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SK8 the infinity: bromance su tavola

Di Sk8 the infinity si è parlato molto, alla sua uscita la scorsa primavera, ma solo per un brevissimo periodo. È stato una meteora che, però, ha lasciato una solida fan-base.

UN PO’ DI DATI

È un anime originale di 12 episodi (più uno di recap tra il nono e il decimo), scritto da Ichirō Ōkōchi, diretto da Hiroko Utsumi e prodotto dallo Studio Bones. Purtroppo non ne esiste un’edizione italiana.

L’otto nel titolo, naturalmente, va a comporre la parola “skate” ma anche, se inclinato, a ricordare il simbolo dell’infinito: sul Web potrebbe capitarvi di trovare tutte e tre le grafie.

Sk8 the Infinity Screenshot
Pranzo insieme sul tetto della scuola. Cominciamo bene. (Screenshot.)

DI COSA PARLA

Reki e Langa

Arriva a Okinawa il classico studente trasferito. Si chiama Langa, proviene dal Canada ed è un hāfu. All’apparenza è freddo come la sua terra: carnagione pallida, occhi e capelli azzurri, espressione indifferente. La verità è che ha da poco perso il padre e adesso gli manca la voglia di vivere.

Langa fa amicizia con Reki, il quale è il suo opposto: indossa colori sgargianti, ha capelli arancioni out-of-bed e definirlo esuberante è dir poco. Grazie a lui, Langa scopre lo skateboard. Nonostante la goffaggine iniziale, ben presto arriverà a superare in destrezza l’amico.

Questo perché, in Canada, Langa era già un esperto snowboarder. Una volta abituatosi alle differenze (piccolezze, tipo… le ruote), il resto gli viene facile. Lo snowboard, peraltro, gli era stato insegnato dal padre, con il quale gli sembra così di ritrovare un legame.

Tutti gli altri

Reki e Langa entrano in un circuito di gare clandestine che si tengono di notte in una miniera abbandonata. Incontriamo così vari altri personaggi. Prima di tutti c’è il violento punk Shadow, che non esita a lanciare simpatiche bombe contro i suoi avversari. Poi c’è il palestrato Joe, che pratica uno skating energico e muscolare. E c’è il raffinato Cherry, che indossa sempre il tradizionale kimono ma è così avanzato tecnologicamente da servirsi di una tavola in cui è installata un’Intelligenza Artificiale. Infine abbiamo la giovane promessa Miya, che ama portare orecchie e coda feline.

Non manca il grande antagonista: Adam, rampollo di una potente famiglia e losco uomo d’affari. Il suo principale interesse, però, sta nel fare entrate a effetto, piombando giù dal suo elicottero personale, mascherato da torero, sulle note della Quinta Sinfonia di Beethoven, in un turbinio di rose. Tanto per mostrare che lui è il più figo di tutti.

Seguiranno allenamenti estenuanti, incredibili acrobazie, avversari che diventano alleati, episodio speciale in spiaggia, litigi e rappacificazioni, lacrime nella pioggia, colpi di scena telefonatissimi, grande torneo, scontro finale, epilogo che porta a conclusione le varie storyline. Cose così.

Sk8 the Infinity Screenshot
Atmosfere cupe in una metropoli ingrigita. (Screenshot.)

I PREGI TECNICI

Colorato, coloratissimo

A colpire, dell’anime, è soprattutto l’aspetto visivo: colori saturi e vivaci, uniformità tra personaggi e sfondi, ardite inquadrature, movimenti di macchina spericolati, animazioni molto fluide.

Let’s go together!

La colonna sonora è efficace. Impossibile skippare l’opening, non solo per la carica che dà la canzone ma anche perché, visto il buon livello dell’animazione, per una volta la sigla non sembra fare promesse che poi non vengono mantenute.

Le voci

Il cast vocale fa un ottimo lavoro. Ma mi stupirei del contrario: da molti anni, ormai, non mi capita più di sentire un doppiatore “sbagliato”. L’industria degli anime ha piena consapevolezza dell’importanza delle voci, anche nelle produzioni di secondo piano. Questo, però, vale per il pubblico otaku. Gli altri ci troveranno solo il solito overacting nipponico e, purtroppo per loro, in questo caso non potranno rifugiarsi nel doppiaggio in italiano.

Animaletti buffi

Il tono generale è abbastanza scanzonato. Ci sono gli ovvi momenti melodrammatici ma sono più frequenti i siparietti comici, dati dalle cadute di Langa, dalle intromissioni delle sorelline di Reki, dai battibecchi tra i vari personaggi. Sì, c’è pure un animaletto buffo.

Sk8 the Infinity Screenshot
Disepicizzare lo sport. (Screenshot.)

COME (NON) FARE UNO SPOKON

Tendenze negli spokon

Fare uno spokon è sempre un difficile gioco d’equilibrio. Bisogna dare delle nozioni tecniche e contemporaneamente rendere la storia avvincente. Eccedere con le prime significa appesantire la narrazione con l’infodump. All’estremo opposto si rischia di allontanarsi troppo dalla realtà. Non è un problema relativo solo allo sport, chiaramente. Che tu voglia fare un manga su un cuoco o una serie sugli scacchi, sarà lo stesso. Dovrai sempre trovare un compromesso tra tecnicismo e romanzesco.

La soluzione di Sk8 the infinity

Sk8 the infinity prende una strada interessante, rinunciando a far convivere i due opposti: concentra il nozionismo nella prima parte e le assurdità nella seconda.

Così, durante l’addestramento di Langa, ci viene spiegato come appoggiare i piedi, come bilanciare il corpo, come darsi la spinta, come si chiamano i salti, come si scelgono le ruote più adatte a seconda del tipo di terreno. (OK, mi sono già dimenticato tutto, ma vi giuro che viene spiegato.)

Proseguendo, però, subentrano acrobazie sovrumane, continue rotture delle leggi della fisica, tavole accessoriate più dell’automobile di James Bond e percorsi di gara degni della guerra nel Vietnam. Nell’affrontare tutto ciò, i nostri skaters sono capaci, mentre schizzano a velocità folle sulle loro tavole e rischiano di rompersi l’osso del collo, di dedicarsi ad amabili discussioni sulla vita, l’universo e tutto quanto.

Si giunge quindi a una rappresentazione surreale dello skating. Chi ha qualche anno in più e una cicatrice sul ginocchio per aver provato, da piccolo, a eseguire davvero “la catapulta infernale” di Holly & Benji sa di cosa parlo.

La morale è sempre quella…

A parte le questioni di realismo e le relative battute (scontate, lo so), la morale è sempre quella: l’importanza dell’impegnarsi in tutto ciò che si fa, dello spirito di abnegazione, della sana competizione, della lealtà tra avversari, dell’amicizia. Come non condividere?

APPROFONDISCI QUI: Lo “Spokon” è un genere cosi semplicistico?

APPROFONDISCI QUI: Alcuni anime sportivi da non perdere

Sk8 the Infinity Screenshot
Shadow sfida Reki. Trasgressione in miniera. Al limite del rating vietato ai minori. (Screenshot.)

UNDERGROUND NON TROPPO UNDER

Disimpegniamoci…

Parlando di skateboard (così come di parkour, di rap, di graffiti e di tutta la cultura della strada) non si può non pensare al disagio giovanile. Non vorrei idealizzare troppo questo mondo: so bene che fare skateboard non significa necessariamente essere degli alfieri del proletariato. Per di più, lo skating è stato appena consacrato disciplina olimpica. Ma la problematica è quasi del tutto assente da Sk8 the infinity.

I motivi sono molti. Prima di tutto il tono e il target che l’opera desidera. Poi, il fatto che il Giappone non sia l’Amerika (e Okinawa non è certo Tokyo). Per quanto senso dell’onore abbiano i più indiavolati gangsta californiani, accoltellamenti e sparatorie tra loro sono all’ordine del giorno. In Sk8 the infinity ci si mitraglia, semmai, a colpi di onegaishimasu e gomennasai e ganbatteyo. Questo è un anime disimpegnato, e non fa finta di non esserlo.

Quei bravi ragazzi

Qui gli skaters, nonostante il look e i modi aggressivi, sono bravi ragazzi e tutt’altro che poveracci: Joe è un ristoratore, Cherry un maestro di calligrafia, Miya è già un idol, Adam non ne parliamo.

Durante le gare alla miniera abbandonata, non accade niente di così terribile, tanto meno delinquenziale. Per accedervi occorre un pass che viene scambiato di nascosto, come se si trattasse di sostanze stupefacenti o armi di distruzione di massa, e la polizia fa i suoi bravi blitz. Però poi ci si trova davanti a una banale competizione sportiva, con tanto di semafori e maxi-schermi. Nessuno si fa mai troppo male. Non si vede nemmeno una birra.

Tutto è troppo grandioso per una manifestazione clandestina e illegale. La miniera è vasta almeno quanto dieci campi da gioco di Holly & Benji, che sappiamo essere ragguardevoli. Gli spettatori che assistono alle gare notturne sono diversi milioni. Anche più numerosi e infervorati di quelli delle sfide di Food wars o Haikyuu, dove da un semplice torneo scolastico sembra dipendere il destino dell’umanità.

… O forse no

Eppure qualcosina c’è. La differenza di estrazione sociale tra Adam e Reki è molto evidente, e tutti gli altri si collocano in zone intermedie e variegate.

Inoltre, il fatto che i personaggi siano, in fondo, degli individui rispettabili, può prestarsi a una seconda lettura: la passione notturna per lo skate serve loro per liberarsi delle costrizioni sociali. Non è un caso che si nascondano sotto cappucci, trucco o addirittura maschere. In questo senso, Shadow è il più emblematico: di notte punk esplosivo e di giorno, abbassata la cresta, timido fioraio. Miya è un adolescente con problemi di socializzazione. Di Adam (di nuovo) non ne parliamo. Reki e Langa sono quelli che si travestono di meno perché meno hanno da nascondere: sono due normali ragazzi che non necessitano di un’identità alternativa, in quanto stanno ancora costruendo la propria.

Tutta mia è la città

In più, c’è una certa attenzione ai luoghi metropolitani. Okinawa non è Los Angeles, è vero. È ordinata, pulita, patinata. Eppure quel parchetto, quel cavalcavia, quell’incrocio, già onnipresenti negli anime slice-of-life, nel momento in cui diventano terreno da skateboard, vengono recuperati e rivissuti. Allora anche la surreale miniera abbandonata si configura come un non-luogo extraquotidiano, forse non innocuo come sembrerebbe.

Parafrasando ciò che dice Langa in un momento di illuminazione: “lo skate è libertà, perché puoi farlo ovunque”. Si riferisce al fatto che, diversamente dallo snowboard, non necessiti di neve e colline; tuttavia fa pensare a un bel processo di riappropriazione degli spazi urbani.

Sk8 the Infinity Screenshot
Adam sfida Langa: le rose e i violini. (Screenshot.)

BL O NON BL: QUESTO È IL DILEMMA

Tra le righe…

Il vero motivo della risonanza, per quanto effimera, che ha avuto questo anime, sta nella componente shōnen ai: quella tra Reki e Langa è di fatto una storia d’amore. Non manca niente. Si va dal primo incontro alla scoperta dell’altro, dalla passione comune alla definizione di un equilibrio. La fisicità e gli sguardi tra i due (finanche nella sigla) sono inequivocabili.

Vai con le ship!

I personaggi sono appositamente studiati per soddisfare tutti i gusti: l’impetuoso Reki, il remissivo Langa, lo shota Miya, il trasgressivo Shadow, il palestrato Joe, il femmineo (e occhialuto) Cherry, il tenebroso Adam.

Nessuno di loro mostra mai interessi eterosessuali, se si escludono la cotta di Shadow per la sua datrice di lavoro, qualche esibizione di machismo di Joe e una generica chiacchierata su come abbordare le ragazze. Ma finisce sempre male (si veda come il gruppo, ingelosito, allontana da Joe le ammiratrici) ed è davvero poco se confrontato al rapporto che li lega. Peraltro, si “shippano” perfettamente due a due, perché anche Adam, pur corteggiando apertamente Langa con tanto di omaggi floreali, ha una sua controparte (di cui non parlo per non rovinarvi il colpo di scena… si fa per dire).

Per contro, le figure femminili sono poche e odiose. Eccettuate le tenerissime madri di Reki e Langa, restano solo le tre austere zie di Adam e una specie di donna-poliziotto la quale, giuro, non ricordo che parte abbia nella storia. Abbastanza da condurre all’omosessualità persino il più irredimibile sciupafemmine.

A fugare ogni dubbio residuo, notiamo che la regista Hiroko Utsumi ha nel suo curriculum titoli come Banana fish e Free.

Queer-baiting: ipocrisia o conquista?

Ma allora perché non viene detto esplicitamente che sono tutti gay? Qui si pone il problema del queer-baiting.

Personalmente sono convintissimo dell’importanza della rappresentazione delle varie forme di sessualità (nonché delle diverse etnie, eccetera), quindi capisco chi sostiene che ci sia un fondo di ipocrisia nel voler fare fan-service fujoshi senza esporsi troppo. Tuttavia, alle storie a tesi, preferisco quelle passibili di più interpretazioni e quindi più stimolanti. Inoltre, questo può essere un modo per raggiungere un pubblico mainstream che sarebbe (auto)escluso da un’opera diversamente targettizzata.

Se l’esempio è lecito, io sono tra quelli inizialmente indignati per il modo all’acqua di rose in cui Thirteen reasons why trattava una cosa terribile come il suicidio di un’adolescente. Dopo un’attenta visione libera da pregiudizi, però, mi sono detto che esistono già tante altre opere che affrontano lo stesso tema con drammaticità e che questa, nella sua leggerezza (che non significa per forza superficialità o anestesia), possa far riflettere un maggior numero di persone.

L’importante è non litigare

Quindi non demonizzo l’omosessualità lasciata sottintesa. Ciò che trovo sicuramente sbagliato, invece, è la violenza verbale tra i fan. Sui social-network ho letto parole molto pesanti tra il partito del “se non vi rendete conto che è un amore gay, siete degli imbecilli coi paraocchi” e quello del “è un anime sullo skateboard, voi vedete gay ovunque, basta dittatura del politicamente corretto”. La verità è che non esiste una verità. Si può discutere della pratica del queer-baiting, ma non del “vero” orientamento sessuale di questi personaggi: sono progettati per essere ambigui.

Non dimentichiamo che, in un mercato come quello degli anime, gli autori sanno perfettamente quello che fanno e sanno anche che il pubblico non è fesso (a parte gli esempi di cui sopra). È possibile godersi Yuri on ice o Sk8 the infinity sia concentrandosi sull’aspetto sentimentale sia ignorandolo. Anche questa può essere una forma di fluidità. Assumiamo l’esistenza di un “principio di indeterminazione della sessualità in anime e manga”, cioè che Reki e Langa siano, come il gatto di Schrödinger, contemporaneamente “gay e non gay”, e vivremo tutti più sereni.

APPROFONDISCI QUI: Omosessualità: tra Giappone e Manga.

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Sk8 the Infinity Screenshot
– No, no e no! Non siamo in un BL!
– Parli proprio tu con quella faccia da uke?
(Screenshot.)

INSOMMA, NE VALE LA PENA?

Personalmente, con questo anime mi sono divertito molto, perché sapevo già a cosa andavo incontro e non coltivavo aspettative troppo alte.

Ve lo consiglio per la piacevolezza dell’animazione, ma non se pretendete l’avanguardia; per la trama perfettamente congegnata e i caratteri ben delineati, ma non se volete l’imprevedibilità; se amate lo skateboard, ma non se esigete un approccio filologico; se vi piacciono i BL, ma non se vi disturba il queer-baiting.

Vedremo se lo Studio Bones vorrà capitalizzare il successo ottenuto, buono ma non ottimo, oppure se rimarrà un caso isolato. Al momento non è stata annunciata alcuna seconda stagione.

Sk8 the Infinity Visual

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