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Star Wars: Visions – Analisi e Recensione

Il 22 settembre 2021 Disney+ ha pubblicato per intero la nuova serie di corti animati chiamata Star Wars: Visions. Il progetto si propone di portare sul piccolo schermo una prospettiva diversa della vastissima Galassia di Star Wars, reinterpretata da sei studi d’animazione giapponesi. Dopo aver visionato tutta l’antologia, siamo pronti a portare una piccola analisi di ogni singolo episodio, per poi concludere con una recensione riassuntiva.

L’analisi di ogni episodio che segue avrà riportato lo studio di animazione, il direttore esecutivo e lo sceneggiatore. Seguirà una breve sintesi della trama, con annessa analisi dei punti positivi e negativi della singola puntata.

The Duel

Studio d’animazione: Kamikaze Douga
Direttore esecutivo: Takanobu Mizuno
Sceneggiatore: Takashi Okazaki
Durata: 13:01

Star Wars: Visions The Duel
Il Ronin estrae la sua spada laser

Sul pianeta forestoso di Genbara, Il Ronin e il suo droide astromeccanico R5-D56 raggiungono un villaggio. Dopo aver trovato alloggio a casa di un Sullustiano, un gruppo di banditi, capeggiati da una Signora dei Sith di nome Kouru, irrompe nella piazza centrale a riscattare la periodica tassa che gli abitanti sono forzatamente costretti a pagare. Questa volta, però, il villaggio si ribella e inizia una violenta guerriglia al quale si unisce Il Ronin, dopo aver chiesto al Sullustiano di riparargli il droide. Si scopre così che il nostro protagonista possiede una spada laser di colore rosso: da qui inizia lo scontro con Kouru, dove il Ronin avrà la meglio. Al termine della puntata, consegnerà il cristallo Kyber ottenuto dalla spada di Kouru al capo villaggio, rivelando di averne molti altri all’interno del suo kimono.

In questo corto, che ha lo scopo di introdurre il mondo di Ronin: A Visions Novel, scritto da Emma Meiko, ritroviamo gli elementi principali che ci accompagneranno per l’intera opera. Innanzitutto, la figura stessa del Ronin prende ispirazione dalla cultura giapponese, rappresentando il samurai caduto che, non avendo più un padrone da seguire, vaga “alla deriva”. Secondariamente abbiamo tutta l’architettura delle abitazioni, la quale ricorda un villaggio di campagna del Giappone feudale. Infine, la maschera di Kouru, che rimarca chiaramente l’aspetto di un Oni.

Lo stile di disegno è molto originale. La scelta di mantenere il colore soltanto sulle spade laser rende il tutto molto artistico, lasciando il resto dell’ambiente molto simile a quello che vedremmo in un manga. Le animazioni accompagnano la spettacolarità delle azioni, utilizzando in alcuni frangenti una leggera CGI, mai troppo invasiva. Apprezzata la scelta di inserire una nuova impugnatura di spada laser, per dare un tocco di novità al franchise. I difetti riscontrati in questo episodio sono congruenti alle altre puntate, perciò ci limitiamo a rimandare alle conclusioni dell’articolo per non ripetere gli stessi concetti.

Tatooine Rhapsody

Studio d’animazione: Studio Colorido
Direttore esecutivo: Taku Kimura
Sceneggiatore: Yasumi Atarashi
Durata: 12:45

Star Wars: Visions Tatooine Rhapsody
Da sinistra: il droide V-5, Jay e Lan

In questo corto, una giovane band di nome Star Waver si trova a dover fronteggiare il temibile Jabba the Hutt. Nella band (composta dal giovane padawan Jay, il droide V-5, l’Hutt Geezer e l’alieno Lan) è presente un membro ricercato dal criminale più influente di Tatooine. Si tratta di Geezer, il quale verrà catturato dal cacciatore di taglie Boba Fett (doppiato in tutte le lingue dai suoi doppiatori originali). Il resto della band, sapendo che il loro amico dovrà scontare una pena capitale, tenta di tutto per salvare l’amico perduto. Dopo essersi presentati al cospetto dell’eminente Jabba, proporranno di esibirsi un’ultima volta prima della morte di Geezer, proposta che Jabba accetta. Il mini concerto si tiene al centro del circuito per sgusci visto in Episodio 1, assistito da una gigantesca folla. Al termine dell’esibizione, il pubblico è in visibilio, e richiede a gran voce che si canti una seconda canzone. A questo punto, Jay raccoglie tutto il suo coraggio, e avanza a Jabba, direttamente dal palco, la richiesta di diventare il loro primo sponsor. Jabba accetta, la pena di Geezer viene annullata e l’episodio termina con gli Star Waver che eseguono una seconda canzone.

Tatooine Rhapsody è sicuramente il corto che si discosta di più dalle tematiche affrontate solitamente dal franchise. La trama, però, risulta qualcosa di non molto originale e lascia una sensazione di visto e rivisto che porta a dimenticarsene facilmente. Nonostante questo, risulta un’opera apprezzabile da un pubblico di più piccoli: le linee prevalentemente curve, i colori accesi e le tematiche affrontate si prefiggono chiaramente un target di età compresa indicativamente fra gli 8 e i 12 anni. Insomma, l’idea non è completamente da scartare, ma si poteva approfondire di più, limitando magari il numero di cliché.

THE TWINS

Studio d’animazione: Trigger
Direttore esecutivo: Hiroyuki Imaishi
Sceneggiatore: Hiromi Wakabayashi
Durata: 16:50

Star Wars: Visions THE TWINS
Da sinistra: Am e Karre

L’episodio inizia con l’inquadratura di un inusuale Star Destroyer: si tratta di un classe Gemini, ovvero una coppia di Star Destroyer tenuti insieme da un enorme cannone centrale. Ci vengono poi presentati i due protagonisti: si tratta di due gemelli, Am e Karre, entrambi ottimi utilizzatori del lato oscuro, che incanalano nelle loro apposite armature. Il droide protocollare B-20N, balia dei due ragazzi, spiega ad Am (e allo spettatore) il funzionamento della nuova arma di cui sono in possesso. Un cannone in grado di incanalare il potere del lato oscuro di entrambi i fratelli, amplificandolo con un cristallo kyber purissimo e con le loro armature. Il cannone svilupperebbe una potenza in grado di annientare un pianeta, esattamente come la Morte Nera. Ma, improvvisamente, un’allarme ci avverte che il cristallo in questione è stato rubato. Si tratta infatti di Karre, con il suo droide astromeccanico R-DUO.

Inizia una lotta estenuante tra il gemello redento e la gemella impassibile, la quale tenterà di sconfiggerlo inserendo un frammento del cristallo kyber (che nella lotta si è spezzato) all’interno della sua armatura. Il fratello non vorrebbe uccidere la sorella quindi la avverte che non potrà controllare un tale potere, ma Am ha ormai preso la sua decisione e si scatena in una furia di fruste laser che Karre schiva agilmente. Infine, il gemello capisce l’unico modo per fermare la sorella, ovvero distruggere lo Star Destroyer, rendendo inutilizzabile il cannone. Sale quindi in piedi sulla punta del suo Ala-X, controllato dal fedele R-DUO, e si scaglia verso l’astronave, inserendo il secondo frammento di cristallo kyber puro nella sua spada laser. L’Ala-X parte a velocità luce, la spada di Karre si accende sprigionando una lama di dimensioni abnormi, e taglia di netto lo Star Destroyer destro, in un’azione che ricalca la Manovra Holdo di Star Wars 8. Karre decide quindi di fuggire, promettendosi di tornare a salvare sua sorella.

THE TWINS si presenta come uno degli episodi più discutibili dell’intera opera: per quanto le ambientazioni e gli stili architettonici siano quelli dello Star Wars classico, l’azione presentata ha una regia che richiama lo stile anime. È giusto dire che Star Wars non sia mai stato un vero fantascientifico, e che quindi non rispetti molte volte le leggi della fisica, ma le scene d’azione sono state sempre verosimili. L’immagine che qui ci viene proposta, ovvero un ragazzo che cavalca un’Ala-X portata a velocità luce mentre taglia a metà un’astronave, è forse un’eccessiva esagerazione nelle libertà che un autore di Star Wars può permettersi. In più, sono presenti incongruenze con la lore canonica dell’universo starwarsiano, in quanto un cristallo “puro” come quello visto non si può ottenere. Infine, ultima nota negativa, in questo corto è presente l’ennesimo cliché del cannone in grado di distruggere pianeti, aspetto che abbiamo visto fin troppe volte nella saga.

Per il resto, i disegni e le animazioni di THE TWINS sono le classiche a cui lo Studio Trigger ci ha abituato, offrendo una valida visione grafica molto differente dallo standard dell’universo di George Lucas.

The Village Bride

Studio d’animazione: Kinema Citrus
Direttore esecutivo: Hitoshi Haga
Sceneggiatori: Takahito Oonishi/ Hitoshi Haga
Durata: 17:09

Star Wars: Visions The Village Bride
La Jedi F accende la sua spada laser

Sul pianeta Keelia, una giovane donna mascherata chiamata F, segue un uomo con il volto coperto da un elmo rettangolare di nome Valco. I due osservano una coppia di promessi sposi salire la montagna per raggiungere il luogo sacro dove si svolgeranno le nozze: si tratta di Asu e della principessa del vicino villaggio, Haru. Più tardi, durante la festa che segue il matrimonio, veniamo a conoscenza di un oscuro problema che assilla la giovane principessa. Il villaggio è tenuto sotto scacco da dei predoni, i quali si servono di un gruppo di droidi separatisti riprogrammati per riscattare le risorse del pianeta. In più, i predoni vogliono prendere il capo del villaggio, nonno di Haru, come garanzia. Haru si è quindi offerta al suo posto e, la mattina seguente, i predoni verranno a prenderla. Durante la festa, la sorella di Haru, Saku, protesta a gran voce chiedendo che sia organizzata una ribellione, ma Haru rifiuta, volendo portare avanti una politica pacifica.

La mattina seguente, i predoni giungono al villaggio. Il capo, Lord Izuma, rivela che alcuni suoi droidi spia, sguinzagliati per il pianeta, hanno sventato un tentativo di ribellione da parte di Saku. Quest’ultima viene quindi portata ammanettata sulla scena insieme ai suoi compagni ribelli per essere fucilata. Haru implora Lord Izuma di fermarsi senza successo, ma proprio quando il destino di Saku sembrava segnato compare sulla scena F che, togliendosi la maschera, scaccia i predoni con la sua spada laser gialla, coperta dal fucile da cecchino di Valco.

The Village Bride rappresenta il corto più interessante dal punto di vista del setting della storia. Il villaggio rurale, la natura incontaminata di Keelia e i colori sgargianti dei vestiti di Haru ricordano la cultura e i paesaggi naturalistici del Giappone, portando una ventata di novità. Per quanto la trama in se sia semplice e a volte banale, l’opera ci lascia un senso di armonia e pace interiore tipico delle tradizioni del Sol Levante, concorrendo a miticizzare la visione dei Jedi e della Forza. La figura enigmatica di F si incastra alla perfezione in questo mosaico, lasciando non poche domande sul suo conto, che fanno sperare in un suo ritorno in qualche opera futura.

The Ninth Jedi

Studio d’animazione: Production IG
Direttore esecutivo: Kenji Kamiyana
Sceneggiatore: Kenji Kamiyana
Durata: 21:41

Star Wars Visions: The Ninth Jedi
Lah Kara impunga la sua spada senza colore

Nell’epoca storia di questo corto, i Jedi sono praticamente scomparsi. Nessuno è più in grado di fabbricare le iconiche spade laser, tranne un misterioso fabbro che si trova sul pianeta Hy Izlan. Quest’ultimo è amico del Margravio Juro, il quale ha inviato ad alcuni utilizzatori del lato chiaro nella galassia la richiesta di riunirsi sul tempio-satellite che gravita intorno ad Hy Izlan. Il corto si apre con l’arrivo di Ethan, invitato da Juro. Verrà accolto da un gruppo di Jedi invitati come lui a partecipare alla riunione, e da un droide sentinella. Il gruppo sta attendendo il Margravio, che a quanto pare tarda ad arrivare.

Nel frattempo, sul pianeta, il fabbro Lah Zhima sta finendo di fabbricare le spade laser per gli ospiti. Sua figlia, Lah Kara, prova ad accenderne una e la lama risulta senza colore. Il fabbro le spiega che, quando un Jedi è pronto per ricevere una spada, essa prende un colore che rispecchia la sua anima. Intanto, due cacciatori di Jedi atterrano sul pianeta. Zhima capisce la situazione, e chiede a Kara di portare lei le spade al tempio, cercando di nasconderle l’arrivo dei due ospiti indesiderati. Kara sale sul suo speeder, ma dei rumori catturano la sua attenzione: assiste così al rapimento di suo padre da parte dei cacciatori, inviati da qualcuno che conosce il luogo. La ragazza fugge e si fa portare al tempio aereo da un droide traghettatore.

Arrivata al tempio, rivela agli increduli Jedi di conoscere Juro da quando è bambina e di non sapere dove si trova al momento. Ottenute le spade, i finti Jedi rivelano di essere dei Sith sotto copertura, come denota il colore rosso che le loro lame assumono. Tutti tranne Ethan, che si rivela l’unico vero Jedi. Dall’interno del droide sentinella appare improvvisamente Juro, che rivela di essere stato lì per tutto quel tempo in quanto temeva che i Jedi che avevano ricevuto l’invito fossero stati uccisi e sostituiti da dei Sith. Inizia un’ardua battaglia, durante la quale la spada di Kara assume finalmente il colore verde. I Sith vengono sconfitti, tutti tranne Homen, il quale si redime. Juro promette a Kara che farà di tutto per salvare suo padre, e l’episodio termina con un finale aperto.

The Ninth Jedi è uno degli episodi più interessanti dell’intera opera. Il motivo principale sta nell’epoca storica scelta, ovvero un futuro toccato da pochissimi autori. Questo ha permesso a Production IG di avere praticamente carta bianca, per quanto non siano assenti incongruenze con la lore. La scelta di permettere alle spade di cambiare colore di continuo (come il caso di Homen, la cui spada passa da rossa a viola dopo la redenzione) può essere un’idea apprezzabile, per quanto discutibile. Altro errore relativamente grave è la scelta di inserire così tanti Sith, fattore impossibile data la Regola dei Due introdotta da Darth Bane.

Il comparto artistico risulta adeguato all’opera. Nessuna introduzione stilistica che ricordi lo stile anime, a differenza della maggior parte degli altri corti, ma comunque mantiene un marchio di fabbrica originale e riconoscibile.

T0-B1

Studio d’animazione: Science SARU
Direttore esecutivo: Abel Góngora
Sceneggiatore: Yuichiro Kido
Durata: 13:17

Star Wars: Visions' T0-B1
Da sinistra: C03, T0-B1 e il professor Mitaka

In questa enorme reinterpretazione di Star Wars come Astro Boy, il piccolo droide T0-B1 sogna di poter diventare un Jedi. Il professor Mitaka, suo creatore, non è molto entusiasta dei sogni del droide, e cerca di tenerlo lontano dai pericoli che i Jedi, dopo la purga, devono affrontare. Ma T0-B1 è più che mai testardo, e decide di imparare da solo l’utilizzo della Forza. I suoi allenamenti, però, risvegliano l’attenzione di un Inquisitore, il quale si reca sul pianeta dei nostri protagonisti. Mitaka capisce per tempo il pericolo in cui incorrono e, rivelando di essere stato in passato un Jedi, nasconde la sua creazione, preparandosi ad affrontare l’Inquisitore. Il professore muore nell’intento di proteggere T0-B1 e così il droide decide di vendicarlo. Inizia lo scontro finale, nel quale il nostro eroico protagonista perderà persino un braccio. Avrà quindi una visione del suo maestro che (chiamandolo Tobi e non più T0-B1) gli infonderà coraggio. Il droide riesce quindi a sconfiggere l’Inquisitore, assicurando la pace a lui e agli altri droidi costruiti dal professor Mitaka, coronando così il suo sogno.

Dallo stile di disegno sino al nome Tobi (che rimarca Tobio, il protagonista di Astro Boy), questo corto rappresenta una grande omaggio all’opera del maestro Osamu Tezuka. Per quanto possa sembrare interessante questa reinterpretazione, il risultato non corrisponde alle aspettative. I tempi narrativi sono eccessivamente corti e non concedono un adeguato sviluppo né al protagonista, che impara le arti Jedi direttamente sul campo contro un avversario temibile, né per il villain, che risulta piatto e inconsistente. Insomma, per quanto si possano elogiare disegni ed animazioni, il corto risulta raffazzonato, privo di cura nei dettagli. Assolutamente l’episodio peggiore dell’antologia.

The Elder

Studio d’animazione: Trigger
Direttore esecutivo: Masahiko Otsuka
Sceneggiatore: Masahiko Otsuka
Durata: 15:47

Star Wars: Visions The Elder
Il malvagio Vecchio

Il maestro Jedi Tajin Crosser ed il suo padawan, Dan G’vash, stanno tranquillamente pattugliando l’Orlo Esterno, quando un disturbo nella Forza richiama la loro attenzione. Il disturbo proviene dal pianeta Habo, dove alcuni abitanti di un umile villaggio rivelano ai nostri protagonisti che un vecchio è atterrato con la sua astronave lì vicino. I due decidono quindi di procedere ad investigare. Durante le investigazioni, l’uomo si mostrerà a Tajin, il quale gli chiede se si tratta di un Sith. Il Vecchio risponde prontamente che i Sith sono deboli e le loro principali inadeguatezze ne hanno causato l’estinzione. Capiamo comunque che si tratta di un utilizzatore del Lato Oscuro, nonostante non si identifichi. Sulla scena compare Dan che, attirato dal disturbo nella Forza, raggiunge i due. Inizia una battaglia fra Dan e il Vecchio, dove quest’ultimo ha la meglio infliggendo una pesante ferita al padawan. È il turno di Tajin, che dopo un’estenuante lotta riesce a sconfiggere il Vecchio e a curare Dan. Il padawan si congratula con il suo maestro per la vittoria, il quale sottolinea come il tempo abbia giocato un ruolo essenziale, in quanto non sarebbe riuscito a sconfiggerlo se fosse stato nel fiore dei suoi anni.

The Elder è probabilmente il corto più riuscito dell’opera. È corretto dire che non vengono fatte introduzioni a livello di lore, ma lo studio Trigger è riuscito a sfruttare al meglio caratteristiche del folclore giapponese, contestualizzandole adeguatamente nell’universo di George Lucas. Il vecchio ha l’aspetto di un Oni, ed è misterioso e tetro come questi ultimi. Il saggio maestro rappresenta invece il valoroso guerriero tipico delle storie di samurai, mentre Dan risulta il classico protagonista shōnen impulsivo e determinato. Infine troviamo le ambientazioni rurali e naturalistiche tipiche delle opere medievali giapponesi, le quali si incastrano perfettamente nell’armonia generale del corto. Nulla da dire riguardo a disegni e animazioni che risultano all’altezza dell’opera.

Lop & Ochō

Studio d’animazione: Geno Studio
Direttore esecutivo: Yuki Igarashi
Sceneggiatore: Sayawaka
Durata: 19:35

Star Wars Visions: Lop & Ochō
Da sinistra: Ochō e Lop

Sul pianeta Tao, una piccola Lepi di nome Lop sopravvive alla bell’e meglio nella capitale, aiutata dal suo droide TD-4. Qui, incontra il capo del clan che domina sul pianeta, il clan Yasaburō e sua figlia Ochō. Quest’ultima chiede insistentemente a suo padre di adottare la piccola Lop, in modo da diventarne la sorella e strapparla via alla strada. Yasaburō, all’inizio riluttante, accetta. Passano sette anni, e il clan si trova diviso fra due schieramenti: da una parte abbiamo la ormai cresciuta Ochō, che in nome del progresso vorrebbe accettare l’aiuto dell’Impero Galattico, mentre dall’altra abbiamo il padre, che non transige e decide di non vendersi. Ochō, però, tradisce Yasaburō, e si schiera dalla parte dell’Impero, rivelando informazioni su di lui. Lop decide di non unirsi alla sorella, e scappa dal signor Yasaburō, il quale accetta di aver perso sua figlia e decide di consegnare la spada di famiglia a Lop. Si reca poi da sua figlia, in quanto non può negare di volerle bene.

Lop ha l’ordine di rimanere al palazzo, ma quando vede un’esplosione provenire dalla base imperiale decide di andare a cercare suo padre. Alla base troverà sua sorella vestita da ufficiale imperiale mentre brandisce due vibrolame davanti a Yasaburō. Con esse, ferisce il volto di Yasaburō, accecandogli l’unico occhio buono che aveva. Inizia quindi una battaglia fra Lop con la spada di famiglia e Ochō, la quale ritiene suo il diritto di possedere l’arma. Al termine della battaglia, Ochō, sarà costretta a scappare, dichiarando vendetta alla sorella.

Lop & Ochō rappresenta il corto dalle ambientazioni più suggestive, che rimarcano molto bene il tema dell’industrializzazione nelle aree rurali. Le macchine e le fabbriche imperiali si contrappongono molto bene agli incredibili paesaggi di Tao, presentando un contrasto molto simile alla Città del Ferro in Principessa Mononoke. Il lato negativo che più spicca è, purtroppo, la protagonista. Fra personaggi molto carismatici, Lop risalta molto poco, apparendo quasi come piatta e priva di identità. Ottime invece le animazioni e i disegni.

Akakiri

Studio d’animazione: Science SARU
Direttore esecutivo: Eunyoung Choi
Sceneggiatore: Yuichiro Kido
Durata: 12:59

Star Wars Visions: Akakiri
Il protagonista Tsubaki

Il Jedi Tsubaki, insieme a due uomini di nome Kamachi e Senshu, ha il compito di aiutare la Principessa Misa nel suo tentativo di salvare il suo regno. Dopo un estenuante viaggio, nel quale i due accompagnatori verranno convinti a proseguire solo in cambio di un numero maggiore di crediti, Tsubaki e Misa arrivano al palazzo reale. Qui ci viene mostrato un flashback, dove due giovani Tsubaki e Misa discutono riguardo al loro modo di portare pace e stabilità nel regno, uno grazie alla forza e l’altra grazie alla politica. All’improvviso, compare Masago, parente di Misa e usurpatrice del trono. Masago è una Sith e chiede a Tsubaki quanto è disposto a cedere per salvare Misa, scagliandogli contro le sue guardie dopo aver rapito quest’ultima. Tsubaki affronta con orgoglio le guardie, uccidendole senza ritegno, ma tra queste vi era anche Misa travesitita. Masago rivela a Tsubaki che può salvarla se vuole, ma lui deve diventare suo apprendista. Tsubaki accetta, Masago cura Misa e insieme al suo apprendista si ritira dalla scena.

Il corto è forse uno dei più banali in assoluto. La parte di episodio che riguarda il viaggio non ha alcun fine per la storia, e pare quasi un modo per aumentare il minutaggio, già striminzito. Tutti i risvolti di trama sono scontati e anche il tentativo di riproporre la corruzione di Anakin attraverso Tsubaki risulta raffazzonato e forzato. I disegni sono poi molto abbozzati: apprezzabili da qualcuno, ma in linea di massima non all’altezza degli altri corti. Anche questa volta, Science SARU non è stata in grado di assolvere al compito.

Conclusioni

Al termine di questa lunga analisi, possiamo dire che sono presenti alcuni lati negativi generali a quasi tutti i corti.

Innanzitutto, in tutti i corti è presente la classica lotta fra Jedi e Sith. Nessun accenno alle storie già sperimentate da altre opere, come The Mandalorian e Rogue One: A Star Wars Story, risolvendosi in trame molto simili alla Saga degli Skywalker, senza grandi innovazioni di trama.

In secondo luogo, quasi nessun corto è riuscito a rispettare la lore generale dell’universo starwarsiano. Resta chiaro ad uno spettatore anche non troppo attento che gli autori non conoscono molto bene l’opera di George Lucas e spesso sono stati commessi errori grossolani. I più gravi che segnaliamo sono la comparsa di Sith un po’ ovunque, che ignora la già citata Regola dei Due di Darth Bane e l’utilizzo improprio dei cristalli kyber. Può sembrare una semplice scelta interpretativa, ma causa problemi di continuum in quanto i corti sono tutti canonici.

Positiva invece la decisione di non nominare nemmeno i personaggi principali conosciuti nell’universo starwarsiano, in modo da scrivere storie che si scostino, almeno sotto questo aspetto, dal canone a cui siamo abituati.

Al netto di qualche aspetto largamente discutibile, non dobbiamo dimenticare che l’opera risulta una sorta di esperimento. L’unico vero problema pare la scelta di rendere l’antologia canonica. Per il resto, la serie appare quasi come una specie di concorso per l’appalto, come se i vertici di Disney stessero cercando lo studio più adatto a produrre un’opera con maggiore profondità rispetto a Visions e chiedessero l’opinione dei fan. Se questa interpretazione si rivelasse vera, potreste veder tornare Star Wars tra le pagine di Otaku’s Journal. E voi, cosa ne pensate? Ditecelo nei commenti!

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