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Otaku Club Genshiken: tra Otaku e Maturità.

Se qualcuno dovesse chiedermi consiglio riguardo un’opera che parla di Otaku, uno dei fumetti che più di tutti consiglierei sarebbe proprio Genshiken.

L’opera viene pubblicata per la prima volta in terra nipponica sulla rivista Afternoon nel Giugno del 2002, per poi terminare nel Giugno del 2006. Per quanto riguarda il territorio nostrano, Genshiken viene inizialmente pubblicato sulla oramai defunta rivista Kappa Magazine, ma dato il successo della serie essa verrà poi pubblicata in versione “Tankobon” nel Gennaio del 2007, tramite Star Comics di cui Kappa Magazine faceva parte.

Genshiken è una delle opere più interessanti del panorama nipponico; essa riesce a trattare la tematica degli “Otaku” in Giappone in modo molto maturo e senza mai cadere nella trappola delle banalità o dell’esagerazione. Una commedia che, grazie alle capacità del suo autore, è capace di amalgamare perfettamente i momenti comici a quelli seri, senza mai farci storcere il naso.

Ci tengo inoltre a sottolineare che in questo articolo andrò a parlare della prima serie di Genshiken, l’unica che, purtroppo, è arrivata in Italia (ma non è questo il motivo del perché ho deciso di parlare solo della prima serie).

Shimoku Kio

L’autore di questo magnifico fumetto è Shimoku Kio di cui però sappiamo ben poco. Il Sensei nasce nel 1974 e fin dalle elementari ha sempre mostrato grande passione verso il mondo del fumetto. Durante i suoi anni universitari vincerà il premio Afternoon Shikisho, cosa che segnerà il debutto del sensei proprio sulla rivista Afternoon (edita Kodansha), rivista che offrirà, come detto in precedenza, i natali anche all’opera di cui parleremo in questo articolo; Genshiken.

Il Sensei è da sempre una persona molto riservata e di sue informazioni ne abbiamo poche. In un’intervista scritta disse che la sua opera magna, Genshiken, è estremamente influenzata dal suo passato; in particolare le emozioni negative e il senso di inferiorità che certi personaggi dimostrano derivano proprio dal Sensei.

Le poche informazioni vanno a pari passo, appunto, con le poche interviste da lui rilasciate, di cui nessuna di tipo vocale. O per lo meno questa era la situazione fino un anno fa, dato che nel 2020 ha rilasciato un intervista vocale sul canale di una VTuber.

Compendio “Otaku”

Protagonista principale di questo fumetto è Kenji Sasahara, ragazzo timido e impacciato facente parte del primo anno di università. Il fumetto si apre con il nostro protagonista alla ricerca di un circolo scolastico che possa fare al caso suo. Fin dalle primissime pagine si denota che il protagonista è attratto proprio da quei circoli che si concentrano sui cartoni animati e i fumetti, ma la grande timidezza e la vergogna che prova per le proprie passioni gli provoca varie difficoltà. Dopo un po’ di tempo denota però un circolo che potrebbe fare al caso suo, e spinto da una certa persona finisce con il fare conoscenza dei personaggi facenti parte del Genshiken, per poi arrivare a farne parte.

Genshiken è un’abbreviazione che sta a significare “circolo per lo studio della cultura visiva moderna”, ma ciò che il protagonista si trova di fronte è una realtà un po’ diversa. Infatti l’autore ci pone di fronte ad un vero e proprio covo di Otaku che di fare attività, definite utili per l’università, non ne vogliono sapere, e preferiscono invece fare scherzi ai nuovi arrivati o fare riunioni per parlare dello sviluppo della trama del cartone che più li infiamma. I personaggi facenti parte del Genshiken hanno tutti delle caratteristiche uniche, che ruotano attorno al mondo degli Otaku. Dal modellismo al cosplay; ogni personaggio ha una propria passione che quasi rasenta l’ossessione.

Da Madarame che quando si ritrova con una mano rotta ad un festival preferisce far finta di nulla per comprare i fumetti che più lo aggradano (questo fino a che non gli sarà possibile continuare), a Kosaka che al posto di dare attenzioni alla propria ragazza, in un momento “particolare”, preferisce guardarsi un cartone in TV. Da Tanaka e i suoi modellini, a Ono e la sua ossessione per i personaggi “calvi e maturi”.

Ogni personaggio rivela così un mondo che l’autore riesce a spiegare perfettamente grazie a note, descrizioni fatte dai personaggi e così via dicendo. Genshiken si rivela così essere un “compendio” del mondo Otaku, dove vengono fornite informazioni sulle definizioni che girano attorno a questo universo, e il tutto con grandi capacità narrative. Infatti, l’autore, sfruttando una trama ad “episodi”, riesce a dare sfogo ai personaggi del fumetto, riuscendo così a farci conoscere meglio loro e le loro passioni.

E così, tra tabelle dove vengono fornite informazioni sui personaggi (per esempio i loro anime preferiti, con annesso titolo storpiato del calibro de “Le bizzarre avventure di Dodo”, oppure “La citta incartata”), una scena comica colma di citazioni e momenti di serietà, l’autore ci rivela certamente un mondo interessante, ma senz’altro non senza lati oscuri.

Gli Otaku

Il termine Otaku, sebbene in occidente abbia assunto un significato differente, nella terra dei ciliegi in fiori ha un connotato tendenzialmente dispregiativo (anche se il Sensei nell’intervista “vocale” ha spiegato che la percezione degli Otaku è per lui cambiata in meglio).

Ed infatti, all’interno del fumetto, i personaggi vengono visti spesso e volentieri in modo negativo dalle persone “non-Otaku”, che osservano quel mondo con vero e proprio disprezzo. I personaggi di cui faremo conoscenza risultano non solo osteggiati dagli “esterni”, ma addirittura vengono visti negativamente dagli altri club affini.

Il Geshiken risulta quindi, per il mondo “esterno”, un vero e proprio covo di fanatici non accettabili nemmeno da un club simile. Il Genshiken è quindi una vera e propria bolla di “comfort” dove i nostri personaggi passano le ore a poter parlare di ciò che più li aggrada e ad essere (alcuni con iniziali difficoltà) ciò che realmente sono. Ma se nella paura del giudizio altrui limitiamo il nostro essere, non stiamo praticamente rifiutando noi stessi?

I personaggi del Genshiken risultano spesso vergognarsi per le proprie passioni, avendo paura di essere giudicati malamente dalla società. Da Ono che nasconde il suo amore per i personaggi calvi, a Ougie che, addirittura, dichiara il suo disprezzo verso gli Otaku (pur essendo lei stessa parte della “categoria”). La vergogna e lo stigma sociale porta così a situazioni di disagio per certi personaggi, e la bassa autostima che provano, porta alcuni di loro a non “osare” e a non mettersi in gioco in varie circostanze. Kosaka rappresenta l’eccezione a tale fattore. Infatti, Kosaka, pur non sembrando un Otaku, lo è invece fino al midollo, e di questa sua condizione egli non soffre, anzi, l’accetta senza problemi destando così iniziali fastidi alla propria ragazza: Saki.

Se Kosaka rappresenta l’eccezione alla vergogna, Saki rappresenta invece l’occhio esterno. Saki è l’unica iscritta al circolo (sebbene inizialmente costretta) a non essere un Otaku. Anzi Saki, all’inizio dell’opera, dichiara di detestare gli Otaku e il loro mondo, non riuscendo minimamente a comprenderli. Detesta talmente tanto tutto ciò, che se qualcuno prova solo a chiederle se anche lei è un Otaku finisce per andare su tutte le furie.

Ma sebbene inizialmente la sua visione sia profondamente negativa, sia perché innamorata del suo ragazzo Otaku (e dunque passa il tempo con lui) sia passando del tempo con il resto del circolo, Saki comincia pian piano a comprendere gli Otaku.

L’occhio esterno, dunque, pur non divenendo mai un Otaku, volume dopo volume non solo inizia a comprendere gli Otaku, ma comincia anche ad affezionarsi a loro ed al Club, che in più di un’occasione verrà salvato proprio da lei. E, pur rimanendo critica su vari punti, riuscirà comunque ad accettare le passioni dei vari personaggi (andando addirittura a partecipare a varie attività da “Otaku”).

Come già detto in precedenza però, tale vergogna, che si trasforma in bassa autostima, fa sì che i personaggi abbiano difficoltà a mettersi in gioco. Lo si può evincere, tra le tante cose, dal fatto che, seppur essendo un club con abbastanza anni, i membri del Genshiken non hanno mai tentato di partecipare al ComiFes (corrispettivo cartaceo del reale ComiKet) come circolo ufficiale.

Questo fino a che, Sasahara, per varie motivazioni, porrà fine a tutto ciò. Sarà infatti Sasahara il primo a mettere in gioco il Genshiken, portandolo così a fare richiesta di partecipazione al ComicFes, e facendolo così uscire, per la prima volta, dalla sua zona di “comfort” (zona in cui lo stesso Sasahara, fino a quel momento, risiedeva).

Sasahara è quindi costretto a prendersi delle responsabilità; è lui che ha voluto tutto questo, è lui che deve coordinare tutto. Il Genshiken tenterà infatti di partecipare al ComicFes tramite la creazione di una “fanzine”. Per fare ciò due membri del Genshiken dovranno disegnare, ma cominceranno poi a sorgere vari problemi. Sasahara tenterà così di risolverli, ma a risolvere la questione sarà infine Saki.

Maturità

Sebbene tutto, “l’episodio” precedente ci ha fatto capire una cosa; Sasahara sta maturando. Ed è questo il punto fondamentale contestualizzato a questa situazione; la maturazione. Pagina dopo pagina potremo osservare un’evoluzione dei personaggi che, chi più chi meno, cominceranno a maturare e a uscire dalla propria zona di comfort. I personaggi, pian piano, cominceranno infatti a prendere coscienza di sé, ad accettarsi e ad affrontare un percorso inevitabile; il mondo “esterno” il loro futuro.

Ogni personaggio comincerà dunque a pensare al proprio avvenire (soprattutto con la vicinanza alla laurea). Da Kugayama a Tanaka, tutti inizieranno a pianificare un nuovo percorso di studio oppure di trovarsi un lavoro.

La maturazione di Sasahara inizia sin da subito, la denotiamo in certi avvenimenti del primo volume (sebbene il tentativo di partecipazione al ComiFes risulta sicuramente il vero “inizio”). E così, l’impacciato e ultra-timido Sasahara comincerà non solo a maturare, ma a mettersi in gioco, tanto da provare a trasformare la sua passione in un vero e proprio lavoro.

Ma Sasahara non è l’unico; Tanaka stesso tenterà di rendere la sua passione un lavoro, e per fare ciò deciderà di seguire un percorso di studi che lo allontanerà (fisicamente parlando) dalla sua amata. Ougie, a sua volta tenterà di fare la medesima cosa. Tutti i membri del Genshiken, otaku vergognosi e impacciati, iniziano ad affrontare il mondo, riuscendo così a maturare (chi di più chi di meno).

Un personaggio, che ad esempio, desta alcune preoccupazioni è Madarame. Senza andare nello specifico, questo personaggio deciderà di fare alcune scelte che ci fanno denotare la sua non totale maturazione, e che ci dimostrano l’attaccamento a qualcosa che dovrebbe invece avere il coraggio di abbandonare. Ma questo personaggio viene ben sviscerato nel seguito di questo splendido fumetto, che in questo articolo, però, non tratterò.

Ed a proposito di maturità. Prima, mentre parlavo di Tanaka ho citato la sua “amata”; ma per poter essere amati, ed amare, bisogna prima di tutto maturare. Non si potrà mai avere una relazione stabile e soddisfacente se uno, o addirittura entrambi, nella coppia non riescono a maturare e ad accettarsi. Amare significa prima di tutto amarsi, o per lo meno accettarsi, ma per fare ciò bisogna maturare. Si deve quindi capire il passato, apprendere da esso, ma poi superarlo. Significa vivere il presente. Significa non negare più se stessi.

A fare il grande sforzo dovrà essere il pulcino, che da solo, all’interno del proprio guscio, comincerà a distruggerlo per poter uscire. Ma certamente il calore esterno di chi ci supporta, ci aiuta, e ci accetta, può aiutarci a maturare, e si potrà quindi, con più semplicità, accettare sé stessi

Conclusioni

Otaku Club Genshiken è certamente un’opera eccellente, che volume dopo volume ci fa entrare nel mondo degli Otaku giapponesi in modo maturo e interessante. Un’opera che chiaramente deve molto al suo autore, capace di costruire personaggi interessantissimi e (quasi) mai poco profondi. Il disegno, pur non essendo nulla di eccezionale, è senz’altro godibile e, se messo a confronto con le primissime pagine cambia in meglio, facendo dunque denotare uno sviluppo dell’autore stesso.

Un’opera che tratta la maturità senza mai essere banale, e che non vuole strizzare gli occhi agli Otaku facendo vedere solo le cose “belle”, ma anzi, vuole far denotare la verità delle cose facendo scontrare i personaggi con la realtà, che è spesso dura.

Particolarità che potrà interessare i lettori è il fatto che i fan di Genshiken, quando il fumetto fu trasposto in versione animata, vollero che anche Kujibiki Unbalance (fumetto fittizio, anche se verrà poi pubblicato realmente, che appassiona i personaggi all’interno di Genshiken) fosse trasposto in una sua versione animata; ed è così che nel 2004 uscì il primo episodio (di tre) di questa serie spin off di Genshiken. Riguardo essa uscirà poi una serie tv animata di 12 episodi nel 2006, e varie altre cose.

Quest’opera, come tutte d’altronde, non è esente da difetti. In alcuni casi infatti, certi personaggi sono stati un po’ trascurati, rendendoli così più delle macchiette che dei personaggi tridimensionali. Pur con ciò la maggior parte dei personaggi rimangono maturi e ben trattati.

Insomma, Genshiken è un’opera che consiglio caldamente. Capace come sempre, e come pochi, di far ragionare su un mondo interessante ma certamente complesso; è un manga ottimo per coloro che vogliono leggere un fumetto che tratta di Otaku, senza però cadere in qui cliché tipici, dovuti forse da una incapacità di auto-criticarsi o dalla volontà di ammiccare agli “Otaku”. Quest’opera va, invece, a parlare di essi in modo realistico e maturo, facendoci riflettere sulle nostre passioni, sul nostro essere e sulla nostra maturità.

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