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Riflessioni su Neon Genesis Evangelion (II parte)

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Una raccomandazione

L’intento di questo mio dossier è di fornire le cognizioni indispensabili per comprendere Evangelion, e di farlo in maniera essenziale e discorsiva, perché trovo che le risorse disponibili in Rete siano troppo superficiali o, al contrario, troppo dispersive (anche se ammirevolmente documentate e approfondite). Spero di esserci riuscito.

Fatto sta che, in questa seconda parte (qui trovate la prima), le cose cambieranno un po’. Nella prima abbiamo imparato a muoverci nel mondo di Evangelion. Adesso andremo ad analizzare il discusso finale della serie e a proporre qualche chiave di lettura. Proseguiremo esaminando il film End of Evangelion e poi i quattro capitoli del Rebuild of Evangelion. Perciò, da questo punto in poi, il discorso si farà inevitabilmente sempre più speculativo.

La mia preghiera a chi legge, oltre che di perdonare le mie mancanze, è di ricordare che un’opera d’arte è sempre passibile di innumerevoli interpretazioni, senza che il parere del primo che passa (in questo caso il mio) ne intacchi il valore. L’importanza e la bellezza delle espressioni artistiche sta anche in questa deriva dei significati. Ciò è tanto più vero nel caso di Evangelion, in cui molte cose sono sottintese, oppure non approfondite, oppure (ammettiamolo) in aperta contraddizione tra loro.

Perciò, tante delle mie prossime affermazioni sono ampiamente discutibili. In molti casi rinuncerò, anche solo per brevità, a spiegare da quali indizi sparsi si traggono determinate deduzioni. E non sempre distinguerò le mie personali sfumature interpretative da quelle cui è giunto il fandom in quasi tre decenni di ruminazioni.

Insomma, non prendete ciò che segue per oro colato. Questa guida vuole essere la più completa possibile, ma non pretende di essere perfetta, perché una guida “perfetta” a Evangelion non può esistere. Nessuno, nemmeno l’autore in persona, è in grado di mettere ordine in quel groviglio narrativo. Cercare di svolgere la matassa è un’operazione di riscrittura personale. Ed è soprattutto un gioco. La cosa migliore è che giochiate con le vostre regole.

Vale la pena di sudare così tanto? Sì, perché, al di là dei problemi ermeneutici, il senso generale di Evangelion è chiarissimo, così come l’elevatezza della sua concezione, la qualità dell’animazione, l’importanza che riveste nella storia degli anime e, per l’appunto, la ricchezza che ci regala nel suo essere un rompicapo insolubile e dunque personalizzabile.

Mi raccomando, quindi: non litigate.

Per tutto il resto, i commenti sono aperti.

Ripartiamo. Sigla! Zankoku na tenshi no tēze…

Dove eravamo

Il riassunto è facilissimo: la Nerv ha sconfitto tutti gli Angeli. Eppure non è finita. Nessuno canta vittoria. Anzi.

Le battaglie contro gli Angeli non erano la sostanza, erano per metà un contrattempo e per metà uno strumento verso il Perfezionamento dell’Uomo, la misteriosa meta cui punta la Seele, che manovra in segreto le sorti del mondo.

E non parliamo neanche del vero obiettivo di Ikari Gendō (che fingeva di prendere ordini dalla Seele, mentre ne stava solo sfruttando le risorse), perché è ancora più misterioso.

Quanto a Shinji e agli altri personaggi, coinvolti in questo gioco decisamente più grande di loro, non ce n’è uno che se la passi bene. Se Shinji era apparso fragile fin dall’inizio, tutti gli altri, in superficie così spavaldi, si sono progressivamente rivelati… ancora più fragili. Ognuno ha alle spalle un passato di profonda sofferenza. Commentatori esperti hanno diagnosticato a ogni personaggio un diverso disturbo psichico accuratamente rappresentato da Anno.

Evangelion Finale Shinji
Shinji su un palcoscenico vuoto. Tra Pirandello e Freud.

I due episodi finali

Proprio sull’interiorità dei personaggi si concentrano i due episodi finali, tanto discussi non solo perché apparentemente incomprensibili ma proprio perché, altrettanto apparentemente, non portano a conclusione la trama. Non c’è nemmeno una battaglia, santi numi!

Visivamente parlando, sono realizzati in economia: c’è abbondanza di scene ripetute o addirittura riciclate dagli episodi precedenti, di sequenze appena abbozzate, di immagini fisse con voce fuori campo, di cartelli… A un certo punto Anno si limita a inquadrare una pagina della sceneggiatura… (Grazie, sottotitoli.)

Riassumere, stavolta, è difficilissimo. Ma ci provo lo stesso.

Vediamo scenografie smontate, bolli di luce, segni di scotch, uscite di sicurezza: un teatro vuoto. Shinji si ritrova seduto sul palcoscenico e messo a confronto con gli altri personaggi, i quali gli si rivolgono in tono ora accusatorio ora conciliante, costringendolo a riflettere sul perché delle sue azioni e sul suo rapporto con gli altri.

Shinji protesta di aver dovuto uccidere Kaoru per salvare l’umanità, in quanto pilota dell’Eva. Gli appare Asuka, che gli rimprovera di pilotare l’Eva non per alti fini ma solo, egoisticamente, per riscuotere l’approvazione altrui. Appare allora anche Rei, che costringe Asuka ad ammettere che per lei è lo stesso. Asuka crolla, ma ha la forza di ribattere che non accetta critiche da una “bambola”. Rei acquisisce così consapevolezza del proprio essere una creatura artificiale.

Insomma, è un “tutti contro tutti”.

Il confronto sembrerebbe avvenire nella mente di Shinji, ma ciò non è esatto. È che le coscienze di tutti i singoli esseri umani si stanno fondendo in una. Un cartello ci avverte che è finalmente in atto il Perfezionamento dell’Uomo.

Vediamo Gendō imporre a Rei di seguirlo. Appaiono Misato e Ritsuko assassinate. A essere messa sotto accusa è adesso Misato. Vengono riproposte le sue prodezze sessuali con Kaji. Lei se ne vergogna, non vuole che Shinji le veda. Poi confessa di disprezzare sé stessa per aver a suo tempo lasciato Kaji, da cui temeva di essere trascurata come dal padre.

La palla torna a Shinji. Gli viene spiegato che tutti stanno morendo e che è stato proprio lui a volerlo: per paura degli altri, ha deciso di isolarsi. La sua realtà è adesso l’unica realtà. Infinita libertà, infinite possibilità, infinita serenità, ma anche un vuoto infinito e indistinto, in cui non si fanno scelte, niente può esistere, nessuno può vivere. Ciò implica che Shinji stia perdendo pure sé stesso, poiché è contemplando la differenza tra sé e gli altri che si delimita la propria identità. Sta a Shinji decidere cosa fare. Se vorrà, il mondo sarà cancellato: sia lui sia gli altri smetteranno di soffrire.

A questo punto, Shinji si ritrova in una realtà alternativa. Sua madre è viva, suo padre è un bonaccione e, tutti insieme, sono una normalissima famiglia felice. A scuola va anche meglio: Misato è una professoressa sexy, Tōji sta bene, Rei è un’adorabile ragazzina come tutte le altre, Asuka è il solito peperino ma mostra di tenere a Shinji…  Addirittura, Neo Tokyo 3 è la nuova capitale del Giappone. Tutto è, nella sua normalità, perfetto.

Mentre risuona in sottofondo una dolce versione di Zankoku na tenshi no tēze, Shinji pensa che, in fin dei conti, quella potrebbe essere davvero la sua vita. Deve solo superare le proprie paure. Decide che, se non altro, può almeno provarci… Il teatro svanisce, e tutti i personaggi rivolgono al protagonista un applauso liberatorio.

La serie si conclude con un messaggio di Anno: “A mio padre, grazie. A mia madre, addio. A tutti i children, congratulazioni.”

Evangelion Finale Applauso
L’applauso finale. Sublime. Ma, se, alla prima visione, avete avuto la sensazione di una presa per i fondelli… non posso darvi del tutto torto.

Fare di necessità virtù

La storiella è ormai nota: Evangelion, alla sua prima messa in onda televisiva, non andò per niente bene. Se è diventato un successo planetario, lo si deve a una successiva riscoperta, anche sulla scia delle polemiche relative appunto al finale della serie.

Su questo fatto si è ricamato molto, forse troppo. Fatto sta che, in corso d’opera, gli sponsor scalpitavano, il budget era agli sgoccioli, il tempo stringeva, Anno continuava a cambiare idea su questo e quello… Insomma, gli ultimi due episodi furono davvero realizzati in fretta e al risparmio.

Ma questo non vuol dire che non abbiano senso. Il finale è perfettamente coerente con il resto della vicenda, che (lo ribadisco) parte dai robottoni per parlare di rapporti umani. Anno ci promette una cosa e ce ne dà un’altra. Sono persuaso che questo sia esattamente il finale che aveva in mente fin dall’inizio, anche se magari non pensava di realizzarlo in tal modo. Diciamo pure che ha fatto di necessità virtù.

In realtà, i problemi produttivi erano cominciati molto prima: alcuni episodi erano stati disegnati e animati maluccio e già più volte, per risparmiare, erano stati adottati espedienti come inquadrature fisse e scene riciclate. Quanto ai monologhi interiori, poi, ne avevamo già avuti a iosa. Facevano già parte dello stile della serie. Era là che puntava tutto. Quindi trovo sbagliato dire che l’anime è tronco per mancanza di soldi o che Anno non sia stato capace di concluderlo.

Il messaggio finale, in realtà, è chiaro che più non si può.

Certo, restano in sospeso i robottoni. Vi capisco. E lo capisce anche Anno. Per questo, forte del successo ottenuto, seppur tardivo, e spronato dalle polemiche, realizza End of Evangelion. Il film racconta di nuovo tutto il finale, ma stavolta in maniera chiara e comprensibil… Ahahah. No.

Evangelion Fiale Sketch
Sarà che avevano finito i soldi, ma – proprio nel momento in cui più si aggancia alla nostra realtà – Evangelion ci ricorda che siamo in una finzione.

Le Pergamene del Mar Morto

Sì, Anno ci spiega tutto. No, non lo fa chiaramente. Dobbiamo ragionarci sopra. Perciò rimettiamo insieme i pezzi.

Cominciamo dalle Pergamene del Mar Morto. Si tratta di antichissimi testi che esistono veramente e che, pare, non sono mai stati pubblicati del tutto. Ecco ciò che Anno ha immaginato esserci scritto. Lo apprendiamo dagli apparati di un videogioco che, però, è considerato canonico.

Esiste una civiltà aliena, chiamata semplicemente “razza ancestrale”, che semina la vita nell’Universo. In tempi preistorici, per un caso, sulla Terra finirono, invece di uno, due di questi semi: la Luna Bianca e la Luna Nera. (Ciao ciao, dinosauri.) La prima cadde sull’attuale Antartide e conteneva Adam, il progenitore degli Angeli. La seconda cadde (ovviamente…) sul Giappone e conteneva Lilith, da cui invece discendono gli esseri umani. Questa è l’origine della cavità sotterranea su cui è stata edificata Neo Tokyo 3 e che contiene il quartier generale della Nerv. Il Terminal Dogma, in cui è custodita Lilith crocifissa e resa inerte, è il centro di questo “uovo primordiale”, la Luna Nera.

La razza ancestrale, se volete, potete chiamarla “Dio”. Quanto all’errore che ha portato sulla Terra sia Adam sia Lilith, consideriamo che praticamente ogni mitologia immagina, all’origine delle cose, una qualche forma di alterazione dell’equilibrio primitivo. In principio tutto era un indistinto caos. Per esistere bisogna staccarsene. È bello essere vivi, ma è anche doloroso, perché si è imperfetti, limitati, mortali, soli. (Non vi ricorda il finale della serie?) Un qualche “errore” è necessario alla vita.

Per approfondire: i Manoscritti del Mar Morto su Wikipedia.

Cosa vuole la Seele

La lettura (e forse il fraintendimento) delle Pergamene ha portato alla fondazione della Seele.

Questa simpatica associazione benefica, che racchiude il meglio dei vecchi maschi bianchi ricchi invasati di potere, è convinta che l’umanità sia un abominio e che debba estinguersi. Perché non si ammazzano da sé, chiederete voi. La risposta è che a loro non basta che tutti gli uomini muoiano. Bisogna che l’umanità intera torni a essere tutt’uno ricongiungendosi a Lilith e annullandosi. Questo è il Perfezionamento dell’Uomo cui ambiscono. Potevano sfogarsi andando allo stadio, come tutti. Invece no.

Evangelion Seele
Una delle allegrissime riunioni della Seele.

Insomma, quelli della Seele sono un misto di fanatismo religioso e crudele razionalità. La loro dottrina ricorda senza dubbio certi aspetti esoterici del nazismo: una volontà di potenza che ha qualcosa di mistico e che si può affermare solo tramite una carneficina di proporzioni mondiali.

C’è solo un piccolo problema: gli Angeli.

Cosa sono gli Angeli

La Seele adora gli Angeli. Dopo tutto, era a loro che spettava la Terra. Al tempo stesso, però, gli Angeli costituiscono un ostacolo ai piani della Seele. Una volta risvegliati dal loro letargo, essi intraprenderanno un loro percorso evolutivo, il ritorno ad Adam, che impedirà per sempre il Perfezionamento dell’Uomo.

Perché svegliarli, allora? Sia perché pare in qualche modo inevitabile, sia perché gli Angeli possiedono qualcosa che è indispensabile al Perfezionamento: il Frutto della Vita, che noi conosciamo come… elemento .

Solitamente lo si dimentica, ma, nella Bibbia, gli alberi proibiti sono due, non uno. Adamo ed Eva mangiano da quello della Conoscenza, ma c’è anche quello della Vita. Ecco, nel mondo di Evangelion, l’umanità possiede le doti intellettuali (intelligenza, sapienza, coscienza), mentre gli Angeli, come se avessero mangiato dall’altro albero, possiedono l’immortalità, una fonte di energia infinita, una forma di perfezione quasi divina.

La vera natura degli Angeli è una delle novità che Evangelion introduce nel vecchio stereotipo delle storie di robottoni. All’inizio gli Angeli sembrano i classici mostri extraterrestri che vogliono distruggere l’umanità. Ma non è così. Essi si trovano sulla Terra da sempre. Ognuno di loro se ne sta tranquillo per conto proprio, bastando a sé stesso, senza far male a nessuno, beatamente addormentato. (Ricordate Sandalphon, poco più di un embrione celato nel cratere di un vulcano?)

Facciamoci caso. Diamo per scontato che gli Angeli ce l’abbiano con l’uomo, ma i disastri che provocano sono in realtà un effetto collaterale. Ciò che gli Angeli cercano di fare è solo riunirsi ad Adam. Sono guidati dal puro istinto.

Trovandosi davanti gli uomini, a ben guardare, non reagiscono con ostilità. All’inizio devono difendersi, è ovvio. Ma poi ci ragionano sopra e provano a comprendere quelle strane creature. Questo, e non altro, sono i loro “attacchi psichici”: un tentativo di capire gli uomini. Soprattutto, di capire come mai gli uomini soffrono così tanto. Non è una cosa facile, perché ogni Angelo è fatto a suo modo e basta a sé stesso: essi non sono individui facenti parte di una razza, è come se ognuno di loro fosse una razza a sé. L’umanità, invece, è composta da tanti individui, tutti uguali eppure separati. Che, per questo, soffrono. Passano il tempo a sentirsi soli e a odiarsi a vicenda.

A un certo punto verrà detto che “l’Umanità è il diciottesimo Angelo”. Si tratta di una frase a effetto che non penso vada presa alla lettera. Sta a indicare la peculiare natura “collettiva” di quella incredibile forma di vita che è l’uomo. Sarà l’ultimo Angelo, Kaoru, a capire l’importanza dell’aprirsi all’altro da sé, una cosa rischiosa ma indispensabile. E lo capisce grazie all’amore di Shinji.

Con Kaoru, gli Angeli conquistano il Frutto della Conoscenza e il libero arbitrio che mancava loro. Avrebbero vinto il confronto con l’umanità. Eppure rinunciano alla vittoria. Perché ciò che hanno conosciuto è l’amore. Il darsi all’altro. Il sacrificio di sé.

Contraddizioni relative agli Angeli

Prima di proseguire, non posso non additare due pecche nel ragionamento (mio o di Anno, non saprei).

La prima è: se gli Angeli sono istintivamente attratti da Adam, come mai si ingannano così clamorosamente e vanno invece verso Lilith, tanto che Kaoru si accorge dell’equivoco solo quando la vede coi propri occhi? E perché, invece, il solo Gaghiel (il sesto Angelo) percepisce la presenza di Adam ridotto a embrione e attacca la nave su cui Kaji lo sta trasportando? Non ho risposta.

L’altra questione è più filosofica. Per quanto gli Angeli agiscano individualmente e nemmeno comunichino tra loro, è evidente che diventano via via sempre più raffinati e potenti, come se esistesse una graduatoria o addirittura ogni Angelo imparasse dalle esperienze di quelli che lo hanno preceduto. Nemmeno a questo so rispondere, ma dubito sia solo un dispositivo narratologico. Grazie, Anno.

La verità sul Second Impact

Per il Perfezionamento dell’Uomo, alla Seele serve dunque riunire il Frutto della Conoscenza in possesso degli umani e quello della Vita in possesso degli Angeli. (Non è un caso se il nucleo di questi ultimi viene rappresentato come una sfera rossa che ricorda una mela, il frutto proibito di biblica memoria.) Occorre dunque svegliare gli Angeli, impadronirsi dell’elemento S², e poi distruggerli.

Qualcuno ha l’idea: creare una nuova entità dalla natura sia angelica che umana, che possa assorbire entrambi i frutti, che sia in grado di sconfiggere gli Angeli e poi di annullare in sé gli uomini. Sì, avete capito. Sono gli Eva. È per questo che Nerv e Seele parlano di un “copione”. Le cose vanno fatte per gradi, non basta sparare a caso e far fuori tutti.

Grazie alle Pergamene del Mar Morto, viene individuato Adam dormiente. Non sappiamo bene in cosa consista l’esperimento cui viene sottoposto. Si parla di un “donatore” umano e potrebbe trattarsi di un tentativo di fusione per acquisire i poteri dell’Angelo. Comunque, qualcosa va storto, Adam si risveglia e, per reazione, scatena il Second Impact. Possiamo supporre che gli scienziati, prima di soccombere, riescano a domarlo e ridurlo a embrione grazie alla Lancia di Longinus, ritrovata insieme alle Pergamene.

Ma c’è un’ipotesi inquietante: Ikari Gendō si allontana dall’Antartide casualmente proprio il giorno prima della catastrofe. Che lui e la Seele, in virtù del famoso “copione”, sapessero già che l’esperimento sarebbe fallito (non era quello il modo giusto per impadronirsi dell’elemento S²) e che avessero deciso di sacrificare metà della razza umana come niente fosse per avviare il Perfezionamento?

In ogni caso, hanno ottenuto ciò che serviva loro: il risveglio degli Angeli, da cui assorbire l’elemento S², e il materiale genetico di Adam, da cui creare gli Eva (e Kaoru).

Evangelion Adam
Adam, risvegliatosi, appare come un gigante di luce.
La parentela con gli Eva è evidente.

Cosa sono gli Eva

Gli Eva sono l’altra grandiosa e originale creazione di Anno.

Mai nessun mecha, prima, era stato così realistico. Gli Eva sono pesanti, il terreno rimbomba sotto i loro passi. Vanno ingabbiati e trasportati con camion, navi e aerei. Le loro armi non spuntano dal nulla: interi grattacieli di Neo Tokyo 3 sono in realtà colossali custodie per fucili e altri accessori. Si insiste sui problemi tecnici, sulle riparazioni dei danni, sul reperimento dei fondi necessari… È tutto un continuo firmare documenti, richiedere autorizzazioni, svolgere riunioni… Gli Eva hanno persino il cavo di alimentazione. Senza quello la loro autonomia è di pochi minuti.

Eppure… Gli Eva sono anche incredibilmente agili. Hanno delle gambette esili che, se volessimo essere scientificamente rigorosi, non potrebbero sostenerli. Entrando in scena, lo 02 pilotato da Asuka esegue leggiadri volteggi degni di una étoile. Addirittura, il telone impermeabile che ricopriva l’unità durante il trasporto svolazza come il mantello di un supereroe. L’attacco a Israfel viene eseguito a mo’ di coreografia a tempo di musica. Gli Eva sanguinano, ruggiscono, soffrono. A volte si muovono di propria iniziativa e, in situazioni estreme, vanno in berserk e impazziscono.

Evangelion Mantello
La spettacolare entrata in scena dell’Eva 02.

Quando salta quella che sembra la loro struttura metallica e che invece è solo una copertura, si scoprono occhi, denti, unghie, pelle. Ecco la sconvolgente verità: gli Eva non sono meccanici, sono organici. Non sono robot, sono esseri viventi. Per l’esattezza, sono cloni di Adam. Con l’eccezione dello 01, che invece è un clone di Lilith.

Un Eva si pilota con la mente, non con le mani. E, per farlo, il children deve entrare completamente in esso (nel torso invece che nella testa come tradizione vorrebbe) e farsi avvolgere dall’LCL, come un nascituro dentro al grembo materno sospeso nel liquido amniotico. Il pilota è in simbiosi col suo mezzo. Se l’Eva viene colpito, il children prova dolore.

Ne volete una conferma? La parola “Eva” è sì l’abbreviazione di “Evangelion”, ma finisce per fare riferimento all’Eva biblica, la madre dell’umanità intera, generata da una costola di Adamo. Nell’anime, Adam e Lilith (il cui nome viene da testi apocrifi in cui è la prima sposa, poi ribellatasi, di Adamo) sono dei progenitori inerti che, quando finalmente si interessano agli esseri umani, lo fanno per distruggerli. Niente di strano se gli uomini si plasmano una madre artificiale che li difenda.

Quando poi scopriremo il rapporto che c’è fra lo 01 e Ikari Yui, la madre di Shinji, la metafora smetterà di essere tale e diventerà un fatto concreto.

Per approfondire: Il mecha design e le metamorfosi di Hideaki Anno su Fumettologica.

Evangelion Occhio
Cosa si nasconde sotto l’armatura degli Eva.

Gli antenati degli Eva

Considerato che Anno prende a piene mani (oltre che dal cristianesimo) dalla cabala, dall’ebraismo e dalla cultura ebraica in genere, viene naturale ricollegare la figura dell’Eva a quella del golem, il gigante d’argilla che si dice gli antichi rabbini fabbricassero e dotassero di vita per farne un servitore e un difensore. Dal golem discendono, idealmente, sia il mostro di Frankenstein sia tutti i moderni robot e androidi, tutti esseri artificiali e quindi simboli dell’eterna lotta dell’uomo contro la morte.

Per approfondire: il golem su Wikipedia.

Gli Eva sono un po’ come il mostro di Frankenstein, solo che sono ottenuti con pezzi di angeli invece che con pezzi di cadaveri. E, proprio come questo loro antenato letterario e cinematografico, gli Eva si scoprono più potenti del loro creatore e finiscono per ribellarsi a lui, anche perché non perdonano, a lui né a sé stessi, la propria natura paradossale e blasfema. Non esattamente la madre amorevole che ci si aspettava. Ma, nonostante la Barilla, nessuna madre è esclusivamente amorevole. Un genitore è anche qualcosa di spaventoso. Lo è comunque. Lo è in sé.

Concentriamoci adesso sui parenti più prossimi degli Eva: i robot degli anime. Abbiamo l’abitudine di leggere la storia dell’animazione robotica giapponese come un percorso che ci porta dagli iniziali super-robot, che avevano ben poco di scientifico e che anzi finivano per assumere connotati soprannaturali, ai più moderni real-robot, che invece erano macchinari puri e semplici.

Ebbene, possiamo dire che, in Evangelion, gli estremi si toccano. Gli Eva vengono presentati come dei robot estremamente realistici, ma poi si rivela che robot non sono e che, anzi, si tratta di creature semidivine.

Per approfondire: Le origini dell’animazione robotica giapponese di Jacopo Nacci su Fumettologica.

La morte di Yui

L’unità 01 è diversa da tutti gli altri Eva. È per questo che sia la Seele sia Gendō fanno affidamento su di essa per il conseguimento dei loro obiettivi.

La prima particolarità è che lo 01 è stato realizzato clonando non Adam, bensì Lilith. La seconda è che lo 01 “contiene” Ikari Yui.

Questo secondo fatto spiega come mai lo 01 si muova da solo in difesa del proprio pilota e perché Yui, in più di una circostanza, appaia al figlio mentre è ai comandi.

È accaduto durante l’attivazione dell’unità. Qualcosa non è andata come previsto, e Yui si è disciolta nell’LCL. Lo stesso fenomeno si verifica anni dopo con Shinji, con la differenza che il ragazzo viene rigenerato e restituito dall’Eva. Il diverso esito dipende dal fatto che Yui ha scelto di non tornare indietro. C’è chi crede che, addirittura, la scienziata avesse programmato deliberatamente il proprio assorbimento nello 01.

Evangelion Shinji LCL
Shinji completamente disciolto in LCL all’interno dell’Eva 01,
come era accaduto a sua madre Yui.
(Peraltro, qui abbiamo un piccolo errore di continuity, perché Shinji era salito a bordo con la divisa da studente e non con quella da pilota.)

Qual era l’intento di Yui? Prima di tutto rendere l’Eva più potente nella lotta contro gli Angeli dandogli “un’anima” che, in quanto creatura bestiale (ancorché di origine divina), non possiede. Una mancanza cui non può supplire nemmeno la presenza del children.

Ma Yui aveva anche un piano B. Qualora avessero vinto gli Angeli (Third Impact) o la Seele (Perfezionamento dell’Uomo), lo 01, ormai indistruttibile grazie all’acquisizione dell’elemento S², sarebbe divenuto un santuario in memoria della razza umana. In pratica, Yui si è sacrificata, condannandosi a vagare solitaria nello spazio profondo per l’eternità, a testimonianza che la razza umana, comunque, è esistita.

Il problema delle anime

Sulla base di questo fatto, molti hanno la convinzione che ogni Eva contenga l’anima della madre del relativo pilota.

È un’ipotesi che non mi convince per più ragioni. Intanto perché l’unità 01 è speciale. Poi perché sarebbero più le eccezioni della regola: Rei non ha una madre (lo vedremo a breve), di Tōji non sappiamo niente (per di più, il suo Eva viene dagli U.S.A.), lo 04 viene distrutto prima dell’attivazione e gli Eva dallo 05 in poi non hanno bisogno di pilota (vedremo anche questo). Resterebbe solo Asuka, che, durante End of Evangelion, effettivamente ritrova la voglia di vivere rappacificandosi con la madre defunta. Credo che la cosa non vada presa alla lettera: Asuka ritrova la madre non nell’Eva 02, ma dentro di sé.

In ogni caso, la Nerv non sembra possedere la tecnologia necessaria. Trascrive le funzioni cerebrali, ma non la coscienza. Se si potesse ridurre un essere umano a una sequenza di informazioni, tutto l’impianto della vicenda perderebbe di importanza. Significherebbe aver compreso il mistero della vita e aver conseguito una forma di immortalità (quando il corpo invecchia, ci si trasferisce in un altro).

È pur vero che, in più punti, viene detto che gli Eva contengono parti di anime. Personalmente non prenderei nemmeno questo per oro colato, anche per via della traduzione ingannevole. Non mi sembra che, nella concezione di Anno, un’anima si possa travasare da un contenitore all’altro come una tazza di tè, tanto meno affettare come una crostata di frutta.

Credo ci sia un equivoco proprio nel concetto di “anima”. Non è omogeneo. Facciamo confusione tra l’anima intesa come soffio vitale, quella intesa come processo cerebrale e quella intesa come coscienza e volontà. Il primo tipo è l’istinto (più o meno sofisticato) presente in tutti gli esseri viventi. Il secondo è pura razionalità (anche questa più o meno complessa), quella che dalla dottoressa Akagi è stata trascritta nei Magi. Il terzo è ciò che rende unico un individuo. Sono tre cose diverse. Connesse e parallele, ma diverse. Provate a osservare il vostro cane o il vostro gatto, poi ditemi se credete sia animato solo dall’istinto come un lombrico o se invece non possieda una sua attitudine all’apprendimento, una sua forma di personalità, una sua capacità di affezionarsi. In breve, sto cercando di dire che non occorre inserire un’anima negli Eva, perché, in quanto creature organiche, gli Eva possiedono già qualcosa di simile. Bestiale, rudimentale, ma c’è.

Evangelion Lilith
Lilith “crocifissa” nel Terminal Dogma, al di sotto del quartier generale della Nerv. La parte mancante del suo corpo (da cui sgorga LCL) è stata utilizzata per creare l’Eva 01. Da notare anche la Lancia di Longinus e la maschera col logo della Seele, che servono a immobilizzarla.

L’evoluzione degli Eva

Il children serve per l’appunto a pilotare l’Eva, nel senso di fargli fare ciò che vuole la Nerv e non ciò che gli dice l’istinto. Certo che nemmeno i children brillano per affidabilità. Molto meglio avere a che fare con una macchina. Questo è il Dummy System: una specie di computer che diriga l’Eva come e meglio di un essere umano. Per l’esattezza, la Nerv lo realizza trascrivendo i processi mentali di Rei, e la Seele (per controllare gli Eva dallo 05 in poi) quelli di Kaoru. Si badi che non viene copiata “l’anima”, ma solo la “mente” spersonalizzata. In pratica, il Dummy System funziona come i Magi.

Lo impara a proprie spese Shinji, allorché si rifiuta di abbattere lo 03 contaminato da un Angelo per non ferirne il pilota (che, oltre tutto, all’insaputa del ragazzo, è il suo amico Tōji) e viene bypassato appunto dal Dummy System fresco di collaudo. Shinji si trova così a bordo di un Eva che non è lui a controllare e che nemmeno agisce di propria iniziativa: è Gendō in persona a comandare.

Agli Eva manca anche qualcos’altro: l’elemento S². Ciò pur essendo cloni di Angeli. Si vede che una fonte di energia inesauribile (leggi: l’immortalità) non è cosa che si possa ottenere tanto facilmente. A quanto pare, però, esso è indispensabile, affinché si possa avviare il Perfezionamento.

La Seele riesce a ovviare al problema in qualche modo, probabilmente trapiantando l’elemento S² nei propri Eva dai resti degli Angeli sconfitti. È nel tentativo di eseguire questa operazione che lo 04 è andato distrutto. L’obiettivo viene raggiunto in seguito e così viene realizzata la serie Eva dallo 05 al 13. Queste unità, quindi, sono autoalimentate e hanno una autonomia illimitata. Non hanno bisogno di pilota, perché sono guidate da un Dummy System ottenuto trascrivendo la mente di Kaoru. Sono privi di occhi (ma non ciechi), dotati di ali e armati di copie della Lancia di Longinus. La perfetta incarnazione dei mostruosi propositi della Seele.

È legittimo chiedersi come mai Kaoru e la Seele abbiano tanta familiarità. La risposta è che Kaoru è stato creato proprio dalla Seele, clonando sia il corpo sia la mente di Adam. Sì, l’ultimo Angelo è artificiale e coincide col primo. Si vede che le Pergamene del Mar Morto avevano messo in conto qualcosa del genere. Questa copia di Adam cresce fino a sviluppare la propria anima (compresi tutti i poteri di un Angelo) e, con essa, il bisogno di ricongiungersi appunto ad Adam per perfezionare la propria evoluzione.

L’errore di Kaoru è credere che anche la Seele desideri il Perfezionamento degli Angeli, mentre la Seele lo manda letteralmente a farsi uccidere dallo 01 per permettere, al contrario, il Perfezionamento dell’Uomo. L’errore della Seele è invece non mettere in conto la scoperta dell’amore da parte di Kaoru, che è a sua volta una sorta di Perfezionamento e farà sì che la decisione finale sulle sorti dell’umanità venga lasciata a Shinji.

C’è un’altra circostanza che sfugge ai membri della Seele, i quali se ne rendono conto solo quando ormai è troppo tardi: Gendō non è sottomesso a loro, ma persegue un obiettivo tutto proprio (che adesso vedremo). Al centro del piano di Gendō si trova lo 01. È questa unità, non quelle prodotte in serie, a doversi evolvere e diventare lo strumento dell’obiettivo finale. Anzi, lo 01, in virtù del proprio istinto berserk e della volontà di Yui, anticipa addirittura i programmi di Gendō e acquisisce l’elemento S² nella maniera più cruenta possibile: sbranando un Angelo. È uno degli eventi più colossali e terrificanti dell’intera serie.

Il piano di Gendō

C’è una cosa che bisogna capire di Gendō: è un duro dal cuore tenero. Sotto la propria freddezza nasconde la disperazione per la perdita dell’amata Yui, colei che gli ha fatto conoscere l’amore, l’unica che sia stata in grado di penetrare la sua corazza.

Il piano di Gendō consiste semplicemente in questo: vuole ricongiungersi a Yui. Mentre la Seele ambisce all’annullamento dell’umanità, Gendō desidera che tutti gli esseri umani divengano una cosa sola e continuino a esistere per l’eternità.

L’intento è, a modo suo, encomiabile e commovente. Peccato solo che, per ottenerlo, Gendō, come la Seele, non si preoccupi di interpellare i diretti interessati, decida lui da solo per l’umanità intera e si trasformi in un cinico e crudele manipolatore.

C’erano altre strade per elaborare il (comprensibilissimo) dolore del lutto: Gendō avrebbe potuto generosamente mettere il proprio genio al servizio dell’umanità, avrebbe potuto rifarsi una vita con la dottoressa Akagi, avrebbe potuto sublimare la mancanza di Yui dedicandosi al figlio da lei avuto. Invece no. Gendō allontana coloro che potrebbe amare e da cui potrebbe essere amato. Li sfrutta per i propri fini. Tutto e tutti finiscono nel suo tritacarne.

Non c’è da stupirsi se Shinji è un tantino problematico: è figlio della donna più altruista e dell’uomo più egoista che mai siano vissuti…

Evangelion Gendo Adam Mano
L’embrione di Adam impiantato nella mano di Gendō.

La vera natura di Rei

Ma come dovrebbe realizzarsi, in pratica, il piano di Gendō? Premesso che questi meccanismi, in Evangelion, non sono mai del tutto esplicitati, la sostanza sta nel fatto che Gendō intende riunirsi con Yui tramite un Third Impact da lui pilotato.

Gendō si è fatto impiantare nella mano l’embrione di Adam trafugato e consegnatogli da Kaji. Lo 01 è un clone di Lilith che contiene l’anima di Yui (e l’elemento S²). Il terzo “ingrediente” della fusione è Rei.

Rei, come abbiamo già visto, è un clone. Per l’esattezza è il clone di Yui (della quale, evidentemente, era stato prelevato del materiale genetico prima della letale attivazione dell’Eva) in cui è stata trascritta Lilith: in questo senso Rei e lo 01 sono speculari. È anche possibile che, per favorire la fusione, in Rei sia stato messo qualcosa in più di Lilith, qualcosa di organico. Kaoru (anche lui albino) lo dice chiaramente, riconoscendola come propria pari.

Ciò spiega tante cose. Chiarisce come mai Rei riappaia ben due volte dopo essere morta (e coi ricordi incompleti, poiché aggiornati solo fino all’ultimo backup). Spiega la gelosia infanticida della dottoressa Akagi (che ha riconosciuto nella bambina la propria rivale come tornata dall’oltretomba). Spiega l’affetto di Gendō, affetto che lo scienziato non prova nemmeno per il figlio e che è del tutto irrazionale (Rei è replicabile all’infinito, quindi, in teoria, non occorre preoccuparsi per la sua incolumità). È anche il motivo per cui il doppiaggio di Rei, di Yui e dello 01 (oltre che di… Pen-Pen) sia affidato alla stessa voce: Hayashibara Megumi, seiyū di primissima grandezza, forse la più famosa in assoluto della propria generazione.

Soprattutto, ciò spiega la personalità di Rei. La ragazzina, infatti, si sente “diversa” non solo per il fatto di essere un’orfana senza passato cresciuta al servizio della Nerv, ma anche, e soprattutto, perché la sua psiche è quella di Lilith, una Lilith che ha dimenticato (in quanto trascrizione) tutta la propria natura angelica e deve ripartire da zero nella costruzione di una esperienza emotiva e relazionale, restando però pur sempre qualcosa di abnorme, di sovrumano.

Questa prospettiva mette in una luce diversa tanti dettagli della figura di Rei: la sua apatia, la sua asocialità, il suo senso del dovere, l’incuranza per la propria nudità, la desolazione del suo alloggio, il suo attaccamento agli occhiali che Gendō ha rovinato cercando di salvarla. Soprattutto, rende oltremodo inquietante la scena di apparente fan-service in cui, appena uscita dalla doccia, si ritrova addosso Shinji, con tanto di strizzamento di tette e svolazzare di biancheria intima. Rei, in quanto clone di Yui, è madre di Shinji. E, in quanto trascrizione di Lilith, è madre dell’intera umanità. Agghiacciante.

Evangelion Shinji Rei
“Ehm… Ciao, mamma…”

Per Rei, come per Kaoru, è determinante l’incontro con Shinji. Per quanto fragile, o forse proprio in virtù della propria fragilità, il ragazzo fa comprendere agli Angeli la meravigliosa imperfezione della natura umana e la tragica necessità dell’amore. Tanto è vero che, alla resa dei conti, sia Kaoru sia Rei si ribelleranno ai propri creatori, rinunceranno ai propri obiettivi e lasceranno le sorti del mondo nelle mani di Shinji.

Lo vedremo nella terza delle quattro parti di questa guida, quella dedicata al film End of Evangelion. Per adesso, sigla! Fly me to the moon…

PER APPROFONDIRE:

Evangelion su Wikipedia

Dummy System

Distopia Evangelion

EVAITALIA

Evangelion Wiki

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