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Ashita no Joe: retrospettiva di un’opera senza tempo

Ashita no Joe (Joe del Domani), conosciuto in Italia con il nome di Rocky Joe (ispirandosi ai film di Stallone e a Rocky Marciano), è senza alcun dubbio una delle opere manga e anime più influenti che siano mai state pubblicate.
Si tratta di un’opera che nell’immaginario collettivo giapponese rappresenta il simbolo di qualcosa che va ben oltre la dimensione del fumetto o del cartone animato.

Ashita no Joe è l’emblema di una generazione, portavoce di un Giappone che vuole uscire dalle difficoltà del dopoguerra, una icona per le proteste studentesche del ’68, per le proteste operaie, e in casi più estremi, persino per una cellula terroristica dell’Armata Rossa Giapponese, che, il 31 marzo 1970, dopo aver dirottato un aereo di linea della Japan Airlines ha dichiarato “Siamo tutti Ashita no Joe“, giusto per capirci senza dover tirare in ballo un famoso funerale tenuto al Korakuen Hall una settimana prima, così, per non fare spoiler.

Ripercorriamo i passi di un’opera leggendaria in questa brevissima introduzione ad un manga del dopoguerra giapponese che più di tutti gli altri ha saputo stravolgere il concetto di fumetto, elevandolo ad uno stato di grazia del quale tutt’oggi Ashita no Joe si fa ambasciatore nel mondo.

• Un nuovo genere di manga

L’autore, Ikki Kajiwara, pseudonimo di Asaki (o Asao) Takamori, è stato un punto cardine per la storia del manga e la sua evoluzione, in particolare per quanto riguarda un genere nello specifico, del quale lo possiamo considerare il padre: lo spokon (“supōtsu”+”konjō” = “tenacia sportiva”).


Lo spokon è un genere particolare che si pone a metà tra la letteratura per ragazzi e quella per adulti in un mélange tematico attraversato dal filo conduttore dello sport. Abbiamo il primo esempio di spokon vero e proprio con Kyojin no Hoshi (conosciuto in Italia come Tommy, la stella dei Giants), un manga sul baseball scritto dallo stesso Ikki Kajiwara e illustrato da Noboru Kawasaki nel 1966, che narra la storia di un padre di famiglia di bassa estrazione sociale, che, rientrato ferito dalla Seconda Guerra Mondiale, vede infranto il suo sogno di poter diventare un giocatore di baseball professionista ed essere ingaggiato nella squadra dei Giants. Il padre lascerà il suo sogno in eredità al figlio Tommy, sottoponendolo ad allenamenti durissimi sin da bambino per renderlo un giorno il miglior lanciatore del Giappone.

Kyojin no Hoshi

• Il Sol Levante

Storie come questa sono inevitabilmente figlie di un sentimento nazionale forte: se in Astro Boy abbiamo identificato un Giappone che tenta di risollevarsi dal forte crollo del dopoguerra, in ampia parte della produzione giapponese di questo periodo vediamo il risultato di quella sofferenza, un Giappone che esce a testa alta dalla crisi, abbraccia il progresso, trascinato da uno spirito ardente, veicolato attraverso la passione per lo sport, in perfetta concomitanza con i Giochi Olimpici di Tokyo del 1964.


Detta così, sembrerebbe tutto rosa e fiori, ma la realtà è che se da una parte abbiamo un Giappone prospero che si avvicina al boom economico e vive la sua fase di maggiore sviluppo, dall’altra abbiamo un Giappone che vive forti problemi sociali dovuti in particolar modo alla presenza di larghe sacche di povertà, tema caro a Kajiwara, che lo ripropone sotto diversi punti di vista all’interno di gran parte della sua produzione. In Kyojin no Hoshi vediamo le difficoltà sociali di Tommy, che figlio di una famiglia povera vive problemi di inadeguatezza sociale, mentre in L’Uomo Tigre possiamo osservare la dura e ingiusta infanzia di Naoto Date e degli altri orfani come tema centrale dell’opera, mentre in Ashita no Joe..

• La Trama

Ashita no Joe si apre proprio in una delle sopracitate sacche di povertà, oscurate dal boom economico nella città di Tokyo, dove incontriamo Yabuki Joe, un vagabondo, un rifiuto della società, con un bel caratteraccio e che non sembra avere alcuna intenzione di impegnarsi per uscire dalla sua condizione. Vive alla giornata senza un luogo dove dormire e fa conoscenza con gli altri abitanti del posto, quasi sempre a suon di calci, pugni e male parole.


Tra tutte le persone che incontra, una in particolare vede in Joe qualcosa che potrebbe far uscire entrambi da quella situazione degradante, questa persona è Danpei Tange, ex pugile professionista che vuole ad ogni costo portare Joe sul ring, in quanto è ciecamente convinto che abbia il potenziale per diventare un campione, che il suo “Domani” sia luminoso.


Inizialmente, Joe non vuole saperne di diventare un pugile professionista, ma nel corso degli eventi avrà modo di cambiare idea, attraverso anche un lungo e tortuoso percorso di crescita psicologica, lungo il quale un personaggio in particolare, Rikishi Tooru, il suo primo vero rivale e amico, sarà in grado di sconvolgere profondamente la sua vita.

• Personaggi crudi da far paura

Anche considerandola solo all’interno del panorama spokon, Ashita no Joe è un’opera estremamente sui generis, a partire dai personaggi che ne fanno da protagonisti:
Yabuki Joe è un protagonista a dir poco atipico, estremamente lontano dalla figura del protagonista ideale, appare più come un teppista, non sembra mai, ad eccezione di rarissime occasioni, palesare un animo buono, anzi, il suo atteggiamento tossico e repulsivo portano il lettore più ad odiarlo che ad amarlo, almeno per quanto riguarda gli inizi. Per citare un massimo esperto “a dirla tutta, è un vero e proprio stronzo.”


Si possono considerare questi atteggiamenti sotto diversi punti di vista, e ricollegarli alla sua condizione di reietto, al suo odio per le istituzioni e per una società che lo vede come un rifiuto, il tutto vicino anche a una forma particolare di bipolarismo e instabilità mentale. Più che analizzato, andrebbe psicanalizzato. In un momento è calmo, impassibile, mentre in quello dopo ti sta mettendo le mani al collo. Joe non sopporta il contatto fisico (se non in una scazzottata), odia che gli venga detto come si deve comportare, rifiuta il costume e le buone maniere, è semplicemente impossibile farlo ragionare quando si mette in testa qualcosa. Si tratta di un personaggio estremamente autodistruttivo sotto ogni punto di vista, impossibile da inquadrare e mai compreso al cento per cento, in una inconscia e disperata ricerca del suo posto all’interno del mondo. La sua storia ci condurrà inevitabilmente a piangere virili fiumi di lacrime.


Danpei Tange non è in realtà altro che un disperato, angosciato dalla fine dei suoi sogni di gloria come pugile professionista, ora alla incessante ricerca di qualcuno che possa ereditare il suo sogno per lui. Joe infatti non è certo il primo ad essere stato notato da Tange, ma solo l’ennesimo di una lunga lista di pugili, che però non si sono mai rivelati veramente all’altezza della sua ambizione.
Scoraggiato da una lunga lista di fallimenti, Tange si rifugia nell’alcool, ritrovandosi ben presto soggiogato da quest’ultimo, incapace di liberarsi di questo vizio che lo accompagnerà come un’ombra per tutta la lunghezza dell’opera.


In generale, in Ashita no Joe, vediamo personaggi così umani che ci è quasi impossibile non rispecchiarci nelle loro paure e debolezze ed empatizzare con loro. Cercando di non fare spoiler, cito tra tutti il personaggio di Nishi, immagine perfetta di un individuo la cui fragilità d’animo, in certi frangenti, è talmente vicina a quella di molti di noi da farci chiudere lo stomaco. In Ashita no Joe, si analizzano sempre personaggi ben caratterizzati, veri, e inseriti perfettamente all’interno del loro sopracitato contesto storico-sociale.


Ashita no Joe, in ultima analisi, è una storia di speranza, di rivincita verso un mondo che ti ha abbandonato e ti vede solo come spazzatura, è la storia di un giovane disadattato, che attraverso il pugilato, avrà modo di far ardere quel fuoco che inaridisce il suo cuore, finché non ci sarà “più niente da bruciare, solo le bianche ceneri..“.

• Il Domani, il Fuoco

Il domani e il fuoco sono elementi fondamentali, citati a più riprese all’interno dell’opera. Possiamo interpretare il fuoco in diverse chiavi di lettura, come lo spirito ribelle di Joe, il suo bisogno di sfogare la sua inadeguatezza sociale, la sua giovinezza, forse il fuoco della passione, il fuoco di un Giappone che lotta con le unghie e con i denti, il fuoco di una esistenza fuori dall’ordinario, di chi non si accontenta, il fuoco scatenato da un forte trauma, o quello del rimorso.

Fatto sta che è proprio questo fuoco il carburante che porta Joe a combattere ogni incontro, dentro e fuori dal ring, come se fosse l’ultimo, rischiando spesso la fine della sua carriera, se non della sua stessa vita, in nome di quel Domani radioso che tutte le persone intorno a lui sognano, riponendolo nelle sue mani. Un Domani luminoso è un pesante fardello di cui Joe deve farsi carico, ogni giorno, dando sempre il massimo di se stesso, per lui e per gli altri, “for Tomorrow..“.

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    kenma kozume

    Kenma Kozume

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