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Secchan

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Generalità

Circa un mese fa è uscito Secchan, un volume unico realizzato da Tomoko Oshima, nonché suo esordio come mangaka. In Giappone, l’opera è edita dalla casa editrice Shōgakukan ed è stata pubblicata per la prima volta nel 2018. In Italia è arrivata nel 2022 grazie a J-Pop, tradotta da Matteo Cremaschi, la stessa casa che ha realizzato il volume di My Broken Mariko.

Non lo dico per caso. Ho acquistato le due opere insieme e, involontariamente, le affinità fra le due sono tante. Qualcuno racconta la storia di qualcun altro, che, purtroppo, è venuto a mancare tragicamente. Le differenze, in realtà, sono tante ed è da qui che vorrei partire per esplorare questo nuovo volume.

Trame comparate

Se Mariko era precisamente la vittima di un sistema maschilista, di una tossicità che pervade tutt’oggi il concetto di mascolinità, Secchan è vittima di qualcosa di ignoto.

Di Mariko, prima o poi, scopriamo tutto, soprattutto grazie all’amica Tomoyo, forte, coraggiosa, decisa in qualche modo a fare giustizia. Una giustizia che passa per lo più attraverso l’elaborazione di un dolore immenso: Tomoyo si accorge di non essere stata abbastanza per l’amica. Solo dopo la morte può “salvarla”, strappando le ceneri dalle mani di quanti l’hanno “rotta”.

Secchan invece è ricordata da Akkun. Non è nemmeno ricordata, elaborata, giustificata; Akkun la osserva come se fosse un lontano satellite.

Satellite di cui si conosce già l’orbita: Secchan, infatti, è morta in un aeroporto per mano di un terrorista, le cui ragioni sono totalmente ignote.

Ecco, mentre Tomoyo cerca ancora di risanare quella Mariko “rotta” del titolo, Akkun non può fare nulla se non constatare l’insensatezza dell’esistenza di Secchan, che forse solo ora non è più vittima degli eventi che la circondano.

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Chi è Secchan

Setsuko Segawa è nota a tutti come Secchan. Nel suo soprannome sta il marchio che la società le ha dato: non è il kanji di Segawa o di Setsuko (rispettivamente il suo cognome e il suo nome), ma è il se, in katakana (セ), di sex (セックス).

La nostra protagonista infatti, ama avere rapporti occasionali e intrattenere relazioni con ragazzi e uomini diversi. Il sesso le dà un’occasione per sentirsi libera dall’oppressione del mondo.

Akkun la osserva come si osserva un essere indecifrabile. Non può comprenderla: lui vive una vita perfetta, va bene all’università, ha una relazione apparentemente stabile. Ma anche in lui c’è qualcosa che non va. Quel non essere in linea con il mondo, che cerca sempre la violenza e lo scontro, è quanto più di comune c’è tra Akkun e Secchan, ed è il punto focale di tutta l’opera.

Semplicemente diversi

Secchan e Akkun sono semplicemente lontani dal mondo a cui appartengono. Il mondo si plasma attorno alle tragedie: il nucleare, il terrorismo, le proteste… La pace sembra essere possibile solo nell’astensione da queste cose, dal rifiuto di qualsiasi impegno (politico, sentimentale etc. etc.). Al complicarsi di tutti i fenomeni, delle relazioni umane, delle relazioni politiche e sociali, Secchan sceglie di sottrarsi, in un modo tutto suo, ed è questo ciò che Akkun desidera imitare.

Le illustrazioni accompagnano questa sottrazione: il tratto è semplice, fatto di poche linee essenziali. I volti sono estremamente stilizzati e gli oggetti popolano le scarne vignette quasi come se fluttuassero per la pagina. L’opposto della potenza espressiva di ogni singolo volto disegnato da Waka Hirako, l’autrice di Mariko.

L’annullamento della tragedia, di qualsiasi violento impatto emotivo, costruisce un altro tipo di espressività che valorizza le piccole cose. Sembra la solita frase fatta, ma è così. Il minimalismo insito nello stile e nella narrazione di Tomoko Oshima implica uno sguardo diverso sulle cose che accadono. Uno sguardo spesso concentrato sul dettaglio insulso, opposto alla violenza con cui si manifestano gli eventi del mondo esterno.

©J-Pop, foto di Deathbyglamour

Il mondo irruento

Il mondo irrompe con la sua tragicità nel corso di tutta l’opera. In un certo senso, è quanto accade oggi: le nostre vite sono separate tra il quieto scorrere del quotidiano e la violenza del mondo che irrompe attraverso notizie, proteste, disagi spesso non determinati da noi. Il mondo attorno sembra cadere a pezzi e la morte violenta di Secchan sembra essere un fatto quasi naturale.

La storia tra Akkun e Secchan si fonda proprio sulla ricerca di una pace e di un’autenticità che non sono di questo mondo. Il nostro protagonista, in particolare, si trova circondato da molti volti irreali e indefiniti, pochi sono i personaggi con una caratterizzazione chiara e definita.

Da circa metà dell’opera, l’unica via di fuga è una sorta di astensione dal mondo. Un addio all’insensato orrore che circola nella nostra quotidianità e un rifugio, ahimè passeggero, nel piacere delle piccole cose.

Si tratta ormai di una poetica abbastanza diffusa nel mondo degli slice of life. Penso a Yuru-Camp e in qualche modo a quel capolavoro de La Malinconia di Haruhi Suzumiya. L’evento più bello che può accadere è quello in cui non succede nulla. Nulla di tradizionalmente inteso come rilevante o produttivo, chiaramente.

©J-Pop, foto di Deathbyglamour.

Conclusioni

Nel complesso, Secchan è un’opera non molto ambiziosa, ma onesta. Arriva dritta al punto dove vuole arrivare: raccontare una vita comune in un mondo che non sembra avere niente, o quasi, di positivo.

Io sono rimasto molto soddisfatto di questo acquisto, e leggerlo in contemporanea con My Broken Mariko, un’opera così espressiva e scintillante, gli ha donato una luce tutta sua. Consiglio assolutamente di recuperare entrambi i volumi, a patto che siate abbastanza resistenti alle storie decisamente drammatiche!

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