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Il figlio della fortuna

Dal 25 novembre sarà disponibile in tutte le librerie il romanzo Il figlio della fortuna di Yūko Tsushima, scrittrice simbolo della letteratura del Novecento giapponese.

Lei è stata una delle figure più importanti dello shishōsetsu, “il romanzo dell’io”, in cui prevale l’autenticità dei fatti narrati rispetto alla biografia dell’autore.

Con questo romanzo Yūko Tsushima torna in Italia dopo trent’anni grazie a un’edizione speciale curata dalla casa editrice Safarà, nella traduzione di Maria Teresa Orsi.

Il figlio della fortuna narra la storia di Kōko, un’insegnante di pianoforte part-time, divorziata e madre single di Kayako, un’adolescente che disapprova le sue scelte di vita e per questo preferisce vivere con la zia. La ragazza in particolare non accetta lo stile anticonformista della madre che si scontra con molti dubbi e la poca volontà di migliorarsi.

Kōko infatti vive da sola in un modesto appartamento di Tokyo e ha una vita sentimentale alquanto irrequieta, però è ancora legata alle regole del pensiero comune che vogliono una donna sola sotto la protezione dei membri più anziani e saggi della famiglia.

Questo contrasto del suo animo si accentuerà ancora di più nel momento in cui si accorgerà di aspettare un bambino. La gravidanza inattesa la porterà ad esplorare il suo passato e si rifugerà in un mondo di fantasie che l’aiuteranno a superare le difficoltà e le incomprensioni.

La narrazione segue sia le vicende reali che l’immaginario di Kōko, coniugando aspetti familiari difficili e tormentati con elementi fantastici derivati dai sogni, dai ricordi e dalle riflessioni. Kōko proverà ad uscire dal suo isolamento e a reagire in modo propositivo, per riuscire a diventare una donna e una madre come ha sempre desiderato essere nella vita.

Nei romanzi di Yūko Tsushima, la figura centrale è sempre una donna che si batte per affermare la propria indipendenza intellettuale ed emotiva nell’ambito di una struttura sociale conformista.

Nella società giapponese del Novecento l’unico ruolo che veniva assegnato alla donna era circoscritto all’interno della famiglia regolarmente costituita.

La scrittrice affronta la tematica dell’indipendenza femminile creando atmosfere intime dove si muovono personaggi caratterizzati psicologicamente. Tutto ciò aiuta il lettore a comprendere situazioni e stati d’animo non sempre condivisibili né facili da capire.

Il figlio della fortuna mi ha sorpreso per la sua trama apparentemente semplice ma nell’insieme complessa. La storia di una donna a cui, fin da piccola nel Giappone del dopoguerra, sono sempre stati mostrati gli aspetti più sgradevoli del proprio ruolo, ma che ha sempre avuto dentro di sé una forza trainante per le sue convinzioni sociali.

La storia di Kōko invita il lettore a riflettere su l’unico viaggio che vale davvero la pena fare: cercare se stessi. Solo così ci si potrà liberare dai pregiudizi e dai condizionamenti dettati dalla società che ci impediscono di vivere come vogliamo davvero.

In particolare mi ha colpito la copertina del libro: una carpa al centro chiusa in un cerchio dal quale escono le sue estremità. La carpa è Kōko, persa nella circonferenza delle norme sociali a cui lei si oppone tentando di uscirne.

Si dice che nella vita bisogna perdersi per ritrovarsi. Riuscirà Kōko a riconciliarsi con se stessa, con il passato e il presente? Saprà affrontare il futuro da donna libera, facendo trionfare quel desiderio di ribellione che l’accompagna da sempre?

Consiglio fortemente questo romanzo a tutti, specialmente a chi ha un animo sensibile a certe tematiche ed è interessato anche a sapere come l’indipendenza femminile sia trattata nella cultura giapponese

Ringrazio la casa editrice Safarà per avermi inviato una copia del libro da recensire.

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