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Un arcobaleno estivo: 20 titoli a tema LGBTQ+

Giugno è internazionalmente riconosciuto come il mese dedicato all’orgoglio queer, il Pride Month, e per celebrarlo abbiamo deciso di stilare una lista di dieci anime e dieci manga a tema per approfondire le vostre conoscenze, per vedervi rappresentati o, semplicemente, per svagarvi un po’.

Solitamente anime e manga che trattano tematiche LGBTQ+ sono categorizzati anche con etichette come BL o Yuri (GL), ma i titoli che vi vogliamo proporre si discostano dai tropes tipici di questi generi letterari, raccontando storie che partono dai personaggi in quanto tali e non li vedono come stereotipi.

Diamo il via alle danze!

10 ANIME da vedere a tema LGBTQ+

Yagate kimi ni naru (Bloom into you)

Yagate kimi ni naru è originalmente un manga creato da Nakatani Nio e adattato nella sua versione animata dallo studio TROYCA nel 2018.

Koito Yū è una studentessa del primo anno di superiori che decide di entrare a far parte del club di teatro della scuola, dove conoscerà Nanami Tōko, una sua senpai, la quale svilupperà una cotta per Yū quasi a prima vista. C’è un piccolo problema però… Yū è ancora molto confusa sul mondo delle relazioni romantiche—una cosa assolutamente normale per la sua età, lasciandola titubante e abbastanza restia nel buttarsi ad occhi chiusi in qualcosa di così alieno da lei.

L’esplorazione di questa confusione è molto ricercata e riesce a creare dei personaggi molto umani in cui è facile riconoscersi. La relazione fra Yū e Tōko si sviluppa lentamente ma in modo naturale e senza scadere in stereotipi, creando un ritmo piacevole ma quasi… teso. Finiranno insieme o no?

Immagine delle protagoniste di Bloom Into You che si tengono per mano.

In Yū si possono ritrovare anche tantissimi rimandi all’asessualità, che non sempre viene trattata (o anche solo proposta) in molti media, oltre ad una bella rappresentazione di una coppia saffica composta da due donne adulte, che svolgono il ruolo di “aiutanti emotive” per le nostre ragazze. Altamente consigliato!

No. 6 (Number six)

No. 6 è tratto da una serie di nove romanzi dallo stesso nome, scritti da Asano Atsuko. Kino Hinoki, invece, ne ha illustrato il manga, mentre BONES ha curato l’adattamento anime del 2011.

Nel mondo di No. 6, dopo una successione di grandi guerre, i superstiti vivono in piccole città-stato completamente sotto lo scacco dell’equivalente di un “grande fratello” alla 1984 di George Orwell. La popolazione non sembra nemmeno curarsene, continuando a vivere giorno dopo giorno nell’ignoranza di cosa ci sia fuori dalle mura della città: un mondo completamente distrutto da povertà e indigenza, abbandonato a se stesso.

Immagine dei protagonisti di No.6 che guardano in alto.

Shion è uno dei “fortunati” nati in una città, circondato da comfort e agiatezza ma dovrà confrontarsi con la verità del mondo in cui vive una volta incontrato Ratto (Nezumi in originale), un ragazzo che ha vissuto quasi tutta la sua vita fuori dalle città. No. 6 non si concentra solo sulla relazione fra i due protagonisti, ma è un vero e proprio racconto distopico.

Se cercate qualcosa che abbia protagonisti queer e una trama interessante, No. 6 fa al caso vostro!

Devilman Crybaby

Dal regista Yuasa Masaaki, già noto per altre opere come Kaiba o Ping Pong The Animation, Devilman Crybaby è un adattamento per Netflix del 2018 dell’opera seminale di Nagai Go, Devilman.

Una nuova razza di demoni sta distruggendo l’umanità come la conosciamo e il nostro protagonista, Fudō Akira, viene convinto dal suo migliore amico, Asuka Ryō, che per sconfiggerli dovrà diventare un Devilman: metà demone, metà umano.

Poster di Devilman Crybaby di Netflix.

Lo stile, le musiche e la narrativa di Yuasa rendono questo anime un’esperienza unica nel suo genere, riuscendo ad includere una fluidità sessuale e di genere che pochi altri riescono a raggiungere. L’intero cast è composto da adolescenti queer che sviscerano se stessi con violenza e crudezza.

Per indagare Devilman Crybaby nella sua interezza e per rendergli giustizia dovrei scrivere un articolo concentrandomi solo su di lui, quindi per ora ve lo consiglio come un’opera sui generis—sicuramente memorabile. Un piccolo avvertimento per il pubblico più sensibile, questo anime contiene scene e temi molto forti (gore, sesso esplicito, body horror etc.).

Dōkyūsei

Dōkyūsei (lett. compagni di classe) è un film del 2016 animato dalla A-1 Pictures e diretto da Nakamura Shōko. Il film è un adattamento del manga omonimo del 2006 disegnato da Nakamura Asumiko (nessuna relazione con la regista).

Sajō Rihito e Kusakabe Hikaru sono compagni di classe ma anche due opposti: il primo è studioso e introverso, il secondo è amante della compagnia e un ottimo musicista. Sia Kusakabe che Sajō sono membri del coro della scuola ma, un giorno, Kusabe s’imbatte in Sajō mentre si sta esercitando da solo in classe. Da questo incontro casuale i due iniziano a sviluppare un’amicizia che sboccerà poi in una reciproca infatuazione.

Immagine promozionale del film Dōkyūsei con i due protagonisti che camminano in due parti opposte.

Dōkyūsei riesce a raccontarci una storia di amore scolastico fra due ragazzi in modo genuino, svelando le loro ansie per il futuro e di come, a quell’età, si sia insicuri di vivere una vera e propria relazione d’amore. I colori quasi acquerellati dell’animazione ci aiutano ad immergerci in questi lunghi e pigri giorni d’estate, rendendolo un ottimo anime a tema pride!

Asegao to Kase-San

Asegao to Kase-san è un OAV del 2018 prodotto dallo studio ZEXCS, tratto dal manga disegnato da Takashima Hiromi fra il 2010 e il 2017.

Immagine promozionale dello OAV di Asegao to Kase-san, dove le due protagoniste sono intente ad osservare una piantina in mano ad una delle due.

Questo OAV è lo specchio di Dōkyūsei, ma con due ragazze come protagoniste: Takahashi Minami, amante del giardinaggio, e Kase Tomoka, una sportiva asso della corsa. Kase si prende una cotta per la dolce e un po’ sciocca Minami, vedendola sempre prendersi così tanta cura delle piante della scuola—e la storia non ci fa restare col fiato sospeso con “se” e “ma” sulla loro relazione: le due hanno subito un feeling che le porta a diventare presto una coppia.

La dolcezza zuccherosa della loro storia d’amore farà sciogliere il cuore anche dei più burberi di voi.

Puella Magi Madoka Magica

Sicuramente moltissimi di voi riconosceranno il nome di Puella Magi Madoka Magica, serie nata dalla mente di Urobuchi Gen e diretta da Shinbō Akiyuki per lo studio Shaft nel 2011. La serie ha spopolato molto velocemente e conta fra vari manga, videogiochi, romanzi e drama CD, due film riassuntivi della versione televisiva e uno continuativo della storia, Rebellion. Per il 2022 è previsto un nuovo sequel per il grande schermo per festeggiare il decennale del franchise.

Ma per quale motivo lo abbiamo messo nella nostra lista?

Poster per l'anime di Puella Magi Madoka Magica.

Se siete almeno un po’ avvezzi al genere delle majokko (o maghette), saprete che i sottotesti queer non sono l’eccezione alla regola, ma la norma. Essendo PMMM un’esplorazione del genere stesso, un po’ come Neon Genesis Evangelion lo fu ai tempi per il mecha, l’opera riprende molti elementi che si ritrovano comunemente nelle storie di maghette, portandole agli estremi: qui, una relazione queer è alla base della storia, ne è il tema principale e non un semplice sottotesto.

Per tenervi sulle spine, non vi riveleremo di più… Dovrete controllare con i vostri occhi!

Ōran kōko Host Club

Conosciuto anche solo con il nome di “Host Club”, Ōran kōko Host Club è un anime da ventisei episodi del 2006 realizzato dallo studio BONES e basato sul manga omonimo creato da Hatori Bisco pubblicato fra il 2002 e il 2010.

Fujioka Haruhi riesce ad iscriversi come borsista in una scuola superiore per figli di papà, pur venendo da una famiglia che fa fatica ad arrivare a fine mese. Durante il suo primo giorno di scuola, si imbatte accidentalmente in una sontuosa ala dell’istituto riservata ad un… Host Club, dove le giovani studentesse vanno per passare dei pomeriggi sorseggiando tè in compagnia di bellissimi ragazzi che si rifanno a specifici trope estetici: il bellissimo, l’intelligente con occhiali, i gemelli birbanti, il dolce-e-carino, l’alto-e-silenzioso.

Illustrazione promozionale per l'anime di Host Club con il cast intento a servire dei nigiri.

Nella confusione, Haruhi fa cadere un preziosissimo vaso che si distrugge in mille pezzi e per ripagarlo dovrà iniziare a lavorare in questo strambo Host Club. Ah, ci manca un piccolo dettaglio: Haruhi è anagraficamente una ragazza, ma più volte nel corso dell’anime (e del manga) sottolineerà come il suo genere sia irrilevante e come non si ritrovi nei binarismi.

L’opera fu un enorme successo ai tempi dell’uscita della sua versione animata, proprio per l’incredibile cast e un umorismo consapevole del suo uso degli stereotipi. Se cercate qualcosa di divertente e leggero, Host Club è quello che fa per voi.

Banana Fish

L’adattamento in ventiquattro episodi del noto manga di Yoshida Akimi, Banana Fish, è un’opera dello studio MAPPA nel 2018.

Per tutti gli appassionati di crime e polizieschi, Banana Fish vi porterà direttamente a New York, fra mafiosi, criminali e droga, dove si snoderà una storia imbevuta di vendetta e traumi. Okumura Eiji è un fotografo giapponese inviato negli Stati Uniti per un servizio sulle giovani gang americane e finisce per fare amicizia con Ash Lynx, già capo di una a soli diciassette anni. I due dovranno investigare l’origine della misteriosa droga allucinogena che dà il nome all’opera, la Banana Fish.

Poster promozionale per l'adattamento animato di Banana Fish.

Fra Eiji e Ash si creerà un’intesa speciale che si evolverà in qualcosa di più, seppure i due saranno costretti ad avere a che fare con situazioni sempre più pericolose e tese.

Un po’ come No. 6, la relazione fra i due protagonisti non è il fulcro principale che traina la storia, ma sono opere così che normalizzano la presenza di personaggi queer in qualunque genere. Attenzione, anche qui sono presenti scene di stupro, violenza e abuso.

Kino no tabi – The Beautiful World (Kino’s Journey)

Kino no Tabi è un anime del 2003 composto da dodici episodi animati dallo studio A.C.G.T e diretto da Nakamura Ryūtarō (Serial Experiments Lain), tratto dalla light novel di Shigusawa Keiichi. Successivamente sono stati prodotti un film e un OAV nel 2005, con anche un tentativo di remake nel 2017 (non consigliata).

Screenshot d'intermezzo dell'anime di Kino no tabi, dove Kino è appogiatǝ alla sua motocicletta.

Kino viaggia in sella alla sua motocicletta Hermes senza una meta precisa: tutto quello che vuole fare è imparare da altri luoghi, altre culture, altre persone. Seguendo la sua regola del non fermarsi mai per più di tre giorni, si muove fra villaggi e città completamente diverse le une dalle altre, trovandosi a volte in setting moderni oppure fiabeschi o anche medievali.

Grazie alla narrativa episodica e l’aria meditativa che trapela da ogni nuova storia, possiamo goderci a pieno tutti gli spunti filosofici che ci vengono lanciati ogniqualvolta Kino si ritrova a dover affrontare problematiche a volte assurde, a volte comprensibili e a volte… crudeli.

La bellezza di Kino no tabi sta anche nel suo personaggio principale, dichiaratamente senza un genere specifico, ma semplicemente Kino. Godersi un’opera così particolare senza questo genere di costrizioni può essere una boccata d’aria fresca e quasi liberatorio. Ottimo per i momenti in cui vorrete sembrare molto colti davanti ai vostri amici. 

Hoshiai no sora (Stars Align)

Hoshiai no sora è un anime originale del 2019 composto da dodici episodi, scritto e diretto da Kazuki Akane (I cieli di Escaflowne, Noein), mentre l’animazione è opera dello studio Eight Bit.

Questa volta ci spostiamo su un tema sportivo, più precisamente quello del soft tennis. O meglio, la premessa della storia è un gruppo di ragazzi si ritrovano a giocare a tennis, ma la vera trama è quella che si svolge fuori dal campo sintetico. Le problematiche familiari e personali di ciascuno sono reali, la loro emozioni vere e toccanti. Un’opera corale che va a sfiorare le corde dell’abuso in famiglia, della depressione e dell’accettazione di sé.

Immagine promozionale per Hoshiai no sora.

Hoshiai no sora è uno dei pochi anime che porta all’attenzione la comunità LGBTQ+ in quanto tale, nominandola più volte nel corso della storia senza mai ridicolizzarla, anzi: abbiamo ben due personaggi queer, un ragazzo trans FtM e un ragazzo gay. Purtroppo, se la prima stagione vi sembra incompleta, è per via di un improvviso taglio degli episodi da ventiquattro a dodici… Quindi restiamo ad aspettare la prossima stagione per vedere la storia completa!

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10 MANGA da leggere a tema LGBTQ+

Sabishisugite rezu fuzoku ni ikimashita Report (My Lesbian Experience With Loneliness)

Nagata Kabi, artista già popolare su Pixiv (famoso sito giapponese per la condivisione di disegni e storie originali, ma anche fanart e fanfiction), debutta con un personalissimo manga sul suo lungo e travagliato percorso che la portò a capire di essere lesbica. È stato pubblicato nel 2016 dalla East Press ed è disponibile in italiano a cura della J-POP con il titolo “La mia prima volta”.

Taglio della copertina di My Lesbian Experience with Loneliness che vede la protagonista con una faccia scioccata e un seno in foreground.

Il titolo in originale, tradotto letteralmente, sarebbe “Un report sul mio essere andata da una escort lesbica perché mi sentivo troppo sola” e ci introduce già al metodo diretto con cui Nagata ci parla delle sue esperienze. Questo racconto autobiografico ci fa muovere con difficoltà fra i pensieri di una donna che non riesce a tirare le somme della sua vita, qualcosa la blocca, la ferma e non la fa sentire realizzata—ma non è la solita storia che si conclude con un lieto fine.

Nagata è così cruda e vera, un’espressione di repressione e solitudine che potranno risuonare con altri che fanno fatica ad accettarsi per stigmi sociali, personali o familiari. Una lettura assolutamente accorata e dura che contrasta uno stile carino e rotondo, decorato da un dolce rosa pastello.

Shimanami tasogare

Nota: In questa sezione verrà utilizzata la ǝ [schwa] per riferirsi in modo neutro all’autorǝ del manga, in quanto si riconosce di genere non-binario.

Shimanami tasogare è un manga di Kamatani Yūki, già notǝ per la serie Nabari no ō, pubblicato fra il 2015 e il 2018 sulla rivista HiBaNa e poi raccolto in quattro volumi. In Italia è edito dalla J-POP con il nome “Oltre le onde”. L’opera è stata elogiata per il modo con cui ci racconta l’inclusività e la diversità (sia di genere che di preferenze sessuali), oltre ad aver ricevuto svariati premi sia dal Giappone stesso che dagli Stati Uniti.

Taglio della copertina del primo volume di Shimanami tasogare, con un primissimo piano del protagonista.

La storia si focalizza su uno studente delle superiori, Kaname Tasuku, che, dopo essersi trasferito in una cittadina nella prefettura di Hiroshima, cade in una spirale depressiva. La sua paura è che i compagni di classe abbiano capito che lui sia gay per via di alcuni video porno trovati sul suo cellulare. In un suo momento di disperazione, il giovane vede una donna buttarsi da una finestra e subito corre per veder se stia bene: la donna è perfettamente in salute, ma lo invita a passare del tempo a casa sua.

Tasuku scoprirà poi come questa casa sia in realtà un ritrovo per un piccolo gruppo di persone appartenenti alla comunità LGBTQ+ che possono capire le sue problematiche e insegnargli ad accettare se stesso. Fra le pagine di Shimanami tasogare scorrono illustrazioni evocative che rimandano al realismo magico, in cui spesso i pensieri e le emozioni dei personaggi si esprimono attraverso metafore visive e ci accompagnano nella loro intimità.

Una lettura toccante e fondamentale per tutti, specialmente per tutti quegli adolescenti queer che stanno ancora imparando a conoscersi.

Uchi no musuko wa tabun gei (I Think Our Son Is Gay)

Dalla matita di Okura, artista gay che ha trovato la sua fama su Twitter e Pixiv, Uchi no musuko wa tabun gei è un manga slice of life che vede il suo debutto online per poi essere commercializzato dalla casa editrice Square Enix Manga. Dal 2018 è ancora in pubblicazione e conta due volumi disponibili sia in versione digitale che cartacea. Recentemente l’opera è arrivata anche sugli scaffali italiani con il titolo My Son is Probably Gay edito da Star Comics.

Taglio della copertina del primo volume di I think our son is gay, con il protagonista e suo fratello che vanno a scuola mentre la madre li richiama per dar loro il pranzo.

Hiroki è un ragazzo che ha appena iniziato il primo anno delle superiori. Come capita in molte famiglie, suo padre Akiyoshi è spesso lontano per via del lavoro, mentre sua madre Tomoko è casalinga e si dedica alla cura della casa e dei figli, fra cui Yūri, il fratello più piccolo di Hiroki che frequenta la terza media. Proprio perché Hiroki sta entrando a pieno titolo nell’adolescenza, sua madre non si lascia sfuggire neanche il più piccolo dettaglio sugli sviluppi emotivi del figlio. Tomoko pensa che suo figlio sia gay ma lascerà l’ultima parola ad Hiroki, facendolo crescere in autonomia senza metterlo in imbarazzo!

Okura riesce a raccontarci il punto di vista di un genitore che, nel rispetto dei propri figli, cerca in tutti i modi di essere la rete di supporto durante uno dei periodi più delicati della vita, mostrandosi aperto e attento ai suoi bisogni. Una lettura divertente che ribalta lo stereotipo del coming out come intrinsecamente legato a rotture e sofferenza, ma che anzi ci mostra come una famiglia amorevole sia la cosa più importante nella vita di ognuno.

Hōrō musuko (Wandering Son)

Questo è il primo manga di Shimura Takako che vedremo nella nostra lista, in quanto famosa autrice di manga a tema LGBTQ+ incentrati specialmente su personaggi saffici e transgender. Pubblicato fra il 2002 e il 2015 in quindici volumi, Hōrō musuko ha poi ottenuto una versione animata da dodici episodi nel 2011, ma che adatta solo i primi volumi della storia.

Screenshot dall'anime di Wandering Son con la protagonista e due suoi amici che posano per una foto.
Screenshot dall’anime

Nitori Shūichi ha undici anni e dal suo modo di parlare e approcciarsi con il mondo, viene visto molto spesso come più “femminile” rispetto ai suoi coetanei, specialmente per il suo carattere timido e riservato. Dopo essersi trasferito in una nuova scuola, Shūichi inizia un percorso alla scoperta di sé e del suo genere, anche grazie a dei suoi compagni di classe che hanno le sue stesse problematiche. La storia non si concentra solo sulla pre-adolescenza, ma decide di inoltrarsi per tutti gli anni delle superiori del nostro cast, dove alcuni avranno dei ripensamenti, cambieranno idea o rimarranno fissi su chi sono e chi sono sempre stati.

Una delle prima opere a parlare candidamente della disforia di genere e di quanto complessa essa sia, specialmente durante l’adolescenza. Assolutamente consigliato!

Boys Run The Riot

Opera di debutto di Gaku Keito, fumettista FtM, Boys Run The Riot è un manga del 2020 diviso in quattro volumi, in cui si mischiano genere e moda.

Copertina di Boys Run The Riot con un mezzobusto del protagonista e la schiena del deuteragonista.

Ryū è uno studente delle superiori e sa di essere trans (FtM). L’ambiente scolastico, purtroppo, lo opprime e la solitudine del non avere nessuno con cui parlare dei propri problemi lo turba—anche in famiglia le cose non vanno meglio, con sua madre che continua a chiedergli perché si vesta come un ragazzo. La sua passione, però, sono proprio i vestiti: la moda maschile lo affascina e grazie ad essa riuscirà a instaurare un interessante rapporto con Jin, un nuovo studente della sua classe, che, pur essendo cisgenere (una persona non trans), si sente comunque spinto ai margini della società.

A differenza di molte altre opere scritte da persone cisgenere che trattano l’esperienza trans con un che di melodrammatico, Boys Run The Riot sa esattamente come rappresentarla. La pressione sociale, gli sguardi degli altri, le parole che hanno un peso eccessivo, è tutto tangibile ma senza quello strano sapore di commiserazione. Se siete interessati alla moda e a una lettura realistica sull’esperienza trans, questo manga fa al caso vostro.

Boku ga otto ni deau made (Until I Meet My Husband)

Boku ga otto ni deau made è un manga a volume unico del 2020 disegnato da Tsukizuki Yoshi basato su un saggio di Nanasaki Ryōsuke.

Foto dell'attivista Nanasaki che posa con un lotto del manga Boku ga otto ni deau made.
Nanasaki posa con un lotto del manga

Il saggio romanzato fra le pagine di questo fumetto racconta l’esperienza biografica di Nanasaki, attivista gay che si muove in una società in cui non si rispecchia. Dall’essere vittima di bullismo alle scuole medie, alla sua prima cotta, la gelosia adolescenziale e poi il coming out ad amici e parenti, Nanasaki ha vissuto la sua vita con chi gli diceva che non fosse “normale”. Con la sua forza d’animo non si è dato per vinto e a testa alta ha continuato ad essere fedele a chi è veramente, trovando nel suo attuale marito un compagno con cui condividere una vita felice e completa. I due si sono sposati simbolicamente nel 2009 e furono la prima coppia queer nel paese a farlo. Nel 2016 sono riusciti ad ufficializzare la promessa al tempio Tsukijihongwanji con la partnership civile concessa dalla prefettura di Tokyo alle coppie non eterosessuali.

Lo stile di disegno fresco e pulito aiuta la lettura di questo toccante manga che mette nero su bianco quanto travagliata sia la vita di una persona queer (nello specifico, un ragazzo gay), ma ci lascia comunque con la speranza di un futuro più aperto e libero. Un manga per quando sarete in vena di riflessioni!

Kinō nani tabeta? (What Did You Eat Yesterday?)

Kinō nani tabeta? è un manga del 2007 di Yoshinaga Fumi (Antique Bakery) attualmente in pubblicazione e conta quattordici volumi. Ha vinto il premio manga dell’anno nel 2009 e nel 2019 è stato adattato in un drama mandato in onda su TV Tokyo.

Illustrazione del manga What did you eat yesterday? con i due protagonisti che mangiano un pasto tradizionale giapponese.

I nostri protagonisti sono Kakei Shiro, avvocato ligio e serio di giorno e gourmet di notte, con il suo fidanzato Yabuki Kenji, un parrucchiere molto estroverso che veste sempre di colori sgargianti. Il manga ci mostra sia la loro vita privata che professionale, facendoci entrare nella routine di Shiro e Kenji come se fossimo loro amici, proponendoci anche una parte… Da gustare. Infatti Kenji è il fan numero uno del cuoco-Shiro, che crea piatti buonissimi da zero!

Leggero e simpatico, un fumetto che si lascia gustare lentamente.

Aoi hana (Sweet Blue Flowers)

Aoi hana è il secondo manga di Shimura Takako che presentiamo in questa lista. Iniziato nel 2004 e terminato nel 2013 con un totale di otto volumi, ha ottenuto anche un adattamento animato da undici episodi nel 2009 firmato J.C. Staff. La versione italiana è stata portata incompleta dalla casa editrice Renbooks, con solo un volume tradotto.

Illustrazione di Sweet Blue Flowers che ritrae le protagoniste in un kimono invernale.

Questa volta Shimura ci offre una storia sulle divergenze di tre ragazze adolescenti con il classico trope del triangolo amoroso. Manjōme Fumi e Okudaira Akira sono amiche sin dall’asilo, ma per un periodo le due si perdono di vista quando Fumi si trasferisce altrove con la sua famiglia. Ora, le due sono adolescenti e finalmente riunite nella stessa scuola ma c’è un piccolo problema: Fumi ha iniziato a frequentarsi con una ragazza più grande. Come si  risolverà la loro relazione?

Il manga si sviluppa ponendo l’introspezione dei personaggi al primo posto e come loro si relazionano alla propria sessualità e al mondo che li circonda ma utilizzando una storia che nell’anima sa molto di shōjo. Quando siete in vena di una lettura dalle note romantiche, Aoi hana è qui per voi.

Claudine!

Un breve volume autoconclusivo del 1978 firmato Ikeda Riyoko, autrice di fama internazionale per altre opere con letture queer quali Le rose di Versailles e Caro fratello, Claudine! in Italia è edito da RW GOEN.

Taglio della copertina del volume di Claudine! che raffigura il primo piano del protagonista.

Nato biologicamente donna e con il nome di Claudine, il nostro protagonista segue una chiara narrativa trans. Ambientato, come molte altre opere di Ikeda, all’inizio del ’900 in Francia, ci troviamo di fronte ad una storia drammatica e cruda, di incomprensione familiare e oppressione sociale. “Claudine” verrà portato davanti ad uno psichiatra in tenera età per reprimere chi è veramente ed è proprio il medico a narrarci e documentare la sua vita, quasi lo stesse studiando come caso clinico. All’età di quindici anni, “Claudine” inizierà ad esplorare la propria sessualità, innamorandosi della giovane cameriera sua coetanea, Maura, poi della bibliotecaria Cecilia, poi della ex-ballerina Sireene, creando un vortice burrascoso nella sua emotività mentre cerca di farsi accettare da tutti come l’uomo che è, ma, come sappiamo dalle storie di Ikeda, quasi in nessuno dei suoi finali si risparmia la tragedia.

Un’incredibile storia che, pur concludendosi dolorosamente, va ricontestualizzata alla vita di una persona trans all’inizio del secolo scorso— seppur scritta più di quarant’anni fa, rimane una lettura importante e toccante.

Ao no furaggu (Blue Flag)

Serializzato sul sito Shōnen Jump+, è stato subito messo sotto i riflettori per l’associazione all’omonima rivista. Illustrato da KAITO (Cross Manage),  Ao no furaggu è un manga del 2017 conclusosi l’anno scorso con il suo ottavo volume.

Copertina di un volume di Blue Flag che ritrae i tre personaggi principali che guardano in tre direzioni diverse.

I temi che ritroviamo in quest’opera non sono i classici da grandi titoli di Jump, ma sono riconducibili a quella nicchia di opere che fanno fatica a prendere spazio sulle pagine del settimanale. Con un sottotesto romantico e drammatico, Ao no furaggu riprende un po’ l’idea di Aoi hana, entrambi “blu” e con il pretesto del triangolo amoroso per parlarci, in realtà, di temi che si ritrovano nei più validi romanzi di formazione, seguendo i personaggi passo passo nel loro maturare. Ichinose Taichi è il nostro protagonista, affiancato dalla ragazza per cui ha una cotta, Kuze Futaba, e il suo migliore amico con cui pensa Futaba si stia frequentando, Mita Tōma.

L’esperienza queer non è uno dei caposaldi dei manga shōnen, purtroppo, ma Ao no furaggu è un esempio di come certi temi andrebbero trattati per il target demografico adolescenziale.

Così concludiamo la nostra lista di titoli per un mese del pride diverso dal solito. Cosa ne pensate? Conoscete altri titoli a tema LGBTQ+? Fatecelo sapere nei commenti!

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