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Come si diventa un mangaka: Caterina Rocchi si racconta

Come si diventa mangaka intervista a Caterina Rocchi

Diventare un mangaka quando non sei giapponese.

Superare la barriera linguistica e culturale in un paese profondamente conservatore e legato alle tradizioni.

Credere fermamente di potercela fare, e infine essere riconosciuta.

Lei è Caterina Rocchi, classe 1993, giovane promessa italiana e portatrice di un sogno comune a moltissimi ragazzi/ragazze di tutte le età: diventare mangaka in Giappone.

Qualche giorno fa abbiamo avuto la fortuna di intervistare Caterina, che si è dimostrata sin da subito una persona molto cordiale e disponibile. La conversazione che ne è scaturita è stata molto piacevole e gioviale, un po’ come lo spirito di Caterina. Durante l’intervista abbiamo anche parlato della Lucca Manga School, la scuola privata che gestisce in qualità di docente e direttrice, insegnando la tecnica manga agli studenti iscritti all’istituto.

È il momento di salutarci perché c’è un’intervista che non aspetta altro di essere letta. Vi auguriamo una buona lettura!

Chi è Caterina Rocchi

Ciao Caterina, benvenuta su Otaku’s Journal! Innanzitutto, grazie per aver accolto il nostro invito, è davvero un piacere conoscerti e avere l’opportunità di fare quattro chiacchiere con te. Come direbbe la cara Eru Chitanda di Hyouka: “Watashi Kininarimasu”. Siamo curiosi!!! Parlaci un po’ di te.

Ciao a tutti, è un piacere poter parlare con voi. Chi sono io è una domanda strana, perché la prima cosa che ci viene in mente quando ci presentiamo è dire che lavoro facciamo… io ne faccio troppi! Ho quasi 26 anni ma a 17 avevo già fondato Lucca Manga School, poi sono diventata insegnante a 19, a 21 anni ho fatto il mio debutto in Giappone, e a 22 ho fatto la mia prima esperienza da assistente. E nel frattempo ho pure aperto un’altra sezione di Lucca Manga School: Lucca Manga Academy. E non ho più rinunciato a nessuno di questi lavori.

Un sogno chiamato Mangaka

Una domanda sempreverde che non conosce crisi: E’ veramente possibile diventare un mangaka?

➡️ Ti potrebbe interessare: Dove lavorano i mangaka?

Secondo me sì. Non capisco chi dice di no, io che ho un contatto diretto con svariate case editrici mi sento sempre dire che cercano autori nuovi, storie nuove. Secondo me spesso (non in tutti casi, ma spesso) non è tanto un problema degli editori, a cui tutti addossano la colpa, quanto di preparazione degli aspiranti disegnatori e sceneggiatori. Si dovrebbe studiare molto di più, avere più umiltà di ammettere che non si finisce mai di imparare, e solo a quel punto si diventa autori.

Qual è la fase del tuo lavoro che preferisci di più?

Quando finisce. Non tanto perchè è finito, quanto perchè significa l’inizio del prossimo progetto e della prossima avventura!

Una vita da pendolare

Come ti dividi tra Italia e Giappone?

Male! Passo più tempo in Italia che in Giappone, chiaramente, perché la mia scuola ha bisogno di me e io di lei. Non mi rilasso quando sono lontana! Però quando sono in Giappone mi sento elettrica, infaticabile, partecipo a mille eventi e ogni volta ne esco arricchita di conoscenze che non vedo l’ora di mettere in pratica e condividere con tutti.

Un Mangaka è riconosciuto come tale perché…

Cosa significa per te essere mangaka?

La mia concezione di mangaka è quella giapponese: dal momento del debutto al pubblico sei mangaka. Finchè hai una serie in corso o un progetto per la prossima serie, sei mangaka.

Da assistente mangaka a direttrice di una scuola di manga in Italia

Nella tua esperienza professionale si evince una collaborazione importante con l’autore di Ken Falco, Mikiya Mochizuki e Setsuo Tanabe, come assistente mangaka. Come ti sei trovata? Raccontaci qualche aneddoto…

Mi sono trovata benissimo, non perché non ci siano state difficoltà ma perché le prendo come parte dell’esperienza e ci rido su. Con Mochizuki Sensei ho riso tantissimo quando mi hanno pubblicato senza avvertirmi che le mie pagine erano state accettate, oppure quando ho fatto una correzione al volo in un cafè facendo inavvertitamente scoprire al maestro il bianchetto con il pennello integrato… Lui aveva sempre usato pennellino e calamaio, non sapeva esistesse un prodotto più rapido!
Con Tanabe Sensei invece eravamo nel mezzo del nulla e spendevo 6€ al giorno per connettermi online e aggiornare famiglia ed amici in una chat di gruppo – spesso anche con foto delle condizioni di lavoro, che erano assurde. Ma non le condivido per rispetto del maestro, vi lascio solo immaginare lo studio di un mangaka ad una settimana dalla consegna…

Tanti sacrifici e credere in sé stessi: dietro la scelta di diventare un mangaka emerge una volontà forte e chiara

Tra i nostri lettori si potrebbero nascondere degli aspiranti mangaka. A quelli ancora troppo insicuri, cosa consiglieresti di fare?
Nel nostro paese è veramente un percorso lavorativo poco fruttuoso?

Il lavoro del fumettista in generale è un percorso difficile, ma chi vuole farlo davvero lo farà, non ha senso scoraggiare nessuno. L’insicurezza è una brutta bestia, e vedo che tanti ragazzi vengono scoraggiati: spesso sono proprio i più bravi a ritrovarsi con la famiglia che gli rema contro, gli insegnanti che li trattano come studenti di serie B… Avete il dovere di credere in voi stessi, e di mostrare al mondo ciò che siete capaci di fare. La vendetta migliore è stare alla grande e avere successo, ogni volta che incontro i miei vecchi insegnanti che mi buttavano giù parlo sempre dei miei successi. Non sono vendicativa, è un semplice monito a non ripetere gli errori che hanno fatto con me. Una delle più grandi soddisfazioni è stato incontrare per caso uno dei miei insegnanti che aveva l’abitudine di chiamarmi “quella dei disegnini”… mentre venivo intervistata dalla Rai!

Non importa se hai talento e disegni da tutta la vita, se non parli il giapponese sei comunque tagliato fuori dal giro

Quali pensi che siano i principali ostacoli che si frappongono per un italiano che insegue il sogno di diventare mangaka in Giappone?

La lingua. So che sembra una risposta scontata, ma dovete essere bravissimi nel giapponese se volete rapportarvi con il Giappone. Poi ci sono anche altre maniere, ad esempio Tony Valente con il suo Radiant è arrivato ad essere tradotto in Giappone e persino avere un Anime, senza lavorare per il Giappone direttamente.

Differenza tra fumetti e manga

Conosciamo tutti la definizione di manga e l’importanza che esso riveste nel tessuto socio-culturale del paese di provenienza, ma quali sono, secondo te, i pregi e/o i difetti di un manga rispetto a un fumetto europeo/americano?

➡️ Leggi anche: Perché i manga sono in bianco e nero?

Nei manga si dà la priorità alle emozioni, mentre i fumetti tendono a concentrarsi sulla storia. Nessuna delle due è una strategia sbagliata, ma entrambe le parti potrebbero apprendere molto se si aprissero ad uno scambio di idee. In parte sta già avvenendo!

Disegnare con lo stile manga senza esseri giapponesi: l’avvento del JapStyle

Cosa ne pensi dello stile “JapStyle” a cui molti artisti italiani ed europei si ispirano? Ha un futuro in Italia?

Chi ibrida il Giappone con l’Europa deve capire molto bene le regole di entrambi. Per me è più semplice studiare a fondo l’uno o l’altro, ma non fermerei mai chi decide di provare una strada diversa. Non so prevedere il futuro, ma siamo figli di generazioni che sono cresciute guardando anime… Non mi sembrerebbe strano vedere sempre più elementi manga nel panorama stilistico europeo.

Lucca Manga School: Informazioni e curiosità sulla scuola

Per tutti i ragazzi/e che vorrebbero imparare a disegnare i manga, perché scegliere la Lucca Manga School?

Perché è una scuola che è nata dal mio desiderio di studiare manga, dove ci concentriamo solo su ciò che compone un manga senza distrazioni… E soprattutto per gli insegnanti, che hanno tutti studiato con insegnanti giapponesi.

A chi sono rivolti i vostri corsi di formazione?

I corsi sono fatti per chi studia, lavora, o vive lontano. Si frequenta un weekend per volta, e questo permette di studiare senza rinunce. Per l’età ci rivolgiamo davvero a tutti, abbiamo avuto studenti di tutti i tipi, compresa una signora che a quasi sessant’anni ha dichiarato: “io volevo studiare fumetto e non me l’hanno fatto fare. Sono diventata moglie, madre, e poi nonna… Adesso faccio quello che voglio io!”

Quanti studenti accogliete in media ogni anno?

Nel 2018 abbiamo raggiunto più di 400 studenti, e nel 2019 contando le iscrizioni da Gennaio ad Agosto abbiamo quasi raggiunto la stessa quota, che verrà superata con il ciclo di corsi invernali. Le classi, però, sono sempre di circa 10 studenti per corso, per permettere agli insegnanti di dare la giusta attenzione a tutti quanti.

Che tipo di corsi offrite e quali sono i corsi più richiesti?

Lucca Manga School offre corsi dagli 11 ai 13 anni, i corsi Junior, e dai 14 in su ci sono i corsi Base, Intermedio, e Avanzato.
Lucca Manga Academy comprende le masterclass con professionisti Giapponesi e Italiani, e dai 18 anni in su c’è anche il corso Biennale per chi vuole un percorso completo che comprende, alla fine dei due anni, un colloquio con una casa editrice Giapponese.

Qual è la durata del corso e come sono articolate le ore di formazione?

I corsi durano sempre tre giorni: venerdì pomeriggio, sabato tutto il giorno, e domenica mattina, così che ci sia il tempo di arrivare e ripartire per chi viene da lontano. Tanti studenti pernottano anche nel nostro campus durante i corsi. Tutti i corsi sono autoconclusivi, tre giorni intensivi su argomenti collegati tra loro, tranne il biennale dove gli studenti tornano ogni mese a passare altri tre giorni con noi e continuare il loro percorso, con compiti per casa ed assistenza online tra un corso e l’altro.

Che tipo di certificazione è possibile conseguire alla fine del percorso formativo?

Come ogni scuola privata rilasciamo un attestato di partecipazione, e per chi fa le superiori è possibile fare richiesta che venga riconosciuto come credito formativo. Nel disegno comunque conta quello che sai fare, più di dire che hai studiato con una certa persona o in una certa scuola.

Al termine del piano di studi, la scuola offre allo studente un sostegno per l’inserimento lavorativo?

Il secondo anno del corso biennale è incentrato sulla creazione di un capitolo autoconclusivo, e durante l’esame finale si presenta ad una casa editrice. Viene dal giappone un editore per visionare i lavori degli studenti, e parlare con loro in un vero e proprio colloquio di lavoro. Non mi aspetto che nessuno venga preso al primo colloquio, anche gli autori più bravi hanno dovuto provare e riprovare, ma intanto gli studenti hanno maniera di passare il primo grande ostacolo con la guida di un insegnante, e ricevere il parere di un professionista del settore. Il mio prossimo progetto è includere anche case editrici europee. Inoltre offriamo un servizio di job orienteering a scuola, al quale possono accedere tutti i nostri studenti.

Per far capire meglio ai nostri lettori, la vostra sede è in Toscana, in provincia di Lucca. Offrite anche corsi a distanza?

Sono gli studenti a venire da noi, stiamo espandendo la nostra sede proprio per questo. Abbiamo delle camere per chi viene da lontano, possono restare con noi e mangiare, disegnare e dormire nella nostra sede. Abbiamo un servizio navetta per prendere i nostri studenti alla stazione, e riportarli alla fine dei corsi. Facciamo anche corsi online in collaborazione con Indieversus, quindi se volete potete anche seguire alcune lezioni da casa!

Ti ringraziamo della disponibilità. Speriamo di risentirti presto!

Grazie a voi, spero di incontrarvi durante i prossimi eventi e chissà magari anche a qualche corso!

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