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Parliamo di Demon Slayer: Entertainment District Arc

Avete presente quella sensazione di profondo fastidio, che provate quando un’opera dal buon potenziale viene ridotta in pezzi dall’autore? Ecco, non penso ci sia modo migliore per descrivere il mio stato d’animo dopo aver concluso l’ultimo episodio del Quartiere dei piaceri di Demon Slayer.

Premetto di non aver letto il manga, perciò eviterò qualsiasi commento riguardante la fedeltà della trasposizione. Come molti altri, mi sono avvicinato al mondo di Demon Slayer non da fan, ma da spettatore curioso, quindi non avevo la minima idea di cosa aspettarmi.

Diciamocelo, questo nuovo arco narrativo non si può ritenere soltanto spazzatura, anzi. Ci sono notevoli punti a suo favore, che andremo ad analizzare più avanti, ma nulla che possa salvare davvero il resto della stagione.

La Trama di Demon Slayer: Entertainment District Arc

La locandina di Demon Slayer: Entertainment District Arc

Partiamo dalle basi, con una breve sinossi della storia. Nel primo episodio, i nostri quattro protagonisti vengono ingaggiati dal Pilastro del Suono, Uzui Tengen, per una missione nel quartiere a luci rosse di Tokyo.

La missione consiste nel trovare le sue tre mogli scomparse, infiltratesi nelle case di piacere per investigare, a loro volta, su alcune misteriose sparizioni.

Tanjirō, Zenitsu e Inosuke decidono, quindi, di travestirsi da ragazze, per infiltrarsi nel quartiere e raccogliere informazioni. Scoprono, così, che la oiran (ovvero una prostituta che gode di una posizione sociale di lusso) Warabihime è in realtà la Sesta Luna Crescente e che proprio quest’ultima abbia rapito le mogli di Tengen, terrorizzando il quartiere.

Dopo il primo scontro fra Tanjirō e Daki (vero nome della oiran) arriva finalmente sul campo anche Tengen, tagliandole la testa con estrema facilità.

Il corpo di Daki, però, non brucia: dal taglio sul suo collo fuoriesce suo fratello Gyutarō, un potente demone che possiede falci avvelenate. Scopriamo che la Sesta Luna Crescente è composta, quindi, da due demoni, che vanno uccisi contemporaneamente per essere eliminati.

Inizia lo scontro finale fra i protagonisti (compresa una nuova Nezuko in grado di fermare il veleno contenuto nelle armi di Gyutarō) e il duo della Sesta Luna. Al termine dello scontro, i due demoni vengono sconfitti e, mentre bruciano, ci viene svelata la loro backstory, di cui parleremo in seguito.

Un setting mal gestito

Il primo, enorme, punto negativo di questa stagione riguarda proprio il luogo in cui si svolge. Il quartiere dei piaceri è un luogo originale in cui ambientare un battle shōnen, dati i molti spunti di riflessione. Spunti che l’autrice sceglie deliberatamente di non utilizzare.

Demon Slayer - una oiran con le sue assistenti
Una oiran con le sue due assistenti

Durante tutta la durata della storia, soprattutto nei primi episodi, ci sembra quasi che i personaggi si siano dimenticati di starsi relazionando con persone costrette a vendere il proprio corpo. Queste donne, spesso anche molto giovani, si preparano tutte le sere per intrattenere la clientela come se stessero vendendo del pane.

Altra cosa che mi stupisce è come un personaggio sensibile e dolce come Tanjirō non sia stato sfruttato per mostrare anche il lato negativo delle case di piacere. Comprendo che si sia voluta rappresentare l’estetica di questi quartieri, ma non avrei affatto disdegnato un approfondimento su argomenti più scomodi, dato che c’erano le possibilità.

Forti del setting, ciò che infastidisce davvero è come non vengano assolutamente sfruttati gli argomenti profondi come la prostituzione, le violenze sessuali e la natura maschilista di tali quartieri.

È vero che un battle shōnen possa intrattenere anche senza toccare questo tipo di argomenti, ma allora perché ambientare l’opera in un quartiere a luci rosse? Purtroppo, questo rimarrà un mistero…

Lezioni di sceneggiatura: come sessualizzare male un personaggio

Chiariamoci: non penso che sessualizzare un personaggio sia sempre sbagliato. Anzi, sono un forte sostenitore della libera espressione e penso che, in certi contesti, sessualizzare un personaggio possa dirci di più sul suo carattere a primo impatto. Esempio calzante è il Pilastro dell’Amore.

Il punto è che considerare legittima la sessualizzazione come mezzo di espressione non esonera questo argomento dalle critiche. Si tratta, comunque, di un elemento narrativo come gli altri, che può quindi essere ben presentato oppure no e, in questo caso, non lo è stato.

Nezuko

Nezuko adulta
Un piccola Nezuko non troppo piccola

Il personaggio di Demon Slayer che è stato maggiormente preso di mira dai media è stato Nezuko. La nostra piccola protagonista subisce, in questa stagione, una metamorfosi, dovuta alla sua capacità di crescere e tornare bambina legata alla sua forma demoniaca. In particolare, nell’episodio 7, a causa del suo andare in berserk, il corpo di Nezuko si trasforma in quello di una donna adulta. Di conseguenza, i suoi vestiti, adatti ad una bambina di undici o dodici anni, le risultano particolarmente attillati e stretti addosso.

Si tratta chiaramente di una scusa per mettere a schermo seni prorompenti e gambe sensuali, in modo da attirare un certo tipo di spettatori. Questa tesi prende ancora più valore se consideriamo il pubblico otaku giapponese, che ha restituito tutto questo successo all’opera. Trovo imbarazzante dover ricorrere a espedienti simili per rendere interessante un prodotto, anche se si tratta di qualcosa che accade frequentemente, soprattutto negli anime.

Daki e le mogli di Tengen

Daki il demone
Il demone Daki

Altro personaggio che reputo “sessualizzato male” è Daki. Su di lei, bisogna fare un piccolo approfondimento. Nei quartieri a luci rosse giapponesi, le geisha si vestivano coprendo gran parte del corpo, come vediamo nei primi episodi.

Questo perché, in Giappone, la nudità veniva vissuta nell’ambito privato della camera da letto, diversamente da come siamo abituati con i bordelli europei del passato.

Proprio perché si tratta di una orian, l’aspetto fisico che assume da demone non è giustificabile, in quanto si ritrova sessualizzata secondo dei canoni occidentali. L’ennesimo tentativo di rendere attraente l’anime mostrando corpi femminili sensuali, insomma, senza un vero motivo per farlo.

Discorso simile si può fare per le mogli di Tengen, anche loro sessualizzate senza motivo: in netta contrapposizione con le loro controparti maschili presenti nella serie, sempre molto vestite. Le kunoichi (ovvero le ninja donne) non si vestivano affatto così, anche se vengono spesso rappresentate in questo modo, seguendo i canoni di erotismo euro-americano.

Inutile dire che questo aspetto rappresenta un elemento di forte delusione. Non solo non viene mai trattato davvero l’argomento “prostituzione”, ma il contesto viene pure utilizzato per sessualizzare (male) i personaggi femminili, nel tentativo di rendere più appetibile l’opera.

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La backstory di Daki e Gyutarō

Arriviamo all’ennesimo elemento potenzialmente positivo, ma sfruttato malissimo, della stagione. Gyutarō e Daki hanno le carte in tavola per rialzare le sorti dell’opera?

Assolutamente sì, peccato che la loro storia ci venga raccontata tutta insieme nell’ultimo episodio in stile digressione manzoniana, rendendoci immotivati i loro modi di agire fino a quello specifico momento. Qui, la trama si dimentica di circa duecento anni di sviluppo narratologico.

Nessuno ha mai sentito parlare dello show don’t tell? Si tratta di una tecnica narrativa che consiste nel mostrare ciò che vogliamo raccontare con le azioni, piuttosto che spiegarle, o farle spiegare, a parole.

In questo modo, lo spettatore riesce ad immedesimarsi di più nella storia, dovendo attivare la mente per capire i collegamenti logici che muovono le varie azioni, invece che vederseli spiattellati davanti in una digressione.

I villain di Demon Slayer
Da sinistra: Gyutarō e Daki

Per fare un esempio calzante, sarebbe stato decisamente meglio vedere la spiegazione della psiche di Daki e Gyutarō spezzettata nei vari episodi, in modo da capire, passo passo, perché si comportano in un certo modo.

Volete giustificarmi l’invidia di Gyutarō verso Tengen? Mostratemi un breve flashback sul momento, piuttosto che raccontarmi tutta la sua storia nell’ultimo episodio.

Spiegare una backstory in questo modo ha rovinato la costruzione dei due personaggi, che sarebbe stata, nei fatti, notevole. Ammetto che la loro storia ha fatto commuovere anche me, ma sarebbe stato meglio mostrarla in modo diverso.

I punti di forza di Demon Slayer: animazioni e combattimenti

Finalmente, parliamo di qualcosa che mi è piaciuto. Le animazioni di Demon Slayer sono, indubbiamente, il fiore all’occhiello della produzione. Penso, nello specifico, allo scontro fra Gyutarō e Tengen, che raggiunge livelli di qualità mai visti. Un utilizzo sapiente della CGI la fa da padrone, capace di rendere il tutto notevolmente più fluido, senza essere eccessivamente invasiva e, anzi, risaltando il disegno a mano.

Inutile dire che gli scontri sono le sezioni che più fanno tesoro di questa capacità dello studio Ufotable. Ciò non è affatto male per un battle shōnen che, come si può facilmente intendere, fa degli scontri il suo punto focale.

Demon Slayer - Tanjiro Rage Form
La “Rage Form” di Tanjirō

Conclusioni

Facciamo ora il riassunto di quello che ci siamo detti finora. Abbiamo visto come sia stata sfruttata solo la superficie di un’ambientazione decisamente buona, così come per i due antagonisti. Questo si riflette su una sessualizzazione dei personaggi femminili gestita malissimo e su una trama alquanto banale.

Gli scontri e le animazioni sono gli unici elementi ad essere migliorati dalla scorsa stagione, ma non sono in grado di tenere in piedi l’intera opera, considerato come siano state fatte scelte abbastanza infelici sul modo di narrarla. Inutile dire che, nel complesso, il Quartiere dei divertimenti mi ha ampiamente deluso.

Confido, però, in una ripresa nella prossima stagione, data la presenza di ben due Pilastri, quello dell’Amore e quello della Nebbia. Noi ci rivediamo ad Aprile con la recensione dell’ultima stagione di Attack on Titan!

Comments

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  1. Mi trovo in disaccordo con molti punti, e non voglio difendere l’opera a spada tratta, mi reputo una persona molto critica e analitica quindi vorrei argomentare.

    Sul setting mal gestito (o per meglio dire non sfruttato a pieno) sono abbastanza d’accordo, quindi non mi ci voglio soffermare troppo.

    Sessualizzazione:
    Sono parzialmente d’accordo che si sia puntato un pelo troppo sulla sessualizzazione, in particolare quella di Nezuko, ma la si può giustificare con il contesto. Fosse stato un contesto di una cittadina qualsiasi sarei stato totalmente d’accordo, ma tutta la premessa dell’arco narrativo rotea attorno al quartiere a luci rosse. Potrei quasi giustificare la sessualizzazione di Nezuko dicendo che ha assorbito il contesto, anche se pure secondo me è stata esagerata, bisogna vedere se mantiene questa forma prosperosa anche al di fuori di questo contesto.
    Daki è stata sessualizzata in modo eccelso. Quando è sotto copertura come Orian è TOTALMENTE COPERTA, SEMPRE, per i motivi che hai esplicitato pure tu. Solo quando si trasforma in demone da sfogo alla sua parte più lasciva e allora diventa estremamente sexy, è proprio questa dualità ad essere eccellente. Per fare un parallelo: mai sentito di persone che sembrano estremamente riservate e timide nella quotidianità, ma poi sotto le coperte si trasformano totalmente? Il suo essere demone, il suo distruggere e assorbire le persone, per lei è un atto SESSUALE, è perfettamente in personaggio l’essere praticamente nuda.
    Per le kunoichi sono parzialmente d’accordo, ho chiuso un po’ un occhio per il fatto che essendo le mogli di un personaggio estremamente esibizionista avessero assorbito un po’ del suo esibizionismo, è una mezza giustificazione come anche no, direi che è un punto soggettivo anche se ripeto che sicuramente ci sono andati con la mano pesante.

    Backstory:
    Questo tipo di espediente in cui fanno un flashback durante la morte del demone per raccontare dettagliatamente la backstory è stato sempre fatto su demon slayer, non mi ricordo se per tutte le Lune ma sicuramente per la penultima Luna Calante, quella dei ragni, e sicuramente almeno un’altra volta che non ho ben in mente (credo che nell’ultima Luna Calante, quella del treno, semplicemente non ci sia stato abbastanza tempo per inserirla, perché di solito prendono quei 15-20 minuti, anche se un po’ mi aspettavo nella versione anime facessero questo addendum). In ogni caso mi sembra una critica un po’ spicciola inserirla come detrazione da QUESTO arco in particolare solo per fare testo di articolo. Può piacere e può non piacere, è soggettivo, ma è una “feature” dell’opera, il volerti far empatizzare a pieno, scendendo nei dettagli della backstory, solo durante la sua morte.
    In ogni caso, sarò io che sono molto analitico, ma dai comportamenti dei due fratelli sono riuscito a capire le parti importanti della loro backstory prima che venisse raccontata, non ci vuole Sherlock Holmes per capire che l’invidia di una persona molto spesso è dettata da qualcosa che non ha, e perché non ce l’ha? Beh in questo momento si trovano in un quartiere malfamato sicuramente non possono essere nati nella nobiltà no? Magari non potevi capire che Gyutarō faceva recupero crediti, ma i macro argomenti che muovono quei due personaggi sono trasparenti sempre. In uno scambio di battute in particolare, Gyutarō dice a Tengen qualcosa tipo: “sei bellissimo e fortissimo, sicuramente devi venire da una famiglia nobile, che fortuna e che invidia”, direi che qui c’è TUTTA la backstory di Gyutarō concentrata. Oppure ancora, l’attaccamento di Daki al fratello si percepisce in diversi momenti quando viene sconfitta da sola e si mette a piagnucolare, cercando il conforto del suo protettore. Posso andare avanti molto a citare punti, ma fidati che ciò che muove i personaggi a fare determinate azioni è sempre palese a un occhio attento.

    • Ciao Xed e grazie per aver esposto la tua opinione.
      Cerco di rispondere ai singoli punti riprendendo la tua suddivisione per comodità:
      -riguardo alla sessualizzazione di Daki, reputo “approssimativo” sfruttare il contesto geografico e storico semplicemente per mostrare un’antagonista molto sexy. È vero che, come dici tu, rispecchia il suo giocare sessualmente con le vittime, ma è anche vero che mi pare la solita scusa per mostrare qualche seno e raccogliere un certo tipo di utenza. Chiariamoci però, ci sarei passato sopra se avessero sfruttato il contesto anche per far vedere le diverse facce del quartiere, come ad esempio la sensualità di Daki in contrapposizione con l’esperienza traumatica vissuta dalle altre ragazze;
      -per quanto riguarda la backstory, invece, si tratta semplicemente di gusti. C’è una linea sottile che separa ciò che l’autore lascia all’interpretazione e ciò che, invece, viene fatto capire fra le righe. Per quanto ne sappiamo noi, Gyutarō potrebbe essere il classico ragazzino che si è incattivito vivendo in povertà, così come l’opera lascia intendere. La sua backstory, però, nasconde molto di più, legandolo soprattutto al concetto di “bello”, molto importante in un contesto come il quartiere a luci rosse. Per gusto personale, avrei semplicemente preferito che si mostrasse la sua storia a pezzi, in modo da comprendere meglio questo aspetto, così come l’attaccamento tra i due fratelli. La critica feroce che ho fatto sugli sviluppi narratologici si basa sul fatto che utilizzare le digressioni, come faceva Manzoni, non funziona più ormai da quasi duecento anni e questo non è in alcun modo giustificato dal fatto che Demon Slayer l’abbia fatto anche in passato.
      Per il resto, si tratta più che altro di gusti personali. In ogni caso, ti ringrazio del commento, fa sempre piacere vedere punti di vista diversi sotto uno stesso articolo.

  2. mi trovo in forte disaccordo con tutto quello che hai scritto, ad iniziare dalla location dell’incontro, la gente si dimentica che è ambiantato nel periodo taisho e quindi cercare di far si che i personaggi si pongano delle domande di natura morale ed etica, è una cosa che non avrebbero potuto porsi in quell’epoca, ma risentono del revisionismo storico e poi a che pro “Importare delle componenti morali” nella narrazione? una piccola lezione di sceneggiatura è comprendere che se si sceglie un contesto narrativo, bisogna essere congruenti con quello che si è scelto e non con quello che si vorrebbe. mi sembra di ricordare tempo fa, analoghe fesserie su Yashahime e sul fatto che Rin era piccola e non avrebbe dovuto sposare Sesshomaru, dimenticandosi appunto che si 1) si trovavano nel periodo 2) Sesshomaru è un demone e per lui che può vivere millenni, anche una persona di 100 anni hai suoi occhi è un bambino, e quindi fare congetture su quello che fosse lecito in una ambientazione fantasy con regole della realtà, è un esercitare l’arte della retorica quando questa non è richiesta. anche qua, le congetture che si fanno, risentono di un moralismo non richiesto del tutto soggettivo, e come tale, non è una critica. Anzi è criticabile solo l’averlo auspicato.
    lo stesso con Nezuko… un’altra piccola lezione di sceneggiatura è che per esserci la componente sessualizzata, c’è bisogno di rispettare altri due parametri: 1) contesto e 2) l’intenzione
    il contesto è quello di scena di sesso? non mi pare. e 3) l’intenzione del personaggio è quello di voler mostrare le tette di sua spontanea volontà? E anche qua, zero meno, non abbiamo ne contesto e ne tanto meno l’intenzione.
    tra l’altro qua si aggiunge una componente grave in chi la critica, peggiore anche delle colpe stesse che si attribuiscono al personaggio in questione, e che appunto vengono aggravate già dalla mancanza di contesto e intenzione… infatti qua la trasformazione in adulta e anche muscolare, è assolutamente proporzionale alla statura e alla corportura e quindi con un kimono che comunque copre abbastanza bene le parti interessate; qua si accusa la donna di essere tale solo perchè ha le tette. “quella che viene definita appunto “la colpa originale,” e si è di fronte al concetto del “male è sempre nell’occhio di chi guarda,” si arriva a voler per definizione nascondere le parti che la rendono una donna tale, solo perchè chi guarda “decontestualizza” il personaggio in un suo spazio mentale arredato con tanto di “contesto e intenzione” quando appunto questa cosa non c’è. Si finisce quindi per strumentalizzare e decontestualizzare la cosa, solo per arrivare ad una “condanna morale in base a ciò che l’untente ritiene un male” evidenziato “solo” dalla propria immaginazione.

    anche questa chiaramente non è una critica, ma solo moralismo becero, e se l’idea è quella di “difendere le donne” qua si ricorre all’uso “che è meglio nascondere una donna in quanto tale” perchè se no l’occhio del moralista o del peccatore, si sentirà incentivato a trovare il male di cui ha bisogno. insomma queste sono più congetture da religione e che offendono la donna più del dovuto. Avere le tette non è una colpa, e smontare il contesto a piacimento solo per far vedere che la cosa va male, è una operazione stupida che spero davvero non venga più rieseguita.

    per il resto non ci sono critiche… sono solo opinioni, cose che avresti voluto tuo, ecco dovete imparare a comprendere la diferenza tra critica e opinione… e queste sono solo opinioni.

    • Come vedi dal mio commento ho espresso dubbi simili, ma ti ringrazio per avermi anche fatto notare il contesto del periodo Taisho che per qualche motivo mi era sfuggito.

    • Ciao Ale, grazie per aver commentato.
      Se posso permettermi, mi pare di capire da ciò che scrivi che tu non abbia compreso bene le mie critiche. Innanzitutto, il fatto che si sia scelto un periodo storico dove, per retaggio culturale, non ci si facessero spesso domande, non vuol dire che non esistesse la sensibilità individuale. Non fare l’errore di confondere la parte con il tutto, anche se si tratta di una maggioranza. Ogni popolo è prima di tutto composto da individui, ognuno con le proprie caratteristiche uniche.
      Per quanto riguarda il “moralismo becero”, così come l’hai denominato, credo che tu non abbia proprio capito il mio discorso. Proprio per evitare questo tipo di incomprensioni, ho aperto quella sezione spiegando che non demonizzo (perdona il gioco di parole) la sessualizzazione in quanto tale, ma che preferisco vederla contestualizzata. Ho infatti detto, ad esempio, che reputo giustificata la sessualizzazione del Pilastro dell’Amore. Non penso affatto che i corpi femminili vadano coperti in quanto tali, spinto da qualche sorta di tabù. Penso che, però, tutti possano trovarsi d’accordo con me quando dico che ci hanno calcato troppo la mano e che l’abbiano fatto apposta per attirare utenza. Non è l’atto del sessualizzare in sé che ripudio, bensì utilizzare questo escamotage per fare ascolti facili. Questo è strumentalizzare un corpo, non sessualizzare per giustificati motivi di trama.
      Infine, sarò d’accordo sul fatto che ci sia una differenza netta fra “critica” e “opinione” il giorno in cui qualcuno mi porterà il libro definitivo su come scrivere una storia. Scrivere è soggettivo, così come lo sono i gusti del pubblico, perciò ogni critica, per quanto tenti di essere oggettiva, sarà sempre pilotata da gusti soggettivi. La mia recensione, in quanto mia, è opinabile, ed è giustissimo che ci siano persone come te che la pensano diversamente.

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