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Belle

Dopo tanto tempo sono finalmente tornata al cinema e non poteva essere un’esperienza più bella.

Non ho saputo resistere al richiamo di Belle, il nuovo film di Mamoru Hosoda che, presentato in anteprima al Festival di Cannes 2021, è stato clamorosamente accolto con una standing ovation di ben 14 minuti. Questo anime segna il decimo anniversario dello Studio Chizu, fondato nel 2011 proprio da Hosoda insieme a Yuichiro Saito.

Avevo già visto alcune importanti opere di Hosoda: La ragazza che saltava nel tempo, Wolf Children, The Boy and the Beast e Mirai, tutte molto influenzate dalla vita stessa del regista.

Temi a lui cari, quali la forza e le problematiche dei legami familiari e la loro influenza sull’identità dei personaggi, risultano ancora una volta fondamentali per lo sviluppo del film. La sua poetica è ben riconoscibile in tutto il film, dalle scene, ai personaggi e alla trama stessa.

Trama

Suzu è una ragazza di 17 anni, diventata timida e insicura da quando ha perso prematuramente la madre. La giovane, non accettando questa perdita, si chiude in sé stessa, abbandonando anche la sua passione per il canto. Non riesce più a comunicare neppure con suo padre e cerca di essere invisibile agli sguardi altrui.

Tuttavia, Suzu ha un segreto che condivide solo con la sua migliore amica, appassionata di informatica. Grazie all’app di realtà aumentata, chiamata U, scaricata da cinque miliardi di persone nell’universo del film, la protagonista può trasformarsi in Belle, un alter ego che le consente di essere una cantante bellissima e amata da tutti.

Infatti, U rappresenta un vero e proprio mondo virtuale, in cui gli avatar degli utenti vengono creati direttamente dall’app in base alle informazioni e ai dati biomedici raccolti tramite un auricolare.

Suzu – Immagine da kotaku.com

«Entra in U e cambia il mondo»

questo è lo slogan pubblicitario di U… e il mondo di Suzu cambia davvero, totalmente. Sempre attenta a non rivelare la sua identità virtuale, neppure all’amico di infanzia che tutte le compagne di scuola le invidiano, Suzu/Belle riesce a ritrovare la sua voce e a ottenere delle performance acclamate dal popolo di U. Belle realizza le aspirazioni di Suzu, perse nella sua vita reale: quel canto melodioso che incanta tutti è la sua rivincita sulla tragedia che l’ha colpita.

A scombussolare tutto è l’arrivo improvviso di una misteriosa creatura con le sembianze di un drago, che il gruppo di vigilanti predisposto alla sicurezza di U, tenta invano di espellere. Infatti gli utenti indesiderati e considerati una minaccia possono essere cacciati dal mondo virtuale se si smaschera la loro identità. 

Spinta dalla curiosità di scoprire chi si cela dietro “la Bestia”, Belle sarà costretta ad affrontare delle sfide e ad uscire dal suo isolamento, unendo la sua vita virtuale a quella reale. Intraprenderà così un viaggio introspettivo alla ricerca della vera natura di entrambi.

Immagine da thefilmstage.com

L’influenza occidentale

Se la narrazione di Belle può avvicinarsi allo shōnen manga, ci sono alcuni elementi di contaminazione occidentale, a cominciare dall’omaggio a Disney per la sua La Bella e la Bestia racchiuso nel nome dei due protagonisti.

Tuttavia il regista si è anche ispirato all’opera Monti e Luna di Atsushi Nakajima che si svolge nella Cina di 1300 anni fa. In questo racconto, il poeta protagonista si trasforma in una tigre, mostrando una parte nascosta e corrotta del suo animo; così la Bestia di Hosoda non è altro che una parte dell’essere umano.

Il riferimento all’estetica europea si ha in Belle, con i tratti di una vera principessa disneyana con tanto di lentiggini, cosa molto rara nei tratti somatici giapponesi. Infatti, il titolo originale dell’anime si può tradurre con Il Drago e la Principessa Lentigginosa (Ryū to Sobakasu no Hime).

I tratti europeggianti li abbiamo anche grazie a Jin Kim, artista e animatore sudcoreano che ha lavorato a molti film Disney e che ha creato, appunto, la versione virtuale della protagonista.

Altra collaborazione con l’Europa è quella dell’architetto britannico Eric Wong che, insieme ad Hosoda, ha progettato lo spettacolare mondo di U.

Immagine da bagogames.com

Le tipiche atmosfere Disney sono richiamate dall’importanza delle musiche nel film, anche se l’obiettivo di Hosoda non è mai stato quello di avvalersi solo di musiche orecchiabili, ma qualcosa che si adattasse al contesto.

La colonna sonora diretta da Iwasaki Taisei riesce perfettamente in questo intento. La cantante Kaho Nakamura, oltre alle performance canore di Suzu/Belle, ha scritto anche alcuni testi delle canzoni accentuando la profondità e l’importanza delle parole nella narrazione.

Insieme ad alcuni elementi e immagini, che visivamente rendono omaggio alla fiaba disneyana, Belle non è affatto una rivisitazione né del classico Disney né dell’opera originale di Gabrielle-Suzanne Barbottasti de Villeneuve. Hosoda ne fa tutta un’altra storia, meno romantica ma sicuramente più moderna e attuale.

Immagine da Pinterest

Hosoda e la tecnologia

Alla poetica del regista si aggiunge, in modo più forte, la sua meraviglia per il mondo di Internet. Anche se in alcuni anime precedenti aveva denunciato la pericolosità di certi suoi aspetti, trattandoli con diffidenza, il regista ne ha sempre intravisto anche le potenzialità, precorrendo i tempi e sognandole come spazio inclusivo per tutti.

Immagine da supergeek.cl

Non solo una semplice evasione, non solo un gioco a cui partecipare, ma l’assunzione di una nuova identità che consenta di sentirsi più forti, più liberi, più consapevoli dei propri mezzi e più sicuri di ciò che si vuole. Il tutto però non è esente da pericoli.

In Belle, la Rete offre la possibilità di un cambiamento verso il Bene, un aiuto per gli altri e per chi ha smarrito sé stesso tentando di diventare qualcun altro.

Il confronto tra reale e virtuale mette in evidenza poche differenze che esistono. In entrambi i mondi c’è lo stress provocato da un trauma, il bullismo e quel bisogno di sentirsi inclusi che porta ad indossare maschere e comportamenti che siano accettati da tutti.

L’estetica

L’estetica di Hosoda è riscontrabile nelle sequenze ambientate nel mondo reale, dall’essenzialità dei personaggi, alle rappresentazioni della campagna giapponese che in molti abbandonano per la città. L’interno di U è un’esplosione di colori, di effetti visivi, di caos dove si aggirano personaggi particolari e strane creature.

La grande passione di Hosoda per la fantasia è magistralmente espressa, non solo attraverso lo sbalorditivo mondo di U, ma anche nella realizzazione dei personaggi virtuali.

Le loro espressioni sono spesso di sofferenza e vergogna nel mostrarsi agli altri per quello che si è. La voce di Suzu è quella straziante del suo dolore, non solo per la perdita della madre, ma anche per quella della sua passione più grande: la musica.

Immagine da jbox.com.br

Visivamente spettacolare, Belle emoziona e cattura l’attenzione dall’inizio alla fine, con la grande capacità di rivolgersi a tutte le fasce di pubblico. Se l’anime di Hosoda porta a riflettere sulla nuova generazione online, il suo messaggio vale per tutti: solo togliendo la maschera per essere se stessi si possono guarire le ferite dell’anima.

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