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Realtà e finzione in manga & anime: il caso di Yūri on Ice

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IL RITIRO DI HANYŪ

Una stella al tramonto (?)

Lo scorso Luglio, il pattinatore giapponese Hanyū Yuzuru ha annunciato il proprio ritiro dall’agonismo.

La notizia non è giunta del tutto inattesa, poiché ripetuti infortuni ne avevano ormai minato la competitività. Ma, nonostante questo, ha suscitato comunque una certa emozione. Ciò non solo tra chi segue il pattinaggio di figura su ghiaccio, ma anche in una larga fetta del pubblico otaku, poiché a Hanyū Yuzuru è ispirato nientemeno che Katsuki Yūri, il protagonista del celebre anime Yūri on Ice.

L’occasione, per quanto non propriamente allegra, è buona per raccontare il gioco di specchi tra realtà e finzione in Yūri on Ice e riflettere sul ruolo che manga & anime hanno nella società giapponese.

(Nota. Per semplificare la scrittura e la lettura, espungo dal titolo di Yūri on Ice i punti esclamativi che vi compaiono nella versione completa e nei logo.)

Hanyū Yuzuru Trottola Biellmann
Hanyū Yuzuru alle prese con
la “trottola Biellmann”.

Una luminosa carriera

Hanyū Yuzuru è nato nel 1994 e ha al suo attivo una carriera davvero impressionante.

Tra le altre cose, è stato quattro volte campione nazionale giapponese, ha conquistato due volte la medaglia d’oro olimpica (2014 e 2018), è stato l’unico nella storia a conseguire il cosiddetto “Super Slam” (cioè la vittoria in tutte le massime competizioni esistenti), ha segnato diciannove record del mondo ed è stato il primo a eseguire tutta una serie di difficilissimi salti o combinazioni di essi (per esempio tre quadrupli nella seconda metà di un programma libero).

Abbina una tecnica formidabile a un notevole valore artistico. Basterebbe la sua incredibile trottola Biellmann a dimostrarlo (si veda la foto che allego). Tra le persone esperte, c’è già chi lo considera il più grande pattinatore di figura mai esistito.

Ad amplificare il suo successo, conquistandogli un nutritissimo fan-club, hanno contribuito il carattere grintoso ma insieme umile, i suoi modi gentili (anche verso gli avversari), la grande (auto)ironia che lo rende spesso simile a un cartone animato vivente (come volevasi dimostrare) e il bel viso dai tratti delicati. Insomma, questo ragazzo ispira automaticamente simpatia e tenerezza, tanto che… si rischia di dimenticare che mostro di atletismo sia in realtà.

Hanyū Yuzuru
Hanyū Yuzuru che se la ride
dopo essere caduto
come un dilettante.
Impossibile non amarlo.

All’atto del ritiro, Hanyū ha dichiarato di essere soddisfatto della propria carriera, poiché ha ormai ottenuto tutto ciò che poteva desiderare. Tuttavia, questo non significa che smetterà completamente di pattinare e di esibirsi: ha solo cambiato prospettiva, e continuerà fuori dall’agonismo con altre modalità. Lo speriamo bene, anche perché deve ancora perfezionare il quadruplo axel, un salto sovrumano mai riuscito a nessuno se non a lui, purtroppo terminandolo con una caduta, che non ne ha compromesso la riuscita tecnica (gli è stato convalidato dalla giuria) ma che costituisce comunque una piccola macchia su una impresa che ha del soprannaturale.

Insomma, Hanyū è un autentico fuoriclasse. Non c’è da stupirsi se, nella realizzazione di Yūri on Ice, lo abbiano preso a modello. Anzi, è possibile anche che sia stato il contrario, cioè che proprio la grande popolarità di Hanyū abbia ispirato la realizzazione di un anime a proposito del pattinaggio artistico su ghiaccio.

IL MONDO DI YŪRI ON ICE

Generalità

Yūri on Ice è un anime del 2016 in dodici episodi. È stato ideato da Kubō Mitsurō, diretto da Yamamoto Sayo e prodotto dalla MAPPA. Il pubblico italiano può guardarlo su Crunchyroll.

Da tempo ne è stato annunciato un film prequel, ma la data di uscita di quest’ultimo viene continuamente e inspiegabilmente procrastinata, per cui non se ne sa niente di certo.

La trama

Il ventiquattrenne Katsuki Yūri è una promessa mancata del pattinaggio: dopo uno sfolgorante inizio che gli ha permesso di arrivare a competere a livello internazionale, le sue prestazioni hanno perso colpi a causa della scarsa autostima, dell’incapacità di reggere la tensione e della tendenza a ingrassare. Per questo, Yūri ha abbandonato l’agonismo ed è tornato a vivere in famiglia.

Però, degli amici di infanzia lo riprendono di nascosto mentre si allena e poi mettono on-line una sua splendida coreografia. Il video ottiene migliaia di visualizzazioni e di commenti entusiasti, ma soprattutto attira l’attenzione di Victor Nikiforov, ventisettenne campione russo già affermato ma insoddisfatto (ormai prossimo al ritiro) e idolo di Yūri. Così, da un giorno all’altro, Victor si presenta a casa di Yūri offrendosi di fargli da allenatore e convincendolo a riprendere a gareggiare.

Ma non è finita. In Russia, Victor aveva già un seguace: il biondissimo quindicenne Yuri Plisetsky (soprannominato “Yurio” per distinguerlo da Yūri). Dotato, oltre che di un talento eccezionale, di un tremendo caratteraccio, e sentendosi abbandonato, Yurio insegue Victor e si installa anche lui, senza tanti complimenti, in casa della famiglia Katsuki (la quale, per fortuna, gestisce delle terme e ha quindi spazio in abbondanza). Inutile dire che la strana situazione assume… rilevanza internazionale.

Da questo momento in poi, la vicenda segue i tre protagonisti tra allenamenti e competizioni, vittorie e sconfitte, fino all’ambito torneo mondiale. Ma, quel che più importa, racconta la loro maturazione e l’evoluzione del loro rapporto.

yuri on ice visual

I personaggi e il “messaggio”

La serie ha riscosso un grandissimo successo, per la capacità di inserire la vicenda umana nel contesto sportivo valorizzando l’una e l’altro. Yūri on Ice non è di quegli spokon che si riducono a una sequela di gare infarcita di tecnicismi e popolata da personaggi praticamente bidimensionali (vedasi Haikyuu, pur con tutto l’affetto che merita).

Al contrario, nonostante l’estremo realismo con cui vengono rappresentati l’ambiente del pattinaggio e lo svolgimento dei tornei, il focus sull’interiorità dei personaggi non viene mai meno. Né potrebbe essere altrimenti, dato che ogni pattinatore mette tutto sé stesso nelle proprie coreografie e quindi a ciascuno, non solo ai tre protagonisti ma anche ai loro numerosi avversari, viene concessa una propria backstory, con tanto di crisi e relativa risoluzione. Magari di un paio di minuti e basta, ma c’è sempre; e non manca mai di rubare la scena.

Il nutrito cast è in effetti uno dei punti di forza della serie. Ci sono tutti: pattinatori, coach, parenti, tifoserie, reporter e… animaletti buffi. Le interazioni fra gli atleti, in particolare, pur essendo inevitabilmente conflittuali, vanno a tessere un inno alla sportività e all’amicizia. Persino quando competono per un titolo mondiale e si stanno cordialmente sulle scatole, in loro il rispetto reciproco e la possibilità di mediare non vengono meno. Vederli insieme spesso fa pensare a una allegra brigata in libera uscita più che a un gruppo di accaniti avversari. È una sorta di “effetto Heartstopper”: una visione del mondo irrealistica che però fa bene al cuore.

I pregi tecnici

Tra i fattori di qualità in Yūri on Ice spiccano le esibizioni dei vari pattinatori, accuratamente coreografate e montate (grazie al lavoro dell’ex campione Miyamoto Kenji, appositamente ingaggiato). È senz’altro vincente l’idea di trasformarle in monologhi in cui il concorrente di turno, mentre danza (e ognuno ha il proprio stile peculiare), rievoca il proprio passato (la backstory di cui sopra), o commenta la propria prestazione, o si rivolge virtualmente agli avversari e al pubblico.

Molto efficace è pure la gestione della luce e dei colori, che regala un piacevole effetto di vivace tridimensionalità.

Senza mezzi termini bellissime le musiche, un panorama sonoro estremamente variegato, in cui si citano pezzi celebri, se ne immaginano di inesistenti ma con una loro storia, si riarrangia lo stesso brano in più modi diversi, si creano effetti di reminiscenza e addirittura di rielaborazione tematica.

Qualche esempio. La fittizia aria d’opera su cui danza Victor all’inizio della serie, che alla fine diventa un duetto (metafora lampante). Il potentissimo I’m the King J.J., scritto appositamente per l’omonimo personaggio. Una riscrittura di parte della Nona Sinfonia di Beethoven. Le due concezioni dell’amore (una per Yūri e una per Yurio) rappresentate in due arrangiamenti diversi della stessa melodia. La canzone su cui si esibisce Phichit, tratta dal musical Il re e il pattinatore (che in realtà non esiste, ma che – essendo il ragazzo thailandese – non può non richiamare Il re ed io), la quale viene subito dopo citata a mo’ di jingle nello stacchetto pubblicitario. Che dire, poi, della sigla iniziale, History Maker, se non che è, anche visivamente, una delle migliori in assoluto degli ultimi anni?

Quanto alla sigla finale, è in buona parte composta da immagini prese dai profili Instagram dei protagonisti. Trovo importante l’attenzione data ai social-network, che sono onnipresenti nelle loro vite e che hanno un peso notevole nella vicenda. Tutto ciò denota coerenza narrativa e aderenza alla realtà.

(Sempre a proposito di sigle, mi raccomando! Non saltate quella finale del decimo episodio e quella iniziale dell’undicesimo, perché sono significativamente modificate rispetto alle altre.)

Ah, e gli stacchetti pubblicitari a tema gastronomico. Io adoro gli stacchetti gastronomici!

I difetti

Peccato solo che l’opera presenti anche qualche spiacevole approssimazione.

Si fa fatica, in un prodotto di questo livello, ad accettare le panoramiche sul pubblico appena abbozzato e quasi immobile, tanto più quando riciclate.

E, per l’amor del Cielo, non fate mai un fermo-immagine durante le evoluzioni sul ghiaccio, perché potreste scoprire quanto rudimentali siano in realtà i singoli fotogrammi! Un vero peccato se si pensa che, su altri fronti, l’anime presenta una cura quasi maniacale: come altrimenti definire l’attenzione nel disegnare il corpo del protagonista, e farlo danzare, con lievi differenze a seconda dei chili in più o in meno che si ritrova addosso?

Non posso nemmeno tacere che potrebbe risultare problematica la rappresentazione delle diverse nazionalità. Nella maggior parte dei casi gli stereotipi vengono evitati e si riesce a mettere in campo correttamente caratteristiche fisiche, impronte comportamentali, un certo patriottismo (inevitabile in una competizione internazionale) e anche le varie cucine tipiche. Tuttavia, potrebbe esserci chi si risente per il fatto che l’unico personaggio irrimediabilmente antipatico sia lo scontroso pattinatore coreano, o che Il re ed io (di cui sopra) sia sempre stato un musical controverso (per l’idea di arretratezza, condita da un esotismo di maniera, che restituisce della Thailandia), o che il morboso amore di Michele Crispino nei confronti della sorella sembri una parodia della possessività dei maschi italiani nei confronti delle “loro” donne. Considerato che, spesso, si scherza sullo scontro culturale (impareggiabile, a tal proposito, è l’entusiasmo di Victor verso il mondo nipponico), penso che tutto ciò sia assolutamente innocente. Ma è pur vero che, tra l’ironizzare su uno stereotipo e l’alimentarlo, c’è spesso un confine sottilissimo.

Se poi mi è concesso di allontanarmi ulteriormente dall’oggettività, rivelerò anche che non sopporto Chris. Sebbene il suo personaggio sia molto riuscito e funzionale alla vicenda (è una sorta di “ex” di Victor e, in quanto tale, funge doppiamente da termine di paragone per Yūri), viene presentato come campione di “sensualità matura e raffinata” (sic!), ma il tutto si risolve in esibizioni durante le quali spinge in fuori il sedere, arrossisce ed emette ansimi e gemiti… Spero di non passare per bacchettone, ma a me Chris sembra più volgare che sexy.

yuri on ice visual

La love-story

Un discorso a parte merita il vero cuore dell’opera, ovverosia la love-story tra Yūri e Victor. Di tale si tratta, senza alcun dubbio, poiché la sua canonicità è stata confermata dall’autrice, Kubō-san, in persona.

Se è vero che, nella fase iniziale, l’atteggiamento di Victor, che sembra voler sedurre il povero Yūri più che allenarlo, può apparire solo un espediente comico o una strizzata d’occhio al pubblico BL, è anche vero che, a storia inoltrata, un evento come lo scambio degli anelli è assolutamente inequivocabile.

Certo, che i due siano legati anche da un rapporto sentimentale non viene mai detto, e l’unico bacio viene lasciato intuire, più che mostrato. Al punto tale che lo spettatore meno accorto può sciropparsi tutti gli episodi senza nemmeno rendersi conto (beati i poveri di spirito) di star guardando un BL. Ciò sconfina nel queer-baiting, e un attivista gay come me non può non provare un certo senso di frustrazione.

Tuttavia, in Yūri on Ice si respira una tale serenità in merito alla questione (come dire: non si fa coming-out non perché ce ne si vergogni ma perché non è necessario, dato che tutti sanno tutto, e lo accettano) e la scena del bacio di cui sopra è così emozionante e liberatoria, che davvero non possiamo lamentarcene. Giorno verrà di storie mainstream ancora più esplicite, e Yūri on Ice costituisce sicuramente un importante passo avanti in quella direzione.

(Qualche mia considerazione aggiuntiva sull’argomento si trova nelle recensioni di Skate the Infinity e Sasaki e Miyano.)

yuri on ice kiss

GIOCO DI SPECCHI TRA REALTÀ E FINZIONE

La realtà nella finzione

Mettiamo finalmente tutto insieme e parliamo del singolare rapporto tra la finzione di Yūri on Ice e la realtà del pattinaggio di figura agonistico.

La maniacale cura dei dettagli che ho già menzionato si manifesta prima di tutto nella creazione di personaggi ispirati a campioni realmente esistenti. Impossibile non riconoscere Hanyū Yuzuru in Yūri, Evgenij Pljuščenko in Victor, Uno Shōma in Minami, Joe Johnson in J.J. e così via. Ma anche un passo di danza, la foggia di un costume, un volto tra la folla, una mascotte di peluche… Sono innumerevoli le piccole cose che rimandano ad altre, altre che il pubblico del pattinaggio conosce bene.

yuri on ice yuzuru hanyu

Tuttavia, il meccanismo non si esaurisce qui. Se così fosse ci troveremmo nell’ambito del mero citazionismo o di banali easter-egg (che ormai vengono disseminati a caso in ogni prodotto pop come fossero selfie su Instagram). Gli elementi presi dal vero, in Yūri on Ice vengono continuamente trasformati e rimescolati, fino a diventare parti strutturali della narrazione.

Così, nel personaggio di Yūri, oltre che a Hanyū, troviamo altri riferimenti, per esempio al pattinatore Machida Tatsuki e al suo ritiro anticipato causa problemi di ansia.

Victor è sì ispirato a Pljuščenko per nazionalità, carriera e stile, ma le sue fattezze sono quelle dell’attore John Cameron Mitchell, e (cosa ancora più importante) la sua immagine non può non ricordare quella di Johnny Weir, pattinatore che fu oggetto, per buona parte della sua carriera, di speculazioni tossiche sul suo orientamento sessuale, per non dire veri e propri atti di bullismo omofobico. (No, il mondo reale, tanto meno quello dello sport, non è inclusivo come quello di Yūri on Ice.) Qualche prova del forte legame tra Victor e Johnny? Quest’ultimo, nella realtà, ha disegnato un costume per Hanyū, ha indossato un altro costume che nell’anime appare addosso a Victor e, dopo il coming-out, ha sposato un russo di nome… Victor.

yuri on ice victor evenij pljuscenko
yuri on ice john cameron mitchell
yuri on ice johnny weir

Facciamo altri esempi. Che dire del secondo Yuri? Ebbene, il piccolo Plisetsky è ispirato non a un pattinatore bensì a una pattinatrice: Yulia Lipnitskaya. I due condividono la nazionalità, la giovanissima età, la fluente capigliatura, le doti da contorsionista, l’amore per i felini e… un certo gusto kitsch nell’abbigliamento. Il cognome di Yurio è invece dovuto alla ballerina Majja Michajlovna Pliséckaja, che a sua volta rivive nel personaggio dell’arcigna Lilia Baranovskaya, insegnante e coreografa del biondissimo atleta.

yuri on ice yurio plisetsky yulia lipnitskaya

E ancora: colpisce il fatto che il famoso plot-twist con cui si conclude il decimo episodio fino a sconfinare nella sigla finale (ribaltando completamente la prospettiva della vicenda) sia stato probabilmente concepito partendo da semplici foto di Daisuke Takahashi che balla scatenato a una festa oppure di Hanyū che salta in braccio al collega cinese Jin Boyang.

yuri on ice jin boyang

Allego un po’ di immagini che dicono più di molte parole. Poiché questi confronti girano nel fandom da anni (eccetto quelli realizzati da me appositamente per questa occasione), mi è impossibile citarne gli autori originari, e di questo mi scuso.

yuri on ice minami uno shoma
Il rapporto tra Yūri e Minami ricorda molto
quello tra Hanyū e Uno Shōma.
yuri on ice jj joe johnson
J.J. Leroy e Joe Johnson.
yuri on ice phichit michael martinez
Phichit Chulanont e Michael Martinez.
Sebbene Phichit sia thailandese e Michael sia filippino,
in entrambi i casi abbiamo un campione autodidatta
proveniente dal sud-est asiatico, dove non c’è una tradizione
di pattinaggio su ghiaccio.
yuri on ice otabek denis ten
Otabek Altin e il compianto Denïs Ten.
yuri on ice yakov aleksej misin
Il burbero Yakov, allenatore di Victor e Yurio,
è ispirato ad Aleksej Mišin.
yuri on ice lilia majja pliseckaja
L’arcigna Lilia, insegnante e coreografa di Yurio,
è ispirata all’étoile Majja Michajlovna Pliseckaja,
da cui – come si vede – Yurio ha
mutuato il cognome.
yuri on ice celestino pasquale camerlengo
Celestino, ex allenatore di Yūri,
è ispirato a Pasquale Camerlengo.
yuri on ice karel fajfr
L’allenatore di Chris ha lo stesso caratteristico look di Karel Fajfr.
yuri on ice rohene ward
L’allenatrice di Leo deve la sua pettinatura a Rohene Ward.
yuri on ice taihei katou
Il reporter è un alter ego del giornalista sportivo giapponese Taihei Katō.
yuri on ice makkachin mao asada pooh
Makkachin e Vicchan, i barboncini di Yūri e Victor,
sono ispirati all’amatissimo cagnolino di Mao Asada.
Yūri ha anche una mascotte porta-fazzoletti
sotto forma di barboncino di peluche,
e questo richiama il Pooh-chan da cui Hanyū Yuzuru
non si separa mai.

La finzione nella realtà

Ma, di nuovo, non finisce qui. Un fenomeno senza precedenti si è verificato durante la messa in onda di Yūri on Ice. Molti personaggi del mondo reale si sono riconosciuti nei loro alter ego dello schermo, sono stati al gioco, hanno iniziato a parlare dell’anime sui loro social-network e hanno attirato su di esso l’attenzione sia della colleganza sia del pubblico. Beninteso, anche del pubblico che, in condizioni normali, non seguirebbe una serie animata.

yuri on ice victor evgenij pljuscenko
yuri on ice victor john cameron mitchell

Tra le celebrità più attive in tal senso, la pattinatrice russa Evgènija Medvèdeva, che ha twittato ininterrottamente per settimane, più volte durante ogni singolo episodio, arrivando a pubblicare un proprio cosplay nei panni di Yūri. Che dire? Otaku inside! Il cerchio si è chiuso allorché Kubō-san ha ricambiato l’omaggio effigiando Evgènija insieme ai personaggi dell’anime: il disegno è diventato inevitabilmente “immagine di copertina” del profilo Twitter della campionessa.

yuri on ice evgenija medvedeva

Joe Johnson (tra l’altro anche lui protagonista di un coming-out a suo tempo molto chiacchierato) non ha esitato a presentarsi in pista con una maglietta raffigurante J.J., il personaggio che da lui ha preso ben più dell’iconico gesto che riproduce le iniziali del nome. (A proposito: ma quanto è bella la linea narrativa di J.J.? Volete sapere da dove proviene? La risposta la si trova nell’altalenante carriera di Patrick Chan, purtroppo noto per i suoi attacchi di panico.)

yuri on ice jj joe johnson

Non da meno è stato Oda Nobunari. Il simpaticissimo ex campione giapponese, durante la realizzazione della serie, ha chiesto espressamente di apparire in un cameo, e così è stato. Ha pure doppiato il proprio alter ego animato.

yuri on ice oda nobunari

C’è da dire che, prima di lui, anche lo svizzero Stéphane Lambiel era apparso come sé stesso, con nome e cognome (oltre ad aver dato origine al personaggio di Chris, che non gli somiglia fisicamente ma ne condivide nazionalità e stile).

yuri on ice stephane lambiel

Il messaggio più commovente è stato senz’altro quello di Johnny Weir, il quale, in virtù della sua storia personale cui ho già accennato, afferma: “Non ce la faccio. I miei vent’anni sarebbero stati molto migliori se il pattinaggio fosse stato davvero così” (come in Yūri on Ice).

yuri on ice johnny weir

E ricordiamo anche il compianto Denïs Ten, il quale twittava incoraggiamenti al personaggio di Otabek, a lui ispirato. Il campione kazako ha tragicamente perso la vita in una rapina con accoltellamento nel 2018, a soli venticinque anni.

yuri on ice otabek denis ten

Inevitabilmente, non è passato molto tempo prima che le piste di pattinaggio, professionali e amatoriali, si riempissero di pupazzi di Yūri on Ice e atleti che danzavano sulla relativa colonna sonora… Attendiamo una nuova ondata quando (finalmente) avremo il film o, meglio ancora, la seconda stagione. Chissà.

Anche stavolta, lascio parlare le immagini.

yuri on ice jj michal brezina
yuri on ice phichit michael martinez muramoto satsuki
yuri on ice leo jason brown
yuri on ice mila ashley wagner
yuri on ice sara valentina marchei
yuri on ice ivan righini

Conclusione fantascientifica

Non è una novità che manga & anime siano ormai, più che prodotti a sé stanti, parti di media-franchise comprendenti light-novel, live-action (sia teatrali sia filmici), CD, videogame, gadget di ogni tipo ed eventi vari. Accade anche in Occidente: basti pensare alle immani proporzioni raggiunte dal Marvel Cinematic Universe.

Né suona nuovo che il popolo giapponese provi una incontenibile passione per questa arte dalle origini invero antichissime. Non avendo il pregiudizio, tuttora imperante qui da noi, che fumetti e cartoni animati siano poco seri e più che altro roba da ragazzini, in Giappone anche le più alte istituzioni possono avere la propria mascotte e affidare la comunicazione ufficiale a questi mezzi espressivi altrove impensabili. Non stupisce, pertanto, che austeri uomini politici si presentino con una cravatta di Evangelion oppure citino Demon Slayer nei loro discorsi. (In Italia, al massimo, ricordiamo una cringissima uscita di Enrico Letta a proposito di Jo Condor.)

Però, con Yūri on Ice, come spero di aver dimostrato in queste righe, la compenetrazione tra finzione e realtà tocca livelli mai raggiunti prima. L’unico precedente simile che mi viene in mente risale a quando il perfido zio Duke di Doonesbury scese in campo nel 2001 per farsi eleggere Presidente degli USA con una sua virtuale campagna parallela nella corsa alla Casa Bianca. E ottenne anche numerosi voti. Ma Doonesbury nasce come strip di satira politica e, tutto sommato, l’evento, per quanto sensazionale, è più facilmente inquadrabile. Non così per Yūri on Ice.

Aveva ragionissima Oscar Wilde quando sosteneva che “la vita imita l’arte più di quanto l’arte imiti la vita”. Ne siamo la conferma continuamente. Quando, invece di dire che qualcosa ci mette ansia, diciamo che è “hitchockiana”. Ogni volta che esclamiamo “Esatto!” (tributo a Mike Bongiorno e all’era dei telequiz). Tutte quelle volte che, prima o dopo una qualche impresa, assumiamo una posa supereroistica da Dragonball o da Naruto o da One Piece.

Ecco, la capacità di influenzare la realtà dimostrata da Yūri on Ice sembra aver schiuso nuove frontiere e averci portato un po’ più avanti verso il sogno proibito di una interazione sempre più stretta coi mondi della nostra fantasia, come in Chi ha incastrato Roger Rabbit? o Ready Player One.

Un sogno che, naturalmente, ha anche i suoi risvolti inquietanti, se è vero (e com’è vero) che molte persone non riescono a individuare le fake-news e se ne fanno condizionare.

Vedremo cosa ci riserverà il futuro!

yuri on ice stephane lambiel deniss vasilijevs

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