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Welcome to NHK: una vita in isolamento

Welcome To Nhk

Trama

Welcome to NHK è un anime di 24 episodi che parla di Sato, un ventiduenne hikikomori il quale per fuggire dall’isolamento dovrà affrontare: droga, religione, amori passati e la vita reale.

Ad accompagnare Sato in questo viaggio bizzarro, ci sono pochi personaggi.

Il primo è Misaki, una dolce ragazza di 18 anni che fa visite porta a porta insieme ai suoi zii per conto di una comunità cristiana.
La ragazza, appena incrocia lo sguardo di Sato, arrossisce e gli lascia un biglietto con scritto nome, cognome e il negozio dove lavora part-time: un manga cafe’.

Il giovane protagonista si incammina verso il negozio nel tentativo di convincere il proprietario ad assumerlo come commesso.

Ma alla vista della ragazza, Sato va nel pallone e dimentica il curriculum all’ingresso del negozio.

Pochi giorni dopo, Sato riceve per posta il curriculum che aveva dimenticato e un contratto.
Il documento in questione, chiede la partecipazione di Sato ad un “Programma di recupero” dalla condizione di isolamento, a patto che firmi il contratto di sua spontanea volontà.

Il giovane hikikomori non è ancora pronto e decide di concedersi ancora un po’ di tempo.

Intanto Sato, indaga su un suo vicino che fa troppo rumore: grazie a ciò ritrova
il suo amico delle superiori Yamazaki.
Quest’ultimo frequenta una scuola di specializzazione nella stessa città del giovane protagonista: il suo sogno è diventare uno sviluppatore di videogiochi.

Sentendo questa affermazione, Sato si eccita e non vede l’ora di aiutare il suo amico nella creazione di un videogioco.

C’è solo un piccolo problema…

Il ventiduenne non sa programmare, non disegna e non ha la minima idea di come si componga una colonna sonora. A questo punto interviene Yamazaki che costringe Sato ad assumere il ruolo di game writer, ovvero scrivere la trama del gioco.

Con questo desiderio, i due si mettono al lavoro.
Per prender ispirazione, i due si dirigono a Ikebukuro, patria dei negozi di manga, action figure e maid cafe’.

E proprio in questo luogo sacro, i due amici disegnano i primi personaggi del gioco e fanno acquisti folli.
In compenso, si sono divertiti come mai prima d’ora.

E per aumentare la produttività, Yamazaki consegna al suo amico un CD contenente videogiochi erotici.
Dopo una settimana, Sato impazzisce. Questo ovviamente compromette lo sviluppo del loro videogioco.

Sato, ormai scoraggiato dalla situazione, decide di firmare il contratto e di incontrare Misaki, nel parco della città alle ore 22.

Da qui in poi, la ragazza aiuta Sato a studiare e a comprendere il funzionamento delle relazioni umane.
Ogni sera, infatti Misaki porta con sé un’enorme borsa contenente libri di filosofia e psicologia: Nietzsche, Freud, Carl Jung e molti altri.

Da queste sedute, Sato sente di provare qualcosa per Misaki. Eppure lui sa poco di lei.

Per capirci qualcosa, Sato decide di pedinare Misaki.
Yamazaki decide comunque di aiutarlo, nonostante questo sia contro la legge.

Grazie a questo piano, i due scoprono che l’abitazione di Misaki è sopra una collina.
Dalla sua casa, inoltre, si riesce a spiare l’abitazione di Sato.

Il mistero finalmente diventa sempre più chiaro.
Ma l’unica domanda è il perché di tutto ciò.

Con il passare delle settimane, Sato ricontra Hitomi, una sua vecchia compagna del club di letteratura.
A quanto pare, la ragazza prende psicofarmaci per superare l’ansia da lavoro e la scarsa presenza del marito.

Hitomi, nonostante l’incontro con Sato, non riesce a trovare pace: così organizza una sessione offline.

Il primo incontro con Yamazaki
Il primo incontro con Yamazaki



In breve, la ragazza intende suicidarsi e coinvolge Sato.
Entrambi si recano su un’isola deserta, a qualche chilometro da Tokyo.
Ma a fermarlo dal pericoloso gesto, ci pensa la stessa Misaki che, con un discorso alquanto insolito, riesce a immobilizzare Sato.

Tornati sulla terraferma, tutti i partecipanti della sessione offline riprendono le loro vite da studenti e lavoratori.
Il più giovane del gruppo consegna a Sato una tessera d’iscrizione ad un videogioco online chiamato “Ultimate Fantasy“.

Con questo gioco, Sato intende salire di livello, per poi vendere le armi in cambio di soldi veri. Questa idea peggiora lo stato di isolamento del giovane Sato.
E per salvarlo, Yamazaki crea un personaggio virtuale per avvicinarsi al suo amico.

Con le varie missioni, infatti il giovane hikikomori si innamora di una maga.
Ma dopo aver scoperto il piano di Yamazaki, l’amico scoppia in una crisi di pianto. Scopre di aver amato un personaggio fittizio e che non può esistere nella vita reale.

Passano i giorni, ma grazie ai pasti di Misaki, il giovane hikikomori ritorna in ottima forma. Gli resta solo di trovare un lavoro part time.

Intanto Yamazaki riceve una notizia inaspettata. Il padre, capo dell’azienda agricola di famiglia, è malato.
Per forza di cose, Yamazaki deve partire e lascia solo Sato.

Dopo un sincero addio, Sato è costretto a trovare due lavori part time. Sorprendentemente, il ragazzo riesce a trovare pace e il sonno.

Purtroppo, dopo poche settimane, il giovane hikikomori scopre che Misaki è scappata. Dopo aver preso innumerevoli treni, Sato riesce ad anticipare la sua amica.
Misaki si sente inutile, poiché Sato è ormai indipendente.

Per questo vuole buttarsi dalla montagna in cui si trova. Ma Sato riesce a salvarla prendendola per le gambe.

E in questo momento, Sato affronta l’ultimo ostacolo, colui che ha causato tutte queste sofferenze: Dio.
Quindi, il giovane trasforma la sua mano in un cellulare e si lancia dal dirupo per distruggere il grande Dio.

Ma ahimé, è un’illusione…

Sato cade nella rete metallica e Misaki porta il suo amico nella sua vecchia abitazione e trascorrono la notte insieme.

Passa un paio di settimane, Sato è quasi guarito dallo stato di hikikomori.
E Misaki vuole iscriversi all’università.
Prima di separarsi, i due firmano un secondo contratto, dove giurano che nessuno dei due deve morire senza il consenso dell’altro.
E alla fine, Misaki incoraggia l’amico dicendogli “Welcome to NHK“.

Analisi dell’opera

Takimoto Tatsuhiko, durante un'intervista televisiva.
Takimoto Tatsuhiko, durante un’intervista televisiva.

Con Welcome to NHK, ho cercato di condensare tutte le curiosità che stanno dietro al capolavoro di Tatsuhiko Takimoto.

Partiamo dal Titolo “Welcome to NHK” si riferisce all’emittente televisiva giapponese Nippon Hōsō Kyōkai, che giornalmente non solo trasmette notizie, sport ma anche cartoni animati.
Infatti l’autore gioca su questo fattore, creando un finto cartone dal nome “Pururin”.
Yamazaki la considera un idolo e non bada a spese per comprare gadget e fumetti.

Non è un caso che una delle musiche più utilizzate nell’anime, sia proprio la sigla di “Pururin”.
Quest’ultima riprende i canoni estetici delle mascotte giapponesi: occhi grandi, collo sottile, vestiti sgargianti, aspetto da bambina.

Infatti, Sato dà la colpa alla televisione giapponese dell’enorme “complotto” che ha reso i giovani isolati e non autosufficienti.

Per quanto riguarda Misaki, il suo nome non è un caso. MI significa “bellezza” mentre SAKI significa “fiorire”, “rigoglio”, “sbocciare”:
Il significato di questo nome è quindi “Bellezza che sboccia”.

Anche l’autore Tatsuhiko Takimoto è stato per un certo periodo hikikomori.
Dopo la stesura dell’omonimo romanzo nel lontano 2002, lo scrittore afferma di non aver potuto scrivere più nulla.

Dal momento in cui l’ho scritto, ho provato un senso di fallimento.

Tatsuhiko Takimoto



Infatti ci sono enormi differenze tra il romanzo e l’anime.
Nel libro Sato e Yamazaki fanno uso di droghe per riempire la noia delle giornate.
Inoltre viene approfondita la religione di Misaki che è in realtà una testimone di Geova. Sato, inoltre, è costretto a vendere oggetti di casa per sopravvivere.

L’anime è più comico e bizzarro, sicuramente adatto ad un pubblico più ampio.

Nel 2016, Takimoto rivela il vero finale di Welcome To NHK, ovvero Sato e tutti gli altri personaggi trovano finalmente il loro lieto fine.
Ma all’epoca, Takimoto non aveva le forze per continuare l’opera e quindi ha preferito annunciarlo molti anni dopo.

Il finale mi ha commosso più di qualunque altro, dato che nessuno vorrebbe perdere Misaki.
Lei rappresenta la parte buona del mondo, ma allo stesso tempo concentra tutte le energie su una sola persona, e questo può risultare fatale.



Per certi versi, anche io (come molte persone) tendo a vivere la vita degli altri, dimenticandomi che spesso anche noi abbiamo delle qualità.
Non parlo necessariamente di competenze.
Le persone veramente amiche sono poche, ma questo non vuol dire dimenticarle, modificarle o usarle a nostro piacimento per raggiungere fini personali.

Ogni personaggio, in fondo, soffre.

Sato scappa davanti alle difficoltà;
Misaki è sottomessa;
Yamazaki è permaloso e cinico;
È impossibile non immedesimarsi in uno dei personaggi.
Il mio preferito è sicuramente Yamazaki.

E il tuo? Fammelo sapere nei commenti.

Ci vediamo la prossima volta con un mini-articolo 😉

See you,space cowboy

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