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Pokémon: Detective Pikachu – Recensione

Il tanto atteso film diretto da Rob Letterman sui mostri tascabili più amati al mondo è finalmente uscito nelle sale italiane. La voglia di vedere i nostri amici Pokémon per la prima volta in una produzione hollywoodiana ha senza dubbio suscitato curiosità in molti fan della serie e non, perciò la domanda ora è una sola. Come si è rivelato? Scopriamolo insieme.

Introduzione

Pokemon: Detective Pikachu è una pellicola che prende ispirazione dall’omonimo videogioco, uscito per 3DS nel corso del 2016. I diritti sono poi stati acquistati da Legendary Pictures, che insieme a The Pokémon Company ne hanno prodotto il live action. Tra il cast possiamo trovare Justice Smith (che non è il figlio di Will Smith) nei panni di Tim Goodman, e Ryan Reynolds (Deadpool, Lanterna verde) nei panni di Pikachu.

Trama

Il film inizia con un’inquadratura su MewTwo, costretto ancora una volta, in una vasca di contenimento (esattamente, ancora una volta, perchè si tratta dello stesso MewTwo creato nel primo lungometraggio da Giovanni, capo del Team Rocket). Per un guasto al sistema, il pokémon leggendario riesce ad evadere dalla struttura di sperimentazione e si lancia all’inseguimento di una vettura, per poi farla deragliare.

Subito dopo, veniamo proiettati all’inizio della storia, seguendo il nostro protagonista, Tim Goodman, un ragazzo a cui il padre è scomparso misteriosamente in un incidente. Recandosi a Ryme City per dei convenevoli, incontra un Pikachu in grado di parlare il linguaggio degli umani, la cui aspirazione è quella di diventare un grande detective. Il ragazzo scopre che anche il topolino conosceva suo padre, ma a causa di un’amnesia non riesce a ricordare nulla di più. Insieme, decidono così di indagare per scoprire se la persona cara ad entrambi sia ancora viva, anche se facendolo si imbatteranno in qualcosa più grande di loro.

Personaggi

I protagonisti Tim e Pikachu, sono stati caratterizzati abbastanza bene e dotati di personalità simpatiche ed un po’ eccentriche. Si sarebbe potuto approfondire di più, ma capisco la volontà del regista di aver voluto dare più spazio alla storia ed aver speso quei minuti per dare una maggiore profondità al mondo in cui è ambientata. In ogni caso, funzionano bene da spalla comica l’uno all’altro ed è piacevole seguirli nelle loro avventure.

In compenso, tutti gli altri personaggi sono delle macchiette. Poco appronfondite dal punto di vista psicologico ed alcuni anche poco credibili in generale (come il proprietario del Charizard nel locale di lotte clandestine, inadeguatamente troppo demenziale per la serietà che l’opera vuole dimostrare).

La controparte femminile di Tim invece, Lucy Stevens, interpretata da Kathryn Newton, viene introdotta in un modo un po’ insolito e inizialmente risulta un personaggio poco riuscito. Nel corso della storia però, riesce a riscattarsi e diventare una buona compagnia nel team.

Sviluppo

Sebbene molti misteri che vengono presentati siano piuttosto palesi ad un occhio attento, il vero colpo di scena finale lascia davvero di stucco. Il piano del “villain” di turno non è affatto banale da capire e lascia intendere ancora una volta come, per alcuni, i Pokemon non siano altro che meri strumenti da utilizzare per i propri scopi.

Componente Fanboy

Veniamo ora ad un aspetto a cui io personalmente tenevo molto, come credo anche molti di voi. I Pokemon hanno un ruolo centrale nella storia o sono semplicemente marginali e vengono accantonati per far spazio a questa?

Quello che speravo di NON trovarmi davanti, era l’ennesimo “bait”, l’ennesimo specchietto per le allodole, messo lì solamente per attirare spettatori, per poi dargli in pasto tutt’altro prodotto (com’è successo per Ralph Spaccatutto della Disney, per fare un esempio. Un bel film, certo, ma non sicuramente quello che il trailer aveva lasciato intendere).

Posso dire con soddisfazione che il regista ha creato un perfetto connubio tra il nostro mondo e quello dei Pokemon.

I Pokemon sono esistiti da sempre nel nostro mondo, e noi viviamo con essi, proprio come nei videogiochi originali e nella serie animata.

All’inizio ci viene mostrato semplicemente un singolo Cubone nell’erba alta, ed il protagonista cercare invano di catturarlo. Tornato indietro a mani vuote, ripercorre i suoi passi sulla via di casa, ma mentre lo fa, nessun’altra creatura ci viene mostrata. Lasciando la domanda nella testa dello spettatore: “è questa la quantità di Pokemon che devo aspettarmi?

Quando però Tim fa il suo ingresso a Ryme City, veniamo catapultati esattamente nel mondo che stavamo aspettando. Una metropoli viva, comprendente persone e Pokemon, vivere a stretto contatto tra loro. Quasi ogni persona ha un compagno Pokemon, ed in città possiamo trovare sia gli uni che gli altri svolgere i più disparati lavori o ruoli all’interno del film.

Conclusioni

Sicuramente un “must watch” per tutti i fan del brand. Il regista, ci ha regalato una perfetta rappresentazione di come sarebbe il nostro mondo unito a quello dei mostriciattoli tascabili. Per tutti gli altri, un film molto simpatico e scorrevole da vedere, senza buchi di trama e che regala un’ora e mezza di buon intrattenimento, ma che non regge il confronto, se paragonato ad un vero film investigativo.

Pro

  • I Pokemon sono una componente fondamentale del film
  • La CGI con la quale sono stati creati i Pokemon è fenomenale e riesce a mescolarli perfettamente con il nostro mondo.
  • Intrattiene piacevolmente e procede scorrevole
  • Alleggerisce continuamente l’atmosfera con molte battute e gag durante tutto il film
  • Ottimo colpo di scena nel finale

Contro

  • Personaggi secondari poco approfonditi
  • Relativamente poca azione, per un film che avrebbe avuto molto potenziale per averne
  • Storia non troppo originale e mistero un po’ banale da capire
  • Gag non sempre riuscite
  • La demenzialità di alcuni personaggi si sposa davvero male con i temi più seriosi dell’opera

Voto (personale): 7

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