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Shinigami: il collegamento tra il mondo dei vivi e l’aldilà

Introduzione

Chi è appassionato di manga e anime si sarà trovato di fronte, prima o poi, a diverse figure appartenenti alla cultura e mitologia asiatica, come ad esempio lo shinigami, ovvero, il “dio della Morte”. 

Diversi mangaka hanno scelto di dare spazio a questa figura affidandogli ruoli più o meno rilevanti all’interno della trama. In particolare, in questo articolo parleremo di Death Note, Bleach e Black Butler, in cui la rappresentazione del dio della morte ha forme e caratteristiche molto diverse e per questo molto interessanti da analizzare.

Lo shinigami secondo la tradizione

Prima di addentrarci nelle tre opere sopra citate, andiamo ad approfondire il tema dal punto di vista storico culturale. Chi è lo shinigami

Innanzitutto, lo shinigami ha elementi in comune con lo psicopompo, che, nella mitologia greca, rappresenta una divinità che ha il compito di accompagnare le anime nell’aldilà dopo la morte. 

Invece, nella mitologia giapponese, lo shinigami è la personificazione della tentazione, incitando al suicidio chiunque ne fosse stato posseduto.

Sempre in riferimento alla mitologia giapponese, tutti gli esseri umani posseggono uno spirito/anima chiamato reikon; quando qualcuno muore, il reikon si separa dal corpo e, prima di andare nell’aldilà e ricongiungersi con i propri antenati, attende che vengano eseguiti sulla terra il funerale e i riti successivi. 

Se questi procedimenti vengono effettuati nel modo appropriato, lo spirito del defunto diventa un protettore della famiglia; quest’ultima avrà poi il compito di porgere i propri ringraziamenti a tale spirito una volta all’anno durante la festa dello Obon (di tradizione buddista), nel mese di agosto. 

Uno yūrei in un ukiyo-e di Katsushika Hokusai

Tuttavia, nel caso di morti improvvise e violente, quindi non per cause naturali, o qualora i riti funebri non abbiano avuto luogo o siano stati svolti in maniera inappropriata, o ancora, se lo spirito sia trattenuto sulla terra da forti emozioni quali rabbia o rancore, il reikon può trasformarsi in yūrei, ovvero un’anima tormentata e incapace di lasciare il mondo dei vivi e raggiungere in pace l’aldilà. 

Gli yūrei possono infestare oggetti, luoghi o persone, e possono essere debellati solamente quando viene risolto il conflitto emotivo che li ha generati e trattenuti sulla terra. Si tratta, più o meno, dell’equivalente dei fantasmi occidentali.

Fatte queste premesse, andiamo ora ad addentrarci nel mondo dei manga, in cui vedremo quanto è diversa la figura dello shinigami rispetto a quella della tradizione e di come, soprattutto, non sia vista mai in modo negativo, anzi, la si usa proprio per indebolire la concezione della morte legata al terrore per la fine della vita. Partiamo da Death Note.

Lo shinigami spettatore in Death Note

Death Note (デスノート Desu Nōto) è un manga ideato e scritto da Tsugumi Ōba e illustrato da Takeshi Obata. Pubblicato per la prima volta nel 2003 sul settimanale Weekly Shōnen Jump dalla casa editrice Shūeisha, si è poi concluso nel 2006. L’edizione italiana è a cura di Planet Manga, etichetta della Panini Comics, che ha pubblicato l’opera tra il 2006 e il 2008. 

Ryuk dal manga Death Note

In questa storia lo shinigami è colui che dà il via a tutti gli eventi. La premessa di base pone il lettore di fronte all’esistenza di un mondo parallelo, in cui vivono gli dei della morte. Si tratta di un ambiente arido e grigio, in cui gli shinigami sono spesso annoiati e giocano a carte per passare il tempo. 

Il loro aspetto è grottesco, caricaturale, di forma umanoide, poco piacevole alla vista: rispetto agli umani, sono molto più alti, tetri e spaventosi, tanto da sembrare demoni. Posseggono tutti un death note, il “quaderno della morte”, dalla copertina nera: grazie a esso, lo shinigami può decidere la dipartita di qualsiasi essere umano solamente scrivendo il suo nome sul quaderno. 

Un dio della morte ha una vita molto lunga proprio grazie al potere del death note: ogni qual volta lo shinigami scriva il nome di un essere umano sul proprio quaderno, decretandone la morte prematura, ottiene in premio gli anni non ancora vissuti del malcapitato in questione.

Una responsabilità enorme, affidata a creature apatiche e aride, che cercano diversivi per movimentare la propria noiosa routine. Ed è proprio quello che fa lo shinigami Ryuk quando, intenzionalmente, fa cadere il proprio death note sulla terra.

Il primo essere umano che toccherà il quaderno diventerà il suo nuovo proprietario e sarà in grado di vedere lo shinigami che originariamente lo possedeva. A diventare il nuovo proprietario del quaderno sarà Light Yagami, un giovane studente modello dal carattere freddo e dall’intelligenza pungente. 

In un primo momento, Light rimane sconcertato: scopre infatti, in fondo al quaderno, le istruzioni per l’uso. 

1. La persona il cui nome sarà scritto su questo quaderno morirà. 

2. Perché il quaderno sortisca l’effetto desiderato, occorre avere in mente il volto della persona di cui si scrive il nome. In tal modo, si evita di colpire eventuali omonimi. 

3. Se entro quaranta secondi dopo che è stato scritto il nome vengono indicate anche le cause della morte, questa avverrà nella maniera stabilita. 

4. Se le cause non vengono specificate, le vittime designate moriranno tutte per arresto cardiaco. 

5. Dopo aver indicato le cause della morte, si hanno a disposizione sei minuti e quaranta secondi per scrivere eventuali dettagli sulle condizioni della stessa. 

6. Nel momento stesso in cui il quaderno tocca il suolo del mondo umano, diventa di sua appartenenza.  

Per constatare la veridicità delle regole del death note, Light decide di fare una prova scrivendoci il nome di un criminale dopo aver visto il suo volto in televisione. Il criminale, dopo poco, muore e Light ha la conferma che stava aspettando. Ne deriva un misto di esaltazione ed euforia, insieme a un delirio di onnipotenza, che diverte molto Ryuk. 

Il giovane infatti si sente molto fortunato e afferma senza indugio, dominato da orgoglio e presunzione, di voler diventare il dio di un nuovo mondo. Un mondo in cui la criminalità non esisterà più. Light vuole attuare la sua personale visione di giustizia attraverso l’assassinio e non intende risparmiare chiunque si intrometta nel suo piano apparentemente perfetto. 

Durante lo sviluppo della storia appariranno altri shinigami e si apprenderanno nuovi dettagli sulla loro esistenza e sulle funzionalità del death note. Un esempio è che anche gli dei della morte possono tecnicamente morire: qualora uno shinigami sviluppasse un legame affettivo verso il proprietario umano del death note e volesse salvarlo dalla morte, andando contro le leggi della natura, morirebbe all’istante. 

Inoltre, gli shinigami possono offrire al proprietario umano un accordo molto particolare: lo scambio degli occhi. Barattando metà della propria esistenza sulla nostra terra, l’umano può ottenere dal dio della morte la capacità di vedere il vero nome e la durata della vita di chiunque.

In sintesi, lo shinigami ha qui un ruolo passivo, di semplice spettatore, non interviene né giudica le azioni di Light, nonostante diventino, col passare del tempo, sempre più folli. Ryuk non ha empatia o simpatia per nessuno in particolare, ma si limita a svolgere il suo ruolo e a divertirsi nel constatare fino a che punto può spingersi la sete di potere tipica dell’essere umano.

La società di shinigami in Bleach

Uno scenario totalmente diverso si trova nel manga Bleach (BLEACH ブリーチ) scritto e illustrato da Tite Kubo. Pubblicato in Giappone sulla rivista Weekly Shōnen Jump dal 2001 al 2016, è edito in Italia da Planet Manga.

Shinigami. Sono gli spiriti protettori del mondo reale. Servono come equilibratori per tutte le anime presenti nel mondo.”

Questa è la definizione inserita all’inizio di alcuni episodi dell’anime di Bleach. Gli shinigami sono spiriti protettori, non visibili a tutti, ma solo a chi ha una spiritualità particolarmente sviluppata. Il loro compito è quello di proteggere il mondo reale dalle incursioni degli hollow, ovvero anime che, al momento della morte, hanno sviluppato rancore e altri sentimenti negativi, che impediscono loro il riposo eterno, portandoli a trasformarsi in mostri.

Tanto più grande è l’aura negativa, tanto più potente sarà l’hollow. Gli hollow attaccano gli umani, che solo in punto di morte riescono a visualizzarli, e ne divorano l’anima per diventare più forti ed evolversi ulteriormente. 

Gli shinigami formano una vera e propria società a parte, chiamata Soul Society, in un mondo separato da quello dei vivi, ma collegato a esso attraverso i Dangai, dei tunnel spazio-temporali. La Soul Society, con ambientazione similare a quella del periodo Edo giapponese, è una vera e propria società strutturata su più livelli: anche se governata da un sovrano, il Re Spirito, protetto dalla sua guardia reale, ad avere potere decisionale è la Camera dei 46 (40 anziani + 6 giudici) situata in una sede privata, il cui accesso è vietato agli esterni. 

Gli shinigami sono solo parte della Soul Society e hanno dimora nella zona centrale, chiamata Seireitei (“corte delle anime pure”), che racchiude i tre corpi dell’esercito: i13 Gotei, ovvero l’esercito degli shinigami, il Corpo del Kidō e le Forze Speciali. I Gotei comprendono le 13 brigate difensive della Soul Society, ognuna con la sua specialità e guidata da un capitano. I 13 capitani fanno riferimento al Comandante Generale, lo shinigami più forte in assoluto. 

Intorno alla Seireitei si sviluppa invece il Rukongai (“città degli spiriti vaganti”), abitato dalle anime delle persone defunte. Diviso in 80 distretti con diversi livelli di pericolosità, l’ultimo, l’ottantesimo, è quello più malfamato, mentre il primo invece è quello più pacifico. Molti degli shinigami di Bleach provenivano dall’ottantesimo distretto e, constatata la propria forza spirituale, hanno deciso di sostenere l’esame per diventare dei della morte e passare a vivere nel Seireitei.

Ogni shinigami possiede una spada, chiamata zanpakutō (“spada mieti anime”), che rispecchia l’anima del suo possessore e che è dotata di poteri speciali. Con la pratica, ogni dio della morte può utilizzare con la propria zanpakutō, due tecniche molto potenti: lo shikai (“rilascio iniziale”), che porta a un primo cambiamento di forma della spada, e successivamente il bankai (“rilascio finale”) che implica una ulteriore evoluzione, non solo nella forma della spada, ma anche nell’aspetto esteriore dello shinigami stesso. Oltre alla propria arma, gli shinigami possono utilizzare anche il kidō (“patto demoniaco”), ovvero delle pratiche di magia attraverso l’uso di incantesimi con il solo utilizzo delle mani.

Ogni qual volta uno shinigami si reca sulla terra, è importante che venga mantenuto l’equilibrio di energia spirituale; a questo proposito, se più shinigami partecipano a una missione nel mondo dei vivi, spesso si applica una restrizione al loro potere per impedire questo sbilanciamento e quindi una crisi energetica spirituale. 

Inoltre, gli shinigami, essendo entità di solo spirito, per andare sulla Terra hanno bisogno di un gigai, ovvero di un corpo fittizio che faccia da contenitore. Con il gigai, gli shinigami sono visibili a tutti gli esseri umani; possono comunque separarsene in qualsiasi momento ricorrendo a speciali caramelle o ad amuleti, in grado di separare il corpo fisico da quello spirituale. Per non confondere le menti degli umani che potrebbero assistere a questo processo, gli shinigami hanno hanno la facoltà di riscrivere i ricordi e mantenere segreta la loro esistenza.

In Bleach gli shinigami e gli umani creano tra di loro rapporti di amicizia e anche sentimentali, si nutrono dello stesso cibo, si feriscono, guariscono e muoiono. L’unica differenza, che però non viene particolarmente sottolineata nell’opera (anche se si intuisce) è lo scorrere del tempo, che nel mondo degli shinigami sembra essere molto più lento.

Il protagonista della serie, il quindicenne Ichigo Kurosaki, riesce a vedere fin da bambino gli spiriti. Un giorno si trova ad assistere al combattimento della shinigami Rukia Kuchiki contro uno hollow. Ichigo tenta di aiutarla in un momento di difficoltà e, per poter vincere, Rukia dona a Ichigo i suoi poteri di shinigami

Ichigo diventerà così uno shinigami sostituto, con il compito di proteggere la sua città. Per questo gli viene consegnato un distintivo, di modo che possa tempestivamente trasformarsi in shinigami in caso di pericolo. Il principale motivo che spinge Ichigo a diventare uno shinigami è quello di proteggere la sua famiglia e i suoi amici, usufruendo di grandi poteri. Avrà anche modo di scoprire che dentro di lui si annida una parte oscura, incontrollabile, che preme per uscire. 

Ichigo è un perfetto esempio di crescita, sia fisica, sia spirituale. È lui a fare da tramite tra il mondo degli umani e quello degli dei della morte, rendendoli, per quanto apparentemente diversi, molto simili. Ad ogni arco narrativo si fa sempre più sottile la linea di demarcazione tra umani e shinigami: li separa solo il diverso livello di energia spirituale.

Così facendo anche la morte non appare più qualcosa di spaventoso e da tenere lontano il più a lungo possibile, ma come parte necessaria per il naturale processo e cambiamento di stato al termine della vita.

L’anime di Bleach, terminato nel 2014 dopo 366 episodi, tornerà nell’autunno 2022 con l’adattamento dell’ultima parte del manga riferita all’arco narrativo conclusivo “La guerra dei mille Anni”. L’attendiamo con trepidazione!

Lo shinigami esecutore in Black Butler

Ma andiamo ora nel mondo di Black Butler – Il maggiordomo diabolico (黒執事 Kuro shitsuji, lett. “Il maggiordomo nero”), manga scritto e disegnato da Yana Toboso. Il suo debutto è avvenuto nel 2006 sulla rivista shōnen Monthly GFantasy, della Square Enix.

Ciel Phantomhive e Sebastian Michaelis dall’anime Black Butler

In Italia è arrivato solamente nel 2011, pubblicato da Panini Comics con l’etichetta Planet Manga e tutt’ora in corso.. Lo scorso 22 marzo è uscito per The Best of Planet Manga Steelbox Collection, un’edizione da collezione per tutti gli appassionati di questo manga, in cui è presente una variant esclusiva del primo numero di Black Butler, un magnete e una cartolina.

La storia del manga riguarda il patto stipulato tra un bambino, Ciel Phantomhive, unico superstite di una nobile e facoltosa famiglia inglese dell’epoca vittoriana, e un demone, Sebastian Michaelis. Sebastian resterà al fianco di Ciel come suo maggiordomo fino a quando il bambino non si vendicherà su coloro che hanno ucciso i suoi genitori. Dopodiché, Sebastian potrà cibarsi dell’anima di Ciel e concludere così il patto.

Ciel, nonostante abbia solo 12 anni, è considerato il “cane della regina Vittoria” e a lui vengono affidati misteriosi casi di criminalità con elementi esoterici. Ciel, con l’aiuto di Sebastian, ha il compito di risolvere ogni caso e questo lo porta spesso all’uccisione dei colpevoli.

Proprio  al termine dell’indagine su Jack Lo Squartatore, Ciel e Sebastian incontrano per la prima volta lo shinigami Grelle Sutcliffe. Tra shinigami e demoni sussiste un conflitto di interessi: se i demoni sono “mangiatori di anime”, gli shinigami sono “raccoglitori di anime”, ma se l’anima viene mangiata, non è più possibile raccoglierla e mandarla nell’aldilà.

Quindi, in questo caso, la mansione degli shinigami è qui quella di raccogliere le anime di coloro che stanno per morire. Sono organizzati come una vera e propria agenzia, con orari d’ufficio e straordinari, proprio come un comune lavoro impiegatizio. Come in Death Note, gli shinigami utilizzano un quaderno, ma non sono loro a scriverci: in esso si trovano già i dettagli relativi a luogo, ora e causa della morte di coloro che stanno per morire.

Poco prima del trapasso, lo shinigami  ha il compito di esaminare il cinematic record della persona morente, ovvero i ricordi della sua vita, per poterne catalogare l’anima e mandarla nell’aldilà.

L’aspetto degli shinigami ricalca, anche in questo caso, quello degli esseri umani, ma a distinguerli sono due caratteristiche particolari e imprescindibili: l’essere miopi, cosa che li obbliga a portare gli occhiali, e un inconfondibile bagliore giallo-verde negli occhi. L’arma da loro usata è la “falce della morte”, che assume diverse forme: dalla motosega al tagliaerba, alla semplice spada. 

Grelle Sutcliffe dall’anime Black Butler

Come già accennato, lo shinigami che si incontra più spesso è Grelle Sutcliffe, che, in un primo momento, in incognito, ricopre il ruolo di maggiordomo della zia di Ciel. Ha un corpo all’apparenza maschile e veste sempre in abiti da uomo, ma sviluppa una forte attrazione fisica per Sebastian, che non manca mai di palesare ad ogni occasione. Durante la storia si aggiungeranno a Grelle altri dei della morte: William T. Spears,  a capo del settore amministrativo, Ronald Knox e l’Undertaker.

Proprio quest’ultimo è un personaggio molto interessante: non mostra mai gli occhi per non far riconoscere la propria natura di shinigami e svolge il lavoro di becchino, aiutando spesso Ciel nelle sue indagini. Dell’Undertaker non viene svelato il nome, ma viene sempre esaltata la sua eccentricità e la sua abitudine di riposarsi in una bara. 

Solamente in un secondo momento si scopre la sua vera identità di shinigami di rango superiore: possiede infatti il Death Bookmark, il segnalibro della morte, che è in grado di fermare il tempo di una persona. Con esso, l’Undertaker si diverte a continuare il cinematic record delle persone defunte, scrivendo quindi il loro futuro dopo la morte, rendendole simili a zombie.

Tirando le somme, anche in questa storia, come in Death Note, lo shinigami non è coinvolto emotivamente nelle vicende degli umani, ma agisce senza indugio in conformità al proprio ruolo. Ha tuttavia, come in Bleach, sembianze umane, anche se privi di empatia o indulgenza verso chi è destinato a morire, qualunque sia la causa. Il loro lavoro è la priorità e non esistono eccezioni o tolleranza nel portarlo a termine. 

Conclusioni

Alla luce di questa breve analisi, qual è invece la visione della morte per noi occidentali? Di certo sappiamo che la morte è la qualcosa che accomuna tutti, senza alcuna distinzione. A fare la differenza è il come la si vede e ci si rapporta a essa. La tradizione giapponese e le opere sopra citate (che sono solo un esempio, dato che ce ne sono anche tante altre) portano il lettore a vedere la fine della vita in un modo più aperto e, a volte forse meno spaventoso. 

Pur rimanendo imprevedibile, la morte non è solo la fine di qualcosa, ma anche l’inizio di qualcos’altro. In Death Note abbiamo visto come il potere di vita e di morte di Light non sia sinonimo di giustizia e di come non sia possibile pensare a un mondo fatto di solo bene o di solo male.

Allo stesso modo, in Bleach, gli shinigami esistono proprio perché esistono le anime tormentate, ed è bene mantenere sulla terra l’equilibrio energetico che ne deriva. In Black Butler viene posto rilievo sui ricordi che hanno costituito la vita di un essere umano e di come siano fondamentali per catalogare l’anima e inviarla nel posto giusto.

Non si tratta di scegliere tra ipotetici inferno o paradiso: è più importante seguire il passaggio di stato, l’evoluzione, la visione non solo tragica che si cela dietro a un processo naturale che rende la vita ancora più preziosa.

Nella cultura europea, se si pensa alla morte personificata, si tende a raffigurarla come uno scheletro con un mantello con cappuccio nero e una falce in mano, che incute solo un grande timore. Quasi un rifiuto, come se fosse un elemento negativo. 

Nella visione giapponese, invece, avviene un ridimensionamento di questa ideologia: senza nulla togliere all’inevitabilità della morte e alla sua tragicità, si pone il punto di osservazione sulle azioni che l’hanno preceduta, sui legami, sull’accettazione di un cambiamento che, pur decretando una fine, è forse anche un nuovo inizio.

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