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Anime vs cartoon: ci sono differenze?

Proviamo ad analizzare in cosa differiscono questi due esempi di animazione.

Sia che tu preferisca l’animazione giapponese o quella americana, è evidente che vi siano profonde differenze tra le due; ma cosa ha portato ad una divisione così profonda? Perché, inoltre, sembra invece che negli ultimi anni anime e cartoon stiano convergendo?

Un dibattito molto acceso

Cartoon americani e anime. Le persone diventano molto testarde e saccenti quando si arriva a questo dilemma. Da un lato abbiamo chi va su tutte le furie se definisci un anime un semplice “cartoon”, perché “i cartoon sono per bambini”. Dall’altro troviamo invece “cus anime is teh s uck“. Nessuno negherebbe che ci sono differenze abbastanza evidenti tra l’animazione giapponese e quella americana, ma davvero una delle due è migliore dell’altra? E, dal momento che gli anime stanno avendo un successo sempre maggiore in Occidente, le due si stanno forse avvicinando?

Qualità

Mettiamo in chiaro una cosa: non tutti i cartoon americani sono spazzatura. Ciò anche per gli anime (ma questo probabilmente ti è già chiaro, dato che ti trovi qui). Avere una tipologia di animazione preferita a discapito dell’altra è giusto (e legato al gusto personale), ma non si può fare di tutta l’erba un fascio. Additare Il Gigante di ferro e Rick e Morty come pattume mentre si eleva Garzey’s Wing oltre il “semplice cartoon” solo per la sua provenienza nipponica ha dell’assurdo. Così come altrettanto privo di senso è considerare abomini Una tomba per le lucciole e Fullmetal Alchemist mentre si osanna He-man.

Generi

Fantasia, Disney

Sebbene la differenza qualitativa tra anime giapponesi e cartoon americani potrebbe non essere evidente se consideriamo un prodotto nel suo insieme, tra i due ci sono differenze sostanziali a livello di genere . I cartoon americani tendono alla commedia, e anche se non sono sempre stati realizzati per bambini, la maggior parte di quest’animazione è family-friendly. Anche gli anime hanno i loro show commedia e per famiglie, ma comprendono anche un più vasto insieme di generi, alcuni dei quali non potrebbero mai essere considerati accettabili in America.

La differenza tra le due animazioni si può trovare nella storia: i primi cartoon americani erano cortometraggi teatrali. Quando si andava al cinema negli anni ’30, si pagava per un’esperienza completa, con telecronaca e cortometraggi (sia animati che dal vivo) prima dello spettacolo (a cui seguiva addirittura un film “di serie B”). All’epoca i corti erano molto efficaci come intermezzi di commedia; servivano inoltre come vetrina per le raccolte musicali degli studi (una sorta di precursori dei musical), stabilendo un contatto tra il cartoon e la musica. Tale contatto non è altrettanto presente in Giappone (nonostante ci siano molti musical basati sugli anime).

Per lungo tempo i lungometraggi animati hanno costituito monopolio della Disney; l’azienda aveva fin dall’inizio ambizioni in tal senso, ma dopo il fallimento commerciale di Fantasia (orientato all’arte e ad un target più adulto) decise di ritornare ad una tipologia narrativa più canonica, realizzando la ben più remunerativa Biancaneve e i sette nani. Da questo momento l’animazione americana iniziò ad essere prevalentemente family-friendly, peculiarità che si fece ancora più marcata quando intorno agli anni ’60 l’animazione passò in TV. La televisione uccise il cortometraggio e annullò le sperimentazioni di commedia dei fratelli Warner, tra gli altri.

Mentre questi corti venivano trasmessi prima del contenuto per adulti, rivolgendosi quindi a questa fascia di età, molti prodotti d’animazione vennero relegati alla Domenica mattina, quando la maggior parte degli adulti dormiva. I Flintstones ebbero un discreto successo come serie in prima serata, ma dato il fallimento di molti altri cartoon in questa fascia oraria, sarebbero dovuti passare quasi vent’anni prima che I Simpson diventassero un prodotto anche per adulti, trasmesso nelle fasce orarie più affollate.

Ozamu Tezuka

Le differenze di trama e genere tra cartoon americani e anime giapponesi possono essere ricondotte a quelle presenti tra i rispettivi “modelli”: Disney e Osamu Tezuka. Quest’ultimo era affascinato da Disney, al punto da attingere vistosamente al suo stile e, molto probabilmente, alcuni dei capolavori di Tezuka (tra cui Astro Boy e Kimba) molto hanno tratto da Pinocchio e Bambi. Ma mentre Walt Disney nel corso del suo percorso rimase abbastanza conservatore in termini stilistici, le sperimentazioni di Tezuka non cessarono mai. Oltre ai suoi lavori per bambini, il dio dei manga realizzò infatti opere drammatiche, storiche, filosofiche, horror e perfino erotiche.

È importante far notare che molte delle opere di Tezuka non si sarebbero potute pubblicare in America al tempo. Il Comics Code Authority, fondato nel 1954, era molto restrittivo, e martoriò i generi horror e d’amore presenti nel paese, lascianto intoccati soltanto eroi immacolati e materiale per bambini. I fumetti americani alla fine si ripresero, ma nel frattempo i manga, non toccati da tali restrizioni, tra gli anni ’50 e ’70 avevano avuto il tempo di espandersi verso ogni genere e pubblico.

Visto che l’industria degli anime era cosi legata a quella dei manga, era solo una questione di tempo prima che anch’essi acquisissero una tale varietà di tematiche. I primi anime degli anni ’60 erano prevalentemente per bambini, ma a partire dagli anni ’70 show family-fiendly come Mobile Suite Gundam dovettero vedersela con i primi prodotti per adulti, tra cui Lupin III, dalle tematiche ben più mature. Negli anni ’80 la prima generazione di otaku era diventata maggiorenne e gli anime per adulti erano ormai molto diffusi.

Un altro motivo che portò ad una diversificazione negli anime fu di natura economica; se un network americano avesse prodotto Lady Oscar, ad esempio, lo avrebbe quasi sicuramente fatto attraverso un live action. Ma in Giappone, in cui le risorse economiche sono molto più ristrette, non è così raro che un concept più realistico prenda la forma di anime.

Aspetto visivo

La maggior parte delle persone riesce, guardando solo pochi secondi di un prodotto animato, a capire se proviene dall’America o dal Giappone. Tuttavia, definire nello specifico uno “stile anime” non è facile, al contrario di quanto tu possa aver imparato da molti libri o articoli. Non puoi prendere un’immagine di Ghost in the Shell, una di Lucky Star, e dire che condividono uno stile. Per cui com’è che molte persone riescono a “capirlo quando lo vedono” e riconoscere che qualcosa è “anime”? Beh, ci sono delle somiglianze diffuse (gli occhi grandi e i nasi graziosi, sudori freddi e altre stilizzazioni).

Ma quello che rende gli anime giapponesi tanto diversi dai cartoon americani non è da trovarsi in particolari artistici, quanto più in diverse priorità e tecniche di animazione.

Clutch Cargo

L’animazione cinematografica americana degli anni ’30 e ’40 era “animata completamente”, con nuovi disegni ogni frame o ogni due. Si trattava però di un processo troppo minuzioso e costoso da ripetersi anche nel trasferimento del prodotto in TV; ciò porto alla nascita delle tecniche di “animazione limitata”. Alcuni esempi presentavano minore velocità dei fotogrammi e movimenti ottenuti ridisegnando solo alcune parti del corpo piuttosto che tutto il personaggio. La qualità artistica non era delle migliori, e i prodotti d’animazione americani dagli anni ’60 agli ’80 erano molto spesso decisamente mediocri (possiamo averne conferma in Clutch Cargo, nell’immagine soprastante).

I cartoon americani odierni utilizzano ancora la tecnica di animazione limitata, ma generalmente il prodotto finale ha un aspetto decisamente migliore rispetto al passato, e ciò è dovuto a molteplici fattori (budget più elevati, design più snelli e razionali, maggiore coinvolgimento degli animatori nel prodotto finale, software digitali che alleggeriscono il lavoro).

Neon Genesis Evangelion

Per parafrasare Bane da The Dark Knight Rises, mentre i cartoon americani hanno solamente adottato l’animazione limitata, gli anime giapponesi vi sono nati, sono stati “forgiati” in essa. Nei suoi primi anni l’animazione giapponese usava questa tecnica in maniera addirittura maggiore, ma i suoi autori avevano trovato il modo di sfruttarla al massimo, evitando di minare eccessivamente la qualità artistica del prodotto. Le qualità cinematografiche erano infatti enfatizzate. Laddove la maggior parte degli artisti americani si concentra maggiormente sull’aspetto recitativo, i colleghi giapponesi si focalizzano su una maggior resa scenica.

Ciò non significa che non esistano ottime scenografie nei cartoon americani, o che non si trovi un anime con personaggi ben caratterizzati, ma aiuta comunque a capire il perché delle numerose differenze visive tra anime e cartoon. Gli anime tendono ad abbandonare il concetto di un’alta velocità di fotogrammi; una scena potrebbe essere anche solo un movimento di camera su di un’immagine ferma, mentre quella successiva fluida e ricca d’azione.

Anche al giorno d’oggi, in film d’animazione giapponese dai budget generosi, è molto facile trovare scene animate ogni tre o quattro frame accanto a scene animate ogni frame o ogni due (mentre nei film americani 2D molto spesso si cambia tra animazioni ogni frame o ogni due; la variazione è impercettibile e molto meno evidente rispetto ai cambi di frame-rate presenti negli anime). A questo punto, quindi, non si tratta più di una scelta imposta, ma di una consapevole tecnica esecutiva.

Altre differenze sono legate ai programmi di produzione. Gli anime tendono a focalizzarsi di meno sulla sincronizzazione voce-labbra, sia perché è un ambito in cui è molto facile tagliare per ridurre i costi, sia perché molto spesso la produzione di un anime inizia prima della registrazione delle voci. In America le voci sono tendenzialmente registrate in precedenza (Katsuhiro Otome ha registrato prima la sua voce per il film Akira, ecco perché la sincronizzazione voce-labbra risulta molto più dettagliata e precisa rispetto a molti altri anime, e perché risulti cosi strano guardare il film doppiato).

Punti di contatto

Batman: The animated series

Se gli anime si sono fortemente ispirati a Disney e ai cartoon americani prima di trovare un proprio assetto, ultimamente sono proprio i cartoon americani a ispirarsi all’animazione nipponica. Negli anni ’90 questa influenza era più rara e sottile. Bruce Timm ha citato Akira quale sua importante influenza, mentre John Lassetter ha molto spesso elogiato Hayao Miyazaki; nonostante ciò, nessuno direbbe che Batman: The animated series assomiglia ad un anime, anche se c’è un anime che somiglia molto a Batman: The Big O. Si tratta di un’opera realizzata da animatori dello studio Sunrise che avevano in precedenza lavorato al design del supereroe DC.

Avatar: La leggenda di Aang

Dopo il successo di Pokemon nei primi anni 2000, molti cartoon americani iniziarono a somigliare agli anime. La maggior parte di questi “cartoon animeggianti” erano realizzati da persone che avevano compreso a pieno le influenze da cui traevano spunto: la serie Teen Titans, di Glenn Murakami, MEGAS XLR, serie di breve durata ma molto interessante realizzata da George Krsitc e Jody Schaeffer, le prime stagioni di The Bondoocks, di Aaron McGruder. Come non citare anche la celeberrima serie di Bryan Konietzko e Mike DiMartino Avatar: La leggenda di Aang, probabilmente la serie americana che più spesso è stata scambiata per un anime.

Steven Universe

In questo momento l’animazione americana si trova ad un livello successivo: molti dei suoi addetti vedono abitualmente prodotti giapponesi. La nascita di prodotti con trame più articolate come Adventure Time o Gravity Falls ha più a che fare con un cambio di tendenze nella TV americana piuttosto che ad un’influenza degli anime; l’importante è che ciò ha permesso un passo in avanti verso una complessità narrativa che prima era ritenuta monopolio dell’animazione nipponica.

L’influenza degli anime ha favorito la produzione di ottimi cartoon. Steven Universe è un insieme di riferimenti a Utena ed Evangelion, e il suo amalgama di umorismo stravagante, abile costruzione spaziale e forti emozioni lo rendono uno dei migliori cartoon in circolazione. Yoh Yoshinari è un fan del cartoon a tal punto da aver disegnato Connie (da Steven Universe) e Dipper e Mabel (da Gravity Falls) all’interno di Little Witch Academia 2 (dall’altro lato, a nessuno che abbia guardato Panty and Stocking deve essere sfuggito che ai membri dello studio Trigger piacciano i cartoon americani).

Avatar: La leggenda di Aang ha generato Avatar: La leggenda di Korra, un gradino in basso rispetto alla trama, ma con un comparto visivo più curato. Questa influenza degli anime nel mercato americano, tuttavia , fa ancora l’occhiolino alle trame per bambini, seppur con qualche eccezione, come Anomalisa. Concludendo, anche se in America si producono ancora poco spesso prodotti per adulti, è innegabile che l’animazione giapponese abbia esercitato una grande influenza su quella a stelle e strisce.

Fonte

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