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Quella volta che Batman salvò il Giappone

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Bat-mania

Era il 1966 quando il Batman di Adam West debuttò negli Stati Uniti e in gran parte del mondo.

L'iconico Batman di Adam West
L’iconico Batman di Adam West

Fu subito un successo clamoroso. Era appena scoppiata la Bat-mania!

Ma facciamo un passo indietro. Nel 1939, sul numero 27 della testata Detective Comics, fece il suo esordio The Bat-Man. I creatori di Batman, Bob Kane e Bill Finger, proposero un eroe cupo, a tratti spaventoso, che non si faceva problemi a uccidere i propri avversari.

Successivamente, però, il disegnatore Dick Sprang e lo sceneggiatore Don Cameron decisero di alleggerirne i toni. Questa scelta nacque dalla necessità di raggiungere un pubblico che fosse il più ampio possibile.

Nel 1954, poi, la pubblicazione di Seduction of the Innocent, da parte di Fredric Wertham, diede il colpo di grazia. L’opera metteva in cattiva luce i fumetti, descrivendoli come la principale causa della delinquenza giovanile. In reazione al saggio, gli editori americani fondarono la CCA (Comics Code Authority), un organo di censura fumettistica che si occupava di approvare gli albi prima della loro pubblicazione, nonostante fosse privo di autorità legale. In seguito, molti negozi rifiutarono di vendere fumetti senza il bollo della CCA.

Il Batman di Adam West prese spunto proprio dalle storie pubblicate in questo periodo. L’opera doveva avere uno stile “avventuroso pop-art”, ma finì per assumere tratti involontariamente parodistici. La serie divenne presto un cult e la sua fama si diffuse largamente anche nel resto del mondo.

Non ci volle molto prima che il fenomeno arrivasse anche in Giappone. Fu grazie a una nota rivista fumettistica, che decise di cogliere l’occasione per cavalcare l’improvvisa ondata di successo dell’uomo-pipistrello.

Ed è proprio così che inizia il nostro viaggio…

Batman: Bat-manga!

La copertina del primo volume di 
Batman: Bat-Manga!
La copertina del primo volume di
Batman: Bat-Manga!

Tutto iniziò da questa formidabile intuizione. La rivista Shōnen King, con il consenso della DC Comics, chiese all’autore Kuwata Jirō di disegnare la versione nipponica di Batman. Nacque così Batman: Bat-Manga!.

Quando si parla di opere di questo genere, si rischia sempre di offuscare l’importanza sociale e culturale che ricoprono con una critica che si occupi soltanto degli aspetti tecnici e qualitativi.

Da un punto di vista sostanziale, è evidente che non stiamo parlando di un capolavoro. Si tratta pur sempre di un’opera nata da una normalissima, per quanto oculata, operazione commerciale, non di un fumetto d’autore.

Se ci soffermassimo solo su questo aspetto, però, non saremmo in grado di spiegare il fenomeno sociale che ne nacque in Giappone. Batman era un personaggio già sperimentato all’estero, perciò se ne conoscevano già le potenzialità. Serviva soltanto qualcuno che fosse in grado di adattarlo al gusto nipponico, e questo qualcuno fu proprio Kuwata.

A questo punto, il gioco era fatto. Kuwata unì il tratto pop dell’uomo-pipistrello alle caratteristiche tipiche del neonato filone shōnen e ripropose, nelle sue storie, le sfumature dark tipiche del fumetto di Kane. A rileggerla col senno di poi, l’opera di Kuwata sembra quasi anticipare quelle tematiche che, grazie ad autori come Miller e Morrison, avrebbero segnato la rinascita di Batman negli anni ’80.

Purtroppo però, anche se l’idea originale sembrava vincente, l’opera non riscosse un grande successo. La pubblicazione si fermò dopo soltanto tre volumi e si dovettero aspettare più di trent’anni per rivedere Bruce Wayne sulle tavole giapponesi. Nonostante ciò, il lavoro di Kuwata non finì nel dimenticatoio e divenne, anzi, fonte di ispirazione per i futuri autori giapponesi che avrebbero deciso di avvicinarsi al mondo di Batman.

Batman negli anni 2000

Nel frattempo, negli Stati Uniti, si verificò la rinascita di Batman grazie a opere come Il Ritorno del Cavaliere Oscuro e Batman: Arkham Asylum, rispettivamente dei già citati Frank Miller e Grant Morrison.

A seguito di queste pubblicazioni, gli autori americani smisero progressivamente di dipendere dalla CCA. Le fumetterie ripresero a vendere anche fumetti privi del bollo d’approvazione e si assistette a una vera e propria rinascita di molte testate supereroistiche, tra cui Batman che, tra l’altro, era stata una delle più colpite dall’organo di censura.

La copertina di Batman: Child of Dreams
La copertina di Batman: Child of Dreams

Conseguentemente al rinnovato successo in patria, con un ritardo di circa vent’anni, in Giappone si verificò una riscoperta dell’eroe. L’autore Asamiya Kia ruppe il ghiaccio pubblicando, nel 2000, Batman: Child of Dreams. Asamiya scrisse una storia dal carattere decisamente più maturo dell’opera di Kuwata, tanto da venire categorizzata come seinen, a differenza della precedente.

Venne poi l’ora di Batman: Death Mask, pubblicato nel 2008 a opera di Natsume Yoshinori. Sia l’opera di Yoshinori che quella di Asamiya ebbero il merito di riproporre le storie di Batman al pubblico giapponese, nonostante non aggiungessero più di tanto al materiale di partenza.

L’interesse che si era risvegliato in Giappone per l’uomo-pipistrello non passò inosservato agli autori statunitensi. Sempre nel 2008, il designer Chip Kidd pubblicò l’opera Bat-Manga! The Secret History of Batman in Japan. Questo saggio rappresenta una pietra miliare nel nostro viaggio. Si tratta, infatti, della presa di coscienza, da parte della critica fumettistica americana, che Batman è ormai diventato un fenomeno di massa in Giappone e che gli autori di entrambi i Paesi si stanno reciprocamente influenzando. Chip Kidd, così come molti altri in America, riscoprì l’opera di Kuwata e ne fu profondamente colpito.

Non a caso, la storia del fenomeno nipponico prese una rotta alternativa a seguito della pubblicazione di Kidd, portando alla nascita di opere quantomeno insolite.

Due mondi a confronto

Nove anni dopo l’opera di Kidd, Teshirogi Shiori pubblicò, sulla rivista Champions Red edita da Akita Shoten, Batman e la Justice League. L’opera, divisa in ventitré capitoli a cui si aggiungono sei speciali, narra le vicende di Rui, un ragazzino giapponese che si reca a Gotham City per far luce sulla misteriosa morte dei suoi genitori.

Una tavola di Batman e la Justice League
Una tavola di Batman e la Justice League

Già da questa breve sinossi, si può notare come l’autrice si sia spinta oltre il lavoro dei suoi predecessori. Non abbiamo più un fumetto che ripropone, nello stile e nella trama, il tipico Batman americano. Teshirogi ha raccontato la storia dal punto di vista di un ragazzino giapponese, tramite un tratto decisamente più vicino allo stile orientale, come si può vedere dall’immagine sovrastante.

Ma il vero sodalizio tra il Batman americano e quello giapponese arrivò un anno più tardi. Nel 2018 Misuzaki Junpei diresse, per Warner Bros. Animation, il film Batman Ninja.

L’opera è interamente ambientata nel Giappone feudale. Grazie al character design di Okazaki Takashi e alle animazioni di Sakamoto Ryuzuke e Yoshino Kōichi, la Bat-family e i principali antagonisti del mondo di Batman ci vengono offerti in una nuova veste grafica più vicina al mondo nipponico. Inoltre, nel film sono presenti elementi tipici della cultura giapponese, dai samurai fino ai giganteschi mecha.

I protagonisti di Batman Ninja
Si notino i costumi e il character design
I protagonisti di Batman Ninja
Si notino i costumi e il character design

Sul piano narrativo, invece, abbiamo un prodotto più affine alle produzioni americane, in quanto il film ci racconta l’ennesima malefatta di uno dei criminali storici di Gotham, Gorilla Grodd, e le conseguenti avventure che Batman e compagni devono affrontare per fermarlo. Ne risulta un prodotto ibrido, capace di farsi apprezzare sia dal pubblico giapponese che da quello americano.

Un interessante aneddoto, invece, riguarda una divergenza nelle modalità produttive adottate dai due team, quello nipponico e quello americano.

In Giappone, infatti, è usanza scrivere i dialoghi soltanto alla fine del processo di animazione, diversamente dalla prassi occidentale. In questo modo, gli autori nipponici riescono a dare maggiore rilevanza a ciò che lo spettatore vede a schermo.

Da tale scelta stilistica nacque un copione che risultò quantomeno inusuale agli sceneggiatori americani Leo Chu ed Eric Garcia. Questi ultimi decisero, quindi, di modificare quasi interamente lo script originale di Nakashima Kazuki, in modo da adattarlo allo stile americano.

Citando gli stessi Chu e Garcia, la loro sceneggiatura riutilizza il medesimo materiale animato, ma i dialoghi differiscono circa al 90%. Possiamo quindi godere di due differenti versioni dell’opera, una molto più “anime” e una molto più “Batman”.

Tiriamo ora le somme delle nostre analisi: Batman Ninja si rivela un’opera capace di coniugare i punti forti di entrambi i team, raccontando una storia prettamente “americana” pur facendo uso dell’apprezzatissimo stile grafico tipico delle produzioni nipponiche. Attraverso i dialoghi, poi, si è localizzato il prodotto in modo da venire incontro ai gusti dei due diversi pubblici.

Questo film risulta essere l’happy ending del nostro viaggio. Abbiamo visto come la tradizione artistica americana abbia saputo incontrare quella nipponica e viceversa. A conti fatti, ogni team imparò qualcosa dall’altro. Nonostante si tratti di un evento circoscritto, non escludiamo che ne possa nascere una collaborazione ben più redditizia.

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Batman oggi

Vista la riuscita dell’esperimento della Warner Bros., altri autori giapponesi si lasciarono ammaliare dal fascino di Batman.

Nel 2020, da una collaborazione fra DC Comics e Kodansha, nacque Batman Justice Buster, pubblicato sulla rivista Morning a opera di Shimizu Eiichi e Shimoguchi Tomohiro, autori del noto Ultraman. Batman Justice Buster è tuttora in corso e mostra il nostro supereroe utilizzando un’iconografia che ricorda il genere tokusatsu, come la nuova Justice Buster Batsuit.

Ma il progetto che più ha incuriosito i fan è sicuramente One Operation Joker, pubblicato per la prima volta il 7 gennaio 2021, a un mese di distanza da Batman Justice Buster, sulla medesima rivista.

Un piccolo Batman che non vuole saperne di dormire (lettura da destra a sinistra)
Un piccolo Batman che non vuole saperne di dormire (lettura da destra a sinistra)

Il manga in questione mostra un Joker alle prese con un piccolo Batman, determinato a farlo crescere sano e valoroso. Si tratta chiaramente di un’opera comica, che ci mostra l’eroe in una salsa ironica assolutamente inedita, facendo spesso leva sui Leitmotiv tipici del personaggio. Anche in questo caso, la pubblicazione è tuttora in corso.

Conclusioni

Questo articolo nasce da un evento fortuito. L’idea mi è venuta entrando nella mia fumetteria di fiducia. Ho notato, su uno scaffale un po’ nascosto, un cofanetto con la dicitura Batman: Bat-Manga! (Tra l’altro accanto a una pietra miliare del fumetto americano, l’immortale Batman: The Killing Joke di Alan Moore). Dato l’amore che conservo per questo eroe sin dalla mia infanzia, non nascondo che l’insolito titolo mi ha fatto inizialmente sorridere. In fondo, non potevo certo sapere che quell’opera, quell’arguta quanto audace mossa di marketing, avesse dato il via a tutta questa sequenza di eventi. Molto probabilmente, nemmeno lo stesso Kuwata poteva saperlo. In ogni caso, il titolo mi ha incuriosito e ho deciso di approfondire.

Queste piccole storie potranno sembrare irrilevanti alla maggior parte dei lettori, forse a ragione, ma per me non è così. Potrò sembrare eccessivo nelle mie considerazioni, ma pensateci: siamo davvero sicuri che senza Kuwata avremmo avuto i capolavori di Morrison, Miller o Moore?

Non abbiamo prove accertate che gli autori sopracitati abbiano letto il Bat-Manga!, eppure è un dato di fatto che quest’ultimo abbia anticipato i temi de Il Ritorno del Cavaliere Oscuro, Batman: Arkham Asylum e forse anche di quell’altisonante Batman: The Killing Joke che vi si trovava accanto in fumetteria.

Se non altro, è evidente che senza Kuwata non avremmo avuto tutte le altre opere di Batman di origine nipponica, tra cui Batman Ninja. Nuovamente, questo film potrà anche essere considerato bislacco o irrilevante nel ben più complesso panorama dell’intrattenimento audiovisivo, ma comunque propone ai fan un prodotto assolutamente nuovo che non sarebbe stato possibile senza l’incontro di due culture e, ancor prima, senza l’opera di Kuwata.

L'immenso e buffo robottone di Joker in Batman Ninja
L’immenso e buffo robottone di Joker in Batman Ninja

Personalmente, provo un senso di innocente rassicurazione quando scopro queste storie. Analizzando come ogni singolo evento abbia causato il successivo, come una mossa di marketing nata per arrotondare gli incassi abbia portato a una ben più florida serie di pubblicazioni sia sul suolo giapponese che su quello americano, mi sembra quasi di intravedere quel filo, quella storia nella storia, che racconta le bizzare avventure della specie umana e dei suoi strampalati modi di intrattenersi e rendersi il passaggio su questa Terra meno burrascoso. Mi sembra, insomma, di percepire il senso più profondo dell’arte.

Arrivati quindi al sugo di tutta la storia, spero di aver concesso qualche minuto di desiderata spensieratezza ai miei lettori, così come lo spera qualsiasi vero artista alla fine di ogni sua più piccola pubblicazione. Se non v’è dispiaciuta affatto, vogliatene bene a chi l’ha scritta, e anche un pochino a chi l’ha raccomodata. Ma se in vece fossimo riusciti ad annoiarvi, credete che non s’è fatto apposta.

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