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Recensione: Pluto

Che cos’è Pluto?

Pluto è un manga fantascientifico disegnato da uno dei più famosi maestri del fumetto orientale: Naoki Urasawa.

La storia prende in considerazione la trama di Astroboy (scritto e disegnato dalla leggenda di Osamu Tezuka), in maggior modo l’episodio intitolato “Il più grande robot del mondo“, riscrivendolo in maniera del tutto alternativa.

La domanda che ci poniamo è dunque:”è riuscito il nostro Urasawa a creare una trama degna di stare al passo con Astroboy?“. Che ne dite, vi va di scoprirlo?

📖 Trama

La storia è ambientata in un mondo in cui la tecnologia ha raggiunto livelli esorbitanti, sempre più robot vengono costruiti, uno più moderno dell’altro, tanto moderno da assomigliare in tutto per tutto ad un essere umano. Una cosa però contraddistingue le due forme, i sentimenti.

Sfortunatamente però, il mondo non è tutto rose e fiori e persino in ambienti tanto ottimizzati come le nuove città accadono incidenti. Malfunzionamenti, bug dei sistemi e perciò i modelli vecchi e danneggiati devono essere urgentemente sostituiti. Per far fronte a tutto ciò, i vari ministri della giustizia istituiscono diversi articoli legislativi con l’intenzione di amministrare in maniera migliore le intelligenze artificiali.

Vi è una regola in particolare, cruciale per le macchine, ovvero la numero 13, colei che spiega che un robot ha l’assoluto divieto di nuocere alla vita umana.

La nostra storia comincia in Svizzera, dove uno dei “7 robot più forti del mondo”(individui la quale intelligenza o forza supera di gran lunga il normale): Mont-Blanc viene rinvenuto morto in seguito ad una potente tromba d’aria. Chi è stato?

La scientifica esclude il genere umano, ipotizzando che nessun uomo avrebbe potuto creare danni simili (difatti la foresta in cui Mont-Blanc era deceduto era persa fra le fiamme), così cominciano le indagini.

Ad occuparsi del misterioso caso è Gesicht, agente dell’Europol. Scopriremo però in seguito che anche lui nasconde qualcosa, qualcosa di oscuro e terribile…

⚠ Premessa

Questa recensione è strutturata solo ed esclusivamente per coloro che hanno concluso il manga.

Se dunque volete godervi la storia senza possibili spoiler (sto confermando la presenza di parecchi spoiler all’interno dell’articolo), non proseguite oltre!

A vostro rischio e pericolo…

Addentriamoci nella trama…

♈ Il significato dietro le corna

Come ben conosciamo, nel manga ogni omicidio comprende un particolare alquanto caratteristico e misterioso. Stiamo parlando delle “corna“, ovvero pezzi di ferraglia appartenenti ad altri robot o al robot stesso, posti alle estremità della testa, precisamente sulle tempie.

Probabilmente molte persone potrebbero tralasciare del tutto questo dettaglio, che, infatti, all’inizio della storia potrebbe trasparire come superfluo e dunque considerato irrilevante. Come ci spiegherà andando avanti Urasawa stesso, esse hanno un significato, un significato di tale importanza da costituire in parte il titolo dell’opera: Pluto.

Difatti Pluto, era la divinità romana associata ai cataclismi e alla morte, la quale è un dettaglio del tutto calzante con la struttura degli omicidi.

🎎 Le corna nel folklore giapponese, la leggenda degli Ushi-oni

Non essendo stato completamente accontentato da questa teoria (che poi tanto teoria non è, il dettaglio è fornito dall’autore), ho fatto ricerche un po’ in giro sul web ed essendo anche un appassionato di mitologia giapponese ho letto un racconto interessante su uno yokai chiamato Ushi-oni.

Che cosa ho scoperto? Mi sono imbattuto in un brano scritto da Sei Shōnagon, famosa scrittrice giapponese del decimo secolo, che spiega nel suo libro classico “Note del guanciale“, uno strano fatto che cita proprio le corna e gli Ushi-oni.

La scrittrice spiega di come una persona potesse venire posseduta da uno di questi yokai, portandola a commettere spiacevoli omicidi verso poveri innocenti. Il fatto che mi è saltato subito all’occhio però, è quando l’autrice riferisce che, una volta impossessatasi di una vittima, la creatura svanisce perdendo le corna, le quali andranno letteralmente ad infilarsi nelle tempie dell’ex-posseduto, oramai deceduto.

Non penso che Naoki Urasawa abbia voluto dedicare delle citazioni a questi esseri del folklore giapponese, nonostante ciò la leggenda quadra completamente con i delitti che avvengono in Pluto.

🤔 Quali sono le tematiche affrontate in Pluto?

Vi è un “filo” in Pluto, un filo che per quanto sia sottile lega le persone tramite un grande significato, un’importante tematica, uno dei problemi principali al tempo odierno: il razzismo.

Naoki Urasawa non denuncia in maniera calcata questo fenomeno, bensì si limita ad accennare la problematica tramite scene interne al manga. Un valido esempio è il gruppo anti-robot di cui era membro il signor Hoffman e della repulsione che sempre questi serbava per le macchine, specialmente verso Gesicht, l’autore della morte del fratello dell’uomo.

Ma come abbiamo detto, questo è solo un piccolo esempio, il razzismo non è l’unico concetto che compare, Urasawa cita sentimenti come l’amore, la tristezza, l’odio e molti altri, così tanti che un intero articolo non basterebbe per riassumerli completamente.

Impossibile non sentirsi abbattuti durante le morti dei personaggi, figure che vengono presentate con una tale maestria ed una tale completezza che solo Naoki riesce a dare. Personaggi come ad esempio Atom o l’ispettore Gesicht, vale a dire i due protagonisti principali, sono descritti in maniera molto approfondita, quasi come se l’autore non volesse tralasciare nemmeno il più piccolo particolare, classico di Bob Lennon dopotutto (Bob Lennon è il nome da musicista utilizzato dal mangaka).

🔎…Sono Gesicht dell’Europol

Ho deciso di dedicare un piccolo spazio alla figura (a parer mio) meglio definita all’interno del manga: Gesicht. C’è un motivo dietro il quale non ho scelto Atom, ovvero il suo ruolo di figura centrale in Astroboy, dunque ho pensato:”Tetsuwan Atom è fin troppo conosciuto, preferisco dare spazio ad altri personaggi…“.

Devo ammetterlo, una delle morti più tristi è quella dell’investigatore tedesco. Probabilmente proprio perchè era colui a cui eravamo più affezionati, comparendo fin dall’inizio del primo volume e salutandoci con la fine dell’ottavo. La sua storia è parecchio avvincente, all’inizio si presenta come un enorme puzzle scomposto, la cui risoluzione spetta proprio a lui.

Lo stretto legame che conserva con la moglie, un instancabile lavoratore, un rapporto di amicizia e disponibilità verso il prossimo, un’alta professionalità nel suo mestiere, tutte ciò permette a Gesicht di venire a capo del caso Pluto e soprattutto per primo.

Gesicht ha un animo (strana parola per un robot, probabilmente qualcuno avrebbe detto così, anche se penso che alla fine l’ispettore abbia finalmente compreso quell’enigma talmente complicato per una macchina chiamato sentimento). Come dicevamo possiede un animo altruista, non ci pensa due volte a proteggere Hoffman e la sua famiglia, colui che stava tentando addirittura di nuocere alla sua vita.

Esitò per poi fermarsi davanti allo stesso Pluto, disubbidendo agli ordini dei superiori, ebbe compassione del robot-bambino che stava per finire rottamato anni prima, prendendolo con sè e trattandolo come un figlio, un sogno che insieme a sua moglie aveva definito irrealizzabile fino a quel momento, lo stesso sogno che lo perseguiterà e lo farà sprofondare fra le braccia della morte.

👤 Un uomo che si distrugge da solo

Pluto contiene persino una pesante critica verso l’essere umano in generale. Siamo in continua allerta, abbiamo paura delle cose a noi sconosciute, facciamo di tutto per contenerle, limitarle o sfruttarle nel migliore dei modi, tutto ciò per evitare il giorno in cui questi possibili “pericoli” possano ribellarsi alla nostra specie.

Il fattore X a noi ignoto però, è il vero “mostro” che potrebbe in futuro minacciare la nostra salute, ovvero l’uomo stesso.

All’interno dell’opera ci vengono presentati diversi nemici caratteristici: Pluto, Bora e ci viene mostrato come i ministri di giustizia ed il governo temano questi soggetti. Il problema però, non risiede nell’intelligenza artificiale in sè per sè, bensì nel suo costruttore, una mente malata che tenta di sovvertire le regole del mondo e di conseguenza minacciare il suo stato di equilibrio.

Ci viene mostrato come ogni robot segua diligentemente i comandi del corrispondente sviluppatore, come essi possano delineare i tratti della sua personalità, senza potersi ribellare, considerandolo un dio a cui non ci si può contrapporre. Nonostante ciò, queste macchine pensano, chiedendosi ogni volta se le azioni da loro commesse siano giuste oppure sbagliate, cominciando così a capire sentimenti come la felicità o la tristezza, la gentilezza oppure l’odio.

Urasawa affronta il tema della guerra nel suo lato più oscuro e crudo, senza accennare nemmeno ad un bagliore minimo di speranza proveniente da un’ipotetica giustizia superiore che giustifichi il conflitto. Scopriremo in seguito di come un robot può arrivare persino a negare la sua autorità di combattente capendo i suoi enormi sbagli, ovvero uccidere suoi simili (ne è un esempio North numero 2 che tenta disperatamente di oscurare il suo passato diventando un musicista. Sogno che sfortunatamente non si realizzerà).

Una macchina non prende vita o forma autonomamente, serve l’intervento diretto di un creatore. Perchè dunque temere il diverso quando in realtà il vero mostro lo celiamo al nostro interno?

⚉ La forza dell’odio

Vi è una frase che viene ripetuta più e più volte nella storia:”Nulla nasce dall’odio“.

Possono esistere varie interpretazioni dell’affermazione, Naoki Urasawa ci spiega di come il sentimento chiamato dagli esseri umani “odio” non porta a nulla di buono, sparge semplicemente disperazione.

Forse è la prima volta che mi trovo a “correggere” un’affermazione dell’autore, difatti possiamo ben notare di come questo oscuro sentimento possa aiutare le persone (in questo caso i robot) nella loro maturazione psicologica. Prendiamo sempre l’esempio di prima: Gesicht, colpevolizzato per aver ucciso un essere umano, una legge ferrea, che non poteva essere per nessuna ragione al mondo infranta. Le autorità oscurano la mente dell’ispettore, nella speranza che egli non lo ricordi in futuro, ma ciò non accade.

L’odio di Gesicht è immenso, un odio composto, talmente pesante da struggerlo, proprio lui, una delle macchine migliori al mondo.

La sua disperazione si trasformerà in seguito in un enorme senso di tristezza e di compianto. Le cause sono varie: il tanto promesso viaggio in Giappone con la moglie, mai avvenuto, la cancellazione dei suoi ricordi passati ed infine la pesante nostalgia di non aver potuto crescere un figlio-robot come avrebbe tanto voluto e che riconosce nel suo assassino: Ali.

🤖 Finale…?

Il finale di Pluto è uno fra i più tristi che abbia mai letto, ma non è ciò di cui voglio parlare, mi correggo, non è questo il “lato” su cui voglio soffermarmi. Probabilmente avrete già intuito…

Nelle ultime pagine infatti, cambiamo prospettiva, ci spostiamo da un Atom triste per la morte dei suoi simili e per Sahad (Pluto) al nostro “orsetto robot“, colui che si divertiva ad orchestrare il tutto. Colpo di scena! Forse anche fin troppo prevedibile, entra in scena Brau 1589, la prima vera intelligenza artificiale colpevole della morte di un uomo.

Fin dal primo volume lo abbiamo visto interloquiare con personaggi come Atom e Gesicht, una mente brillante, che, probabilmente, era venuto a conoscenza del colpevole molto prima persino del nostro ispettore. Evaso negli ultimi capitoli, si dirige nel nascondiglio del nostro orso e con la lancia con la quale era sempre stato immobilizzato “distrugge” l’animale-robot.

Avrete capito perchè ho messo fra parentesi quel distrugge, difatti Urasawa ci lascia con il dubbio…non si ha la certezza che quell’errore di sistema sia dovuto alla morte dell’orsacchiotto, dopotutto potrebbe essere benissimo un modo originale per concludere l’opera. Voi cosa ne pensate?

📝 Perchè questa recensione?

Recentemente ho avuto il tempo ed il piacere di rileggere questa versione alternativa di Astroboy. Ho fatto molta attenzione ai disegni, che a dirla tutta, la prima volta non mi avevano molto affascinato.

Ho riscoperto punti della trama di cui non mi ricordavo, finendo per apprezzarla ancora di più. La storia di Gesicht, il mio personaggio preferito, mi sono sentito in dovere di citarla più e più volte, mi ha aiutato parecchio nella stesura delle tematiche fondamentali e forse stavolta qualche lacrimuccia l’ho versata ahah.

Concludo definendola un’opera spettacolare e rispondendo alla domanda che avevo posto inizialmente, la risposta è SÌ! Urasawa è riuscito a ricreare Astroboy a modo suo in una maniera impeccabile! Sono convinto che se il maestro Tezuka avesse potuto dare uno sguardo a Pluto ne sarebbe stato orgoglioso.

Valutazione globale

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