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Lo Squalificato in tutta la sua bellezza

Lo squalificato
[ATTENZIONE: Il seguente articolo contiene spoiler ed è rivolto principalmente ad un pubblico adulto]

Lo Squalificato di Osamu Dazai

Lo Squalificato” (人間失格 – “Ningen Shikkaku“) è indiscutibilmente uno dei romanzi di maggior successo in Giappone, nonché capolavoro assoluto dello scrittore Osamu Dazai. Realizzato nel 1948, si diffuse molto presto in tutto il mondo ed ebbe un successo incredibile. Grandissimo anche l’impatto che questo romanzo ha avuto nel mondo dei manga seinen. Ne sono stati tratti infatti due manga, uno di Usamaru Furuya e uno di Junji Ito.

Chi è Osamu Dazai

Nato nel 1909 e morto suicida nel 1948, Osamu Dazai è stato uno dei principali scrittori giapponesi e fu esponente di una corrente letteraria nota come Burai-Ha (無頼派) che letteralmente significa “inaffidabile“, spesso definita anche come “Scuola Decadente“. Non è difficile associare la vita dissoluta condotta da Osamu Dazai a quella condotta dai poeti francesi del periodo definito “decadentista” (Paul Verlaine, Arthur Rimbaud, Charles Baudelaire, etc. etc.).

Osamu Dazai nasce in una famiglia piuttosto agiata, ma molto assente; lui stesso dichiarò di essere praticamente stato cresciuto dalla servitù. Distintosi per le sue doti letterarie, nel 1930 si iscrive all’Università di Tokyo, presso la facoltà di Letteratura francese, che influenzerà tantissimo la vita e la scrittura di questo autore.

Negli anni dell’università, Dazai si avvicina a dei gruppi fortemente Marxisti. Nello stesso periodo appaiono i primi episodi di depressione che culminano nel doppio tentativo di suicidio a Kamakura, assieme a Tanabe Shimeko, amante diciannovenne dello scrittore. Mentre la ragazza muore, Dazai, miracolosamente, si salva.

Amato da moltissime donne, Osamu Dazai inizia a vivere una vita dissoluta. Già da tempo alcolista, in seguito ad un’operazione all’appendice inizia ad assumere regolarmente morfina, fino a diventarne dipendente. Nel 1947 tuttavia si ammala di tubercolosi, malattia che lo costringe a letto e lo salva dall’orrore della seconda guerra mondiale. Negli ultimi anni della sua vita realizza i suoi due romanzi più importanti: “Il Sole si spegne” (斜陽 Shayō, in Italia pubblicato da “Feltrinelli”) e “Lo Squalificato”.

Dopo aver abbandonato moglie e figli, Dazai si innamora perdutamente di Tomie Yamazaki con la quale il 13 Giugno 1948 si getta nelle acque del bacino di Tamagawa, morendo.

Osamu Dazai

Un romanzo semi-autobiografico

La trama de “Lo Squalificato” non differisce poi così tanto dalla vita di Osamu Dazai, ma è interessante notare che il romanzo si apre e si chiude con il ritrovamento di tre taccuini: l’autore è un certo Ōba Yōzō.

Yōzō nasce e cresce in una famiglia piuttosto agiata, numerosa, attenta alle apparenze e dove il lavoro è tutto (<< “Gli esseri umani lavorano per procacciarsi il pane, perché se essi non mangiano, muoiono”>>). Nel disagio di una famiglia così rigorosa, Yōzō manifesta le prime forme di ansia sociale, tanto da trasformarsi in un “pagliaccio“: tutto quello che fa, lo fa per guadagnarsi l’affetto delle persone che gli stanno vicino. Ma non è un sentimento sincero o altruista, tutto è dipeso dal terrore che Yōzō incomincia a nutrire nei confronti degli esseri umani, tutti terribilmente incomprensibili.

Nel secondo taccuino Yōzō racconta i suoi anni alla scuola di pittura, le esperienze dentro il gruppo di socialisti e l’amicizia con Masao Horiki che lo condurrà al primo approccio con la prostituzione e l’alcool. Dopo aver speso praticamente tutti i suoi soldi in donne e alcool, Yōzō incontra Tsuneko, con la quale tenta il suicidio, venendo tuttavia salvato e lasciando morire solo la ragazza.

Segue la breve “prigionia” nella casa dell’uomo chiamato “Pescepiatto” e il ritorno dall’amico Horiki, presso il quale conosce Shizuko, vedova, madre di una bambina di 5 anni, Shigeko, che si offre di mantenere Yōzō mentre questi cerca di trovare soldi vendendo illustrazioni a sfondo pornografico. La dolcezza delle due donne tuttavia genera numerosi sensi di colpa nel ragazzo che fugge in un locale di Ginza.

Il finale

Dopo aver conosciuto Yoshiko, una povera tabaccaia, ultima moglie di Yōzō, la redenzione sembra arrivare. Yōzō smette di bere, ma si ammala di tubercolosi. Per non soffrire ulteriormente, una farmacista gli vende la morfina, farmaco dal quale diviene presto dipendente. A portare Yōzō verso la pazzia definitiva è lo stupro di Yoshiko al quale assiste senza poter fare nulla. Il ragazzo, ormai completamente rovinato sia nell’animo che nel fisico, viene rinchiuso in una clinica psichiatrica. Successivamente viene portato dal fratello e da Pescepiatto in una casa di campagna, lontano da Tokyo dove comprende un’ultima verità:

Tutto passa.

Questa è la sola e l’unica cosa che a parer mio s’avvicini alla verità, nella società degli esseri umani, dove ho dimorato sin oggi come un inferno rovente.

Tutto passa.

“Lo Squalificato”, Osamu Dazai, 1948, La Feltrinelli, Milano, traduzione it. di Marcella Bonsanti.

Dazai allo specchio

“Lo Squalificato” è un romanzo dalle numerose sfaccettature. Leggere due adattamenti, tra l’altro bellissimi e puntualissimi, aiuta proprio nella comprensione di un testo così potenzialmente pieno di significato.

Ci si può interrogare sul senso politico del testo, sulla sua discussione a proposito della natura umana, su come la poesia giapponese abbia influito nella realizzazione di questo testo. Ma procediamo per gradi.

Chi è Yōzō

Innanzitutto, Yōzō è un uomo. È Osamu Dazai che si osserva di fronte ad uno specchio. Anzi, per essere precisi, si osserva attraverso tre foto e tre taccuini. L’uomo è un composto di eventi, memorie, ma soprattutto è un composto fisico che si degrada, che si evolve o si disfa.

Guardarsi da fuori, come spesso si dice, è il primo passo per comprendersi. Praticamente ciò che stanno facendo contemporaneamente Yōzō e Dazai, in una vera e propria mise en abyme, è riscrivere la propria vita e, riscrivendola, la re-interpretano (sulla riscrittura come re-interpretazione ho parlato già in questo articolo qui).

In ogni caso, Yōzō è anche un pagliaccio, un ragazzo alla disperata ricerca di affetto, di comprensione, in un mondo dove non sembra esistere la comprensione diretta, ma solo il sotterfugio, le dietrologie e la perversione. Dietro ogni uomo, per Yōzō, si nasconde sempre un secondo fine che è un fine malvagio di conquista, di ottenimento del piacere immediato.

Per soddisfare tutti siamo costretti ad indossare la maschera del sorriso, la paura dello scontro e della sofferenza è troppa. Nel mondo de “Lo Squalificato” si respira un’aria di “homo homini lupus” (“L’uomo è un lupo per l’uomo”): tutti sono pronti ad approfittarsi di Yōzō, come Yōzō non esita a farsi mantenere e a succhiare affetto prima da Tsuneko, poi da Shizuko e infine da Yoshiko.

Una scrittura concentrata

In questa presa violenta, quasi infernale, la scrittura di Osamu Dazai colpisce in sentenze brevi ed incisive, quasi icastiche. Gli eventi sono concentrati in poche rapide parole, in flash forward diretti ed estremamente drammatici. Il romanzo stesso si apre con una frase lapidaria:

La mia è stata una vita di grande vergogna.

Così tutto il romanzo sembra manifestare il peso di un destino inevitabile che cade verso la rovina più totale, un inferno costruito dalle stesse poche frasi usate dallo scrittore. È la mancanza di comunicazione tra gli umani, nel romanzo, a generare quelle perverse incomprensioni che ci portano in un mare di dolore.

Un romanzo senza spazio e senza tempo

Sebbene il tempo e lo spazio si svolgano in maniera del tutto lineare, gli eventi sembrano spesso assurgere a drammi universali: il dramma di Yōzō è il dramma dell’uomo. Non è difficile quindi inserire questo autore in una complessa rete mondiale, si potrebbe addirittura paragonare a Pirandello, agli scrittori naturalisti se vogliamo.

Questo perché Yōzō, con tutte le sue difficoltà comunicative, parla a cuore aperto, parla in tutta la sua umanità. Un’umanità infinita per cui è quasi impossibile non provare empatia. Il titolo stesso ci chiede “cos’è che qualifica un essere umano?“.

Se Yōzō, alla fine di tutto, perde la qualifica di “uomo”, conquista quella di “essere umano”, di persona che ha sofferto e ha combattuto contro quel male che non ha nemmeno motivo di esistere. Non vi è una redenzione, ma un’accettazione dell’essere umano in quanto essere sofferente e che tale rimarrà per sempre.

Lo Squalificato di Usamaru Furuya

La versione di Usamaru Furuya è del 2009 e in Italia è stata pubblicata in tre volumi da Planet Manga, che recentemente ne ha realizzato la versione “omnibus“. Furuya è indiscutibilmente uno degli autori più complessi e talentuosi di fumetti, non solo in Giappone, ma nel mondo.

Come autore ha debuttato nel 1994 con un vero e proprio capolavoro del fumetto moderno, “Palepoli“, di cui ha parlato egregiamente un mio collega in questo bellissimo articolo qui. La sua scrittura si contraddistingue per una cultura profondissima, una vastità di temi e un eclettismo spaventoso che, in un certo senso, lo rendono molto simile ad Osamu Dazai (quest’ultimo fu infatti grande amante della letteratura francese e nei suoi romanzi parla spesso di Van Gogh, Modigliani e altri artisti europei).

Un adattamento moderno

Come Dazai all’inizio del romanzo si trova ad analizzare tre foto e tre taccuini, così anche “Lo Squalificato” di Furuya inizia con l’analisi di tre foto e un blog realizzato dal “nuovo” Yōzō. Dico “nuovo” perché l’opera non è una fedele rappresentazione degli anni in cui “Lo Squalificato” è stato scritto, ma una trasposizione in epoca contemporanea.

Questo ha permesso a Furuya di rendere i personaggi non solo più freschi, ma anche più vicini alla nostra realtà di esseri umani nel terzo millennio. “Lo Squalificato” racconta una storia potenzialmente universale e Furuya gioca proprio su questa “malleabilità” della scrittura di Dazai.

Molti dei personaggi hanno anche cambiato nome, come Tsuneko che è diventata Ageha. I luoghi sono quelli della Tokyo moderna, così come il lavoro di Yōzō non è quello del semplice pittore, ma di vero e proprio mangaka. Probabilmente Furuya ha voluto creare un simpatico gioco di specchi: non potendo identificarsi nella biografia di Yōzō (che è pur sempre identica a quella di Dazai), si è identificato nella sua professione e nelle frustrazioni generate da questa stessa professione.

Attenzione alle psiche

Nel manga di Furuya, la vita di Yōzō ci scorre davanti come un film. Se la linea degli eventi nel romanzo di Dazai percorreva tutta la vita, qui ci troviamo di fronte a praticamente gli ultimi tre o quattro anni della vita di Yōzō, il resto è tutto affidato ai suoi ricordi.

© Panini Comics-Planet Manga

L’assenza della famiglia, a noi narrata attraverso l’uso dei ricordi, ha quindi un maggior peso nello sviluppo psicologico del personaggio. Mentre in Dazai l’interpretazione psicologica di Yōzō è del tutto assente (lo scrittore riporta sostanzialmente fatti ed eventi fisici, senza abbandonarsi a deduzioni psicologiche), in Furuya traspaiono, dietro le sue azioni di pagliaccio, le reali motivazioni di questa sua sofferenza emotiva.

La famiglia ha un rilievo maggiore nel corso della storia, nonostante l’assenza quasi totale di un capitolo sul passato. La mancanza del volto del padre nei ricordi di Yōzō, che sembra essere un fatto marginale nel romanzo, assume nel manga le proporzioni di un vero e proprio trauma psicologico. Yōzō è afflitto da una specie di complesso di Edipo irrisolto, causato da un padre molto potente ed estremamente attento alle formalità.

Personaggi modificati

La caratterizzazione psicologica in Furuya determina un piacevole sviluppo ed evoluzione dei personaggi di Dazai. Lo stesso Yōzō, nel romanzo vittima di una sorte sfortunata e di una mancanza di carattere, nel manga si trasforma in un freddo calcolatore, pronto a sfruttare le donne con cui va a letto sfoggiando il suo amabile sorriso.

Lo Squalificato
© Panini Comics-Planet Manga. In questa scena Yōzō sfrutta un’amica incontrata nel partito marxista. La scena è assente nel romanzo, ma evidenzia l’intenzione di Furuya a caratterizzare maggiormente la psicologia dei vari personaggi.

Questo indirizzo psicologico dato da Furuya ha portato all’aggiunta di molte scene e al ridimensionamento di molti personaggi secondari, soprattutto delle tre figure femminili che scandiscono gli ultimi anni della vita di Yōzō.

Tsuneko-Ageha

Ebbi l’impressione che fosse estranea a tutto; una gelida bufera le s’avventava intorno, lasciando soltanto foglie morte calare in un furioso mulinello.

Il personaggio di Tsuneko ha preso il nome di Ageha. È una donna più anziana di Yōzō, già sposata, ma con il marito in carcere. Lavora come barista ed è spesso trattata dai clienti con poco rispetto: fino a qui manga e romanzo coincidono.

Nel romanzo appare in tutta la sua miseria, Tsuneko è una semplicissima donna qualsiasi stanca e delusa dalla vita. Nel manga c’è qualcosa in più: Ageha infatti affronta Yōzō con una dolcezza unica. La sua disillusione è accompagnata da una tenerezza inspiegabile che ci impedisce di non amare questa nuova versione del personaggio.

Lo Squalificato
© Panini Comics-Planet Manga

Il dettaglio del tatuaggio ci permette di immaginare una Ageha piena di speranze e sogni purtroppo delusi da una vita monotona e ripetitiva. La farfalla, che vola in tutta la sua bellezza e libertà, costruisce un contrasto efficace per comprendere appieno la psicologia di questo personaggio.

Shizuko e Shigeko

Shizuko mi lusingava con questi ed altri commenti che accettavo in santa pace nella mia disgustosa qualità di mantenuto tipico.

Incontrata assieme all’amico Masao Horiki, Shizuko lavora per una casa editrice. È una donna vedova e vive sola con la figlia Shigeko che ha 5 anni. Madre amorevole, Shizuko è affetta da una lieve sindrome da crocerossina nel romanzo, mentre nel manga è vittima di una vera e propria dipendenza affettiva.

Mentre nel romanzo Shizuko è costretta a prendersi cura di Yōzō, praticamente obbligata da Pescepiatto (l’uomo che, dopo il tentato suicidio, diviene tutore legale di Yōzō) e Horiki, nella versione di Furuya sceglie di offrire liberamente il suo aiuto a Yōzō, anche attraverso un amore quasi esclusivamente carnale.

Lo squalificato
© Panini Comics-Planet Manga

Troppo compromesso dall’alcool e oppresso dall’amore di Shizuko, Yōzō scappa. Proprio in quel momento, madre e figlia mostrano il loro più sincero amore per quello che per un attimo era sembrato un felice compagno di vita. La totale disillusione di Tsuneko-Ageha si trasforma qui in un triste, ma umano, bisogno di rimanere saldi nei propri sogni e desideri, per quanto essi siano vani.

Yoshiko-Yoshino

Yoshiko era geniale nell’arte di fidarsi della gente.

Molto più idealizzata è la storia d’amore tra Yoshiko, nel manga Yoshino, e Yōzō. In entrambi i casi Yoshiko è una giovane tabaccaia, semplice, pura e gentile, fin troppo gentile. All’interno del manga, tuttavia, l’arrivo di Yoshino sembra comprendere una totale redenzione, distrutta dallo stupro della ragazza in una notte d’estate.

Nel romanzo l’amore tra i due è un brevissimo spiraglio felice nella vita di Yōzō, molto più simile ad un’illusione. Nella versione di Furuya il coinvolgimento è totale e Yōzō sembra essere ormai immune da ogni forma di dipendenza e odio verso gli esseri umani. È solo grazie a Yoshino se Yōzō può abbandonare quel terrore nei confronti degli esseri umani che lo ha così tanto afflitto.

Lo Squalificato

Furuya ha perfettamente rappresentato la scrittura di Dazai, intrappolando Yoshino in un vibrante tornado nero. La scena dello stupro, fedelissima al romanzo, segna il totale crollo psicologico della ragazza. Mentre il romanzo si concentra sul disagio nato nel cuore di Yōzō per non essere riuscito a salvare sua moglie, nel manga la perdita totale di fiducia nel mondo sembra essere trattata in maniera assai più rilevante.

Furuya offre veramente tanto spazio al personaggio di Yoshino e alla sua influenza su Yōzō, per la prima volta realmente innamorato. Ed è proprio la rottura di questo equilibrio a portarlo verso la strada della droga, nel manga narrata attraverso la figura di uno spacciatore e non di una farmacista.

Un piccolo capolavoro

I tre volumi de “Lo Squalificato” di Furuya sono dei veri e propri capolavori, tanto quanto il romanzo. L’adattamento moderno e la concentrazione sugli aspetti e i traumi psicologici rendono la narrazione persino più convincente di quella di Dazai, che è comunque legata al periodo storico in cui è stata scritta.

Le tre figure femminili che ho analizzato assumono qui un vero spessore, tanto da risultare persino più interessanti e vicine a noi di quanto non lo sia Yōzō. La sessualità è tratteggiata senza vergogna e le scene più violente sono raffigurate in tutta la loro sincerità.

Molto più di Junji Ito, Furuya realizza senza difficoltà quel senso di catastrofe imminente e di rottura dello spazio-tempo che caratterizza la scrittura di Dazai. Anche se la narrazione è notevolmente ampliata e non perfettamente fedele, il modo in cui essa viene mostrata e sviluppata è perfettamente in linea con quello stile che ha reso grande lo scrittore Osamu Dazai.

Lo Squalificato di Junji Ito

La versione di Junji Ito è stata realizzata nel 2017, per poi essere pubblicata in Italia da Star Comics in 3 volumi nel 2018. È una versione piuttosto recente e risente moltissimo dello stile di Junji Ito, che, come autore, non ha bisogno di alcuna presentazione.

Vero e proprio maestro indiscusso dell’horror, Junji Ito ha dato via ad uno stile e ad un modo di narrare inconfondibili, di cui ho attentamente parlato in un altro mio articolo. Nel corso della sua vita è stato estremamente prolifico, ma, a differenza di Furuya, concentrato per lo più in uno stile chiaro e definito che rende le sue opere tutte estremamente coerenti.

Un nuovo inizio

Se il romanzo inizia con lo scrittore in procinto di analizzare tre foto e tre taccuini di un uomo chiamato Yōzō, se la versione di Furuya inizia con lui stesso colto nell’atto di leggere un blog molto particolare, il manga di Junji Ito inizia proprio con il suicidio di Osamu Dazai, quello avvenuto sulle sponde del bacino di Tamagawa nel 1948 che lo ha condotto alla morte.

Mentre Furuya rimaneva fedele alla scrittura di Dazai copiandone il meccanismo narrativo, Ito costruisce la storia a partire da quella connessione biografica che c’è tra autore reale (Dazai) e personaggio d’invenzione (Yōzō). Questa è di fatto già un’interpretazione del testo, Ito sta affermando che “Lo Squalificato” è la vita di un uomo che è vissuto davvero: Osamu Dazai.

Un altro tipo di fedeltà

Dovendo ricostruire la vita di un uomo realmente esistito, Ito ne rappresenta ogni singolo particolare, rimanendo fedelissimo al romanzo, in tutto e per tutto. La sceneggiatura copia non solo alcune iconiche frasi del romanzo (che nel manga di Furuya comparivano come flash tra un capitolo e l’altro), ma segue gli eventi con una precisione quasi filologica.

Questo ovviamente non implica che Junji Ito abbia semplicemente riportato su un manga gli eventi del romanzo, anzi. Alcune scene del romanzo sono portate all’estremo delle loro possibilità narrative, tanto da diventare vere e proprie scene dell’orrore.

Nella scena qui sopra, Yōzō è intento a pulire le orecchie al finto amico Takeichi, non per vero interesse, ma per ingraziarsi l’unico ragazzo che pare abbia capito la vera natura delle pagliacciate di Yōzō. Nel romanzo questo è tutto. Junji Ito aggiunge un diabolico dettaglio: Yōzō vorrebbe addirittura sbarazzarsi di Takeichi colpendolo con un posacenere. È un dettaglio assurdo, che però non si discosta poi così tanto da quanto scritto dallo stesso Dazai.

Perfino Takeichi sembrava ignaro dell’ipocrisia e del tranello celato sotto i miei gesti.

Lo stesso accade ad esempio dopo il suicido a Kamakura. Tsuneko è naturalmente morta affogata e come tale deve essere rappresentata, anche se il romanzo, o la versione di Furuya, non descrivono il momento della sua morte. Tuttavia Ito punta a rappresentare i fatti come se fossero realmente accaduti: da dramma metaforico, “Lo Squalificato” diviene orrore reale.

Tsuneko è diventata gonfia e bluastra, proprio come una persona morta per affogamento.

Fantasmi

La vita di Yōzō, circondata da morte e orrore vero e proprio, trova il suo crollo nella persecuzione messa in atto dai fantasmi del passato. Nel manga di Furuya le ragioni psicologiche di Yōzō erano piuttosto spiegate attraverso la sua educazione, i suoi ricordi e le sue paure. In Junji Ito la vera causa è quasi sempre legata al senso di colpa. Come uomo, Yōzō è tormentato dai fantasmi delle persone che in passato ha ingannato o addirittura portato alla morte.

Proprio per questo Ito dà maggiore rilievo a Naeko (nome assunto solo in questa versione), compagna di Yōzō presso il partito socialista. È follemente innamorata del protagonista, tanto da impazzire e riempirlo di regali e smancerie. Yōzō tuttavia non è innamorato e cerca in tutti i modi di scappare dalla ragazza. Nei momenti più dolorosi, ecco allora che appare il fantasma di Naeko, pronto a rievocare rimorsi, rimpianti e traumi passati.

Yōzō è molto più passivo qui che nella versione di Furuya, dove, come abbiamo già visto, tratta le donne con freddezza e doppiezza. Qui piuttosto è vittima di una persecuzione apparentemente immotivata, ma che, in un certo senso, è assolutamente presente anche nel romanzo.

Interpretare il romanzo attraverso il fumetto

Le due versioni a fumetti de “Lo Squalificato” ci hanno permesso a questo punto di comprendere la vastità dei messaggi che Osamu Dazai ci ha lasciato con un testo di solamente 150 pagine.

Abbiamo compreso che sì, Yōzō è un pagliaccio ingannatore, ma è anche una vittima di un mondo infame pronto ad approfittarsi delle sue debolezze. Il dramma si può manifestare da una parte in tutta la sua potenza psicologica, ma anche in tutta la sua fisicità. Il dramma dell’uomo messo in atto da questo capolavoro può assumere mille forme.

“Lo Squalficato” è un testo che difficilmente annoia o stanca e soprattutto, in qualunque forma esso si presenti, è capace di raccontare una storia sempre nuova e piena di nuovi significati. D’altronde è il racconto di un uomo: ogni vita umana può raccontare il suo dramma personale e chiunque può approcciarsi a questo dramma in maniera differente.

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