“17 Anni”: rivivere il caso di Junko Furuta

17 Anni
[ATTENZIONE: il seguente articolo contiene spoiler sul manga “17 Anni” e contiene argomenti e tematiche sensibili]

17 anni

17 anni

Il manga Seinen “17 anni” ha visto la luce nel 2004 per opera di Seiji Fuiji alla sceneggiatura e Yoji Kamata ai disegni, ed è arrivata in Italia, nel 2020 in una bellissima edizione J-pop di 4 volumi.

15 sono gli anni passati dall’omicidio di Junko Furuta, uno dei fatti di cronaca più dolorosi della storia del Giappone. Uno spartiacque nella legislatura giapponese sui minori, uno spartiacque anche nel modo di pensare del Giappone sulla sua società e soprattutto sui suoi giovani.

L’omicidio di Junko è proprio il punto di partenza della nostra storia: scrivere per rielaborare, questo è il compito di “17 Anni”.

Alla fine del quarto volume Giorgio Fabio Colombo ha infatti scritto:

La letteratura ha infatti il grande potere di riscrivere gli accadimenti anche discostandosi dagli elementi effettivi e i dati verificati. Se dunque il processo giudiziario riporta i fatti e li gestisce seguendo un iter preciso, formale, probatorio che non porta necessariamente ad una catarsi, se i media tendono a imprimere una narrativa alla cronaca in funzione di un proprio scopo o tendenza comunicativa caratteristica del momento storico, la scrittura creativa ha la possibilità di discostarsi da entrambe e dare forma anche a speranze, desideri, alternative.

Riscritture

Vari critici letterari hanno sostenuto che la letteratura ha il potere di riscrivere la realtà. Non è tutto, in letteratura potenzialmente qualsiasi cosa è riscrittura.

Il fumetto, ma anche l’animazione, ha un potere in più: visualizza questa rielaborazione. Gli dona un corpo. La rende viva, la fa muovere.

Gli esempi si sprecano. Innanzitutto, ci sono manga che riscrivono capolavori di altri generi ( “La Divina commedia”, 1994, di Go Nagai). Poi vi sono rielaborazioni di fatti storici molto complessi, tratti da altre forme artistiche (“Lady Oscar”, 1972, di Ryoko Ikeda che è a sua volta tratto dalla biografia di Maria Antonietta scritta da Stefan Zweig, per ulteriori informazioni clicca qui). Ci sono vere e proprie biografie che rivivono momenti storici molto duri (“Una tomba per le lucciole”, 1988, di Isao Takahata). E infine ci sono storie che hanno bisogno di essere rivissute, perché ancora non le abbiamo elaborate a sufficienza.

“17 anni” ha proprio questo potere: raccontare questa storia guardandola da molteplici punti di vista. Viverla insieme alle tante vite che si sono incrociate nel dolore e nella sofferenza di Sachiko (la controparte di Junko nel manga), che è solo una delle tante ragazze ad aver subito questo tipo di torture: la storia di Sachiko-Junko non è un caso di cronaca esclusivamente giapponese. Potrebbe essere persino la persona a noi più cara.

Miki.

Sì, perché alla fine di “17 anni” anche noi rientriamo in questo processo di riscrittura. Il manga parla proprio a noi tramite l’eroina: Miki, la sorella gemella di Sachiko. Ci chiede cosa avremmo potuto fare per Sachiko-Junko, ci chiede cosa avremmo dovuto fare oggi, qui, ora, per combattere un orrore che ci chiama in causa tutti: la violenza sulle donne.

Ma procediamo con calma.

Junko Furuta

Junko Furuta
SInistra: Junko; Destra: Sachiko

Junko Furuta è nata il 18 Gennaio 1971. Aveva solo 17 anni quando fu rapita. I suoi carnefici, Hiroshi Miyano, Jo Ogura (Jo Kamisaku, dopo essere uscito di prigione), Shinji Minato e Yasushi Watanabe avevano tutti tra i 16 e i 18 anni.

Il manga riporta fedelmente, in alcuni punti, gli eventi del caso Furuta.

Il 25 Novembre 1988, nei pressi di Misato (prefettura di Saitama) Miyano e Watanabe, alle 20.30, incontrano Junko Furuta in bicicletta nel tragitto per tornare a casa. Il secondo la aggredisce, mentre il primo finge di soccorrerla e riaccompagnarla a casa. Furuta non sa ancora cosa l’avrebbe attesa.

Miyano (nel manga Miyamoto) la accompagna dunque in un magazzino dove le rivela i suoi contatti con la Yakuza e la violenta. Portata in un hotel lì vicino, Junko viene nuovamente violentata da Miyano, stavolta in compagnia di tutta la gang.

Su consiglio di Ogura, i ragazzi portano Furuta ad Adachi, Tokyo, presso la casa dove viveva Shinji Minato e la sua famiglia (nel manga è la famiglia Mizuno). Qui ha inizio il vero incubo di Furuta.

L’incubo

La ragazza fu infatti costretta a chiamare i genitori e dire di essere semplicemente scappata di casa, ma stava al sicuro. I ragazzi la obbligarono anche a fermare le ricerche della polizia. Nel frattempo, ripetutamente, la gang violentava, torturava e maltrattava la povera ragazza.

I dettagli sono degni del peggior film dell‘orrore: torture agli organi genitali, parti del corpo bruciate per gioco, Furuta fu persino costretta a dormire nuda in balcone, dopo aver danzato tutte la notte per la gang ed essere stata obbligata a masturbarsi davanti a loro.

I dettagli potrebbero continuare, ma ci basti sapere il peggiore degli orrori: circa cento persone, secondo il verbale rilasciato dalle autorità, erano a conoscenza del rapimento di Furuta. Non solo, i genitori e i familiari di Shinji Minato conobbero Furuta.

Tuttavia, al processo, la famiglia di Minato confessò di sapere la maggior parte dei crimini che avvennero in quella casa, ma non raccontarono nulla alle autorità per paura di ritorsioni violente da parte del figlio e della Yakuza.

Il processo

Il 4 Gennaio 1989 le sofferenze di Furuta si concludono: dopo aver perso una partita a Mahjong, Miyano decide di sfogare la sua rabbia sulla giovane ragazza, insieme agli altri 4, commettendo ulteriori violenze che la conducono alla morte. Il corpo morto della ragazza viene trovato dal fratello di Shinji Minato. Il gruppo decide quindi di nascondere il corpo ricoprendola di cemento e gettandola in una discarica nei pressi di Koto (Tokyo).

La polizia ritrova il corpo per puro caso solo durante le indagini per un altro caso di stupro commesso da Miyano e Ogura. Miyano, convinto che Ogura avesse già rivelato tutta la storia su Junko Furuta, confessa la posizione del corpo. Nella salma di Junko sono presenti tracce degli aguzzini sopracitati e di due altri ragazzi.

17 Anni
Per questo genere di crimini, in Giappone, è tutt’ora legale la pena di morte.

La storia, da allora, colpì profondamente il Giappone. Si pensi che l’età per la piena responsabilità penale fu abbassata dai 18 ai 16 anni, successivamente a 14 anni e oggi la legge prevede l’età minima a 12 anni.

A parte Miyano, che scontò 20 anni di carcere, gli altri ragazzi ebbero pene piuttosto lievi proprio grazie a questa estrema tutela minorile. La famiglia di Minato non subì alcuna pena.

Sachiko-Junko

Quella di Junko non è una storia pienamente risolta ancora oggi. La giustizia non aveva ancora fatto pienamente il suo corso. Il manga “17 anni”, attraverso la storia di Sachiko, ripercorre questa storia molto complessa, ma con alcune piccole differenze che rimettono in gioco tutti coloro che di fronte a questo dolore non hanno fatto nulla.

Per questo “17 anni” è una specie di caleidoscopio. Sono molte le famiglie che si legano a questo crimine: tutte hanno le loro ragioni, le loro giustificazioni, le loro sofferenze. Ma ognuno esiste solo ed esclusivamente per sé stesso. Nessuno vuole venire in soccorso a Sachiko, che in più momenti ha l’opportunità di fuggire.

17 Anni
Come nel caso Furuta, anche la madre di Mizuno, dopo aver visto Sachiko, non è in grado di riportare i fatti alle autorità.

Sono questi i momenti più dolorosi di “17 anni”: quelli in cui Sachiko viene abbandonata. In vari momenti sarebbe bastato dire una parola, ma la paura sembra dominare su tutta la storia.

Non è un mondo pacifico quello presentato dal fumetto: i giovani sono alla ricerca di una strada e la criminalità a volte sembra un idolo da perseguire con divertimento. Il maschilismo imperante, la violenza gratuita: la storia di Sachiko è piena di elementi ancora attuali e che non smettono di sparire dalle dinamiche giovanili.

L’unica salvezza è quella data da Miki, la sorella gemella di Sachiko e vera eroina della storia. Miki ha un occhio speciale, quello che vede ciò che si nasconde nel cuore di questi personaggi intrecciati nella storia di Sachiko. Miki è il bisogno di giustizia sepolto troppo a lungo dietro silenzi e compromessi.

Vediamo dunque come si svolge la storia e come si collega al caso di Junko Furuta.

Un microcosmo

17 Anni

La storia in realtà ha come “protagonista” Hiroki. E’ un ragazzo debole, semplice e senza grandi ambizioni. Gli atti di bullismo e le minacce del gruppetto formato da Miyamoto, Mizuno e Tsuji (controparti della gang che uccise Junko) lo costringono a partecipare a questa specie di “caccia alla donna”.

Sachiko è la vittima. Proprio come nel caso di Junko viene ingannata e poi portata in un magazzino. Qui Miyamoto la costringe a partecipare ad un sadico nascondino.

Hiroki trova la ragazza, ma ha una possibilità: lasciarla andare e chiudere tutto qui. La paura è troppa, il nostro protagonista preferisce non rischiare: di fronte al pugno minaccioso di Miyamoto, Hiroki rivela la posizione di Sachiko.

17 anni

Le torture che successivamente subirà Sachiko sono assai più lievi di quelle subite da Junko. L’interesse dello sceneggiatore, che a questo punto compie un lavoro magistrale, è quello di scoprire cosa accade intorno.

Di fronte all’omicidio di Junko Furuta la domanda è semplicemente “Com’è potuto accadere?”. Così anche Sachiko si ritrova ad incontrare vari volti che avrebbe potuto sostenerla: Hiroki, la famiglia Mizuno (corrispondente della famiglia Minato), la madre di Hiroki. Persino la polizia e la scuola sembrano troppo impegnati in altro per indagare su questo caso, o, più semplicemente, non vogliono avere nulla a che fare con le “bravate” di questi ragazzi.

Piccole, Grandi differenze

La storia di Sachiko differisce da quella di Junko per due elementi.

Takahashi

Dopo aver violentato Sachiko (sotto costrizione), Hiroki si trasforma in una specie di teppistello pieno di sensi di colpa. Terrorizzato dalla sua stessa omertà decide di coinvolgere il giovane Takahashi, suo compagno di classe, con la scusa di mettere su una gang di biker. In realtà della gang non vi è nemmeno l’ombra, Hiroki vuole semplicemente essere accompagnato in questa discesa all’inferno. Vedere qualcun altro nella stessa condizione di sofferenza in cui ci troviamo, talvolta può tristemente donare un senso di sollievo.

Mentre Hiroki, devastato dal senso di colpa, sembra restare a galla districandosi in questa rete di violenza continua, Takahashi è fin troppo ingenuo: l’idolo della criminalità trasforma lui stesso in un criminale da quattro soldi e anche lui violenta la povera Sachiko.

Tuttavia dopo un litigio con i ragazzi e un tentativo di fuga, Takahashi diventa vittima a sua volta. L’illusione di aver trovato una strada, un gruppo che lo renda forte, si trasforma in una trappola: dopo essere stato pestato a morte sulla baia di Tokyo, Takahashi muore. La salma viene nascosta in un frigo e buttata in una discarica.

Miki

Miki invece, comprende che qualcosa non sta andando per il verso giusto. La sua somiglianza con la sorella genera ansia in Hiroki e non solo.

Varie sono le figure che circondano Miki, tutte stanche, deboli, impaurite. Il detective sembra non riuscire la strada giusta e in parte sembra non voler vedere la dura verità. Miki invece non ha paura di guardare quel mondo di criminali che spesso si tiene nascosto sotto il tappeto.

E’ proprio dopo aver conosciuto un teppista affiliato con la Yakuza che Miki comprende la complessità della situazione. Si tratta di Furuya, uno dei personaggi meglio riusciti: un teppista cinico, ma dall’animo onesto. Anche lui ha paura, ma sa che la vita di Sachiko conta molto di più.

Mentre la polizia scopre il cadavere di Takahashi e non ha dubbi sulla colpevolezza della gang di Miyamoto, Miki e Furuya aprono finalmente le porte di quella stanza degli orrori e liberano Sachiko.

Il bisogno di sapere

Ancora una volta, scuola, famiglia, Hiroki, nessuno vuole più vedere in faccia la realtà, se non Miki.

In Miki sorge questa domanda, che è la domanda più forte del manga intero e il punto di arrivo di questo nostro percorso: “Perché nessuno è stato in grado di aiutare Sachiko-Junko?”. Nemmeno Hiroki, che in più momenti Miki ha incontrato e al quale ha chiesto aiuto.

Il bisogno di quasi tutti i personaggi è quello di fuggire da questo orrore. Non vedere più, nascondere la polvere sotto al tappeto. Miki al contrario, rappresenta la vera giustizia: quella che ha bisogno di sapere come sono andate le cose affinché non si ripetano.

Anche se si tratta di un’enorme sofferenza, Miki non ha paura di fronteggiarla, nonostante sia spesso presa da timori. In un Giappone tutto preso da apparenze e formalità, in Miki nasce il bisogno di concretezza. Anche quando le viene richiesto di non andare a scuola o di non partecipare al processo, Miki è lì.

Insomma, “17 anni” non solo ci ha mostrato le ragioni di Hiroki e Takahashi, due mosche intrappolate in un gioco più grande di loro, ma ci ha anche guidato nel cuore di Miki, in quel bisogno di sapere, a volte sepolto, di cui si nutre la giustizia.

E’ solo nella riunione finale tra lei e Hiroki che si comprende il senso di tutta la storia. A volte non sono sufficienti le scuse: conoscere, raccontare, tramandare, quindi riscrivere, è ciò che salva la nostra storia e che ci porta avanti.

17 anni

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