in , ,

“Homunculus”: un’interpretazione possibile.

Homunculus

Introduzione

“Homunculus” è uno dei manga seinen più noti, nonché uno dei più interessanti mai pubblicati. Si tratta di un’opera ermetica, laconica, priva di una trama uniforme e dotata di una complessità molto alta.

Serializzato a partire dal 2003 su Big Comic Spirits, si è concluso nel 2011 ed è stato raccolto in 15 volumi. I volumi in Italia sono pubblicati da Planet Manga (recentemente in ristampa) e la serie ha visto anche una trasposizione live-action disponibile su Netflix.

Homunculus

Hideo Yamamoto

L’autore è Hideo Yamamoto, fumettista eclettico, autore di lavori comici come “Okama Hakusho” e lavori violentissimi come “Ichi The Killer“. Che si tratti di una drag queen, che si tratti di un insospettabile criminale, che si tratti di un clochard, Yamamoto viaggia nella psiche dei suoi personaggi, nei loro più oscuri meandri.

Lo stesso è accaduto con il più recente “Hikari Man“, conclusosi solo l’anno scorso, molto simile al nostro “Homunculus”, dove un ragazzo ottiene dei poteri fenomenali attraverso il passaggio di corrente elettrica nel suo corpo.

A prescindere dal genere, Yamamoto non pone limiti alla sua fantasia. Tutte le storie viaggiano nel mondo dell’assurdo, il loro obiettivo è indagare fino a che punto si può spingere la sola mente umana.

Proprio per questo viaggio ai confini del possibile, bisogna precisare che il “genere”, in Yamamoto, praticamente non esiste. Le sue opere hanno tutte come target il seinen, ma è praticamente impossibile ascrivere le sue opere ad un genere solo.

“Homunculus”: cos’è?

Definire il genere

Il concetto di “genere” esiste per lo più a fini interpretativi, soprattutto nel mondo dei manga e degli anime. D’altronde in Giappone la pubblicazione di fumetti avviene per lo più attraverso i target, cioè il pubblico al quale l’opera è indirizzata.

Come detto già sopra, “Homunculus” è un manga seinen, indirizzato ad un pubblico adulto. Questo significa che al suo interno possiamo trovare scene di sesso, violenza, ma anche tematiche filosofiche, questioni psicologiche e un generale livello di realismo grafico molto elevato.

Horror?

Essendo “Homunculus” particolarmente esplicito, sia nel disegno che nelle tematiche affrontate, questo capolavoro viene spesso declinato come horror, thriller. In realtà si tratta di una semplificazione quasi estrema.

Le scene di orrore sono pressoché inesistenti, piuttosto c’è una generale esibizione dell’animo umano nella sua totalità e nella varietà delle sue manifestazioni.

Alla definizione di genere, io personalmente sceglierei psicologico-filosofico, e alla fine dell’articolo sarà facile comprendere il perché.

In ogni caso è evidentemente presente una certa inquietudine. Inquietudine determinata dalla complessità che questi homunculus manifestano. Definirlo un horror tradizionale è assolutamente impossibile, vista l’inesistenza di una trama uniforme e lineare.

Definire la trama

Susumu Nakoshi è un senzatetto. L’unica cosa che possiede è la sua macchina, custodita con estrema gelosia e nella quale dorme da quando ha abbandonato il lavoro. Dal nulla, un giovane studente di medicina di nome Manabu Ito propone a Nakoshi, per un’ingente somma di denaro, di diventare cavia di un suo esperimento.

Homunculus
Il primo incontro tra i 2 personaggi pincipali.

Manabu Ito sta infatti studiando gli effetti della trapanazione sugli uomini. Secondo questa pratica (che non ha alcuna validità scientifica), praticando un buco nel cranio, il sangue è libero di fluire nel cervello senza limitazioni.

Gli effetti di questa trapanazione sul nostro protagonista sono effettivamente strabilianti: chiudendosi infatti l’occhio destro, Nakoshi è capace di vedere l’homunculus delle persone.

Gli homunculus

In medicina l’homunculus è la proiezione tridimensionale dei sensi così come sono percepiti nel cervello:

Homunculus

Secondo Manabu Ito, ciò che può vedere Nakoshi, è la proiezione tridimensionale delle memorie e dei disturbi della persona. Di volta in volta, il nostro protagonista incontra esseri umani afflitti da una storia e da problematiche esistenziali piuttosto serie.

Lo sviluppo della trama potrebbe concludersi qui: Nakoshi esplora le esistenze e i drammi di altri esseri umani. Eppure chi ha letto il manga sa che c’è qualcosa di più e che questo piccolo “di più” è il culmine di tutta la storia.

[ATTENZIONE: da questo capitolo in poi potrebbero essere presenti spoiler].

Homunculus
L’homunculus a sinistra è quello di Manabu Ito.

Dentro l’opera

Io e te siamo la stessa cosa

Ciò che presto si trova a comprendere Nakoshi è che in realtà gli homunculus osservabili condividono qualcosa con la sua storia personale. Quando Nakoshi si trova ad analizzare una persona in parte si trova ad analizzare se stesso.

Questo punto è fondamentale: in realtà negli altri proiettiamo parte di noi stessi. Nell’atto di comprendere una persona, Nakoshi la inserisce nel suo personale sistema di inferenze e scopre di avere qualcosa in comune con tante persone.

Nonostante le diversità, tutti gli esseri umani sono accomunati dalla percezione dell’altro nelle loro vite. Esistiamo perché esiste l’altro, o meglio, come Nakoshi, cerchiamo negli altri la conferma della nostra esistenza.

A mano a mano che Nakoshi incontra personaggi diversi, il suo personale homunculus si evolve: al posto delle sue parti del corpo si “attaccano” gli homunculus di quelle persone con cui Nakoshi è entrato in contatto. È come se in lui rimanessero residui di altre esistenze.

L’homunculus di Nakoshi comprende, a metà storia, due homunculus diversi.

Le nostre esistenze si mescolano e si intrecciano nelle maniere più diverse. Nakoshi, indagando nei drammi di vari esseri umani e appropriandosene, scopre l’esistenza di un desiderio comune: essere osservati dall’altro.

Essere guardati dentro

Per risolvere il proprio homunculus, ogni personaggio ha bisogno di essere guardato, di essere scoperto, indagato. Nakoshi può risolvere i traumi degli altri in un primo momento osservandoli e, solo più tardi, interpretandoli.

Questo perché noi esseri umani siamo un sistema di segni. Ci mostriamo agli altri come una serie di comportamenti che spesso stanno lì a significare qualcos’altro. In parte è ciò che fa la psicologia: osserva e interpreta il sistema di segni e comportamenti con cui un essere umano si manifesta e che spesso rimandano ad un significato più profondo (l’inconscio).

L’unico modo per lasciarsi guarire è quindi lasciarsi osservare. Da soli non possiamo fare nulla, anzi, spesso non crediamo nemmeno a ciò che “ascoltiamo” di noi stessi. Siamo pieni di segreti, anche per noi stessi. Solo gli altri possono realmente osservarci.

Homunculus
Il piccolo movimento, in “Homunculus”, spesso rivela un segreto.

L’immagine completa

Nakoshi arriva a fare di questo potere un’ossessione. Questa riscoperta dell’altro come contemporaneamente uguale e diverso, genera in Nakoshi il desiderio di essere guardato e di scoprirsi definitivamente.

Nel corso dell’opera scopriamo la vita del protagonista assieme a questo stesso, ripercorriamo la sua storia e i suoi comportamenti. Tuttavia, in Nakoshi non sembra appagarsi quel desiderio di essere osservato. Sembra sempre mancare l’immagine completa, la sostanza di tutta la sua vita.

Alla ricerca di qualcuno che possa scoprire la sua verità, Nakoshi impazzisce. Se degli altri possiamo avere un’immagine più o meno completa, di noi stessi non abbiamo che un quadro parziale, spesso indecifrabile. Ecco allora che desideriamo qualcuno che ci raffiguri e ci delimiti, così come Nakoshi trova nei disegni di Nanako una possibile soluzione alla sua angoscia.

Nanako, la misteriosa donna che pare aver avuto dei rapporti con Nakoshi in passato, possiede come homunculus una faccia in grado di cambiare volto. Nelle situazioni di incertezza, il volto scompare completamente.

L’uomo crea il mondo che osserva

Quando Manabu Ito si accorge di aver compiuto un “danno”, tutta la verità viene a galla: la trapanazione non ha alcun effetto sugli esseri umani. Quelle di Nakoshi sembrano essere pure allucinazioni. Eppure Nakoshi sembra prenderci sempre, perché?

Innanzitutto, come detto sopra, tutti gli uomini sono accomunati dall’esistenza dell’altro. Nakoshi inconsciamente sa che tutte le persone sono sistemi di segni complessi, dietro il quale si nasconde una realtà dolorosa.

La trapanazione sembra accentuare solo qualcosa che è già visibile ad occhio nudo: Manabu Ito abbellisce il suo corpo di nascosto dal padre, tradendo il suo desiderio di diventare una donna transgender. L’homunculus di Manabu, una vasca per i pesci che assume la forma del padre, dentro il quale è custodito un guppy, rivela solo il trauma che ha causato in Manabu l’incapacità di accettare la sua transessualità.

Con le poche informazioni a sua disposizione, Nakoshi, osservando Manabu, può di fatto costruire una sua rappresentazione del giovane dottore. Per questo, nell’atto di creare un homunculus, Nakoshi lo crea in parte simile a se stesso, al suo modo di vivere e pensare. Come Manabu sogna di avere un seno, anche Nakoshi si è sottoposto più volte alla chirurgia estetica.

D’altronde è solo attraverso le nostre esperienze passate che costruiamo non solo noi stessi, ma anche l’immagine che abbiamo degli altri.

Tiriamo le somme

Per concludere possiamo dire che “Homunculus” ci ha lasciato alcuni temi fondamentali di carattere psicologico e filosofico:

  • L’uomo esiste solo in rapporto con gli altri. L’altro permette di scoprire chi siamo veramente;
  • Tutte le persone sono accomunate dal desiderio di essere osservate e quindi scoperte;
  • Siamo un sistema complesso di segni, ovvero di comportamenti che rivelano i nostri traumi, le nostre storie e la nostra realtà;
  • Costruiamo il mondo che vediamo sulla base delle nostre esperienze, passate e presenti;
  • Se degli altri possiamo creare delle rappresentazioni efficaci attraverso l’osservazione, di noi stessi mancherà sempre l’immagine completa.

Mentre Nakoshi sembra chiudersi in se stesso, nel suo “cieco” bisogno di guardare ed essere guardato, “Homunculus”, attraverso Manabu, infine diventata donna, ci lascia con un dolce messaggio: non basta guardare, occorre anche ascoltare ed accettare che l’altro trasformi la nostra vita in qualcosa di nuovo.

Comments

Lascia un commento

Il tuo indirizzo email non sarà pubblicato. I campi obbligatori sono contrassegnati *

Questo sito usa Akismet per ridurre lo spam. Scopri come i tuoi dati vengono elaborati.

Loading…

0

Il fenomeno Idol

Gourmet: gustarsi la vita.