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Made in Abyss: parliamo della seconda stagione

Made in Abyss

DISCLAIMER: il seguente articolo contiene spoiler pesanti ed è rivolto solo ed esclusivamente a chi ha già seguito la serie e visto il film. Nell’articolo saranno date per acquisite alcune caratteristiche dell’Abisso, ovvero il numero degli strati, la suddivisione dei fischietti e cosa sia la Maledizione dell’Abisso. L’articolo è rivolto per lo più alla serie animata. Per chi avesse seguito la serie a fumetti, l’articolo NON oltrepassa il decimo volume (vi preghiamo quindi, nei commenti, di non parlare dei capitoli successivi, ancora non pubblicati in Italia).

Introduzione

Made in Abyss è uno dei manga seinen più apprezzati degli ultimi anni. L’opera nasce dalla matita di Akihito Tsukushi, nel 2012, sulla rivista Web Comic Gamma, e il successo non è esattamente immediato. La prima stagione della serie animata arriva nel 2017, mentre il manga approda, al di fuori del Giappone, solo nel 2018 (in Italia è edito da J-Pop).

Oggi è una serie indubbiamente apprezzata, ma di certo non per la sua immediatezza. Chi ha un po’ di dimestichezza con Made in Abyss, dietro la patina fiabesca, sa che scene di vomito, squartamenti e altri orrori sono praticamente all’ordine del giorno (in questa stagione si è aggiunta pure la diarrea).

E, proprio come Riko e Reg durante la loro avventurosa discesa nell’abisso, anche il lettore, o lo spettatore, è costretto a guardare qualcosa di sempre meno “umano”. Dopo la prima stagione (che adatta i primi 3 volumi del manga) è arrivato un film (che invece adatta quarto e quinto volume): Dawn of the Deep Soul, corredato di orrori e depravazioni sempre peggiori.

Il villaggio di Ilblu, presentato in questa nuova stagione animata, non sembra essere da meno.

Ricapitoliamo

Ripercorriamo rapidamente il viaggio di Riko e Reg:

  • Riko è figlia di Lyza, un fischietto bianco, nonché uno degli esploratori più potenti in assoluto. In una spedizione ritrova il robottino Reg, di cui non sa e non sappiamo ancora nulla. Mentre la prima, nonostante le scarse capacità fisiche, vuole discendere tutto l’abisso per ritrovare la madre, il secondo vuole recuperare la memoria e scoprire chi è veramente.
  • Il viaggio nell’abisso è costellato di bestie crudeli e gli uomini non sono da meno: nel secondo strato incontrano la non-proprio-simpaticissima Ozen, una fischietto bianco detta “L’inamovibile”. A suon di botte, Riko incomincia a farsi le ossa, mentre Reg scopre qualcosa in più sui suoi poteri.
  • Verso il quarto strato, i due incontrano Nanachi e Mitty, entrambe vittime di alcuni violentissimi esperimenti operati da uno dei fischietti bianchi, Bondrewd, detto il “Signore dell’Alba”. Sia Nanachi che Mitty hanno perso le fattezze umane: la prima è rimasta “Benedetta” dall’abisso (ha perso le sembianze umane, ma può vedere i campi di forza che popolano l’Abisso), mentre la seconda ha assorbito su di sé tutta la maledizione ed è sostanzialmente diventata una melma incapace di intendere e di volere.
  • Dopo aver dato a Mitty una degna fine, Nanachi, Riko e Reg ripartono in vista del quinto strato, dove si trova la sede degli esperimenti di Bondrewd. Qui incontrano Prushka, la figlia adottiva del primo. Ma il loro non è esattamente un sano rapporto tra padre e figlia: anche Prushka è vittima di un esperimento di Bondrewd per ottenere la Benedizione dell’Abisso, com’è accaduto a Nanachi. La piccola è diventata quindi un essere senza forma: l’unione e l’affetto con Riko, però, la trasformano nella Pietra che Risuona di Vita, il cimelio con il quale è possibile costruire i fischietti bianchi.

Eccoci ad Ilblu

Dopo una serie di terrificanti rivelazioni su Bondrewd, il trio raggiunge il sesto strato: la Capitale del Non Ritorno. Insomma, nessun essere umano è mai tornato indietro da questo questo punto. La risalita da questo strato comporta infatti la totale perdita di umanità. È l’inizio della fine.

Anche se avremmo desiderato capirci un po’ di più sull’abisso e su Reg, o incontrare qualche altro fischietto bianco, il sesto strato ci ha condotto nel villaggio di Ilblu. E come viaggio non è stato poi così male.

In questo arco narrativo si intersecano varie storie. Cercherò di approfondire le principali linee che percorrono questa nuova stagione.

Made in Abyss

La squadra esplorativa Ganja

Un “accenno” della trama

Tra le prime linee narrative ad apparire in questo arco, c’è quella della squadra esplorativa Ganja. La storia è ambientata in un periodo storico precedente al viaggio di Riko, Reg e Nanachi, quando Orth (la città che sporge sull’Abisso, in cui è nata Riko) ancora non esisteva.

Vueloelco è praticamente trattata come una schiava, costantemente abusata dal suo padre adottivo, Juroimoh. Il suo desiderio di fuggire si materializza nell’improvvisa comparsa di un misterioso vascello, distrutto, con solo uomini morti al suo interno. L’unico sopravvissuto ha in mano una bussola (nientepopodimeno che la bussola posseduta da Riko all’inizio del viaggio!) e non fa altro che farneticare circa un fantomatico buco, con una città dorata nel suo punto più basso.

Insieme a Wazukyan e Belaf, Vueloelco si dirige alla volta dell’Abisso, che non sembra essere poi così diverso da quello visto nel viaggio di Riko. Ad accompagnarli, però, non vi sono fischietti o creature benedette, ma Ilmyui, una bambina nata da un gruppo di indigeni dell’Abisso. La piccola Ilmyui, poiché sterile, è ritenuta maledetta dalla tribù e quindi cacciata dalla sua famiglia.

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Durante il viaggio, tra Ilmyui e Vueco si instaura un rapporto molto simile a quello tra una figlia e la madre, almeno fino al sesto strato. Qui la situazione pare degenerare drasticamente: Ilmyui e altri membri della squadra vengono colpiti da una strana malattia causata dall’acqua di quello strato. Diarrea, indurimento degli arti e altri sintomi, costringono molti dei viaggiatori a fermarsi.

Una speranza di salvezza sembra esserci solo quando viene ritrovato uno strano cimelio: la Culla delle Brame, un uovo capace di avverare i più profondi desideri di chi lo usa. Gli Interferoni (dei grossi automi che proteggono l’Abisso), avvisano che la Culla delle Brame ha più effetto se usata da un bambino.

Il cimelio viene ovviamente affidato a Ilmyui, che guarisce dalla malattia, ma inizia a dare alla luce dei veri e proprio aborti. Le creature restano in vita solo per pochi secondi, generando un immenso dolore in Ilmyui. Mentre anche Vueco è vittima della malattia, Wazukyan sembra aver infine trovato la soluzione: i figli di Ilmyui, se mangiati, possono guarire definitivamente gli ammalati.

Successivamente, Vueco scopre che Wazukyan ha “inserito” in Ilmuyui un’altra Culla delle Brame,
il che la sta trasformando in un grande essere informe. Belaf, quello che, fra tutti, si sente più in colpa per essersi nutrito dei figli di Ilmyui, decide di offrirsi a lei come pasto, entrandole dentro. Ilmyui, infatti, è ormai diventata a tutti gli effetti una specie di grotta. Inaspettatamente, il giovane viaggiatore assume una nuova forma, un misterioso e bellissimo residuo inumano. Ha assunto la Forma del Desiderio.

Wazukyan comprende allora che questa è l’unica cosa che potrà farli sopravvivere. I Ganja decidono quindi di entrare tutti insieme nel corpo di Ilmyui, dove creano quello che diventerà l’odierno villaggio di Ilblu (nome con il quale si indica non solo il villaggio, ma tutto il territorio circostante). Fa eccezione Vueco, che decide di suicidarsi, ma che viene salvata per miracolo da Wazukyan e poi imprigionata nella “testa” di Ilmyui, dove si prenderà cura dei suoi tentacoli.

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Belaf.

Il meccanismo narrativo nella sua purezza

Ho scelto di parlare della squadra Ganja non solo perché è, molto probabilmente, la linea più interessante di tutto l’arco narrativo, ma anche perché, fatta luce su questa parte della trama, si può comprendere tutto quello che accade in seguito dentro Ilblu, di cui parlerò nei prossimi paragrafi.

Dal mio punto di vista, si tratta di una linea che esprime ancora una volta la genialità dell’autore: in primis, perché non è un flashback-spiegone. Avete presente quelle lunghissime scene del passato che in pochi secondi fanno chiarezza su tutta un’opera, senza nemmeno farci gustare il piacere dello scoprire da soli? Ecco quelli sono i flashback-spiegoni.

Questa linea invece, si interseca con la storia principale in maniera molto più raffinata, costruendo una serie di rimandi tra Vueco e Riko, ma anche tra Ilmyui e Mitty, o tra Wazukyan e Bondrewd. La creazione di corrispondenze sottili, di fili che in qualche modo legano tra loro ogni pezzo della storia, rendono l’immagine dell’Abisso un po’ più chiara e affascinante, pur senza fornire spiegazioni definitive e concrete sulla sua vera natura.

E soprattutto (forse è la cosa più importante) è impossibile non creare un legame affettivo con tutti i personaggi. Questo il meccanismo narrativo più frequente in Made in Abyss: l’autore ci fa costruire un legame emotivo fortissimo con i protagonisti della vicenda. Il legame si rafforza ancora di più, poiché costruito all’interno delle dinamiche dell’Abisso, dove la separazione, la morte e il dolore, si trovano sempre dietro l’angolo.

E, nel momento in cui questo legame è più forte, proprio in forza della sua natura abissale esso deve essere distrutto. Il destino delle cose che entrano nell’Abisso è quello di uniformarsi alla realtà dell’Abisso. Ci affascinano, ma si distruggono.

La parabola di Ilmyui

Ilmyui è, quindi, l’incarnazione della potenza dell’Abisso. In lei si dispiega lo strapotere della natura sull’uomo, al quale non resta che trasformarsi in pura materialità. L’Abisso non può non inglobare in sé tutto ciò che lo percorre.

Ma c’è di più. Ilmyui, nell’usare due volte la Culla delle Brame, ha dato luogo a qualcosa di totalmente assurdo: innanzitutto il desiderio di essere colei che dà la vita, generando dei figli e generando delle cure per Vueco. Dopo, invece, è sorto in lei il desiderio di essere colei senza la quale non è assolutamente possibile vivere. Si passa dal generare vita ad essere la vita stessa.

Ilmyui, per quanto maltrattata da Wazukyan, non è una figura facilissima da liquidare (così come non lo è qualsiasi personaggio di Made in Abyss): la creazione di Ilblu è l’esito della perversione umana di Ilmyui e dei Ganja oppure del fatto che anch’essi sono semplici vittime dell’abisso? Non c’è una risposta univoca.

In qualsiasi caso, Ilmyui ha realizzato, con il suo desiderio, l’ancestrale impulso mimetico dell’uomo di assimilarsi alla Natura: annullare sé stessi per sopravvivere. Sacrificare l’Io di fronte a qualcosa di assolutamente insormontabile è anche qualcosa di estremamente animalesco e pre-razionale.*

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Una delle scene più violente di tutta la stagione: la salvezza dei Ganja dipende dalla totale depersonalizzazione di Ilmyui.

*È sempre un po’ rischioso parlare di filosofia quando si tratta di anime e manga. Ma sicuramente la Dialettica dell’Illuminismo di Max Horkeimer e Thedor Adorno può essere di grande aiuto per comprendere il rapporto dell’Uomo con la Natura (intesa non come quella dove si vanno a fare le gite, ma come la realtà fisica in tutta la sua inspiegabilità).

La parabola di Vueco, Wazukyan e Belaf

Tre personaggi costruiti ad arte, quasi come tre elementi complementari. Vueco è l’archetipo materno, affettuosa, riservata, piena di ideali e di curiosità. Nonostante la sua evidente mancanza di senso pratico, Vueco è ciò che permette a Ilmyui di conservare un barlume di umanità per tutto l’arco narrativo.

Wazukyan è la saggia figura maschile, l’archetipo del padre che sfrutta i figli di Ilmyui per la salvezza della propria squadra. La profetica lungimiranza di Wazukyan si scontra con la sua totale assenza di empatia. C’è un inspiegabile senso di religiosità nei suoi gesti: conosce il destino di morte e de-umanizzazione che li attende, ma è proprio quella trasfigurazione ad essere il centro dei suoi desideri.

Belaf invece è molto meno chiaro da definire. In un certo senso egli incarna la bellezza dell’espiazione, la bellezza della fine. Nella sua bellissima forma residuale, si trova il Valore della Memoria: il ricordo della colpa passata, destinata a compiersi nell’ineluttabile vendetta di Faputa (di cui parleremo più in là). Ma è proprio in questa eterna conservazione di uno splendente (quanto mortale) passato, di tutti i sentimenti positivi e negativi che lo compongono, a rendere possibile un futuro per il villaggio di Ilblu e per Faputa.

Made in Abyss
Vueloelco si prende cura dei figli mai nati di Ilmyui.

Temi e idee sui Ganja

In tutta questa storia è fortemente presente una delle caratteristiche fondamentali dell’Abisso: l’onnipresente tensione tra morte e vita, tra bellezza e distruzione, tra redenzione e colpa. In qualche modo la parabola di Ilmyui, di Belaf e di tutti gli altri, lega indissolubilmente questi opposti solo apparentemente inconciliabili.

Wazukyan e Belaf, molto più che l’umana, troppo umana Vueco, desiderano quella trasfigurazione, desiderano perdere l’umanità, desiderano essere assimilati all’Abisso, diventarne parte. Una sorta di pulsione mortale li conduce non a degradarsi, come accade a Mitty o alle vittime di Bondrewd, ma a ad “elevarsi” a pura incorporeità. È solo dentro il villaggio di Ilblu, infatti, che la Maledizione dell’Abisso pare fermarsi completamente ed è solo assimilandosi ad esso che è possibile sopravvivere.

Eppure i residui mantengono, come dicevo per Belaf, quella colpa ancestrale dalla quale non si può fuggire. E non vi è realmente alcun desiderio di sfuggirle. La “vittoria” di Faputa è pressoché certa, anche Reg non può nulla. La redenzione è ineluttabile ed è possibile solo nel momento della scomparsa totale, della trasmutazione in semplice ricordo (come Belaf, che offre i suoi ricordi a Faputa).

La Culla delle Brame di Wazukyan

Ora, c’è un punto fondamentalmente lasciato irrisolto. Poco prima di accedere all’interno di Ilmyui, Wazukyan salva dal suicidio Vueco. In quel momento, la ragazza comprende qualcosa: anche Wazukyan ha usato la Culla delle Brame. La domanda quindi è: cosa ha desiderato?

Sappiamo che di Culle ce ne sono tre. Con il primo cimelio, Ilmyui ha desiderato diventare madre, ma il suo desiderio si è mescolato a quello di guarire Vueco, dando vita ad aborti che sono anche delle vere e proprie cure. Con il secondo ha dato vita al villaggio e generato l’ultimo figlio, Faputa.

Sicuramente la società di Ilblu è frutto dei desideri di Ilmyui: intanto perché si regge su alcuni concetti presenti nel suo sistema linguistico (quello che Gaburoon spiega a Faputa nell’ultimo episodio, per intenderci); e poi perché, banalmente, la versione residuale di Jurimoh può essere creata solo da Ilmyui, l’unica in grado di conoscere i ricordi di Vueco.

Eppure, è altamente probabile che alla formazione del villaggio, abbia concorso anche il desiderio di Wazukyan. Egli ha desiderato qualcosa che superasse i limiti dell’umano e trascendesse l’Abisso. Il risultato, probabilmente, è la creazione di un campo di forza in grado di difendere la comunità dalla maledizione dell’Abisso e la costruzione di una società autonoma e civile.

Oltre queste piccole teorie, non possiamo andare. Temo che l’obiettivo di Tsukushi fosse proprio creare un alone di mistero attorno ai reali intenti di Wazukyan. E la sua scomparsa ci lascia ancora più con l’amaro in bocca:

<<È la nostalgia che vi attende alla fine del viaggio, figli dell’Abisso.

<<C’è qualcosa di peggio di un sogno non realizzato che vi attende oltre la capitale dorata.

<<Cercate di realizzare i vostri sogni, prima di disperare.

La traduzione italiana è realizzata da Dynit.

La società di Ilblu

Il Calcolo e qualche osservazione problematica

Il percorso dei Ganja è delineato magistralmente. Meno chiaro, invece, è come poi effettivamente si sia formata la società di Ilblu. Gli abitanti di Ilblu sono tutti membri della squadra Ganja? Perché la società ad Ilblu si è basata sul Calcolo? È un effetto della Culla delle Brame? Perché alcuni residui hanno mantenuto il dono della parola, mentre tutti gli altri no? Ecco, non c’è esattamente una risposta a tutti questi quesiti.

L’elemento più affascinante, e che colpisce quasi da subito, è il Calcolo, una sorta di bilanciamento sociale per cui ad ogni cosa corrisponde un preciso valore. Se quel valore non viene pagato al giusto prezzo, o viene danneggiato, entra in azione una sorta di melma nera (solo ora sappiamo essere i figli mai nati di Ilmyui) che “recupera” il valore dell’oggetto, talvolta sottraendo parti del corpo di chi ha rubato, rotto, o semplicemente non pagato al giusto prezzo la cosa posseduta.

Maa, un abitante di Ilblu, attaccat* dal Calcolo

Ipotesi sul Calcolo e sugli abitanti

A parte le evidenti allegorie, cercherò, come possibile, di comprendere il perché avviene questo e di rispondere alle domande sopraelencate.

La mia idea è che il Calcolo sia uno degli effetti collaterali del cimelio usato da Ilmyui e da Wazukyan, la Culla delle Brame, custodita nel cuore del villaggio. È tramite il desiderio che gli abitanti di Ilblu tirano avanti. Attraverso lo scambio di cose ritenute preziose, di cose desiderate, poiché anche loro, in quanto residui, sono ridotti a oggetti viventi.

Il perché, invece, alcuni residui parlino e altri no, non ci è dato sapere. Certo è che le vittime della Maledizione del sesto strato dovrebbero assomigliare a Mitty o alle altre vittime degli esperimenti di Bondrewd. Non è dato nemmeno sapere se si tratta di esseri benedetti come Nanachi, poiché la loro esistenza non è concepibile al di fuori del villaggio.

È da ipotizzare, quindi, che tutti gli abitanti siano frutto dei desideri di Ilmyui e di Wazukuan. I sogni malati di una bambina nata nell’Abisso e di un uomo senza scrupoli, desideroso di trascendere la debolezza umana.

Made in Abyss
Majikaja è un residuo piuttosto particolare, visto che può trasformarsi in una… macchina da guerra?

Ipotesi sul significato

Il viaggio di Riko segue una progressiva linea di de-umanizzazione: più ci si avvicina al fondo dell’abisso, più è probabile che le entità che lo compongono e le leggi che lo governano siano distanti da quelle della superficie. In particolare c’è un elemento fondamentale, che ricorre in Made in Abyss.

Un tratto fondamentale, lo si voglia o no, che distingue l’umano dal non-umano, è il corpo. Quest’ultimo è, per i cercatori più cinici, un limite da governare e da superare, un limite da capitalizzare, trascendendo l’etica umana: Bondrewd, ad esempio è un’essenza praticamente incorporea, non esiste come entità singola, perfettamente individuata. Come afferma lui stesso, tutte le Mani Oranti sono emanazioni della sua coscienza. E, in un certo senso, Bondrewd è anche il personaggio meno umano finora incontrato (la perdita del sé è anche un effetto collaterale del Zoaholic, il cimelio usato da Bondrewd per frazionare la sua coscienza ed impiantarla in altri corpi).

Made in Abyss
Le Mani Oranti, dette anche Umbra Hands, pronte per un altro simpaticissimo esperimento.

Il Calcolo, uniformandosi alle leggi dell’Abisso, si distacca completamente da quelle che dovrebbero essere le leggi della superficie: agisce sul corpo e lo trasforma in mera oggettualità. Da un punto di vista “abissale”, il Calcolo è forse la forma di giustizia, quindi di società, più perfetta in assoluto. Ma è questa perfezione a renderla assolutamente disumana. Assegnare ad ogni essere vivente un valore è quanto di più terribile possa accadere ed è un pericolo contro il quale anche la nostra società potrebbe scontrarsi.

Vueco, almeno in questo, è stata profetica: ha compreso che la perdita di corporeità le avrebbe tolto anche l’umanità. Quell’umanità che le permetteva di restare legata affettivamente a Ilmyui. La legge dell’Abisso implica una rinuncia totale all’etica umana. Perché, come si intuisce chiaramente anche nella scena in cui Maa viene colpito dal Calcolo, la legge del valore non permette alcuna forma di libertà, se non pagando con atroci sofferenze.

Faputa

L’ultima figlia di Ilmyui, Faputa, sembrerebbe essere già amatissima dal web e dai weaboo per via del suo aspetto e della sua parlata, ma, a mio modesto avviso, si tratta del personaggio più debole in tutto l’arco.

Cerchiamo però di comprendere lo sviluppo di Faputa, dei suoi punti di forza e dei suoi punti deboli, senza troppe considerazioni personali.

Faputa è nata dopo l’uso della seconda Culla delle Brame, poco prima della trasformazione di Ilmyui nel villaggio. Il compito di Faputa è essenzialmente quello di proteggere Ilmyui, che, a detta della stessa figlia, prova ancora atroci sofferenze. Il nostro nuovo personaggio considera i residui alla stregua di parassiti all’interno del corpo della madre (curiosamente, proprio come l’acqua che bevvero i Ganja). Il suo compito è distruggerli assieme al villaggio.

Nonostante ciò, Faputa è anche considerata la principessa di Ilblu e, non sappiamo bene perché, desiderata dallo stesso Wazukyan. È attesa come un Messia, poiché non può accedere ad Ilblu con le proprie forze.

L’intervento di Reg si rivela essere decisivo: qualcosa li lega ad una promessa passata. Questi, infatti, deve recuperare Nanachi, vendutasi a Belaf per restare sempre accanto ad una riproduzione di Mitty, ed è proprio Faputa ad offrire parti del proprio corpo, affinché Reg riesca ad ottenere Nanachi indietro.

Quelle parti del corpo, tuttavia, per una stramba concatenazioni di eventi (attivando le ire di Juroimoh, protettore di Ilblu, Reg è costretto ad usare l’inceneritore e rompere la barriera), portano Faputa nel villaggio. E fin qui tutto sembra filare liscio.

Made in Abyss

Era davvero necessario?

Lo scontro tra Faputa e gli abitanti di Ilblu, con alcuni interventi di Riko, Reg e Nanachi, durano per ben due episodi, senza concludere nulla. Anzi, Faputa, dopo numerose scene di squartamenti totalmente gratuite, sembra quasi cambiare idea: entrando all’interno di Belaf e assorbendone i ricordi, Faputa riscopre l’affetto tra Ilmyui e gli altri membri del Ganja. Ma è troppo tardi, le creature del sesto strato hanno finalmente libero accesso: la barriera creata da Ilmyui non esiste più e i residui sono destinati a scomparire.

A parte la buona dose di botte (quelle piacciono a tutti) a cosa è servita Faputa? A portare avanti la trama in maniera piuttosto confusionaria e disarticolata, lasciando senza risposta non pochi punti di domanda. L’incontro tra lei e Reg non sembra essere minimamente approfondito: non abbiamo imparato nulla di nuovo sul nostro robottino, se non che Reg è il suo vero nome (sappiamo che Riko lo aveva chiamato così in “onore” di un suo cagnolino).

L’obiettivo dell’autore credo sia quello di tenersi buono il personaggio di Faputa. Sembra chiaro che il suo viaggio con Reg debba in qualche modo continuare, anche se non sappiamo come e in che misura. Non può esaurire tutte le cartucce buone immediatamente.

Non so quale sarà il destino di Faputa, ma, considerando solo ed esclusivamente ciò che è accaduto in questa stagione, avrei preferito che lo spazio dedicato a lei fosse invece stato dedicato alla scoperta di qualcosa in più sui nostri protagonisti.

Gaburoon, l’interferone di cui parleremo a brevissimo.

Riflessioni su Faputa

Nonostante il meccanismo narrativo sia un po’ lacunoso, Faputa è una liberatrice e come tale porta con sé numerose occasioni di riflessione.

Come Nanachi, anche Faputa deve mettere fine a qualcosa di inumano: la sofferenza. Questa sofferenza inumana è dipesa da due elementi: da una parte, Ilmyui, la sua trasformazione in mostro geografico, dall’altra la trasformazione dei Ganja in Desiderio.

Gli abitanti di Ilblu esistono perché desiderano, e trasformano quello che desiderano in valore, all’interno di un sistema fortemente bilanciato dalla stessa Ilmyui. Un sistema quasi capitalistico dove la libertà non è in alcun modo possibile.

È quasi il contrario di quello che Faputa e Gaburoon (l’interferone che l’accompagna) chiamano Haku, ovvero il “prendersi cura” dell’altro, qualcosa che va ben oltre il semplice desiderio. I residui, così come sono, non possono concepire niente che non sia all’interno delle loro brame. L’idea dello Haku costruisce un’immagine del tutto diversa, dove è centrale non il proprio desiderio, ma il libero atto di donarsi all’altro senza che qualcosa torni indietro sotto forma di guadagno.

Faputa, quindi, è venuta a donare ciò che in realtà i Ganja cercavano sin dall’inizio: la libertà. La trasfigurazione finale, ambita soprattutto da Wazukyan, è questa, la libertà totale. Alla quale corrisponde anche la fine di tutto.

Questa è l’unica interpretazione che ho trovato per comprendere la “trasformazione” di Faputa. Essa si nutre degli abitanti per poi diventare “dorata”: è forse Faputa l’incarnazione della città dorata del sole ardente? D’altronde, è proprio la città dorata ciò che cercano i membri del Ganja. E l’hanno trovata solo nella distruzione avvenuta per mezzo della “nuova” Faputa.

Ma questa, ahimé, è solo una teoria. C’è ancora molto da scoprire su questo personaggio.

Made in Abyss
Anche Wazukyan si meritava un’immagine in questo articolo.

Un bilancio conclusivo

Alla fine di tutto, ho apprezzato tantissimo questo arco narrativo, se preso nella sua interezza. Andando ad esplorare un po’ più nel profondo, si trova, qua e là, qualche buco. Almeno, io ho trovato un po’ trascurati alcuni elementi (ahimè, anche nel manga), soprattutto per quanto riguarda il Calcolo, l’uso del Valore e in generale la Società ad Ilblu.

La discesa nell’Abisso, in qualsiasi caso, non cessa di stupirmi ed appassionarmi: alla discesa, come dicevo sopra, corrisponde una progressiva perdita di umanità, rendendo le storie che la popolano via via più interessanti. Ciò che accade ai Ganja può essere considerato persino più perverso dell’arco narrativo dedicato a Bondrewd e Prushka.

Credo tuttavia che l’obiettivo sia strizzare l’occhio al grande pubblico, ripetendo, anche un po’ ossessivamente, alcuni meccanismi che hanno ottenuto particolare successo. La perdita di umanità di una bambina innocente è ormai accaduta tre volte: con Mitty, con Prushka e con Ilmyui. E questo accade un po’ a discapito della coerenza generale.

Made in Abyss
La “copia” di Mitty posseduta da Belaf.

Bisogna considerare, inoltre, che Made in Abyss si sta attirando parecchie critiche perché si spinge ai limiti (molto labili, va detto) della pedopornografia: molte cose risultano sgradevoli ed esibizioniste (e oserei dire che nel manga è decisamente peggio).

Nonostante questo, credo in realtà che alcune di queste scene siano assolutamente necessarie (non quelle di mera esibizione del corpo, ovviamente). L’esercizio del potere sui bambini non è un argomento molto piacevole da toccare, ma è qualcosa di molto vero e palpabile, in tante parti del mondo.

Il motivo per cui continuo ad apprezzare Made in Abyss è che, nella sua assurdità, è tremendamente reale. Riesce ad essere allegorico, senza scadere nella banalità e nel moralismo. Non fissa dei valori chiari e precisi, è un percorso aperto, che esplora i confini dell’umano e del disumano.

E voi che ne pensate di questa nuova stagione?

  • IN COPERTINA: Illustrazione realizzata da Tsukushi appositamente per la conclusione della nuova stagione animata.

Comments

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  1. Mio Dio che stagione orrenda…sono qua perché pensavo fosse un enorme filler, tant’è che non aggiunge niente di nuovo alla finale dell’OAV se non la modifica di pruska. Inoltre i personaggi sono molto poco approfonditi, e non sono riusciti a trasmettere quelle emozioni che l’anime si aspettava di dare…ho trovato molto odiosa la “rinascita” di Mitty che solo qualche episodio fa era morta per volere di tutti…per poi sapere che quella era si Mitty , addirittura con la sua anima, ma non era veramente Mitty… veramente tutto inutile e spiegato malissimo.

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