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[Analisi] Kaiba.

Kaiba personaggi

Pubblicato tra l’aprile ed il luglio del 2008, Kaiba è la seconda opera originale scritta e diretta da Masaaki Yuasa (湯浅 政明, nato a Fukuoka il 16 Marzo 1965), famoso al pubblico per essere il regista di Devilman Crybaby e The Tatami Galaxy. Come in tutte le opere di Yuasa, in Kaiba il surreale la fa da padrone, proiettando lo spettatore in un mondo fantastico ed allo stesso tempo brutale.

Animato magistralmente dallo studio Madhouse, Kaiba ha riscosso grande successo dalla critica, vincendo il premio d’eccellenza nella categoria “Animazione” al Japan Media Arts Festival.

Sinossi.

Nel mondo futuristico di “Kaiba” è stata inventata una tecnologia in grado di estrarre e trasferire i ricordi di una persona in un chip, che può essere poi inserito in un altro corpo. Con questo sistema di corpi intercambiabili la morte fisica è stata privata del suo significato. È inoltre possibile modificare, alterare e addirittura rubare i ricordi. Questo sistema però è a totale vantaggio dei ricchi: solo loro possono permettersi di acquistare nuovi corpi e cambiarli a piacimento per soddisfare i loro desideri o allungare le loro vite. Nella decadente società di “Kaiba” è presente infatti una forte disparità sociale dove i ricchi vivono in lussuosi palazzi nella parte alta della città, mentre i poveri sono costretti a vivere con corpi mediocri nei pericolosi bassifondi, arrivando addirittura a vendere i propri corpi o quelli dei famigliari per sopravvivere. A dividere i due mondi una coltre di nuvole elettriche in grado di cancellare i ricordi di chiunque le attraversi.

Il protagonista, Kaiba, si risveglia privo di ricordi in una stanza semidistrutta, con un buco nel petto e uno strano disegno sul ventre. Il suo unico indizio per conoscere la sua identità è un medaglione con la foto sfocata di una ragazza. Attaccato improvvisamente senza sapere il perché, Kaiba fugge nello spazio e inizia a viaggiare, in cerca della donna e dei suoi ricordi.

-estratto da wikipedia.org

Commento critico.

In Kaiba la prima cosa a saltare all’occhio è il grande contrasto che c’è tra la sua realizzazione grafica e le tematiche che vengono trattate in esso. Difatti Yuasa sceglie di utilizzare come fonte d’ispirazione per la realizzazione estetica di Kaiba, lo stile di Astro Boy di Osamu Tezuka, un’opera disegnata appositamente per bambini delle scuole elementari. Tuttavia, i temi trattati in Kaiba sono indubbiamente adulti. Basti pensare alle molteplici scene cruente e crudeli presenti nell’anime, come ad esempio le numerose morti dei svariati personaggi, sia principali che secondari, che avvengono nell’arco di soli dodici episodi. E risiede proprio qui il genio di Yuasa, usare uno stile grafico bambinesco per raccontare tutta la bruttezza, l’immoralità e la mostruosità dell’essere umano adulto.

Per facilitare l’analisi di Kaiba, è bene suddividere l’anime in due parti, composte da sei episodi ciascuna. La prima metà si concentra nell’illustrare allo spettatore il mondo di Kaiba, la sua società, le sue regole, i suoi valori; mentre nella seconda metà la narrazione si incentra sui personaggi principali dell’anime, ed in particolar modo sul suo protagonista Kaiba.

Distopia o critica sociale?

I primi sei episodi dell’anime seguono le vicende del protagonista Kaiba, il quale, colpito da una forte amnesia, si avventura nell’universo completamente ignaro di ciò che lo circonda, come se ogni cosa la vedesse per la prima volta nella sua vita. Questa amnesia è molto più del solito espediente narrativo usato dagli autori come semplice pretesto per poter descrivere il setting dell’opera, in modo da rendere anche più facile al lettore l’immedesimazione col protagonista.

A conferma di ciò c’è il testo recitato dal narratore che accompagna sistematicamente la sigla d’apertura di ognuno dei primi sei episodi:

I ricordi sono la nostra anima o il nostro spirito? Questo è un mondo in cui è possibile immagazzinare i ricordi trasformandoli in dati. Dopo la morte biologica, è possibile diventare immortali, trasferendo la propria memoria in un corpo migliore. I ricordi sgradevoli possono essere cancellati, e quelli piacevoli scaricati. Ma tutto questo è esclusivo appannaggio dell’élite.

Narratore.

Nei primi sei episodi, Yuasa va semplicemente ad argomentare queste poche righe, descrivendo nel dettaglio come la distopia descritta in Kaiba non è poi così lontana dalla nostra realtà. Difatti, attraverso la tecnologia dei chip di memoria, punto centrale dell’opera, l’autore va a toccare tematiche molto vicine alla nostra società.

  • Anima e Corpo – Esiste l’anima? Se sì, qual è il rapporto che intercorre tra essa e il corpo di un essere umano? Questione filosofica per antonomasia, alla quale filosofi di ogni epoca, da Platone ad E. Husserl, hanno provato a dare una risposta. Per Yuasa la risposta è semplice, l’anima di una persona sono i suoi ricordi, mentre il corpo è un mero strumento per rendere la vita più facile alla nostra specie sul nostro pianeta. Dopo esser utilizzato per anni, come ogni strumento, il corpo si usura. Per questo motivo gli abitanti di Lala creano la tecnologia dei chip della memoria, per superare i limiti fisiologici del corpo umano.
  • Crisi esistenziale – Un altro vantaggio (?) della tecnologia dei chip di memoria risiede nella possibilità di poter cancellare i brutti ricordi, e sostituirli con altri felici, creati appositamente per il richiedente anche se non sono mai successi nella realtà. Dopo una pratica del genere, un essere umano può veramente affermare di avere un’anima, o di essere un individuo.
  • Disuguaglianza sociale – Secondo Yuasa è nella natura dell’essere umano il voler prevalere sui suoi simili. Questo porta alla disparità sia sociale che economica. Emblema di ciò è la struttura di Lala, dove l’élite vive in palazzi alti nel cielo, mentre la povera gente nei bassifondi del pianeta. Tuttavia la più grande disuguaglianza è quella riguardante i chip di memoria. Questi sono accessibili solamente alle persone ricche, che grazie ad essi diventano praticamente immortali. Vecchiaia? Malattia? Nessun problema, basta comprare un nuovo corpo. Da chi? Ovvio, dalla gente povera che non riesce nemmeno a trovare i soldi per sfamare se stessa e la propria famiglia.
  • Perdita di valori – Nel quarto episodio Yuasa mostra molto candidamente come una società senza un preciso codice etico possa solamente dar vita a generazioni di individui prive di alcun valore morale. Il confronto che fa l’autore tra la vecchietta del faro ed i suoi due nipoti è estremamente esplicativo.
  • Istupidimento consumistico – Yuasa dedica un episodio intero, il quinto, per descrivere una problematica che sta portando alla deriva, nemmeno troppo lentamente, la società umana: il consumismo. Il comprare oggetti in modo smodato, senza avere alcun bisogno reale di essi, soltanto perché c’è qualcuno che li promuove (Pubblicità? Influencers?). Questo porta ad una perdita dell’individualità, non si ragiona più con la propria testa, ma si viene inghiottiti come decerebrati da quella che è la “moda” del momento.
  • Amore ed identità sessuale – Nel sesto episodio troviamo sia Kaiba che Neiro in corpi differenti dai loro originali. Nonostante siano completamente ignari delle rispettive situazioni, sono comunque attratti l’uno dall’altra. Questo perché, anche se sono in corpi differenti, la loro identità è ancora forte. Tuttavia Neiro frena alla tentazione di baciare Kaiba dicendogli testuali parole “…se continuerai a stare nel corpo di una donna, anche tu perderai il tuo vero te stesso”. Con questa scena Yuasa vuole mostrare allo spettatore come la possibilità di cambiare corpo, grazie alla tecnologia dei chip di memoria, porti inevitabilmente una persona a smarrire la propria identità sessuale, quindi a smarrire una parte che costituisce l’io, compromettendo ancora di più l’individualità dell’essere umano.
  • Internet e social network – Sempre nel sesto episodio, la missione di Neiro è quella di far saltare il più grande serbatoio mnemonico dell’universo, ovvero quello su Lolo, un pianeta artificiale creato appositamente per creare un parco divertimenti sfruttando le potenzialità del serbatoio. Quest’ultimo viene rappresentato come un grande computer/server dove all’interno sono appunto raccolti tutti i ricordi delle persone, viventi e non. Basta premere qualche pulsante sulla console per rievocare e vedere su schermo ricordi di conoscenti, familiari e celebrità. Esattamente quello che facciamo quotidianamente su internet, ed in particolar modo sui social network.
    La visita al serbatoio mnemonico termina però prematuramente, in quanto le anime/ricordi delle persone rinchiuse in esso si indignano per il poco rispetto che Kaiba e compagnia hanno nei loro riguardi. Con questo Yuasa vuole indicare come internet, ed i social network in particolare, stiano sempre più compromettendo la privacy delle persone, o meglio, annullando la nostra individualità. Sfruttare ricordi ed informazioni private delle persone in nome dell’intrattenimento, esattamente come in un parco divertimenti.

Il progresso deve andare a braccetto con l’etica, senza una morale ben definita, fondata su valori che tutelano sia la comunità che l’individualità, il rischio di estinzione della nostra specie si farà sempre più concreto.

Un pianeta babelico.

Prima di andare ad analizzare i personaggi dell’opera, è indispensabile comprendere appieno il mondo nel quale è ambientato Kaiba. Nell’ultimo episodio ci viene rivelato come il pianeta Lala sia in realtà una proiezione futuristica del pianeta Terra. A conferma di ciò ci sono le parole di Kaiba, accompagnate da una sequenza animata dove viene mostrata la trasformazione, o meglio, il decadimento di Lala:

Gli esseri umani cercano sempre di erigersi al di sopra dei propri simili. Se non hanno qualcuno più in basso di loro, non sono in grado di vivere felici. Hanno costruito alte torri per vivere sulle loro cime. Hanno creato le nuvole elettrolitiche per ostacolare chiunque cercasse di raggiungerli. Così, hanno potuto godere pienamente della loro felicità.

Kaiba.

All’apice della struttura sociale di Lala non troviamo il re (in questo caso Warp), ma un’intelligenza artificiale. Questo perché l’essere umano è volubile, tant’è che la storia ne è piena di regni caduti per mano di re incapaci o tiranni, mentre un computer è infallibile. Raffigurato come un grande occhio meccanico, il suo unico scopo è quello di vigilare sul re, controllare quindi che svolga correttamente il suo ruolo. Se il re dovesse ribellarsi alla IA, quest’ultima procederà semplicemente ad eliminarlo ed a sostituirlo con una delle migliaia di copie create appositamente per questo scopo. Un gradino più in basso nella piramide sociale ci sono gli alti palazzi nei quali vivono i ricchi. A separare questi dall’ultimo strato sociale ci sono le nuvole elettrolitiche. Queste causano gravi amnesie a chiunque le attraversi, e vengono utilizzate dal re attraverso gigantesche ventole* per tenere a bada le rivolte spesso tentate dalle classi meno abbienti. Difatti nei bassifondi la povera gente, in preda alla disperazione ed al malcontento, si riunisce in gruppi rivoluzionari che puntano a rovesciare l’attuale situazione sociale. Il Pensiero Unico (Issoudan) è uno di questi, un incrocio tra un movimento socialista ed una setta religiosa, che ha nel guru Dada la sua guida. Yuasa ha scelto di unire simbolicamente nel Pensiero Unico le due cose che muovono maggiormente le masse, specialmente se povere: politica e religione.

*Nota: Il nome scelto da Yuasa per le ventole è “naihi”, che tradotto nella nostra lingua diventa “tessuto endoteliale“. L’endotelio ha una funzione barriera, è quindi assimilabile ad una membrana semi-permeabile che controlla il passaggio di sostanze dal liquido extracellulare al circolo sanguigno e viceversa. Esattamente come le ventole naihi che controllano il passaggio delle nuvole elettrolitiche tra i bassifondi e le zone alte di Lala, in modo da salvaguardare il delicato equilibrio sociale.

Figli del progresso.

Come ho già scritto precedentemente, l’umanità ha bisogno di un’etica, di una morale quindi, per poter sopravvivere a se stessa. Ma chi è che la stabilisce? Le persone ovviamente. Attraverso il nutrito cast di personaggi, Yuasa cerca di elencare le tipologie di persone che secondo lui popolano la società moderna.

Vanilla

Il personaggio di Vanilla è di facile interpretazione. Difatti è data direttamente dall’autore attraverso il nome del personaggio. In lingua inglese il termine “vanilla”, oltre all’ovvia traduzione di “vaniglia”, viene usato come aggettivo per descrivere la versione più semplice di qualcosa, senza extra opzionali, di base o ordinaria. Infatti Vanilla può essere definito un facilone, un personaggio dalla psicologia elementare, tutte le sue azioni sono dettate dal mero istinto. Diventa uno sceriffo non perché crede nella legge, ma semplicemente perché voleva accumulare abbastanza soldi per permettersi un corpo per sua madre. Il suo istinto lo porterà ad innamorarsi di Chroniko, ma il suo amore è superficiale, infatti ama soltanto l’aspetto fisico di Chroniko, non la sua personalità, tanto da non notare nemmeno che all’interno del suo corpo c’è Kaiba. Nonostante tutto ciò, nel finale Vanilla sacrifica impulsivamente la sua vita per salvare quella della sua amata.

Neiro

Coprotagonista dell’anime. Come Popo nasce e cresce nei bassifondi, tuttavia non è guidata dall’ossessione della scalata sociale, bensì dai suoi valori morali. Neiro non è altro che portatrice sana dei valori “puri” dell’umanità: amore, amicizia, lealtà, giustizia, rispetto, etc. Difatti l’unico modo che ha Popo per tenerla dalla sua parte è quella di farle il lavaggio del cervello. Nonostante ciò Neiro riesce a tornare in se stessa, giusto in tempo per trasmettere a Kaiba i suoi valori facendolo rinsavire ed evitando quindi l’annichilimento della razza umana.

Neiro ha inoltre un altro importante ruolo all’interno dell’anime, ovvero quello di rafforzare il concetto di individuo formato sulle esperienze. Infatti, quando le viene alterata la memoria, Kichi fa una copia (un back up) della sua memoria e la inserisce nel corpo di Hyohyo. Negli episodi finali lo stesso Kichi afferma come involontariamente abbia creato due persone differenti. Questo perché, dall’alterazione della memoria al finale dell’anime, Neiro e il suo back up Hyohyo vivono due esistenze diverse, conoscono persone diverse e hanno esperienze diverse. Non a caso il nome di Neiro significa “timbro”, direttamente dal vocabolario:

In musica e in acustica, timbro (o metallo), una delle tre qualità del suono, e precisamente quella che permette di distinguere l’uno dall’altro due suoni pur identici per intensità e altezza, ma emessi da sorgenti sonore diverse (per es., da due diversi strumenti musicali).

Neiro e Hyohyo sono i due strumenti diversi, il suono identico per altezza ed intensità è rappresentato dalla loro personalità, mentre il timbro è la differente esperienza di vita che hanno avuto nei corpi/strumenti differenti, ovvero ciò che le rende due persone uniche.

Popo

Il prodotto medio della società, figlio delle pressioni che la disuguaglianza sociale genera. Nasce nella povertà assoluta dei bassifondi di Lala, cresce con il sogno della scalata sociale. Si arruola nelle fila dell’ Issouden (Pensiero Unico), non perché crede negli ideali rivoluzionari alla base del movimento, ma lo utilizza solamente come trampolino di lancio per inseguire la sua ossessione. Popo, privo di qualsivoglia morale, sacrifica tutto e tutti pur di riuscire nel suo intento. Tuttavia, quando raggiunge il suo obbiettivo si rende conto di non aver più nessuno al suo fianco con cui poter gioire della sua conquista. Nel finale, sentendosi una persona vuota, decide di aprire il suo cuore al nichilismo: “…lasciamo che la pianta leggendaria ci divori tutti.”

Sate e Kichi

Sate e Kichi, essendo fratello e sorella, nascono e trascorrono la loro intera infanzia nei bassifondi, l’uno sempre accanto dell’altra. Tramite un flashback, sappiamo che passavano le loro giornate ad osservare nell’ombra il gruppo di Popo e Neiro, tanto da plasmare le loro personalità su quelle di questi ultimi.

Sate abbraccia completamente il sogno rivoluzionario di Popo, tanto da diventare lei la principale artefice della conquista del trono di Warp. Esattamente come Popo, anche Sate, per perseguire il sogno di eliminare Warp e governare su Lala, sacrifica ogni legame affettivo, che nel suo caso è solamente uno, ovvero quello con suo fratello Kichi. La determinazione di Sate è talmente forte da arrivare ad uccidere il suo idolo Popo, quando questo, ad un passo dalla realizzazione del loro sogno, ha un ripensamento su ciò che stava facendo. Sate, con questo gesto a dir poco cinico, è come se volesse dire a Popo: “Bene allora, se te non riesci a portare a termine il piano per il quale abbiamo sacrificato tutto, sarò io a dimostrarti in che modo si fa!”. Infatti il nome Sate si può tradurre dal giapponese con termini come: “Bene allora” e “In questo modo”.

Kichi d’altro canto è abbagliato dalla bellezza d’animo di Neiro, tanto da innamorarsene perdutamente. Ispirato dai valori positivi di quest’ultima, Kichi diventa un uomo virtuoso, ricoprendosi di atti benevoli ed eroici. Fa di nascosto una copia dei ricordi di Neiro quando Popo le modifica la memoria, è lui che fa tornare Kaiba nel suo corpo d’origine, e nel finale sacrifica la sua vita per proteggere Neiro e Hyohyo. Il suo nome si può tradurre con “inventiva” o “intraprendenza”, ovviamente legato al suo genio per la meccanica e la tecnologia in generale.

Copie di Warp

Il processo di successione al trono di Lala è molto particolare. Solamente un individuo, su diverse migliaia di esseri creati artificialmente in serie dall’IA, eredita tutto il potere necessario per diventare il prossimo Re Warp. Tutti gli altri vengono resi inattivi ed etichettati come “copie inutili“. All’occorrenza, vengono inoltre utilizzati come rimpiazzi provvisori nel caso in cui il re scompaia o risulti indisponibile. Come si apprende dal finale dell’anime, tutte le copie di Warp attive (il sostituto al trono “Fake Warp” ed i tre Dada) condividono la stessa brama di Popo: governare tirannicamente su tutti.

Tuttavia c’è una differenza tra Popo ed i cloni di Warp. Se Popo è spinto alla scalata sociale dalle pressioni e le aspettative imposte dalla società, i cloni di Warp sono spinti dalle aspettative del loro procreatore. Essere generati per uno scopo e non essere adatti “geneticamente” per soddisfarlo. Se si vuole fare un paragone, è come se una coppia di genitori volesse che il proprio figlio diventasse un famoso pianista, ma questo non ha alcun talento per lo strumento. Una pressione psicologica tanto immonda quanto comune.

Un reale nichilismo.

Dopo aver illustrato l’universo nel quale è ambientato Kaiba, e le principali personalità che lo popolano, possiamo finalmente andare ad analizzare il cuore dell’opera, ovvero il suo protagonista: Kaiba.

Prima di tutto bisogna far chiarezza sulla sua reale natura. È chiaro che Kaiba non è un essere umano qualunque, in quanto possiede delle caratteristiche a dir poco sovrannaturali. Il suo potere principale, o meglio, la sua principale funzione è quella di processare e poi immagazzinare tutti i ricordi degli abitanti del suo regno. Per comprendere meglio questo potere basta semplicemente tradurre il suo nome dal giapponese: Kaiba = Ippocampo. Il potere del protagonista dell’anime è esattamente una delle funzioni svolte dall’ippocampo, quella di trasformare la memoria a breve termine in memoria a lungo termine. Questa nozione applicata all’universo di Kaiba si traduce con trasformare i ricordi, quindi la coscienza, della comunità in memoria storica o collettiva.

Questo è esattamente il motivo per il quale Kaiba, al tempo ancora Re Warp*, si getta nelle nuvole elettrolitiche. Mi spiego meglio. Stanco di dover immagazzinare i ricordi del suo popolo, oramai caduto nell’abiezione, Kaiba, depresso e rassegnato, decide di lanciarsi a tutta velocità contro le nuvole elettrolitiche semplicemente per provocarsi un’amnesia, per dimenticare quindi la mostruosità dell’essere umano.


Kaiba, precipitato nei bassifondi senza alcuna memoria del suo passato come regnante di Lala, viene accolto dai membri del Pensiero Unico. Nel tempo trascorso nelle loro fila Kaiba trova anche la sua anima gemella Neiro, scoprendo così per la prima volta nella sua vita il sentimento più forte di tutti: l’amore. Tuttavia il loro idillio durerà poco. Il passato come Re Warp riemerge prepotentemente. Rivelatosi quindi la nemesi del Pensiero Unico, Kaiba è costretto a tornare alla sua vecchia vita a palazzo. Il Pensiero Unico tenta allora di sfruttare la sua amata per eliminarlo. Neiro inizialmente accetta di ucciderlo, ma al momento cruciale non riesce e si getta tra le sue braccia. A questo punto Fake Warp apre il portellone sotto i loro piedi e i due amanti precipitano nuovamente nei bassifondi attraversando le nuvole elettrolitiche. Prima di entrare in contatto con queste, Kaiba protegge la testa di Neiro con un casco in modo da evitarle la perdita di memoria.

Da qui comincia il primo episodio dell’anime, e con esso il viaggio interplanetario di Kaiba che, afflitto da un’amnesia ancora più profonda della prima, si appresta a ricostruire la sua memoria attraverso la stessa ignominia dei suoi sudditi che lo aveva portato inizialmente a lanciarsi nelle nuvole elettrolitiche. Nel finale dell’anime Kaiba, dopo aver recuperato completamente la sua memoria, si trova davanti ad una scelta esistenziale: salvare l’umanità o lasciare che la pianta leggendaria Kaiba divori tutti.

La scelta di Yuasa di utilizzare lo stesso nome sia per il protagonista che per l’antagonista, ci dà la chiave di lettura per comprendere l’intera opera. Sappiamo che la pianta leggendaria può mutare la sua forma a piacimento, tant’è che nel finale dell’anime assume la forma di Kaiba da bambino. Durante lo scontro i due si ripetono più volte, reciprocamente, di essere la stessa persona; questo perché sono effettivamente la stessa persona.

La pianta leggendaria compare per la prima volta nell’episodio sei dell’anime, probabilmente generata dal senso di disgusto e di rigetto che Kaiba prova durante il suo viaggio fino a quel momento; non a caso il sesto è l’ultimo episodio della prima parte dell’anime dedicata da Yuasa a mostrare la bruttezza dell’essere umano. Questa pianta rappresenta la parte malata dell’animo di Kaiba, quella parte che invece di immagazzinare ricordi li vorrebbe invece distruggere.

La battaglia finale è quindi un conflitto interiore nell’anima di Kaiba. Decidere di combattere il nichilismo o invece cedere al suo freddo abbraccio. Ma a cosa è dovuto questo sentimento autodistruttivo? Esattamente a quello che abbiamo descritto nel primo paragrafo, ovvero il progresso tecnologico che sta portando la società verso un‘omologazione del pensiero senza controllo a discapito dell’individualità. Infatti la pianta leggendaria che ingloba ricordi e persone in un unico essere, può essere considerata una metafora della globalizzazione.

Il buco nel petto di Kaiba è una forte rappresentazione di questo suo conflitto interiore. Sappiamo che una delle caratteristiche di Kaiba, è quella che il suo corpo può subire danno solamente dall’interno, mentre è invulnerabile a qualsiasi attacco esterno. Sappiamo inoltre che il succitato buco nel petto del protagonista cresce proporzionalmente alla sua perdita di memoria, difatti la prima volta che precipita attraverso le nuvole elettrolitiche il buco ha il diametro di una matita, mentre la seconda volta il diametro è molto più ampio, quanto quello di un pallone da volley; mentre nel finale dell’anime, quando torna in possesso della sua memoria, il buco svanisce del tutto. Si può quindi affermare che le caratteristiche del corpo di Kaiba racchiudono una metafora esistenzialista. Non è la globalizzazione, l’omologazione, l’uniformazione di pensiero a danneggiare l’individualità dell’essere umano, bensì è l’individuo stesso che decide di danneggiare la sua individualità scegliendo di omologare il proprio pensiero a quello degli altri. Con questo si spiega quindi il motivo per il quale Kaiba può essere ferito o ucciso soltanto dall’interno, perché solamente lui può ferirsi, come quando si lancia rassegnato nelle nuvole elettrolitiche.

In sostanza, ciò che Yuasa vuole dirci attraverso il finale della sua opera, è che la sola motivazione che può spingere l’uomo a sopravvivere all’ignominia della pressante globalizzazione risiede in quelle esperienze proprie dell’individualità. L’amore verso una persona, il ricordo di una madre affettuosa, sono elementi unici dell’esperienza individuale di una persona. Difatti Kaiba riesce a trovare qualcosa per cui vale la pena lottare grazie a Neiro, ovvero quei sentimenti puri, come quelli appena citati, dei quali Neiro è portatrice sana.

*Nota: Una piccola curiosità da prendere con le pinze. Il nome scelto per il re, ovvero Warp, può essere tradotto direttamente dall’inglese con il termine “distorsione”, oppure con “ordito”, ovvero l’insieme di fili che insieme a quelli della trama concorrono nel formare un tessuto. Entrambi i termini sono abbastanza suggestivi. Il termine distorsione può essere un riferimento al fatto che Warp è il re di Lala, ovvero una distopia/distorsione della nostra realtà. Il termine ordito invece, può riferirsi al potere di Warp di “tessere” la memoria storica del suo popolo.

In conclusione.

Kaiba è un’opera d’arte in tutti i suoi aspetti, dal lato artistico a quello contenutistico. Yuasa si conferma come un fine regista, ma sopratutto come un brillante scrittore. Ovviamente, come tutti gli autori, il suo pensiero può essere condiviso o meno, in particolar modo per un’opera come questa dove la critica sociale è estremamente marcata.

Kaiba è senza alcun dubbio un anime indirizzato ad un pubblico di soli adulti. Tuttavia, la scelta di Yuasa di trarre ispirazione all’Astro Boy di Tezuka potrebbe allargarsi anche al suo aspetto educativo, formativo oltre a quello artistico. L’autore cerca quindi di formare le nuove generazioni mostrando loro quelli che sono i difetti della nostra società.

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