciali e molto antiche. Sono dei veri tradizionalisti per quanto riguarda il bere tè, forse ancora più degli inglesi. Ve ne è testimonianza in alcune scene di Black Butler dove al protagonista Ciel viene spesso servito il tè dal suo maggiordomo Sebastian.

La consumazione di tè più stravagante mai vista al cinema è sicuramente quella tratta dal film Disney Alice nel Paese delle Meraviglie dove alcuni dei protagonisti festeggiano con abbondanza di tè il loro “non compleanno”.

Cosa si intende per Cerimonia del Tè?

La cerimonia del tè indica il processo di preparazionepresentazione e degustazione del tè praticato in forma di rito di natura meditativa e religiosa. Un rito che è sociale e spirituale, al centro della tradizione di diversi Paesi asiatici.

Infatti in Oriente il tè non è semplicemente il consumo di una bevanda. Dalla sua coltivazione alla sua preparazione, sino al momento in cui viene versato nella tazza e degustato, questo prodotto viene trattato con cura meticolosa ed è al centro di norme, codici di comportamento precisi basati su concetti e principi spirituali e meditativi

Generalmente si associa la cerimonia del tè al rito praticato in Giappone: quella giapponese è infatti probabilmente la più nota, conosciuta come Cha no yu e caratterizzata da regole e stili precisi e particolarmente rigidi.

In realtà la cerimonia del tè è originaria della Cina e si è diffusa in diversi Paesi dell’Asia. Ha assunto forme rituali e culturali diverse che ne hanno fatto un momento di benessere, un’arte, una pratica estetica ma spirituale per il raggiungimento dell’armonia.

Origine e storia

Le prime tracce scritte che riguardano la cerimonia del tè risalgono all’VIII secolo e possono essere ritrovate nel Canone del tè, o Cha Jing, una monografia sull’argomento scritta dal monaco Lu Yu al tempo della dinastia Tang. In questo documento storico, oltre a raccontare le origini mitologiche del tè e a descriverne le pratiche di raccolta e lavorazione, si elencano gli strumenti necessari alla sua preparazione e degustazione. Ad esempio vi si trovano tutti gli aspetti relativi all’ebollizione dell’acqua e all’infusione. 

Secondo diverse documentazioni, in Cina il tè era utilizzato nell’antichità con scopi medicinali. Giunse in Giappone solo nel X secolo portato dai monaci buddisti. Recatisi in Cina per lo studio della dottrina Zen, scoprirono che nei templi cinesi il tè veniva impiegato come coadiuvante della meditazione.

In particolare si attribuisce l’importazione del tè e delle pratiche ad esso connesse al monaco Eisai, nel periodo Kamakura. Nei monasteri buddisti tutto era eseguito in modo estremamente preciso con regole formali volte alla ricerca della pace interiore, quindi anche la preparazione del tè doveva seguire norme altrettanto rigide.

È nel XV secolo che si assiste alla cerimonia del tè in tutta la sua perfezione rituale, un capolavoro di raffinatezza alla corte imperiale.

Si narra infatti che sia stato proprio un monaco buddista, Murata Jukō, nel ‘400, a fondare la cerimonia del tè giapponese con lo stile Wabi-cha, derivato dalla preparazione del tè praticata in Cina. Questo stile è caratterizzato da una forte sobrietà e dal legame con gli insegnamenti buddisti della dottrina del “desiderio minimo”. Questa porta alla completa soddisfazione attraverso la realizzazione dei piccoli desideri.

Tè verde in confezione Kawaii acquistato al mercato Ameyayokocho nel quartiere di Ueno a Tokyo.
Picture © Elena Paoletta

Cha no yu

La cerimonia del tè giapponese così come si svolge oggi è Cha no yu, ovvero “acqua calda per il tè” è conosciuta anche come Chadō o Sadō (“via del tè”).

Il suo fondatore è Sen no Rikyū che viene considerato anche il più grande maestro di tè. Lo stile da lui diffuso nel XVI si propagò anche presso i samurai e alla corte imperiale. 

 Cha no yu viene considerata un’arte tradizionale zen che si basa sui principi di misura e sobrietà del wabi-cha. Tuttavia può essere effettuata secondo stili e forme diverse.

Questa pratica si contrapponeva al tōcha che si era sviluppato con la diffusione del tè in Giappone. Il tōcha veniva praticato nelle fasce aristocratiche della società. Si trattava di un rito sfarzoso di ostentazione della ricchezza in cui si organizzavano gare per indovinare il luogo d’origine delle foglie del tè che si stava bevendo.

Il Cha no yu si proponeva di riportare la cerimonia del tè alle sue origini di semplicità e meditazione spirituale. Una certa sobrietà si trova nell’oggettistica, nella riduzione delle dimensioni della stanza del tè e del numero di accessori necessari. 

La cerimonia si rifaceva al rituale del sarei. I monaci del tempio si riunivano per bere tè in un momento di convivio volto a unire gli spiriti. Bisognava seguire la pratica zen del wabisabi, ovvero la contemplazione delle cose anche modeste e l’esaltazione della bellezza delle imperfezioni.

Dal libro “La cucina giapponese illustrata” di Laure Kié & Haruka Kishi.
Picture © Elena Paoletta

I quattro principi fondamentali

Il legame della cerimonia del tè con il mondo dei monasteri buddisti è estremamente forte. Bere tè serviva a sostenere i monaci nelle stancanti pratiche meditative e allo stesso tempo a conciliare la meditazione per raggiungere l’armonia e la pace.

La cerimonia del tè è considerata quindi una vera e propria arte che avviene con movimenti ben precisi e canonici, proprio come una danza o una pratica sportiva.

Secondo la cerimonia del tè stabilita dal suo fondatore Rikyū, la preparazione deve seguire quattro principi fondamentali:

Rispetto (敬) tra i partecipanti e tra gli esseri umani e le cose;

Armonia (和) tra gli invitati e l’ospite, tra i partecipanti e le cose, gli oggetti e la stagione;

Tranquillità (寂) ovvero liberarsi dalle preoccupazioni, dagli affanni della vita quotidiana;

Purezza (清) ovvero ambiente pulito, libero da elementi contrastanti, sobrio, pronto ad accogliere la bellezza e aiutare la mente a liberarsi dalle ansie.

Questi quattro principi avvolgono tutto il rituale, dal rapporto tra coloro che prendono parte alla cerimonia a quello con gli accessori che servono alla preparazione, a quello con il cibo che viene consumato.

La stanza del tè

La cerimonia del tè è considerata tutt’ora la massima espressione dell’estetica zen e viene svolta in un ambiente ben preciso, chiamato “stanza del tè”. Anticamente era una capanna di legno e paglia staccata dall’abitazione principale a cui si accedeva da una porticina bassa che richiedeva al partecipante di prostrarsi in segno di umiltà. La stanza del tè anche oggi è uno spazio piccolo e poco illuminato grazie a finestre schermate, con pochi tatami ma pieno di oggetti precisi e semplici. In giapponese è detta chashitsu ed è studiata appositamente per aiutare i partecipanti negli esercizi di presenza mentale.

Molto importante, all’interno della chashitsu, è una nicchia detta tokonoma in cui è appeso uno scritto che può essere un poema o una composizione adatta alla situazione, spesso volta a definire il tema della cerimonia. Di solito è presente anche una composizione floreale.

Il bollitore, o kama, viene posizionato diversamente in base alle stagioni. Nei mesi freddi viene messo su un braciere, mentre in primavera ed in estate in una buca quadrata nel tatami. La stanza del tè è un luogo spirituale spogliato di ricchezza e ostentazione, in cui tutto deve essere un insieme di eleganzaarmonia e tranquillità. Un luogo in cui scrollarsi i pensieri negativi per raggiungere una sorta di ‘vuoto mentale’, ovvero una liberazione dagli attaccamenti e dalle preoccupazioni della vita.

Gli Accessori della Cerimonia del Tè

Gli utensili della cerimonia del tè giapponese possono essere moltissimi. Sia nelle cerimonie più complesse che in quelle più semplici è però tassativo l’utilizzo di oggettistica dallo stile riconosciuto, appositamente pensata per determinate azioni. Troviamo: 

  • Chaki il recipiente per il tè; 
  • Chakin la salvietta usata per asciugare la tazza dopo che è stata lavata; 
  • Chasen il frullino in bambù per mescolare il matcha all’acqua; 
  • Chashaku il cucchiaino in bambù usato per dosare il matcha;
  • Chawan la tazza dove si beve il tè;
  • Furo il braciere usato nelle stagioni fredde;
  • Rō la buca quadrata nel tatami in cui si pone il bollitore nei mesi caldi;
  • Kama il bollitore per l’acqua.

Il Tè Matcha

Nella cerimonia del tè giapponese si utilizza prevalentemente il tè matcha, un tè pregiatissimo costituito da una polvere finissima di colore verde brillante ricavata dalla macinatura a pietra delle foglie di tè. Il tè matcha è molto particolare poiché non viene preparato in infusione ma per sospensione, emulsionando la polvere all’acqua. Esistono due metodi di preparazione:

  • Il koicha, ovvero il tè denso
  • L’usucha, ovvero il tè leggero

In entrambi i casi il rituale di preparazione è lo stesso. Si utilizza il matcha in diverse quantità e lo si mescola all’acqua, anch’essa in diverse quantità in base alla preparazione che si desidera fare. Il tè matcha coadiuva gli stati di rilassamento mentale.

Partecipare ad una cerimonia del tè

In Giappone sono molte le sale da tè in cui si organizzano cerimonie per gli stranieri ed i turisti. Naturalmente per parteciparvi sarebbe opportuno conoscere le regole e le norme per comportarsi in maniera appropriata. Infatti è necessario seguire in ogni fase, dalla preparazione alla degustazione, gesti studiati e regole precise. Spesso le cerimonie per turisti sono semplificate rispetto a quelle tradizionali e si viene guidati passo passo nell’esperienza.

Gli invitati, al massimo cinque, sono condotti attraverso un giardino nella stanza del tè. Devono lavare le mani per purificare corpo e mente ed entrare nella stanza abbassandosi sotto una porticina in segno di rispetto.

I partecipanti devono innanzitutto togliere le scarpe all’ingresso ed indossare delle pantofole, i tabi, prima di entrare. Una volta sul tatami sono invitati ad ammirare ed apprezzare gli oggetti, soprattutto la stanza e i dolci preparati per l’occasione. L’estetica, l’apprezzamento e l’attenzione sono due principi fondamentali dello zen. 

Una volta che gli invitati sono entrati nella stanza e si sono accomodati secondo un ordine prestabilito, compare il teishu, ovvero il maestro della cerimonia. Questo si inginocchia e con movimenti precisi ma aggraziati dispone prima gli appositi strumenti poi inizia la preparazione del tè.

Dimostrazione della cerimonia del tè al Mercatino giapponese di Roma

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Le diverse fasi della cerimonia

La forma semplice della cerimonia del tè si chiama usucha. Si prepara il tè nella chawan, utilizzando il chasen. A partire dall’invitato più importante, tutti i commensali vengono invitati a mangiare un dolcetto che va preso tassativamente prima del tè che sarà rigorosamente amaro. Solo successivamente viene loro posta la chawan dinnanzi per assaporare il tè.

Il primo commensale si scusa con il suo vicino di bere per primo e fa ruotare la chawan per un numero stabilito di volte dirigendo lo shōmen, ovvero la parte di finitura della tazza, verso il teishū. Beve con piccoli sorsi di apprezzamento, poi pulisce il bordo della tazza e la riconsegna al teishū che la lava e procede il rito con tutti gli altri ospiti.

Quando tutti gli invitati hanno bevuto il tè, il primo ospite, ossia lo shōkyaku, pronuncia una frase di rito chiedendo di esaminare ed ammirare gli utensili utilizzati. Questo processo viene ripetuto da tutti gli ospiti. Questo secondo il principio zen per cui bisogna dedicare attenzione e ammirazione a tutte le cose rispettarne la preziosità ma anche le imperfezioni.

Picture © Elena Paoletta

L’ultimo oggetto ad essere esaminato è la chawan, che viene rigirata tra le mani mentre si interroga il teishū sul maestro che l’ha creata, sul suo stile e sulla sua storia.

A conclusione della cerimonia del tè il teishū ritorna alla sua postazione iniziale, si inchina per salutare gli ospiti e poi esce dalla porta da cui è entrato, che viene richiusa alle sue spalle.

Queste fasi descrivono la cerimonia più semplice ma la cerimonia del tè esiste in diverse varianti molto più complesselunghe e scenografiche. Ad esempio quella del koicha richiede l’utilizzo di più accessori e diverse modalità di preparazione del tè. 

Si possono descrivere le fasi della cerimonia del tè, ma è difficile far pervenire le emozioni, i pensieri e gli stati mentali che derivano dal viverla.

I dolci

Durante la cerimonia del tè si consumano generalmente dei dolci che vengono serviti utilizzando delle specifiche bacchette di legno, dette hashi, e tagliati con dei coltelli appositi. Questi dolci giapponesi sono chiamati wagashi e sono preparati esclusivamente per la cerimonia del tè. Vengono farciti con diversi ingredienti tra cui l’immancabile hazuki, la marmellata di fagioli

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Il dolcetto si mangia subito. Successivamente, prima di bere il tè, è importante sorreggere la tazza sul palmo della mano sinistra e ruotarla due volte con la destra fino a che il lato decorato si trova di fronte al maestro di cerimonia.

A questo punto si può finalmente bere il tè e seguire tutti gli altri passi previsti dalla cerimonia.

La cerimonia del tè è dunque una pratica estremamente precisa in cui i gesti, i rituali, gli strumenti volti alla preparazione del tè perfetto rientrano anche in un processo meditativo. Un raggiungimento della felicità spirituale interiore, di approccio alla semplicità e all’umiltà, la ricerca di pace interiore in una cerimonia formale ma simbolica. Non è una vera e propria pratica religiosa, ma si fonda sul principio zen per cui ogni cosa è preziosa e per questo richiede dedizione ed attenzione.

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