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Recensione: Il Canto dell’Usignolo

Il Canto dell'Usignolo recensione

Introduzione

Il Canto dell’Usignolo è il primo volume della Saga degli Otori, una serie di tre libri scritti dall’autrice inglese Gillian Rubinstein, firmati con il suo pseudonimo Lian Hearn e pubblicati per la prima volta tra il 2002 e il 2004. Il titolo originale del libro è “Across the Nightingale Floor” e arrivò per la prima volta in Italia grazie a Mondadori con il titolo “La leggenda di Otori” la cui versione è, ovviamente, introvabile.

Fin dalla sua prima uscita è stato acclamato dal pubblico e dalla critica ed è molto spesso paragonato da quest’ultima ai libri del ben più famoso Philip Pullman (autore de “La Bussola d’Oro“). Il libro ha venduto più di 5 milioni di copie in tutto il mondo ed è stato tradotto in ben 40 lingue.

La versione che ho letto e a cui si riferisce questa recensione, è la riedizione pubblicata quest’anno (2020) da Edizioni e/o. Ne approfitto per ringraziare la casa editrice per averci dato la possibilità di scoprire e leggere questo libro.

Non bisogna giudicare un libro dalla copertina, ma…

Il canto dell'Usignolo cover

Ho intenzione di iniziare questa recensione raccontando una delle cose che più mi ha colpito, a primo impatto. Da sempre ci viene detto di non giudicare un libro dalla copertina, ed è assolutamente giusto, ma in questo caso sulla sovra-copertina possiamo osservare un’illustrazione davvero molto accattivante. Essa raffigura i tre personaggi principali: i due protagonisti sulla prima copertina e l’antagonista sulla quarta. Nonostante non sia qualcosa di fondamentale al fine delle buona lettura di questo libro, trovo che sia una splendida aggiunta e assolutamente degna di nota. Molto bello anche il colore della copertina, un deciso rosso vino piacevole alla vista.

Anche la rilegatura è ottima, senza difetti particolari e accompagnata da un’altrettanto buona impaginazione.

Trama

Nel XIV secolo, in un Giappone medievale mitologico, il giovane Takeo cresce in seno a una comunità pacifica che condanna la violenza ma che sarà massacrata dagli uomini di Iida, il signore del Clan dei Tohan. Takeo è salvato da Lord Shigeru, del Clan degli Otori, e si troverà al centro delle lotte sanguinarie tra i signori della guerra e dovrà arrendersi al proprio destino. Ma chi è davvero Takeo? Contadino, signore o assassino? Da dove arrivano i suoi prodigiosi poteri? In un mondo fuori dal tempo, dominato da codici d’onore e da rigidi rituali di una tradizione millenaria, Takeo incontrerà per la prima volta l’amore: dovrà forse scegliere tra quest’amore, la sua devozione a Lord Shigeru e il suo desiderio di vendetta? La sua ricerca lo condurrà fino alla fortezza di Inuyama, a camminare sul “pavimento dell’usignolo”. Ma quella notte l’usignolo canterà?

Una storia davvero intricata dai risvolti inaspettati

La trama è decisamente intricata, ma questo non significa che sia complessa, anzi. Trovo che questa sia una delle cose più incredibili che sia riuscita a fare l’autrice: rendere più che comprensibile una trama molto complessa senza mai banalizzare nulla. I primi capitoli ripercorrono in maniera alternata la storia di Takeo e quella della nobile Shirakawa. Dopo qualche peripezia (capitata ad entrambi) le due storie iniziano a correre sullo stesso binario. Personalmente, penso che il punto in cui le due storie si uniscono sia l’inizio della fase più interessante del libro. La storia è curata fin nei minimi dettagli, tant’è vero che una volta che si inizia a leggere sembra di essere al fianco dei personaggi, in quel Giappone feudale che, per quanto immaginario, riesce a dare un’impronta di realismo davvero impressionante.

Essere assorbiti in questo modo da un libro è davvero raro, ma l’autrice riesce a catapultarci lì curando ogni cosa nei minimi dettagli. Se proprio volessimo andare a cercare il pelo nell’uovo, potremmo dire che buona parte del libro (per quanto concerne i primissimi capitoli) è abbastanza noiosa, anche se trovo che sia un passaggio fondamentale almeno per presentare la storia e i personaggi. Paragonerei questo libro ad una scalata: inizia molto lentamente, con alcuni elementi che sembrano quasi una forzatura (ma che verranno giustificati andando avanti), fino ad arrivare al climax dell’ultimo capitolo, strapieno di eventi e di emozioni. Così alla fine il lettore è affamato di sapere come andrà a finire nei prossimi libri. Un’altra cosa che ho davvero gradito è stato il finale: scioglie i maggiori nodi della trama, ma lascia uno spiraglio abbastanza grande da invogliare il lettore a continuare la serie.

Castello di Himejii
Il castello di Himejii “l’Airone Bianco”

Tra Otori e Tohan: i protagonisti della serie

Una delle cose che mi ha stupito di più di questo libro sono i personaggi, assolutamente fantastici e sviluppati davvero bene. Anche se dovrebbe essere una cosa normale dato che il libro si basa proprio su di essi, è molto difficile costruire dei personaggi realistici che si incastrano così bene tra loro senza essere troppo simili. Per fare un paragone potremmo dire che sono un’ottima orchestra formata da musicisti assolutamente validi anche come solisti. Prendiamo, per esempio, il personaggio di Takeo (o Tomasu): senza fare spoiler, possiamo affermare con sicurezza che ha uno sviluppo coerente con la propria storia senza lasciare nulla al caso e senza forzature. Lo stesso si può dire, o almeno in parte, della nobile Shirakawa, anche se in lei abbiamo un cambiamento meno radicale, o meglio, più “silenzioso”. La rivoluzione (come ho già detto prima) avviene quando i due si incontrano e iniziano a scoprire nuovi sentimenti. Da quel punto inizia “davvero” la storia, la parte più interessante e intricata sia dal punto di vista narrativo che da quello dello sviluppo dei personaggi. Ovviamente anche gli altri protagonisti hanno una propria evoluzione, seppur limitata rispetto ai due ragazzi, ma è comunque evidente e apprezzabile per la sua realisticità e, in certi casi, imprevedibilità.

Anche se credo di essere l’unico a pensarlo, qualcosa che mi ha lasciato l’amaro in bocca, è il non aver approfondito per bene la figura di Iida Sadamu, l’antagonista attorno a cui ruotano tutte le vicende ma che riveste per la maggior parte del tempo un ruolo marginale. Quasi ci si dimentica di lui, se non fosse utilizzato come bersaglio dell’odio di tutti i personaggi principali. Sarà anche un’opinione impopolare, ma credo che approfondire la figura del nemico comune possa aggiungere un qualcosa in più alla trama.

Conclusioni e considerazioni personali

Alla fine posso dire che questo libro mi ha davvero stupito, francamente non mi aspettavo di avere tra le mani una simile perla, quindi posso affermare con sicurezza che è uno dei pochissimi libri che mi ha fatto provare delle emozioni veramente forti rientrando di diritto tra le mie opere preferite. Ringrazio ancora Edizioni e/o per l’opportunità che ci ha concesso. Per chi volesse comprarlo, potete trovare la pagina dello store ufficiale cliccando qui.

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