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I ragazzi e i manga shōnen: tra azione e avventura

Se ci sono manga per bambini e manga per ragazze, anche i ragazzi dai dodici ai diciotto anni hanno il genere a loro dedicato: Shonen (“ragazzo”).

Le caratteristiche dei manga shonen

Il tema amoroso è assente o viene messo in secondo piano, anche se esistono alcune eccezioni di rilievo (Video Girl Ai). Si tende a compensarne l’assenza con ragazze dalle forme ben definite (Lamù) e con l’inserimento di fanservice, scene di nudo, parziale o totale, inserite tra una vignetta e l’altra per soddisfare le richieste del pubblico maschile come in Hentai ōji to warawanai neko.

L’elemento preponderante di questo genere è comunque l’azione, spesso e volentieri inserita in un contesto fantasy, sportivo o competizione musicale come in Bugie d’aprile.

Bugie d'aprile
Bugie d’aprile

La trama si snoda infatti intorno ad alcune prove con cui i protagonisti devono continuamente confrontarsi. Ogni serie è quindi formata da un obiettivo principale che di solito è il traguardo che il protagonista si è imposto di raggiungere. Ad esempio vincere un prestigioso torneo sportivo o sconfiggere un nemico ritenuto imbattibile. Questo naturalmente viene conseguito solo alla conclusione della storia.

Nella trama degli shōnen tutta una serie di sfide intermedie oltre a sbloccare la strada verso la meta finale, permettono al protagonista di prepararsi allo scontro decisivo, migliorando le proprie capacità oppure ottenendo elementi necessari alla vittoria finale. L’ambientazione tipica è un universo dedicato con elementi magici e/o tecnologie fantascientifiche, come in Dragon Ball One Piece.

Dragonball

Quest’opera di Akira Toriyama può essere divisa in due macro archi narrativi: Dragon Ball e Dragon Ball Z. Nel primo Son Goku è un bambino impegnato nella ricerca delle sette sfere del drago le quali, una volta riunite, evocheranno Shenlong, un dio drago in grado di esaudire qualsiasi desiderio.

Dragonball sfere del drago
Goku e le sfere del drago

La storia

Goku è un bambino con la coda, buffo ma incredibilmente forte e dal cuore puro. Nel suo viaggio incontrerà innumerevoli personaggi tra cui Bulma, una bellissima ragazza che possiede un radar in grado di rivelare la posizione esatta delle sfere del drago. Ci sono anche il maestro Muten, un esperto maestro di arti marziali che ha un debole per le donne; Yamcha, il primo di una lunga serie di antagonisti che poi passerà dalla parte dei buoni e Crilin che diventerà presto il miglior amico di Goku.

In questa prima parte il nostro eroe combatterà numerosi malvagi: dal nano Pilaf al terribile Grande Mago Piccolo, passando per l’organizzazione criminale Red Ribbon e lo spietato killer Tao Bai Bai.

Sono tuttavia i tornei di arti marziali Tenkaichi il fulcro di questo battle shōnen. Infatti l’autore tocca il suo apice con combattimenti straordinariamente dinamici e sfide sempre più epiche come Goku vs il maestro Muten o Yamcha vs Tenshinhan. 

Goku è l’eroe di tutti i tempi, il più forte, il più buono. Arriva sempre all’ultimo minuto ma salva il mondo e perdona il nemico. Ha un animo nobile, è generoso con tutti e aiuta chiunque ma ama combattere e per lui la sorte della Terra è la cosa più importante.

Dragonball personaggi

Dragonball Z

Dragon Ball è intriso di umorismo e demenzialità, con personaggi caricaturalmente ridicoli e sempre in grado di strappare un sorriso, mentre i toni si fanno decisamente più seriosi con l’inizio di Dragonball Z.  

Qui infatti vengono narrate le avventure di Son Goku ormai divenuto adulto, il quale si è sposato con Chichi e da cui ha avuto due figli, Son Gohan e Son Goten. Con il proseguire della serie aumentano sia gli avversari sia la loro potenza e le battaglie che ne derivano causano un allontanamento sempre maggiore da quella che era la base della storia in Dragon Ball, ovvero la ricerca delle sfere del drago.

Goku

Si dà più spazio alla crescita dei personaggi e al susseguirsi degli scontri grazie ad una trama che si è rivelata di enorme successo.

Caratteristiche del successo

L’elemento innovativo di questa opera è sicuramente il disegno. Il tratto di Toriyama con le sue linee più leggere e spigolose e la particolare cura ai dettagli delle battaglie hanno senza dubbio rivoluzionato la veste grafica degli shōnen. I vari combattimenti sono resi con molti effetti speciali e svariate tecniche, di cui la maggior parte basate sull’energia interiore del guerriero.

Dragon Ball appassiona, coinvolge, emoziona e soprattutto intrattiene con una semplicità senza eguali, riuscendo a mantenere una freschezza e una spensieratezza immortali. Difficile per molti poter dimenticare il grido “Onda energetica!”, immaginarsi sulla nuvola Speedy o le fusioni fatte insieme al proprio amico del cuore. Non importa se gli esiti delle battaglie per le sorti del mondo sono prevedibili e scontati, d’altronde non è la destinazione ma il viaggio che conta.

Goku onda energetica

L’epicità degli scontri, lo spirito dei protagonisti e la genuinità delle emozioni che il manga e l’anime trasmettono arrivano dritte al cuore. Dragon Ball è una tappa obbligatoria per tutti coloro che vogliono esplorare l’universo shōnen. Ricordo che durante la mia infanzia non perdevo una puntata dell’anime attirata dalla possibilità di viaggiare nel tempo, dalle grandi città futuristiche, dalla tecnologia avanzata, dal gran numero di pianeti abitati da differenti specie di extraterrestri ma soprattutto dai personaggi. Di loro mi colpiva che avevano si un aspetto umano ma erano in grado di sviluppare capacità sovrumane unendo la forza fisica e quella spirituale.

I manga shonen più venduti

Uno dei meriti degli shōnen è quello di aver contribuito notevolmente alla diffusione del manga fuori dal paese di origine. Dragon Ball ha venduto 240 milioni di copie nel mondo, diventando uno dei manga più conosciuti degli ultimi vent’anni. Meglio di lui ha fatto solo One Piece, con ben oltre 430 milioni di copie vendute che attualmente è lo shōnen più famoso e amato in Giappone e non solo. Dal manga sono stati tratti una serie animata tutt’ora in corso, una decina di film d’animazione, diversi videogiochi e merchandising a non finire.

Il fenomeno Demon Slayer

Il leggendario One Piece è stato recentemente superato dall’incredibile successo di Demon Slayer. Questo manga scritto e disegnato da Koyoharu Gotoge ha raggiunto le 38 milioni di copie vendute, diventando così il manga con il maggior numero di vendite in un solo anno.

In Italia viene pubblicato da Star Comics nella collana Big dal 10 aprile 2019 ed è tutt’ora in corso di pubblicazione anche se alcune voci riportano che la serie sarebbe vicino alla sua conclusione per problemi di salute dell’autore.

Questo manga shonen da record racconta le avventure del giovane Tanjiro, un gentile venditore di carbone a cui un demone stermina la famiglia. Solamente la sorella minore Nezuko si è salvata però è stata trasformata a sua volta in un demone. I due fratelli si mettono in viaggio alla ricerca del mostro per vendicarsi e per tentare di far tornare alla normalità Nezuko. Il racconto diventa così ricco di avventure, di sangue, di spade e anche di sentimenti contrastanti che lo rendono sempre più avvincente e appassionante, tanto da decretarne il meritato successo.

One Piece
One Piece

Big 3

Negli ultimi anni in Giappone si sono conclusi altri due shōnen molto famosi, Naruto e Bleach, durati entrambi 15 anni che, insieme a One Piece, hanno condiviso il podio dei manga più venduti, tanto che sono da sempre chiamati i “Big 3”. 

Negli ultimi cinque anni sono emersi diversi nuovi shōnen interessanti che sono già diventati un successo internazionale: My Hero Academia, The Seven Deadly Sins, Black Clover, Haikyuu!! e The Promised Neverland.

The Promised Neverland

Disegnato da Posuka Demizu e sceneggiato da Kaiu Shirai, The Promised Neverland è nato nel 2016 sulle pagine della rivista Shōnen Jump. Degli otto volumi di cui è composto i primi due sono stati pubblicati in Italia da J-Pop Manga.

Mi sento di consigliarlo fortemente perché sono rimasta colpita dall’anime fin dalla prima puntata per la novità della trama a tratti impressionante ma sempre coinvolgente.

I temi centrali sono quello della prigionia e della voglia di libertà contro un nemico dalla potenza schiacciante. Protagonisti sono tre orfani, Emma, Norman e Ray, che vivono da sempre all’interno di un orfanotrofio gestito da una certa Madame Isabella, che tutti i bambini chiamano affettuosamente “mamma”.

The Promised Neverland "mamma" Isabella
“mamma” Isabella

La storia

I tre giovani non sono mai usciti da quel posto, sanno che è circondato da alte mura e che è vietato a tutti avventurarsi oltre una misterioso cancello. Un giorno Emma e Norman tentano di riportare un peluche dimenticato da una bambina che sta per essere trasferita a una famiglia adottiva. Almeno così loro credono.

Scoprono però il corpo senza vita della piccola e vedono Madame Isabella parlare con un essere mostruoso definito “demone”. I bambini capiscono che l’orfanotrofio è in realtà una sorta di fattoria dove si allevano esseri umani come cibo per i demoni e decidono perciò che l’unico modo per sopravvivere è quello di fuggire.

The Promised Neverland
Norman, Emma, Ray

La psicologia in primo piano

The Promised Neverland cattura il lettore grazie ai molti misteri presenti e riesce a metterlo nei panni dei tre bambini offrendo le poche informazioni che questi hanno circa il mondo esterno. La lotta, più che sul piano fisico, si svolge sul piano psicologico. Tutto ruota infatti intorno al tentativo di fuga escogitato e ai vari accorgimenti adottati per evitare di essere scoperti dalla loro “mamma”. Importante per loro è anche riuscire a comprendere cosa è successo al mondo e perché esistono le creature mostruose che ora lo popolano.

Il manga offre atmosfere più cupe e brutali di altri shōnen, rappresentando un fatto atipico per il suo genere. Ma anche grazie a questa particolarità è riuscito a crearsi una buona fanbase, divenendo molto popolare in poco tempo. La storia ricorda per le sue atmosfere altri shōnen di grande successo come L’Attacco dei Giganti.

L’attacco dei giganti

Scritto e disegnato da Hajime Isayama, in Italia è stato editato da Planet Manga e ha ottenuto un successo immediato. Dal manga è stata tratta una serie televisiva anime e sono stati prodotti anche due film riassuntivi per il cinema. È uno degli shōnen più interessanti degli ultimi 10 anni, che punta molto sulle scene d’azione violente e crude, mischiandole con intrighi e misteri.

L’opera è ambientata in un mondo dove i superstiti dell’umanità vivono all’interno di città circondate da enormi mura difensive. Questo a causa dell’improvvisa comparsa dei giganti, enormi creature umanoidi che divorano gli uomini senza un apparente motivo.

Attack On Titan
Attack On Titan

La storia ruota attorno al giovane Eren Jaeger, a sua sorella adottiva Mikasa Ackerman e al loro amico d’infanzia Armin Arlert. Le loro vite vengono stravolte dall’attacco di un gigante colossale ed uno corazzato che conduce alla distruzione della loro città e alla morte della madre di Eren.

Il senso di impotenza

Sicuramente la trama dell’opera è uno dei punti di forza. Molto originale, piena di colpi di scena e scoperte totalmente inaspettate, si snoda in un crescendo di rivelazioni che lasciano scioccati i lettori posti di fronte ad una inevitabile domanda: “Cosa proverei se un giorno all’improvviso tutto il mio mondo crollasse?”. Disperazione e impotenza davanti ad un nemico imbattibile e implacabile, inoltre la consapevolezza che nulla tornerebbe come era prima.

L’attacco dei Giganti ci ricorda sempre una terribile verità: l’umanità non può vincere. Può provarci in ogni modo, ma quando un Gigante Colossale con un calcio sfonda le mura facendo entrare tutti gli altri più “piccoli”, le speranze di sopravvivere sono davvero poche.

L'attacco dei giganti

Dei Giganti si sa che possono rigenerare velocemente tutte le parti del loro corpo a parte la testa, unico punto debole, che se tagliata li uccide all’istante. Bisogna però essere alti più di due metri per arrivare a colpirla.

La brutale realtà

Isayama inventa allora un dispositivo che forse viene reso meglio nell’anime e che è ciò che attrae di più oltre ai giganti. Un sistema che, tramite cavi e gas, permette di svolazzare tra case e palazzi o in mezzo agli alberi, riuscendo a raggiungere la testa dei Giganti e colpirla con le spade che si hanno in dotazione. Pochi sono però coloro che possono avere la padronanza di questi rapidi movimenti e inoltre c’è un altro grave problema da affrontare. Questo sistema funziona al meglio in città, esattamente dove i Giganti non devono entrare, perché in campo aperto sarebbero proprio loro gli unici appigli a cui aggrapparsi.

L'attacco dei giganti dispositivo per volare

Gli uomini sanno ben poco di queste creature. Soprattutto non si sa come mai sentano il bisogno impellente di cibarsi della carne umana. Per scoprirlo c’è solo un modo: uscire dalle mura. Chi varca quelle porte ha però pochissime possibilità di tornare. Nonostante l’addestramento, la forza di volontà, il lavoro di squadra, basta un piccolo errore e tutto finisce nel modo peggiore possibile.

La rappresentazione dell’esercito

Ci sono tre divisioni militari all’interno del mondo de L’attacco dei Giganti:

La Legione Esplorativa, che si occupa esclusivamente delle missioni al di fuori delle mura. Il Corpo di Guarnigione, che ha il compito di pattugliare le mura e difenderle in caso di attacco. Infine la Polizia Militare, i cui componenti sono scelti ogni anno tra i cadetti migliori e che agisce nei vari distretti della città. Se i Giganti si possono uccidere è solo grazie al coraggio e al sacrificio di queste milizie.

L'attacco dei giganti rappresentazione esercito

Il lettore o lo spettatore è portato ad identificarsi con questi giovani militari, ma allo stesso tempo resta affascinato dall’inquietante mostruosità dei giganti. 

I loro volti mal disegnati, in tutto simili a quelli di umani storpiati dal dolore, producono un effetto totalmente perturbante che è la sintesi ideale dell’opera. Inarrestabili e ineluttabili, provengono da una zona di terrore puro del nostro inconscio. Sono l’espansione totale di quella paura che ritorna per distruggere le nostre piccole certezze e il nostro benessere. I giganti sono la metafora perfetta dell’irrazionale violento che irrompe nella normale quotidianità.

Il non essere completamente un manga shōnen

Come The Promised Neverland, L’attacco dei Giganti, pur restando all’interno dell’ambito shōnen, riesce a prendere in prestito temi e situazioni molto più adulte rispetto ad altri manga del genere. La brutale violenza, il senso di vuoto e disperazione, i giochi di potere e le dinamiche tra i personaggi lo elevano decisamente rendendolo un manga shōnen particolare. Isayama infatti riesce ad aggiungere tutta una serie di elementi adulti che fanno leva sulla mente del lettore, portandolo ad una seria riflessione sul mondo.

Attack On Titan personaggi

Spokon

Un sottogenere molto diffuso è lo Spokon, ambientato nel mondo dello sport giovanile.

Il genere sportivo è uno dei più vecchi, amati e prolifici nella storia dei manga che dell’animazione giapponese. Le prime più lunghe sono state prodotte a cavallo tra gli anni ’60 e ’70. (Tommy la stella dei GiantsJudo BoyL’uomo TigreTutti in campo con Lotti, Forza Sugar).

L'uomo tigre
L’uomo Tigre

In Questa allegra gioventù (Hiatari Ryōkō!), serie manga di Mitsuru Adachi del 1980, vi sono ampie e frequenti parti in cui i protagonisti praticano sport, dal pugilato al softball. Nel 1981 viene creato Touch, serie manga sul baseball in Italia conosciuto con il titolo della sua versione animata Prendi il mondo e vai

Sempre del 1981 è Capitan Tsubasa (Holly e Benjii), uno spokon sul calcio, ideato da Yōichi Takahashi. Il manga narra la storia di Tsubasa Ozora, un fuoriclasse del calcio giapponese. Dopo essere cresciuto nella scuola Nankatsu, a 15 anni Takahashi lascia il Giappone per avventurarsi nel calcio brasiliano e successivamente diventa professionista prima in Brasile e poi in Europa.

A seguire, da metà degli anni ’80 e per tutti gli anni ’90 e 2000, una vasta produzione ha arricchito il panorama del genere spokon (Palla al centro per Rudy, Slam Dunkil principe del tennisGiant KillingMF Ghost).

Lo Spokon in alcune scene

Inoltre, pur non essendo spokon a tutti gli effetti, molti altri manga/anime contengono parti cospicue sull’argomento della lotta e delle arti marziali come in Dragon Ball e Ranma ½. Molte volte si trovano anche scene di combattimento con la spada (Bleach e Inuyasha) o tecniche di lotta di matrice ninja (Sasuke il piccolo ninjaL’invincibile Ninja KamuiIl piccolo guerriero e Nino il mio amico ninja, Naruto). Infine, la lotta corpo a corpo è parte centralissima, anche se in versione “magica”, di Ken il guerriero e Saint Seiya.

Ken il guerriero
Ken il guerriero

Oltre al pubblico prettamente maschile destinatario della maggior parte delle storie, lo spokon ottiene anche una declinazione più femminile rappresentando storie di atlete e ballerine, come in Swan di Kyoko Ariyoshi.

Fantasī

Due dei sottogeneri più diffusi tra gli shōnen sono SF Fantascienza e Fantasī, storie fantastiche o fantasy che seguono delle tappe obbligatorie.

Nella maggior parte dei fantasī il protagonista parte all’avventura per raggiungere un suo obiettivo e durante il viaggio incontra dei compagni che lo aiuteranno nella sua impresa. Spesso si troverà a lottare contro forze malvagie per salvare persone indifese o sconfiggere un potente nemico che vuole conquistare il mondo per assoggettare tutto e tutti al proprio volere.

Nelle varie storie è ampiamente presente l’elemento magico, quello soprannaturale (Inuyasha, Saiyuki e Fairy Tail) o mitologico (I cavalieri dello Zodiaco). Molti di essi si sviluppano anche su tematiche diverse: mistero, azione, horror, storico, drammatico, romantico, scolastico.

Un posto importante occupa anche l’historical dark fantasy come Kuroshitsuji/Black Butler, che vede nel famoso Sebastian, maggiordomo diabolico dell’antica e potente casata londinese Phantomhive nell’epoca vittoriana, uno dei personaggi più apprezzati dai fan. Non si può rimanere indifferenti al fascino di Sebastian, della storia che si sviluppa intorno a lui e dell’ambientazione. Mi sento di consigliare vivamente sia la lettura che la visione di Black Butler che per me è un punto di riferimento nel vasto panorama manga/anime.

Maggiordomo Sebastian
Sebastian Michaelis di Black Butler

Nei fantasī con il progredire della narrazione aumenta anche il livello dei combattimenti.

In alcuni casi le avventure sono ambientate in paesi medioevali ed hanno storie drammatiche intrise di violenza; in altri possono invece predominare situazioni comiche o romantiche. Spesso sono incentrate su una realtà virtuale ricca di avventura e azione, come avviene nell’acclamato Sword Art Online, il cui protagonista, genio della programmazione, entra in un gioco di ruolo in rete da dove è possibile uscire solo da vincitori, poiché non completare il gioco equivale a morte certa. 

SF Fantascienza

Gli SF Fantascienza sono per lo più ambientati in universi paralleli (Dr. Slump e Arale) e si mescolano con alcune suggestive leggende del folklore nipponico (Ushio e Tora), contaminandosi pian piano con la corrente cyberpunk che vuole il mondo in piena decadenza a causa dello smodato uso della tecnologia.

Si vedono universi dove nessuno è eroe fino in fondo, ma tutti cercano giustizia e libertà e dove si trovano i principali temi della fantascienza, come l’invasione aliena, ma anche il classico viaggio iniziatico in cerca di qualcosa (La corazzata YamatoCapitan HarlockGalaxy Express 999). Ci sono società futuribili dove le cose sono andate di male in peggio, mondi ipertecnologici ma rimandati indietro ad un’epoca preindustriale a causa di una catastrofe nucleare (Akira). 

Lo Steampunk è la fantascienza del passato dove è preponderante l’uso di macchinari a vapore e le cui opere sono ambientate sempre in universi paralleli ma intorno al XIX secolo (Il mistero della pietra azzurra e Full Metal Alchemist).

Full Metal Alchemist
Full Metal Alchemist

Alcune volte gli SF Fantascienza possono avere altre ambientazioni, magari appartenenti alla vita quotidiana, come nel caso de La malinconia di Haruhi Suzumiya, una divertente commedia scolastica, in cui la protagonista possiede poteri immensi e sconosciuti che le consentirebbero di fare qualsiasi cosa, compreso distruggere e ricostruire l’universo.

Ranma ½ 

Ha segnato due generazioni di ragazzi fra cui la mia. Il primo capitolo di Ranma ½ di Rumiko Takahashi viene pubblicato in Giappone sulla rivista Weekly Shonen Sunday, dal settembre 1987 fino al marzo 1996. L’anime del 1989, composto in tutto da 161 episodi, arriva in Italia nel 1995, dove va in onda prima sulle reti locali, poi all’interno del contenitore Zap Zap di Telemontecarlo. Poco dopo, Star Comics pubblica il manga composto da 53 volumi, che aveva già visto la luce, ma solo a metà, nei primi anni ‘90 tramite Granata Press e viene accolto con un entusiasmo unanime.

L’Italia viene travolta dalla Ranma-mania e le proteste delle associazioni dei genitori, scandalizzati dalle innovative tematiche, anziché affossare il fenomeno lo innalzano a cult. A settembre 2017 Star Comics ha pubblicato il manga in un atteso formato da collezione: 300 pagine, di cui alcune a colori, per 20 volumi.

Collezione manga Ranma
La mia collezione
Picture © Elena Paoletta

Trama

Ranma Saotome ha 16 anni quando viene obbligato dal padre a fidanzarsi con Akane Tendo, la figlia minore del suo migliore amico. In questo modo i due genitori potranno finalmente realizzare il sogno di unire le loro scuole di lotta, come pianificavano dai tempi dell’addestramento. Ci sono però due problemi. Il primo è che i due giovani, entrambi praticanti di arti marziali ad alto livello, sono orgogliosi e testardi e non ne vogliono sapere di sposarsi. Il secondo è che durante un addestramento in Cina, Ranma è caduto in una fonte maledetta del leggendario campo di Jusenko e da allora, quando si bagna con l’acqua fredda, si trasforma in una ragazza.

Ranma e la trasformazione

L’uso della comicità

Il manga si compone di brevi storie autoconclusive che hanno l’obiettivo di divertire il lettore attraverso la semplicità tipica dell’autrice. Tutto quello che potrebbe essere considerato un difetto, nel lavoro della Takahashi si trasforma in pregio. Lei lo fa usando gli stereotipi del genere portati però all’eccesso: i fraintendimenti, le gag, le interruzioni, sono tutte tappe di un percorso a cui si aggiungono elementi action che si riveleranno cruciali.

In Ranma ½ il lettore è intrattenuto dal presente, dai meccanismi del racconto.

Ranma personaggi

Una delle accuse più frequenti rivolte all’autrice riguarda la piattezza di alcuni personaggi, specialmente quelli secondari. Non c’è in loro un vero e proprio sviluppo, un percorso di formazione, una crescita reale, eppure sono tutti essenziali per la riuscita della storia. Il loro fine è far ridere il lettore, generare un puro divertimento anche trattando un argomento scottante come la crisi dell’identità sessuale.

Gli elementi che hanno determinato il successo di Ranma ½

Innanzitutto le trasformazioni che generano situazioni ed equivoci assurdi. Non solo quelle di Ranma che provocano innamoramenti sia quando è uomo che quando è donna, ma anche quelle di Genma che diventa panda e si esprime con dei cartelli. Oppure quelle di Ryoga, che si trasforma in un porcellino nero per farsi coccolare da Akane o di Shampoo, che a sua volta diventa una gattina nonostante il suo adorato Ranma sia terrorizzato dai gatti. Insomma nel mondo di Ranma è quasi più strano essere interi, che mezzi.

Alla base del successo ci sono poi i personaggi adorabili e assurdi.
Tra protagonisti, comprimari ricorrenti e comparse di alcune saghe, Ranma ne conta almeno una trentina. Va da sé che non trovare i propri preferiti ai quali affezionarsi è impossibile. Tutti danno vita a qualcosa che appare sempre simile ma che in realtà è sempre inaspettato. Si va così dal tonto Kuno alla sua pazza sorella Kodachi, da quel pervertito di Happosai a Ryoga privo di senso di orientamento e quindi destinato a perdersi spesso.

Happosai
Happosai

I combattimenti e le dispute sentimentali

Una parte importante di Ranma ½ sono i combattimenti. Sono loro a mandare avanti la storia. Se qualcosa deve succedere succede durante un combattimento e se arriva un nuovo personaggio è per combattere. Alcuni proseguono per diversi episodi, perché richiedono una preparazione particolare e sono i più appassionanti, come la lunga saga in cui Ranma deve imparare l’Hiryu Shoten Ha (Colpo del drago volante).

Anche le dispute sentimentali semiserie dei personaggi sono parte integrante dell’azione, anzi spesso ne sono il motore, considerando che la maggior parte delle lotte si innescano per questo. Il lettore si appassiona alle scaramucce amorose di Ranma e Akane anche se forse preferirebbe che ammettessero di essere innamorati o che Ranma cedesse alle avances di Shampoo, bella, diretta e provocante. Altri ancora sicuramente nutrivano la speranza che Akane si accorgesse un giorno di quel povero sfigato di Ryoga, beniamino del pubblico. Comunque vadano le cose queste diatribe sono uno dei motivi principali a proseguire la lettura.

Uno shōnen quasi per adulti

Alcuni elementi di Ranma ½ danno l’impressione a un ragazzino di essere davanti a un prodotto particolarmente adulto. Ci sono nudicomicità a sfondo sessuale e qualche parola colorita qua e là, ma in realtà è un manga perfettamente calibrato sul suo target. Non c’è niente di veramente erotico se non corpi nudi usati in modo molto disinvolto per equivoci e gag o per rappresentare scene perfettamente normali per i giapponesi, come quelle in cui Ranma e Ryoga emergono dalle vasche da bagno fumanti.

Akane Tendo alle terme
Akane Tendo

La possibilità di far cambiare sesso al protagonista, con tutte le situazioni che ne derivano, è in realtà un espediente narrativo geniale che si incastra nel discorso più ampio degli adolescenti che affrontano i grandi cambiamenti tipici di quell’età.

Ranma ½ è il manga iconico di quella fase esistenziale. Le contraddizioni, il disappunto, la confusione, sono compagni quotidiani del giovane lettore che vive quelle avventure tutti i giorni.

Dietro alle trovate comiche di Ranma ½ si nasconde un più ampio discorso sul complesso processo di innamoramento e sul prendere coscienza della propria sessualità. Si riflette sui conflitti adolescenziali, sul difficile rapporto con i genitori, sulla necessità di creare una famiglia sia pure allargata, stramba o contraddittoria cercando risposte o soluzioni con un sorriso.

Isekai

Isekai è un sottogenere solitamente legato al fantasy, in cui una persona normale viene trasportata, evocata, reincarnata o intrappolata in un universo parallelo. A volte il protagonista si ritrova in un mondo completamente nuovo mantenendo i ricordi della sua vita precedente, come accade in Saga of Tanya the Evil. Può anche dimenticarsi completamente di quanto accadutogli fino al suo risveglio in quel mondo come in Hai to gensō no Grimgar. Mentre in altri casi il nuovo universo può essere un mondo virtuale che si trasforma in reale (Log Horizon o Overlord).

Hai to gensō no Grimgar
Hai to gensō no Grimgar

Le storie di viaggi temporali non vengono ritenute isekai, in quanto i personaggi vengono teletrasportati nello stesso mondo e non in una dimensione parallela.

Il protagonista di un’opera Isekai è spesso un NEET, un hikikomori o un giocatore che esprime il desiderio di abbandonare il mondo reale per viaggiare nel mondo fantasy preferito. Qui è in grado di sfruttare le sue conoscenze di videogiochi di ruolo generalmente poco considerate nella vita reale. Può inoltre dimostrare la sua abilità di gioco attraverso un’interfaccia a cui solo lui può accedere.

Il protagonista può disporre di terribili poteri, come nell’anime In Another World with MySmartphone, o essere debole come in Re:Zero – Starting Life in Another World

Re: Zero
Re: Zero

Solitamente è una specie di “eroe prescelto”, ma può capitare che diventi un personaggio più crudele e sadico degli stessi abitanti del nuovo mondo. In rari casi può ritrovarsi reincarnato in un “non umano” come in Vita da slime o anche in un oggetto, come una spada magica o qualcosa totalmente fuori contesto come un distributore automatico (Reborn as a Vending Machine, I Now Wander the Dungeon)

Mecha

Con il termine Mecha si individua il genere fantascientifico robotico come Neo Genesis Evangelion e Full Metal Panic. Ha come caratteristica principale la presenza dei cosiddetti robot giganti, solitamente pilotati da umani.

Full Metal Panic
Full Metal Panic

I fan di manga fanno una distinzione fra due “classi” di mecha. I Real Robot sono i mezzi caratterizzati da un certo realismo tecnologico. Spesso prodotti in serie e considerati come macchine comuni per quanto costose (Gundam). I Super Robot sono esemplari unici dai poteri praticamente illimitati che rappresentano i veri protagonisti della serie (Mazinga ZGrande MazingaMazinkaiser o Goldrake).

La maggior parte dei mecha sono diretti ad un pubblico molto giovane, soprattutto i Mecha Trasformabili, i famosissimi Transformers, protagonisti di alcune serie animate e di film dal vivo, i cui modellini hanno invaso i negozi di giocattoli di tutto il mondo.

Meitantei

Il Meitantei (“investigatore”) è invece un sottogenere degli shōnen che si basa su storie da romanzo giallo. Il protagonista è infatti un investigatore che porta a termine i casi che gli vengono sottoposti, oppure un ladro che cerca di mettere a segno i suoi colpi

È un sottogenere realistico che però lascia ampio spazio alla fantasia dell’autore che deve creare sempre nuovi casi da risolvere cercando di stupire il più possibile. In Italia hanno avuto una certa fortuna Lupin IIIOcchi di gattoCity HunterDetective Conan e Il fiuto di Sherlock Holmes.

Lupin III
Lupin III

Occhi di gatto

L’indimenticabile epopea “ladronesca” dell’anime che ha fatto sognare chi era bambino negli anni ottanta, Cat’s Eye – Occhi di gatto (Kyattsu Ai), è tratta da un manga scritto e disegnato da Tsukasa Hojo. Hojo ha creato anche un’altra serie manga, City Hunter, accomunata ad Occhi di Gatto da un riuscito mix di avventura, commedia, belle donne e acconciature anni ’80.

Hitomi (Sheila), Rui (Kelly) Ai (Tati)

In Giappone il manga è stato pubblicato per la prima volta dalla casa editrice Shūeisha su Weekly Shonen Jump, dal 1981 al 1985, riscuotendo un successo enorme con circa venti milioni di copie vendute. È arrivato in Italia molti anni dopo, pubblicato tra il 1999 e il 2000 dalla Star Comics.

La famosa serie animata prodotta da Tokyo Movie Shinsha è stata trasmessa in Giappone su Nippon Television dal luglio 1983 al luglio 1985.
In Italia è andata in onda dal settembre 1985 sull’emittente televisiva Italia 1. Conta 73 episodi divisi in due stagioni, di cui l’ultima ha un finale aperto.

La storia

La giovane Hitomi Kisugi (Sheila Tashikel nell’edizione italiana) gestisce il caffè Cat’s Eye (“Occhi di gatto”) con la sorella maggiore Rui (Kelly) e quella minore Ai (Tati).

Il bar è solo una copertura, perché le tre sorelle sono in realtà una banda dedita al furto di opere d’arte, anch’essa chiamata Cat’s Eye, Occhi di gatto nella versione italiana. Il trio firma i colpi lasciando sempre un biglietto di visita. Le sorelle Kisugi non si dedicano al furto per lucro, rubano solo opere d’arte appartenute a Michael Heinz, il loro amato padre scomparso. Lui era un pittore tedesco innamorato di una donna giapponese e privato dai nazisti delle sue opere d’arte. Sperano così di ricostruirne la collezione sottratta illegalmente e trovare elementi per ritrovare il genitore.

L’investigatore incaricato delle indagini per la loro cattura, Toshio Utsumi (Matthew Hisman), è il fidanzato di Hitomi, ma non sospetta minimamente della seconda attività delle tre sorelle. Il rapporto tra Hitomi e Toshio procura alle tre ladre sia complicazioni che vantaggi. Hitomi infatti, senza darlo a vedere, riesce a estorcere a Toshio informazioni riservate grazie alle quali la banda la fa quasi sempre franca riuscendo a fuggire con la refurtiva.

Il vero finale

Chi non si è mai perso una puntata della serie anime ricorderà che questo aveva una conclusione aperta. Nel finale infatti le tre sorelle incontrano il fratello gemello del padre, cioè colui che in realtà lo ha tradito. Non si sa dunque se riusciranno davvero a trovare l’amato genitore e come evolverà la storia tra Hitomi e Toshio, nè se lui scoprirà la doppia identità di lei.

Il manga ha un finale ben diverso. Scritto dopo la conclusione della serie animata, Hitomi rivela a Toshio di essere una delle ladre, per poi fuggire negli Stati Uniti. Qui l’investigatore riesce a rintracciarla, ma lei dice di avere perso la memoria a causa di una meningite virale. L’amore sembra dunque non trionfare neppure qui. Ma alcuni indizi lasciano intendere che Hitomi sta solo fingendo di non ricordare. Lei e Toshio ricominceranno una nuova vita insieme.

Toshio & Hitomi

La censura

Come accade sempre quando si tratta di anime la censura ha fatto alcuni tagli, dal momento che Italia 1 aveva indirizzato la sua offerta a un pubblico di bambini. 

Per esempio è stata eliminata la sequenza nella quale Kelly si fa sbottonare l’abito dal detective, il quale resta molto turbato nel vedere la biancheria intima. Sono state tolte anche alcune scene in cui le ragazze appaiono nude sotto la doccia.

I tagli apportati alla versione italiana non furono però tantissimi e riguardarono perlopiù scene ritenute troppo sexy, tipo varie docce delle tre protagoniste o le tre ladre coperte solo da un asciugamano dopo un bagno. Paradossalmente alcuni di quei fotogrammi finirono comunque nell’album ufficiale delle figurine Panini su Occhi di gatto.

Occhi di gatto

“Tre ragazze bellissime”, cantava Cristina D’Avena e indubbiamente c’erano i fan di Tati e qualcuno innamorato di Kelly, ma gli adolescenti guardavano Occhi di Gatto soprattutto per Sheila. Lei, fasciata nella sua calzamaglia blu, faceva di tutto per far impazzire Matthew e ci riusciva benissimo.

Così come sono impazziti per lei migliaia di ragazzi a dimostrazione che lo shōnen è proprio il genere adatto a loro.

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