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Perché tutta questa avversione per gli anime fan?

otaku's life

La vita di un fan di anime e manga è molto dura, se si parla di come le altre persone vedono negativamente la nostra passione. Vi è mai capitato di essere additati come quelli “strani”, che nonostante abbiano una certa età continuino a guardare cartoni animati per bambini? L’avversione per gli anime fan scaturisce negli stessi destinatari reazioni diametralmente opposte. I più temerari, infischiandosi del giudizio altrui, ostenteranno il loro amore per questi prodotti made in Japan; i più timidi, invece, cercheranno in tutti i modi di nasconderlo.

Però, come mai tutto questo accanimento contro di noi? Quest’odio è lo stesso anche in altri Paesi? Dopo numerose ricerche e analisi, si è riscontrato che sì, è molto diffuso in molte nazioni, persino in quelle in cui l’industria dell’animazione giapponese ha maggior successo e seguito, Giappone incluso.

avversione per gli anime fan

La situazione in Occidente

Nei Paesi dell’emisfero occidentale (Nord e Sud America, Canada) l’attitudine verso questo substrato culturale è abbastanza buona. L’America, essendo leader mondiale nel campo cinematografico, dei fumetti e dei videogiochi, presenta delle affinità con il mondo dell’animazione giapponese. Nonostante ciò, gli anime fan non sono visti di buon occhio nel mondo occidentale. Infatti, spesso vengono definiti “Otaku“, letteralmente “colui che dedica la maggior parte del suo tempo e del suo impegno al suo hobby“, equivalente giapponese del più conosciuto “nerd”. Tuttavia, se in America non risulta offensivo chiamare qualcuno otaku, diversa è la situazione in Giappone, dove assume una connotazione più denigratoria. Stessa situazione nella vecchia Europa, dove girare con una maglietta a tema anime potrebbe costarvi sguardi imbarazzanti dai passanti.

E in Giappone?

Essendo la madrepatria degli anime, questi godono di un alto livello di popolarità. Tuttavia, i fan etichettati come otaku vengono trattati con disprezzo, disgusto, e nei casi più gravi, subiranno una sorta di ostracismo sociale. Questo fa del Giappone la nazione meno tollerante (tra quelle sopracitate) verso gli appassionati del genere, decisamente più fuori di testa rispetto agli otaku occidentali. Una delle ragioni è la perdita graduale della propria identità culturale. L’animazione è un’industria lucrativa (il turismo è ora più che mai redditizio grazie a questo mondo), e già un gran numero di politici, artisti e celebrità ha lanciato l’allarme: l’industria degli anime è fuori controllo.

Da un lato è vero che questi hanno un effetto positivo sulla vita delle persone. I giovani vedono negli eroi degli anime dei modelli da seguire, inoltre queste serie ci regalano momenti indimenticabili e toccanti. Ammettetelo, anche voi avete pianto per la sconfitta di un vostro personaggio preferito, o al contrario avete gioito per una sua vittoria. Sebbene i possibili benefici per i ragazzi, il Giappone sta gradualmente dimenticando la propria cultura. In questo decennio, le nuove generazioni “crescendo” prendono proprio questi eroi immaginari come esempi, invece di persone reali, perdendo così contatto con la realtà in cui vivono.

avversione per gli anime fan

Le origini di quest’accanimento

Ora entriamo nello specifico. Perché alcuni individui provano un sentimento profondo di repulsione verso questa forma d’arte e i suoi fan? Semplicemente, molte persone non capiscono la vera essenza degli anime, non ne colgono il valore, né la passione dei fan verso questo meraviglioso mondo. Insomma, una delle ragioni di questo astio è la superficialità di chi giudica senza prima approfondire la tematica.

Il secondo motivo è che molti non sono interessati a personaggi animati e al mondo fantasy, in quanto non hanno niente a che fare con la realtà. Quando, in media, un anime fan non può resistere molto senza la sua serie preferita. Molti psichiatri spiegano questo fanatismo come un tentativo di fuga da una realtà percepita come stressante e alienante. Comportamento che può trovare le sue origini in disturbi mentali, o traumi infantili. Effettivamente questo spiegherebbe l’attrazione verso tutto quello che è disegnato e colorato. Infatti molti considerano gli anime fan alla stregua di bambini.

Anche la credenza che il fan medio sia un pervertito non aiuta. Per arrivare a questa conclusione, si è fatto affidamento sulla nostra esperienza personale, chiedendo ad amici, altri appassionati e leggendo la “Psicoanalisi” di Freud. Fermatevi un secondo e riflettete su questo: ci sarebbero così tanti hentai, yuri o yaoi se non ce ne fosse una grande richiesta?

Per quanto riguarda la popolazione europea, la religione gioca un ruolo chiave in questa avversione. Dato che il Giappone è una nazione politeista, gli anime sono accusati di essere una manifestazione del Paganesimo, rendendo questa forma d’arte “inaccettabile per un vero Cristiano“.

Ultima ma non meno importante, è la xenofobia, ovvero la paura di tutto quello che non appartiene alla propria cultura e tradizione. Lo stesso Giappone è sospettoso riguardo l’influenza che gli anime fan di altre nazione possono avere sulla cultura nipponica. La più grande preoccupazione degli esperti giapponesi è che molti inizino ad associare la loro nazione solo agli anime, dimenticando i tratti culturali che avevano reso il Paese del Sol Levante rispettato e temuto nel mondo.

orgoglio otaku

Esiste una possibile soluzione?

Il centro intorno a cui ruotano queste 6 problematiche è il pregiudizio, costruzione mentale che continua a imperversare anche nell’era moderna. Siamo tutti schiavi delle nostre idee e abitudini, costruite sulla base della nostra esperienza, conoscenza e anche dai mass media. L’unico modo per trovare un punto di incontro è capire che non potremmo mai comprendere pienamente gli altri, e per questo bisogna accettarsi per come si è, indipendentemente da quanto strambi gli altri possano sembrare. Quindi condividete le vostre passioni con persone che saprebbero capirle ed accettarle, e il Journal è il posto giusto!

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