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Perché Alice nel Paese delle Meraviglie è così popolare in Giappone?

Vi siete mai accorti che esistono moltissimi adattamenti (anime, manga e perfino videogiochi) di Alice nel Paese delle Meraviglie in Giappone? Se chiediamo il perché a un qualsiasi giapponese, molto probabilmente alzando le spalle con aria un po’ sorpresa risponderà qualcosa tipo “non saprei, è solo una storia“. Però se si guarda con occhio attento, ci si accorgerà che, effettivamente, riferimenti a questo classico vittoriano sono ovunque.

Nel mondo dell’animazione…

Almeno 7 anime si ispirano all’opera (variando da adattamenti più o meno fedeli come Fushigi no Kuni no Alice a rivisitazioni come Pandora Hearts). Chiari riferimenti si trovano anche nella scelta del nome Alice per alcuni personaggi di serie quali Serial Experiment Lian e Please Save my Heart. Anche serie come Code Geass, Rozen Maiden richiamano il capolavoro di Carroll. Per non parlare dell’ OVA di Black Butler dal titolo molto eloquente “Ciel in Wonderland“.

Alice nel Paese delle Meraviglie e il Giappone: anime
Fushiki no Kuni no Alice

… ma anche nel mondo reale

Non pensiate che la lista si limiti solo al mondo dell’animazione. Infatti il brand è abbastanza diffuso nell’immaginario collettivo giapponese. Basti pensare che la catena di ristoranti Alice’s Fantasy Restaurant, offre piatti a tema Paese delle Meraviglie per l’ora del tè. Cameriere dagli abiti vittoriani e decorazioni che richiamano le atmosfere del capolavoro di Carroll, contribuiranno a catapultarvi in una delle bizzarre feste del Cappellaio Matto. Solo a Tokyo se ne trovano 5 di questi locali, un must per gli amanti dei classici vittoriani in visita nella capitale nipponica.

Alice nel Paese delle Meraviglie: ristorate a tema

Perché proprio Alice nel Paese delle Meraviglie?

Analizzando attentamente, si capisce subito che l’opera presenta molti elementi cari ai giapponesi: animali parlanti carini che richiamano il mondo degli yokai. Un immaginario surrealista. Una sorta di cerimonia del tè in chiave British. Aggiungete anche un adattamento Disney dell’opera (e i giapponesi vanno matti per il mondo Disney) e avrete tutti gli indizi per capire come la storia sia diventata negli anni un vero e proprio fenomeno culturale.

Il romanzo venne pubblicato per la prima volta in Giappone nel 1910, con il titolo di Ai-chan no Yume Monogatari. Da allora sono state stampate altre 12 versioni, in quanto l’intera opera è stata una vera e propria sfida per i traduttori. La parte grafica di ogni edizione è stata affidata ad artisti che vanno dal calibro di Yayoi Kusama (che si autodefinisce una moderna Alice) a quello di Okama.

edizione giapponese di Alice nel Paese delle Meraviglie

Alice nel Paese delle Meraviglie è uno dei primi titoli stranieri ad essere facilmente reperibile in un Giappone che cercava di aprirsi al mondo, dopo i secoli di isolamento culturale (la cosiddetta politica del Sakoku), rimanendo affascinato dalla moda del Vecchio Continente. Il libro divenne particolarmente famoso durante l’occupazione americana successiva alla sconfitta nipponica nella Seconda Guerra Mondiale, in quanto riferimento culturale in comune tra occupanti e occupati.

I fan giapponesi hanno fondato la succursale nipponica della Lewis Carroll Society, che trasmette un notiziario sia in inglese che in giapponese su curiosità riguardanti l’opera. Insomma, Carroll ha un ampio seguito in Giappone, con una sessantina di libri di Alice in stampa al momento.

Da quanto ne sappiamo l’amore del Paese del Sol Levante verso tutto ciò che è inglese, soprattutto Vittoriano, può venire da Alice… ma anche il suo amore per la fantasia psichedelica.

Voi che ne pensate? Avete riscontrato altri riferimenti al mondo creato da Carroll? Se sì, fatecelo sapere!

FONTE

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