in , ,

Un personaggio particolare: Haruhi Suzumiya

È ormai nota a tutti la triste vicenda che il 18 luglio ha portato alla distruzione della sede della Kyoto Animation e causato la morte di ben 34 persone. Tra queste purtroppo si annovera la perdita dell’artista Yasuhiro Takemoto e della colorista Naomi Ishida che avevano contribuito entrambi al successo mondiale del personaggio di Haruhi Suzumiya.

➡️ Ti potrebbe interessare: Kyoto Animation: il capolavoro che sconfigge la tragedia

Una grande perdita

Ishida era entrata a far parte della Kyoto Animation all’età di 22 anni nel 1993, poco dopo aver completato gli studi e vi è rimasta per 26 anni. Tra le produzioni in cui ha lavorato come designer del colore c’erano Hyouka, Amagi Brilliant Park, A Silent Voice e Liz and the Blue Bird e appunto The Disappearance of Haruhi Suzumiya.

A Takemoto, dopo aver lavorato come animatore a diverse serie, nel 2003 la KyoAni affidò la regia della serie Full Metal Panic? Fumoffu e nel 2007 con Lucky★Star aveva raggiunto la notorietà al grande pubblico. Nel 2010 per il debutto al cinema dello Studio, Takemoto diresse il film di animazione The Disappearance of Haruhi Suzumiya insieme a Tatsuya Ishihara che aveva già affiancato nella direzione della serie televisiva dello stesso anime.

Parlare di Haruhi Suzumiya, uno dei miei personaggi preferiti, è dunque un omaggio a questi artisti che hanno contribuito con il loro lavoro a qualcosa che è valsa davvero la pena di raccontare, trasformando una serie leggera e senza troppe pretese in un autentico gioiellino cinematografico.

Questo film rappresenta l’apoteosi di ciò che è per me La malinconia di Haruhi Suzumiya: misterioso, intrigante, geniale, divertente, introspettivo ed emozionante.

Le Light Novel

È stato il successo delle light novel che ha dato origine al manga La malinconia di Haruhi Suzumiya e in seguito alla serie animata e all’anime cinematografico.

Scritte a partire dal 2003 dall’autore Nagaru Tanigawa e illustrate dal disegnatore Noizi Ito, alternano romanzi a raccolte di brevi storie.

Inizialmente erano apparse in The Sneaker, una rivista seinen pubblicata in Giappone dalla Kadokawa Shoten, stessa casa editrice dei volumi.

In Italia le light novel sono state pubblicate da J-pop e il primo volume è uscito il 28 ottobre 2011, in occasione del Lucca Comics & Games. La Malinconia di Haruhi Suzumiya è stata anche la prima light novel ad aver raggiunto 1 Milione di copie stampate in Giappone.

Il titolo enigmatico della prima light novel lascia poco trapelare sul contenuto, mentre i successivi, per ammissione dello stesso autore, sono diventati un po’ più sofisticati.

Il secondo infatti è Il sospiro di Haruhi Suzumiya, il terzo La noia di Harui Suzumiya, il quarto La scomparsa di Haruhi Suzumiya e il quinto La furia di Haruhi Suzumiya.

La mia collezione delle Light Novel
Picture © Elena Paoletta

L’autore è particolarmente attento ai dettagli tecnici, alla coerenza delle sue trame e alla credibilità dei suggerimenti fantascientifici. Le sue light novel sono ricche di spunti di interesse, di momenti brillanti e soprattutto di dettagli non facili da cogliere, ma che ben rispecchiano la sensibilità dell’autore, un uomo di notevole cultura, sia umanistica che scientifica.

Il manga

La Kadokawa Shoten ha pubblicato due adattamenti manga delle light novel di Haruhi Suzumiya su Shōnen Ace. Il primo, di Makoto Mizuno, è stato pubblicato dal maggio al dicembre del 2004 e si discosta notevolmente dalla storia delle light novel.

La seconda serie, illustrata da Gaku Tsugano e destinata ad un pubblico più giovane rispetto a quello delle light novel, è iniziata a novembre 2005 e si è conclusa nel 2013 arrivando al ventesimo volume.

In Italia la J-Pop lo ha pubblicato mensilmente a partire da novembre 2010 e lo ha presentato in occasione del Lucca Comics & Games 2010. I numeri successivi sono stati pubblicati regolarmente fino al volume 10 poi le uscite sono proseguite a cadenza irregolare.

La mia collezione Haruhi Suzumiya
Picture © Elena Paoletta

Sono state pubblicate anche due parodie: La malinconia di Haruhi-chan Suzumiya realizzata da Puyo e Nyorōn Churuya-san ad opera del mangaka Eretto (Utsura Uraraka).

Un manga spin-off, La scomparsa di Yuki Nagato, sempre di Puyo, si svolge in una timeline alternativa, dove Yuki Nagato è semplicemente una timida studentessa e non un’aliena.

Un altro spin-off, è Il complotto di Itsuki Koizumi realizzato ancora una volta da Puyo.

La trasposizione in anime

Visto il successo delle light novel la Kyoto Animation, contemporaneamente all’uscita del manga, decise di produrre una serie animata anch’essa intitolata La malinconia di Haruhi Suzumiya.

L’anime diretto da Yutaka Yamamoto, consta di 14 episodi e prende fortemente spunto principalmente dal primo volume della serie di racconti, ma raccoglie anche alcuni episodi del terzo, del quinto e del sesto volume. 

Una delle peculiarità principali dell’anime è l’ordine degli episodi. A parte l’episodio 12 nessuno degli altri 14 occupa la sua corretta posizione cronologica.

In tutte le anticipazioni dell’episodio successivo Haruhi enumera la giusta posizione cronologica, mentre Kyon la corregge dicendo il numero nell’ordine di trasmissione.

Questa scelta stilistica spiazza lo spettatore ma rende l’intera serie carica di suspance.

Nel 2009 furono mandate in onda le repliche della serie, ma dopo la settima puntata vennero alternate con episodi nuovi che già erano stati annunciati dal 2007. Questa seconda serie si componeva di altri 14 episodi così tutti e ventotto furono trasmessi in ordine cronologico grazie ai  vecchi episodi “mischiati” con quelli nuovi.

Parlano le immagini

Vengono in questo modo narrate le vicende della studentessa Haruhi Suzumiya e di alcuni suoi compagni di scuola, personaggi particolari da lei coinvolti nella costituzione di un club scolastico denominato La Brigata SOS. L’obiettivo del club è principalmente quello di occuparsi di vicende strane e misteriose, possibilmente con implicazioni di alieni, viaggiatori nel tempo e esper.

I prescelti da Haruhi sono: Kyon, lo studente che le suggerisce di fondare il club; Yuki Nagato, una taciturna lettrice; Mikuru Asahina, che ha un fisico e un volto utile al puro scopo pubblicitario e Itsuki Koizumi, uno studente misterioso appena trasferitosi in quella scuola.

Koizumi, Nagato, Kyon, Haruhi e Mikuru

Ciò che in realtà Suzumiya ignora è che Nagato è un’interfaccia umanoide aliena creata da forme di vita incorporee dette “entità integrate di dati”; Mikuru è una viaggiatrice nel tempo e Koizumi è un esper.

Questi studenti sono diventati membri del suo club, perché sono in realtà “inviati” di entità a loro volta misteriose e passano la maggior parte del loro tempo a tenere sotto controllo la situazione, a studiare i comportamenti di quella strana ragazza, a cercare di non farla annoiare o diventare triste. Perché la malinconia di Haruhi Suzumiya è la cosa più pericolosa di questo mondo.

Infatti, senza rendersene conto lei possiede dei poteri; è in grado di alterare gli equilibri dell’universo a seconda del proprio umore e se la noia e la malinconia la assalissero, potrebbe accadere l’irreparabile, ossia la distruzione del mondo stesso.

Le avventure della Brigata SOS

Il club fondato da Haruhi si impegna così a crearle intorno un mondo di avventure, spingendosi oltre i confini della realtà, dove il quotidiano diventa magico e straordinario.

La storia della serie animata si sviluppa inizialmente presentando i personaggi con i loro poteri e i loro problemi, prosegue con la soluzione di una crisi particolarmente grave causata dalla gelosia di Haruhi nei confronti della sua compagna di scuola Mikuru, episodio tratto dalla prima light novel.

Si passa poi all’importante Rapsodia della foglia di bambù, una breve storia della terza light novel, che tratta il tema del viaggio nel tempo e i suoi paradossi. Si giunge quindi al bizzarro Sindrome dell’isola perduta, sempre del terzo volume, in cui Haruhi e i suoi amici devono occuparsi di un omicidio o presunto tale.

Dopodichè comincia la tremenda serie degli Endless Eight, tratti dalla quarta light novel, dove vengono ripercorse per ben otto volte le attività svolte dal gruppo alla fine delle vacanze estive.

Seguono cinque episodi dedicati al secondo romanzo, centrati sulla realizzazione di un film amatoriale che la Brigata SOS deve presentare all’annuale festival scolastico.

Si tratta di una pellicola di fantascienza, con sinistre presenze aliene, oscuri antagonisti dai poteri ESP e una timida viaggiatrice del tempo che indossa assurdi costumi. Il tutto sovrapponendo il piano della finzione con quello della realtà, ma il risultato è che alla fine tutti pensano che sarebbe un grosso guaio se il mondo si trasformasse in quello del film.

Il film amatoriale girato dalla Brigata SOS
Foto tratta dalla Light Novel “Il sospiro di Haruhi Suzumiya”
Picture © Elena Paoletta

La serie animata rende perfettamente ciò che Nagaru Tanigawa si era prefisso di raccontare.

Chi è Haruhi Suzumiya?

Il successo delle light novel è dovuto al personaggio pienamente rivoluzionario di Haruhi Suzumiya a cui l’autore fa dire con coraggio ciò che molte donne pensano:

«L’amore è come un disturbo mentale che ti fa perdere momentaneamente la ragione».

La storia di Haruhi mostra un Giappone reale, una scuola come tante altre e dei ragazzi che non pilotano astronavi o robot alla salvezza del mondo, ma pensano allo sport, ai voti e alle amicizie.

Non è un caso che, in un contesto così, il modo di porsi di Haruhi con i suoi compagni di classe, sia tanto lontano dalla classica figura di ragazza giapponese silenziosa e quasi succube. Lei resta praticamente un’emarginata, una “freak”, a dispetto della sua bellezza, della sua intelligenza e della sua abilità in tutto ciò che fa: rendimento scolastico, attività sportive e musica.

La sua diversità rispetto ai suoi compagni di classe, viene fuori già dalla presentazione che fa di se stessa il primo giorno di scuola:

«Mi chiamo Haruhi Suzumiya e vengo dalla scuola media Higashi. Non ho alcun interesse per i normali esseri umani. Se tra di voi ci sono alieni, viaggiatori del tempo, creature di altre dimensioni, esper, allora venite da me. È tutto».

Foto tratta dalla Light Novel “La malinconia di Haruhi Suzumiya”
Picture © Elena Paoletta

Tutti i compagni le stanno alla larga, solo Kyon, il protagonista maschile che narra le vicende in prima persona, è incuriosito da questa strana ragazza e le rivolge la parola suggerendole poi di fondare un club personale.

Suzumiya entusiasta prende al volo il suo consiglio costringendolo però ad essere il secondo membro della Brigata SOS e da quel momento in poi Kyon diventa la persona più vicina ad Haruhi. Gli altri componenti del club gli riveleranno in seguito la loro identità, fidandosi di lui proprio perché è l’unico “normale” del gruppo.

L’autore vuole indurre il lettore a pensare quanto dell’isolamento di Suzumiya sia dovuto ad una sua stessa scelta e quanto invece sia dovuto alla diffidenza degli altri che la vedono diversa.

Haruhi Suzumiya realizzato da me nel 2016
© Elena Paoletta

Kyon, il vero protagonista della storia

Se Haruhi, da un lato rappresenta il Giappone più moderno, che pur senza rinunciare alle proprie tradizioni cerca di liberarsene, Kyon è l’esponente di un mondo ancora legato ai formalismi, al rispetto delle convenzioni, incline a conservare più che a progredire.

Lui è deluso dalla monotonia del mondo ma vi si adegua, però quando Haruhi gli prospetta il cambiamento, rappresentato dal club, per quanto lui giudichi strano e assurdo il tutto, si diverte davanti al nuovo e lo accetta con entusiasmo.

Kyon è un personaggio di straordinaria complessità: da piccolo era un bambino sognatore, ma crescendo si è ben adattato alla vita normale, alla tranquillità e alla routine, come spiega lui stesso nel prologo della prima light novel. Da tempo ha smesso di credere a Babbo Natale, un segnale questo che sta diventando adulto, pronto quindi ad uniformarsi, a vivere la vita di tutti: prima lo studio, poi il lavoro e poco altro.

Kyon

Kyon, che da quando l’ha incontrata al primo anno delle superiori, ammira Haruhi proprio perché la considera fuori dal comune e in fondo vorrebbe essere come lei, è il vero protagonista della storia.

La sua ambivalenza, o persino trivalenza (a parole dice una cosa, un’altra ne pensa e una terza la tiene ben nascosta nel suo subconscio), è probabilmente il tema portante di tutte le light novel, più centrate sui momenti di crescita dei suoi personaggi che sul contenuto più o meno fantastico delle loro avventure.

Il film: La scomparsa di Haruhi Suzumiya

Il successo avuto dalla serie convince la Kyoto Animation a farne un film basato sull’omonimo quarto volume della light novel.

Nel 2010 arriva il film di animazione Suzumiya Haruhi no shōshitsu (La scomparsa di Haruhi Suzumiya) che chiude la saga dedicata ad una delle eroine più popolari dell’animazione nipponica. L’immagine di Haruhi è infatti sui treni, sui tabelloni e su alcuni edifici insieme ad altre “star” del calibro di Ruffy, Naruto o delle tremende ragazzine di Kon!.

Molti fan, che avevano seguito appassionatamente le due serie TV, si aspettavano un seguito alla storia non conclusa e la Kyoto Animation non li delude. 

La scomparsa di Haruhi Suzumiya, girata dal regista storico della serie Tatsuya Ishihara, affiancato per l’occasione da Yasuhiro Takemoto, in centosessantaquattro minuti chiude definitivamente la storia con molta disinvoltura.

Cronologicamente il film inizia dopo l’ultimo episodio della serie animata intitolato Someday in The Rain, per questo la visione è consigliata a chi conosce già la storia.

Con i suoi 163 minuti di durata, equivalenti a 7 episodi della serie, risulta essere il film d’animazione più lungo mai prodotto finora.

L’inizio

È il 16 dicembre e la Brigata SOS, un club scolastico che si occupa di persone ed eventi legati al paranormale, sta preparando un party natalizio che si terrà durante la vigilia proprio nell’aula del club.

Mentre il liceale Kyon, unico rappresentante “normale” della Brigata, Yuki Nagato che in realtà è un’aliena, Mikuru Asahina che è una viaggiatrice nel tempo e Istuki Koizumi che è un esper, si occupano delle decorazioni e dei costumi, il loro capo Haruhi Suzumiya, scompare improvvisamente il 18 dicembre.

Collage by Elena Paoletta

Chi non ha visto la serie animata, non sa cosa possa combinare Haruhi Suzumiya ma una cosa è certa: può mettere a repentaglio l’esistenza stessa del pianeta, basta che sia di cattivo umore.

Infatti quando si annoia o ha delle frustrazioni, crea uno “spazio chiuso”, cioè un piccolo altro universo, che di solito somiglia ad una parte del mondo ma senza persone, con un muro invisibile oltre il quale non si può andare, anche se si riesce a vedere quello che c’è al di là.

In questo spazio si muove “l’uomo divino”, un gigante che rappresenta le frustrazioni di Haruhi rinchiuse in uno spazio chiuso della sua mente.

l'uomo divino haruhi suzumiya
Foto tratta dal manga La malinconia di Haruhi Suzumiya volume 2
Picture © Elena Paoletta

Le supposizioni

I membri della Brigata hanno diverse teorie su di lei.

Nagato pensa che debba inconsciamente scoprire l’esistenza di eventi soprannaturali, cosa che a volte riesce ad intuire, ma non a riconoscere perché i suoi amici glielo impediscono.

Per Asahina, Haruhi ha il potere di cambiare il presente, ma non l’abilità di modificare e ricostruire il mondo che non è stato creato da lei ma che esiste ed è così da molto tempo.

Secondo Koizumi, Suzumiya è un essere umano che in qualche modo ha ricevuto poteri divini, come quello di distruggere il mondo e ricrearlo da zero.

Gli esper dell’Organizzazione di Koizumi, possono interagire con gli spazi chiusi per evitare che si ingrandiscano fino a sostituire il mondo e, il più delle volte, il modo per farlo è evitare che Haruhi si annoi, assecondarla e fare in modo che tutto vada come lei vorrebbe, per questo lui è entrato a far parte della Brigata SOS. Per Koizumi, malgrado il suo eccessivo comportamento, Suzumiya sa cosa sia il buon senso e per questo il mondo conserva ancora la sua normalità.

Tutti e tre pensano comunque che sarebbe meglio che Suzumiya non scopra mai nulla riguardo i suoi poteri e per questo la proteggono e le impediscono di rendersi conto delle sue capacità.

Tutti i membri della Brigata SOS concorrono a creare quegli strani avvenimenti che cancellano la monotonia della vita scolastica e che servono a scongiurare la possibile fine del mondo per mano di Haruhi.

Nel film lo spettatore si trova improvvisamente catapultato in una brutale realtà: Haruhi non è solo scomparsa, ma è come se non fosse mai esistita e Kyon perde tutte le sue sicurezze, non riesce più a capire se il mondo nel quale si trova, sia l’ennesimo capriccio della sua amica o se semplicemente lei sia sempre esistita solo nella sua mente.

Mikuru non lo riconosce più, Koizumi è come se non si fosse mai trasferito nella loro scuola, Yuki resta silenziosa a leggere nell’aula del club e nessuno sembra aver sentito mai parlare di Haruhi Suzumiya.

Kyon deve capire cosa è successo e per farlo deve intraprendere un viaggio introspettivo in una trama complessa, dove si scopriranno rapporti, pensieri ed emozioni che neanche i fan che avevano seguito le serie avrebbero mai immaginato.

Il dubbio

Il 18 dicembre il mondo è cambiato, ha subito una scossa temporale di cui Nagato è stata l’artefice per far vedere a Kyon come sarebbe stata la sua vita senza Haruhi Suzumiya e lasciare a lui la decisione su quale mondo creare.

Kyon si troverà di fronte a un bivio: scegliere un mondo normale, senza i capricci di Haruhi e senza i suoi poteri, oppure tornare nella vecchia Brigata SOS con le sue stranezze e i suoi rischi, tutto ciò di cui Kyon si è sempre lamentato.

Haruhi è scomparsa nel nulla e nessuno sembra ricordarsi di lei, così come non esiste più nessuna Brigata. Il mondo è cambiato radicalmente e solo Kyon può capire cosa sia successo.

La scomparsa di Haruhi Suzumiya  mostra un mondo che deve fare a meno di lei e di quei suoi poteri straordinari che le permettono di distruggerlo e di ricrearlo a sua insaputa. Senza di lei non esisterebbe neppure la Brigata SOS Kyon si sentirebbe un po’ più solo. Eppure la vita nel microcosmo liceale continuerebbe a scorrere tranquillamente.

Un dubbio lo tormenta per tutta la durata del film. Forse se Haruhi Suzumiya non esistesse NagatoAsahina e Koizumi avrebbero una vita probabilmente migliore e per i suoi compagni di classe, che la considerano una svitata, in fondo non cambierebbe nulla.

La sorte del mondo stesso non sarebbe più in balia della noia e dei capricci di Haruhi. Ѐ dunque forse meglio che sia scomparsa?

I sentimenti di Kyon

Kyon vuole bene a Haruhi anche se le riconosce un caratteraccio; ha sempre assecondato i suoi assurdi desideri e si è ritrovato a vivere situazioni che non voleva. Quando lei scompare nel nulla, senza neanche un saluto, lui si interroga:

«Non è meglio così? Quella ragazza era solo una seccatura, no? Non è forse questa la vita che volevi?».

Gli autori vogliono far sentire il senso di vuoto in cui Kyon è precipitato, il suo rammarico, la sua felicità nel trovare la soluzione e l’importanza delle sue decisioni: a tutto c’è un perché e i registi danno le risposte.

Cosa rappresenta l’esistenza di Haruhi Suzumiya? Per Nagato è la possibilità di evoluzione, per Asahina una distorsione temporale e per Koizumi addirittura una divinità. E per Kyon? Per lui Haruhi è solo Haruhi.

Ipotizzando un mondo dove la sua amica non esiste, Kyon non deve ricorrere a troppi ragionamenti: con Haruhi lui si diverte. Correrle dietro, venire attaccati dagli alieni, parlare con i viaggiatori del tempo, ascoltare strani discorsi sugli Esper…tutto questo è la risposta al suo dubbio.

Il film diventa parte integrante della storia della serie animata, soprattutto del primo episodio della seconda stagione, Rapsodia delle foglie di bambù, dove Kyon torna indietro nel tempo di tre anni. A quel tempo i due ancora non si conoscevano e quando incontra Haruhi, lei lo induce a scrivere un messaggio tracciando delle linee bianche sul campo della scuola: «Io sono qui». Un fondamentale collegamento tra il mondo del presente e quello del passato che dà origine al mistero da svelare.

Kyon, dopo aver a lungo cercato Haruhi, che appare nel film dopo più di un’ora, finalmente la trova e nell’istante in cui la vede nota che l’espressione della ragazza è la stessa che aveva i primi giorni di scuola: spenta, svogliata e totalmente estraniata dall’ambiente che la circonda.

É un’espressione che Kyon conosce bene e che non ha mai dimenticato.

Le atmosfere del film

Il pathos è forte e accompagnato da un ritmo emozionale continuo, che va da momenti di pura ansia e agitazione, a quelli di maggiore tranquillità e serenità, in perfetta sintonia con i sentimenti provati dal protagonista e con i suoi stati d’animo.

Il tutto è arricchito da un disegno curato nei minimi particolari, soprattutto nelle ambientazioni scolastiche. I colori sono vivi, ma non necessariamente caldi poiché molte scene, tra cui le più cruciali, sono ambientate di notte e quindi sono più cupe e malinconiche.

L’atmosfera riesce ad essere suggestiva e molto evocativa ma ciò che colpisce davvero sono le espressioni dei personaggi, molto più curate di quelle della serie animata e che colpiscono per il loro realismo e accrescono notevolmente il coinvolgimento.

In quasi tre ore molto spazio viene dedicato all’approfondimento e all’evoluzione psicologica dei personaggi, ma l’attenzione resta focalizzata su atmosfere ed emozioni derivate l’una dal sopravvivere in mezzo al nulla e l’altra dal ritrovarsi bloccati in un loop claustrofobico.

Il soundtrack è molto emozionante e accompagna tutto il susseguirsi degli eventi, in particolare nelle fasi drammatiche o in quelle più poetiche, come quando Kyon tutto imbacuccato in un giaccone invernale, cammina in completa solitudine assorto nei suoi pensieri.

L’inizio del film è divertente e vivace e la canzone di apertura è Bōken desho desho (È un’avventura, vero, vero?) di Aya Hirano, la stessa che apriva le puntate della prima stagione della serie animata.

Tutto contribuisce a rendere anche romantico un lato del film: se Haruhi è annoiata dai comuni esseri umani perché non può fare a meno del “normale” Kyon?

One Comment

Leave a Reply
  1. Mi sento meglio a vedere che allora non sono l’unico che non dimentica Haruhi.
    La adoro, è la protagonista dell’anime che preferisco più di tutti, il film mi ha fatto pensare al mio stesso di rapporto con le persone che avevo intorno quando l’ho visto, a imparare a non darle per scontate anche se non si andava sempre d’accordo. Cioè, non posso scordarla anche per tutto il merchandising acquistato negli anni ben visibile in camera e in auto (e non ho finito di acquistare)… ma semplicemente, l’anime è magnifico. La seconda volta che l’ho rivisto a fine 2018 l’ho fatto nell’altro ordine, togliendo e rimettendo i 4 dvd a seconda della necessità, e il finale che ne risulta è persino più emozionante. Le sigle sono stupende (e non mi stupisco che l’autrice ha proseguito poi allo stesso livello di eccellenza con Love Live), i doppiatori italiani, cioè, ci sono le mie due voci femminili preferite e mi fermo qui, senza mai nulla togliere agli altri visto che amo e difendo la loro professione.
    Potrei proseguire pure oltre ma forse è meglio se smetto… mi dispiace tanto per chi non c’è più per i tristi eventi della Kyoto Animation, cioè, poi… Full Metal Panic, un’altra delle serie che più ho amato. Congratulazioni per quello che hai scritto, e tolgo il disturbo. Evviva Haruhi.

Lascia un commento

Il tuo indirizzo email non sarà pubblicato. I campi obbligatori sono contrassegnati *

Questo sito usa Akismet per ridurre lo spam. Scopri come i tuoi dati vengono elaborati.

Yoshihiro Ike

Intervista: il compositore Yoshihiro Ike si racconta

Manifesto poster mostra Isao Takahata

Mostra a Isao Takahata: l’omaggio in ricordo della scomparsa del celebre regista