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NANORI e i nomi parlanti: My Hero Academia

Nanori titolo rubrica
Titolo per la rubrica nanori

La rubrica

Uno degli elementi di spicco della lingua giapponese è proprio la sua capacità di far intuire il carattere di un personaggio semplicemente con il suo nome.

L’idea del “nome parlante” però non è estranea a tante altre lingue, come per esempio l’italiano: pensare ad un personaggio femminile molto tranquillo e chiamarlo “Serena” ci dà già un’idea chiara di quale sia l’archetipo caratteriale.

In questa piccola rubrica chiamata NANORI (名乗り, la lettura dei kanji), cercherò di spiegare il significato di cinque personaggi presi da svariati anime o manga di successo. Per iniziare col piede giusto, ci approcciamo ad una delle serie più famose degli ultimi anni, My Hero Academia.  

緑谷 出久 MIDORIYA  IZUKU

Iniziamo dal nostro protagonista. Il cognome Midoriya è composto da due kanji, il primo, “midori” 緑 (みどり) e il secondo, “ya” 谷 (や). Unendoli si ottiene la traduzione letterale “valle verde” (sì, proprio come le scarpe). L’utilizzo del colore verde è palese dal design del personaggio, rendendolo facilmente riconoscibile al lettore giapponese, ma non solo! La distinzione per colore è molto importante nel character design di anime e manga, specialmente nell’enorme produzione di shōnen e degli eroi sentai (戦隊ヒーロー, let. “squadra di eroi”), come in Kamen Raider o nel franchise americano Power Rangers, che ha preso direttamente il prototipo del sentai negli anni ‘90.

Dove normalmente i colori rosso e blu sono collegati al leader e al suo rivale/amico all’interno della squadra, il verde e il giallo sono di solito legati a personaggi spalla. Midoriya si ritrova, quindi, ad essere la spalla della sua stessa storia! Ovviamente, anche questa è una scelta voluta, vedendo da che punto partirà la storia e la posizione di Midoriya. Inoltre il verde rimanda all’idea di risolutezza, crescita e pacatezza.

© Horikoshi Kōhei e studio BONES

Passiamo al nome proprio, Izuku. Anche qui abbiamo due kanji, “izu” 出 (lettura particolare del verbo deruでる, uscire/venir fuori) e “ku” 久 (く), la cui unione crea “venir fuori dopo tanto tempo”.

Se il nomen è omen, capiamo che l’idea dietro questa scelta è un pronostico per cosa succederà al protagonista man mano che la trama si svolgerà: le sue abilità non saranno subito apparenti, ma i lettori dovranno aspettare per vederle!

Il nomignolo affibbiatogli maliziosamente, Deku (デク), sta per “buono a nulla” o “sciocco/scemo”. Nel manga viene normalmente scritto senza utilizzare kanji, anche se la parola “deku”, abbreviazione di “deku no bō” 木偶の坊 (でくのぼう), significa letteralmente “bambola di legno” ed è un eufemismo, come se chiamassimo “mulo” una persona un po’ tonta.

Inoltre, dietro questo nome apparentemente scollegato da Izuku, si cela un secondo gioco di parole: “de” e “izu” possono essere entrambe letture del kanji 出, perciò 出久 può essere letto sia come Deku che come Izuku.  

爆豪 勝己 BAKUGŌ KATSUKI

 Bakugō è proprio il personaggio che mi ha portato ad ideare questa rubrica. La sua personalità esplosiva, per così dire, si può ritrovare direttamente nel suo cognome: “baku” 爆(ばく), bomba e “gō” 豪 (ごう) , estremamente forte/potente. Non ci vogliono molte spiegazioni approfondite per capire che ci troviamo davanti ad un ragazzo dal carattere frastornante e opprimente. Infatti una delle prime istanze in cui vediamo Bakugō è proprio nei panni del bulletto della classe. Ovviamente, le linee guida del cognome ci danno anche l’idea di qualcuno di precario, proprio come una bomba pronta ad esplodere.  

© Horikoshi Kōhei e studio BONES

Il suo nome invece ci fa notare un’altra caratteristica del suo carattere: la sua fierezza, il suo essere sicurò di sé e, dall’altra parte, ci sottolinea anche la sua parte boriosa. Katsuki è composto da “katsu” 勝 (かつ), vittoria o vincere e “ki” 己 (き), se stessi, in un bel “vinco io!” oppure “persona vittoriosa”.

麗日 お茶子 URARAKA OCHAKO

Ochako ha sicuramente un nome abbastanza particolare, ma analizziamolo con calma partendo dal suo cognome: Uraraka.

I kanji che compongono questo cognome dalla lettura bizzarra sono “urara” 麗 (うらら, normalmente letto come “rei”), dal significato di bello, grazioso e “ka” 日(か, normalmente viene letto come “hi” o “jitsu”), giorno o giornata.

Nel giapponese comune, l’aggettivo “uraraka(na)” viene appunto usato per definire qualcosa di bello, ma anche di allegro e simpatico, semplicemente guardandola infatti Ochako ci rimanda queste sensazioni.

© Horikoshi Kōhei e studio BONES

Il suo nome è ancora più interessante. All’inizio non abbiamo un kanji, ma la vocale “o” (お), che viene spesso utilizzata per abbellire una parola e renderla più cortese, a seconda del registro linguistico più o meno formale.

Poi, i due kanji: “cha” 茶  (ちゃ)e “ko” 子(こ)stanno rispettivamente per tè e bambino/a. Il tè rimanderebbe al suo nome da eroe, Urabitii, trattandosi sia di un gioco di parole con l’inglese gravity, che con la pronuncia di “tea” con “tii”, quindi ecco il nostro tè.

Il “ko” finale viene spesso utilizzato in nomi giapponesi per specificare il genere femminile: infatti tutti i nomi sono potenzialmente neutri e solo alcuni hanno dei kanji specifici per sottolineare se siano o l’uno o l’altro.

Per esempio, Natsuko (なつ子) è un nome femminile, Natsuo (なつ雄) è un nome maschile, mentre Natsu (なつ) è la sua versione neutra.

飯田 天哉 IIDA TEN’YA    

Il nome intero di Ten’ya può sembrare ai più esperti di giapponese abbastanza comune, ma andiamo a vedere più nel dettaglio.

Il cognome Iida non desta particolari note, un semplice e realmente usato cognome giapponese, formato dai kanji di “ii” 飯 (いい, lettura particolare della parola “meshi”), riso cotto o pasto e “ta” 田 (た), risaia.

Il suo nome invece non è poi così comune, ma sembra comunque non avere nulla di caratteristico. I kanji che lo compongono sono quello di “ten” 天 (てん), che sta per cielo o volta celeste e “ya” 哉 (や), che ha la funzione sopracitata di specificare il genere del nome e qui abbiamo un nome specifico maschile.

© Horikoshi Kōhei e studio BONES

Allora dobbiamo scavare un po’ più a fondo e scoprire che il nome Iida Ten’ya nasconde un altro nome al suo interno… “Idaten”!

La divinità buddhista Skanda, conosciuta in Giappone come Idaten (韋駄天、いだてん), è colui che vigila l’entrata dei templi ed è noto per essere estremamente veloce nella corsa, ma nella cultura popolare il suo nome è sinonimo per un ottimo corridore!

轟 焦凍 TODOROKI SHŌTO

Il nome di Todoroki parte con il botto (non quelli di Bakugō!). Infatti “todoroki” 轟 (とどろき) significa proprio tuono/ruggito o comunque un suono molto forte.

Può anche significare, metaforicamente, una persona che fa molto parlare di sé, proprio perché, più il riverbero di un suono è forte, più è possibile sentirlo anche da molto lontano, così la fama di qualcuno può espandersi a macchia d’olio. Non possiamo non pensare a Todoroki padre, Enji (Endeavor) e alla sua notorietà!

© Horikoshi Kōhei e studio BONES

Il nome Shōto invece è composto dai kanji di bruciare, “shō” 焦 (しょう) con quello di congelare, “to” 凍 (と).

Se si guarda ai poteri del personaggio ne è evidente il motivo, oltre a dimostrare la sua ambivalenza caratteriale fra un comportamento calmo e composto e uno più impetuoso.

Concludiamo

L’incredibile varietà di kanji presenti nella lingua giapponese e la possibilità di modificarne la pronuncia o affiancarli come meglio piace dà sicuramente spazio in più per alla creatività e i vari fumettisti madrelingua colgono la palla al balzo.

Se siete curiosi, potete fare una prova e prendere il nome e cognome del vostro personaggio preferito di My Hero Academia e passarlo su un traduttore come jisho e scoprire se anche quelli sono “parlanti” (spoiler: lo sono) come quelli che vi ho presentato.

Chissà chi altro ci aspetterà nel nostro secondo appuntamento!

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