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JUN – Questione di disabilità

Introduzione

Jun (준이오빠) è una graphic novel che è stata pubblicata in Italia, il 10 giugno 2021, da Bao Publishing, scritta e disegnata dalla coreana Keum Suk Gendry-Kim.

L’opera narra la storia vera di Jun Choi dal momento della sua nascita nel 1990, fino al raggiungimento della maggiore età circa e tutte le soverchianti ingiustizie e discriminazioni, che ha dovuto subire a causa della sua disabilità intellettiva (autismo di 2° livello in cui la comunicazione verbale e non verbale sono deficitarie e vi è necessità di un supporto significativo). 

In particolare, il narratore della storia non è Jun, bensì sua sorella minore Yunseon, che insieme ai suoi genitori si prende cura del protagonista.

Gli inizi

La situazione è molto complessa e delicata: il padre e la madre devono adeguare il loro lavoro e la loro vita alle esigenze del piccolo Jun che, per forza di cose, sono molte di più rispetto a quelle di altri bambini. Il padre, a dimostrazione del forte stress, manifesta una forma di psoriasi così grave da farlo diventare completamente glabro. La madre, maestra di asilo, finché l’età del figlio lo consente integra Jun nelle sue classi.

I primi tempi sono molto duri, si respira un’aria davvero pesante in famiglia.

Madre e padre non si rassegnano alla malattia del figlio e perseverano nella ricerca di tutte le “cure” possibili sperando nel miracolo. Viene tentato addirittura una sorta di rituale che avrebbe esorcizzato il demone insediato in Jun.

Ogni azione per Jun è davvero difficile e snervante, genitori e sorella sembrano ormai rasseganti all’idea che la situazione imboccherà una triste e irreversibile via, che porterà la povera vittima ad una vita costernata da insoddisfazioni.

La luce: il pansori

Come non essere felici quando Jun riesce per la prima volta a recarsi da solo alla lezione di pansori?

Ebbene sì, ad un certo punto della sua vita Jun entra in contatto con la sua luce, il pansori, grazie al quale riesce ad imparare la disciplina, la pazienza e soprattutto prendere confidenza nel parlare apertamente in pubblico.

Il pansori è lo strumento attraverso il quale Jun può comunicare, e rappresenta l’unico momento in cui non solo non viene giudicato, ma addirittura elogiato come talento della musica.

Cosa è il pansori?

Il pansori è un genere di narrazione musicale coreana sviluppatosi nel XVII secolo, eseguito da un kwangdae, un cantante, e un gosu, un batterista che utilizza il tamburo buk.

Il termine pansori deriva dall’unione di pan cioè “un posto dove molte persone si riuniscono” e sori cioè “suono”. Infatti anche il pubblico è parte integrante degli spettacoli, poiché si prevede che risponda con suoni di incoraggiamento e applausi in vari punti della performance.

Le esibizioni di pansori, che utilizzano la musica per narrare un tradizionale racconto popolare coreano, sono generalmente piuttosto lunghe, infatti un madang (storia) può richiedere svariate ore per essere portata a conclusione.

Il pansori è stato identificato come patrimonio immateriale dell’umanità dall’UNESCO nel 2003, nell’interesse di preservarlo per le generazioni future. 

Performance di pansori al Busan Cultural Center in Busan, Corea del Sud

Un fumetto per tutti

Jun è una storia che ha più livelli di interpretazione dal più superficiale al più profondo. Taluni potranno intenderlo come un vero e proprio manuale di istruzioni sul come relazionarsi con problemi di disabilità, ma altri potranno goderne appieno come una favola. È proprio questo il bello di questo fumetto, nonostante la tematica sia molto complessa, il modo di raccontare è veramente affabile e senza troppi fronzoli.

Seppure un testo sia poco per poter conoscere appieno un tema complesso come quello della disabilità, ciò che è sicuro è che si riesce ad empatizzare in modo strabiliante con i personaggi, quasi come se si entrasse a far parte del nucleo familiare.

Non è difficile infatti che durante la lettura ci si commuova per la dolcezza di alcune scene, che uniscono la ingenua sincerità di Jun al morbido tratto dell’autrice, mai fuori posto.

Disegno e scrittura

I disegni sono fortemente stilizzati e macchiettistici e sono strumentali alla velocità e semplicità dei balloon interamente colloquiali. Le parole utilizzate sono semplici e di uso comune. 

Il bianco prevale sul nero e rende leggero lo scorrere delle tavole, il più delle volte caratterizzate dall’assenza di sfondi.

Ruolo centrale invece viene attribuito ai volti fortemente espressivi dei protagonisti (anche perché Jun non parla, o le poche volte che ci prova, ci riesce con estrema difficoltà). Nonostante ciò il protagonista riesce a comunicare il suo stato d’animo con cambi di espressione repentini, evidentemente estremamente realistici.

Tutta questa “semplicità” quindi è in aperta contrapposizione con la tematica estremamente complessa e sensibile, che si propone di affrontare il fumetto. Questo perché l’autismo non viene trattato come una malattia da curare, ma come una non convenzionale fonte di originalità

Una grande scelta: accettazione della disabilità

Ma allora, appurato che la patologia sia parzialmente irreversibile, cosa è meglio per i genitori: 

dannarsi per cercare una soluzione che appare effimera come un’oasi nel deserto oppure valorizzare le inclinazioni del figlio e farsi quindi trasportare dal suo occhio così innocente, ma allo stesso tempo tanto saggio?

Questa è la scelta che si trovano a dover compiere i genitori di Jun, una scelta amara che certo presuppone l’orrorifica decisione di rassegnarsi alla malattia, ma che consegue d’altra parte la possibilità di potersi rimboccare le maniche, perché molto da fare rimane.

Quante volte ci si danna per ricercare un qualcosa che è utopistico, flagellandosi per la nostra apparente incapacità, quando invece la soluzione del problema è sempre stata a portata di mano?

Jun ha una dote eccezionale: la memoria.

Perché perpetrare nelle frustranti e infruttuose lezioni di logopedia, quando Jun ha una memoria così ferrata, che gli permette di comporre ed esibirsi in performance musicali di numerose ore?

Epilogo: “Oggi cerchiamo di essere felici”

“È così, Jun ha ragione. Non dobbiamo vivere fin da ora nell’inferno dell’angoscia ostinandoci a preoccuparci per il domani. Il sole splende fuori dalla finestra. La sua danza a tempo di musica è leggera e gioiosa”

Pagg. 248-249

Jun insegna ai suoi famigliari un nuovo modo di vivere primitivo, ma allo stesso tempo così evoluto e ascetico (ad oggi completamente dimenticato). 

Il ragazzo vive nella sua bolla, non è lui che si adatta all’ambiente esterno ma è paradossalmente il contrario. Una bolla dimensionale che non rispetta le leggi del tempo e dello spazio, una bolla che ogni giorno si rigenera e che mai è uguale a se stessa. 

Forse tutti dovrebbero trarre spunto da questa filosofia di vita;
delle volte vivere alla giornata e lasciarsi andare può salvarci dall’essere fagocitati da pensieri, che non ci lasciano più vivere il presente, poiché ci intrappolano in una sfera di perenne alienazione.

“Vorrei incontrare Jun nei campi più disparati della nostra società”

No Soon-Ho, direttore dell’impresa sociale coreana “Donggubat”

Discriminazione o ignoranza?

Jun e la sua famiglia non vengono accettati dalla società, sguardi taglienti e sprezzanti esaminano ogni passo fatto dal nucleo famigliare.

Quanto può essere pesante e oneroso questo fardello quando si viene giudicati e discriminati solo in ragione della diversità?

Nella Corea del Sud dei primi anni 2000 diventa complesso anche riuscire a trovare una scuola, che accetti alunni affetti da questo tipo di disabilità.

Da dove nasce la discriminazione?

Ebbene riflettendoci, essa non è altro che una branca involutiva della ignorantia.

Spesso infatti si tende ad avere paura di qualcosa di diverso il cui contatto ci fa perdere i nostri punti di riferimento, perché in esso non ci si può riconoscere.

Certo è parte integrante della indole umana la paura del nuovo, ma è proprio da esso che si traggono le più grandi soddisfazioni conoscitive sotto tutti i punti di vista.

Non per niente la summa del discorso dialettico hegeliano può essere ricondotta al trittico tesi-antitesi-sintesi.

Di fatto la conoscenza del diverso arricchisce, giammai potrebbe togliere.

Jun può essere letto dai più piccoli come una favola, che racconta come in realtà quel bambino che a scuola non sa allacciarsi da solo le scarpe, nonostante pecchi nella scontata padronanza di alcune attività, probabilmente eccelle in altre come chiunque. 

È un bambino come gli altri, ha delle emozioni, una famiglia che gli vuole bene, non è un alieno.

Se il nostro piccolo lettore di “Jun” verrà a conoscenza del “diverso” fin dalla tenera età, è molto difficile che da grande poi possa provarne disprezzo e per questo ostracizzarlo, perché non rappresenterà niente di cui avere paura.

AUTRICE

Nome: Keum Suk Gendry-Kim 

Nascita: 1971, Goheung (Jeolla), Corea del Sud

Istruzione: École supérieure des arts décoratifs de Strasbourg

Riconoscimenti: Best Creative Manga Award

Altre opere edite in Italia: “Le Malerbe”, edito da Bao Publishing (2019)

Sitografia

Bibliografia

–  Jun (준이오빠) 6/10/2021, Bao Publishing

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