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Recensione: “Billy Bat”

Introduzione

“Billy Bat” è un’opera scritta e disegnata da Naoki Urasawa, uno degli autori più celebri del panorama manga, nonchè vincitore di numerosi premi ed onorificenze. Il titolo conta in totale la bellezza di 20 volumi, arrivati in Italia tramite le edizioni di Goen e GP Publishing. Classificato come ‘seinen’ grazie ai molteplici intrighi e misteri che la trama serba e, specialmente, per colpa della reale linea temporale riguardante la storia del genere umano, passo dopo passo.

“Billy Bat” è dunque molto più di un semplice titolo, fra le sue pagine troviamo sorprese, suspance, enigmi e molto altro. In quest’opera (fra l’altro una delle più longeve fra quelle terminate dall’autore) Urasawa tenta di creare un possibile collegamento fra la storia dei nostri antenati e un altro concetto ben distinto: il fumetto.

Il mangaka analizza varie prospettive, come suo solito, soffermandosi particolarmente sull’America degli anni ’90, invece che la classica Germania onnipresente in “Monster” e “Pluto”. Se poi il suo stile viene arricchito con una piccola chicca chiamata Billy Bat, il tutto muta, divenendo estremamente somigliante ad un capolavoro mondiale, il Mickey Mouse del grandissimo Walt Disney.

📖 Trama

Protagonista (iniziale) della storia è Kevin Yamagata, un nikkeijin nippo-americano impiegato presso una casa editrice americana come fumettista. Lui e il suo braccio destro Chuck Culkin lavorano giorno e notte a quello che a prima vista parrebbe il nuovo capolavoro fumettistico mondiale: “Billy Bat”. La storia racconta gli episodi aventi come protagonista il detective privato Billy Bat, un pipistrello stile cartoon antropomorfizzato, alle prese ogni notte con un crimine diverso. Spie sovietiche, criminali, sicari ed organizzazioni segrete sono all’ordine del giorno, il pane quotidiano.

Un giorno, durante la visita dell’ispettore dell’FBI Smith e del suo collega, Yamagata viene a scoprire di come il suo tanto acclamato quanto sudato lavoro di una vita sia in realtà un plagio. Spaventato ed estremamente imbarazzato, in un primo momento proverà a negare il fatto ma, in seguito, non potrà fare altro che partire per il Giappone, per indagare su questo misterioso ed inspiegabile accaduto.

È proprio nel paese del Sol Levante che il giovane disegnatore scopre che il simpatico e tenebroso Billy Bat è molto più di un semplice e statico personaggio che si limita a comparire nelle vignette: il pipistrello è “vivo”, rappresenta un simbolo fin dal principio dell’umanità. La verità è venuta a galla e con essa il fantomatico rotolo che vedremo in seguito essere tanto leggendario quanto desiderato. Ma desiderato da chi? Il nostro protagonista si renderà conto ben presto di sapere troppe cose e di essere sotto gli occhi di losche associazioni disposte a fare di tutto pur di chiudergli la bocca. La vera domanda rimane però una soltanto:”Chi è veramente Billy Bat?”.

✒ “It’s showtime”

La storia parte col botto: Urasawa va subito al sodo, mostrandosi estremamente deciso a seguire una precisa pista. All’autore non importa riuscire oppure no, ciò che conta è provare, tentare di realizzare una storia ponderata e allo stesso tempo longeva. Potremmo anche insinuare che il primo volume parta fin troppo rapidamente, il viaggio America-Giappone è assai velocizzato. L’idea iniziale che un normale lettore potrebbe farsi potrebbe proprio essere quella di una trama troppo spedita.

Il vero “boom” è segnato dall’omicidio di Charlie, una vecchia conoscenza nonchè amico del protagonista, ma, soprattutto, dal misterioso assassinio del direttore Shimoyama (e già qui la linea del tempo comincia pian piano ad assemblarsi). Antagonista iniziale è il misterioso personaggio che risponde al nome di Kiyoshi Kurusu, molto probabilmente, come poi verrà approfondito in seguito, un sicario professionista. (Piccola nota: Urasawa utilizza lo stesso nome che sfruttò ben 9 anni prima nella creazione di Sada Kiyoshi, ovvero l’enigmatico Sadakiyo di “20th Century Boys”).

Inizialmente non si comprendono appieno le vere intenzioni di colui che in seguito diverrà uno dei personaggi più geniali e meglio caratterizzati all’interno di “Billy Bat”. Kurusu parla di un pipistrello e di come di quest’ultimo esistano due varianti: una bianca ed una nera, per poi arrivare a chiedere a Kevin quale dei due egli riesca a vedere. Questa domanda bizzarra è lo stesso quesito che terrà in stallo i lettori per tutta la trama. Tagliando immediatamente la testa al toro posso confermare che la risposta non verrà data nemmeno nel finale dell’opera, lasciando spazio alla nostra immaginazione.

Ciò che si sa fin dal principio è di come queste due figure siano strettamente legate al rotolo, un oggetto dalle capacità mistiche, in grado addirittura di prevedere il futuro. Un briciolo di sovrannaturale però questa storia lo possiede veramente, Billy Bat esiste, è partecipe nella vita dei suoi disegnatori, anzi, la comanda e la dirige a suo piacimento. Kevin Yamagata è sicuramente il primo che comincia un vero e proprio dialogo con il pipistrello (il primo ovviamente nel corso del manga), o meglio, uno dei tanti.

🦇 Le forme di Billy

Come poco fa specificato, il nostro protagonista è uno dei molteplici disegnatori che, nel corso della storia, hanno stabilito un contatto diretto con Billy. Urasawa non spiega la funzione dei fumettisti all’interno della sua opera, che questi siano ponti o semplicemente messaggeri non importa. Quest’alone di mistero che la figura principale porta con sé ricorda alquanto il Johan Liebert presentato in “Monster”, un soggetto attorno al quale prendono forma gli eventi che alla fine descriveranno l’intero filo narrativo, un qualcuno o un qualcosa di nettamente superiore agli altri personaggi.

• Kevin Yamagata

Kevin Yamagata potrebbe essere benissimo paragonato (mi riferisco a coloro che hanno letto anche “20th Century Boys”) a Kenji Endo: ricopre il ruolo di personaggio centrale nelle prime vicende, per poi sparire e ricomparire improvvisamente dopo un lungo timeskip nel finale. Molto probabilmente è proprio Kevin il disegnatore principale immaginato da Urasawa, possiamo notare infatti uno scisma durante la sua carriera da fumettista, la nascita di un secondo Billy Bat.

Mi sto ovviamente riferendo al pipistrello di Chuck Culkin, o almeno di colui che si cela dietro questo nome. Fin dall’inizio l’autore è deciso a descrivere quello che parrebbe un vero e proprio tradimento. Chuck è infatti l’aiutante del protagonista e la cosa triste è pensare proprio ad un possibile (ri) plagio. Il nuovo personaggio spopola e qui assistiamo ad un ribaltamento improvviso, quello che fino a poco tempo fa era un tenebroso ed avvicente detective privato ora è un simpatico eroe dei bambini. Gli occhi di Billy Bat sono cambiati, non guardano più verso Yamagata.

In soldoni Kevin Yamagata è costretto a ripartire da zero, i sostenitori della serie originale sono pochi, ma buoni. Un tema molto caro ad Urasawa, la storia di un uomo che ha perso tutto ed è dunque costretto a riemergere, rappresenta un’idea già adottata in “Monster”, avente all’epoca come cavia Kenzo Tenma. Da “vittima” Yamagata diviene un informatore, nonchè ambasciatore del pipistrello. Appena atterrato in Giappone il giovane ha l’opportunità di conoscere Zofu, un ex-kamishibai che in seguito chiamerà maestro; qui il richiamo ad Osamu Tezuka è piuttosto forte e non solo nel character design: viene prontamente, nonchè direttamente citato.

Zofu rappresenta per Kevin molto più di un esempio da seguire, è un vero e proprio insegnante di vita. Nonostante quest’ultimo, inizialmente, abbia un fare un poco burbero e arrogante, ben presto si scioglierà, trasmettendo per filo e per segno il suo bagaglio culturale artistico al protagonista che, se posso anticipare, ha a sua volta ereditato. È straordinario notare inoltre come Yamagata cerchi di imitare a qualunque prezzo il suo maestro. Una dimostrazione assai straordinaria è quella che avviene nel volume 18, dove Urasawa decide di re-inserire la figura principale del suo “Billy Bat”.

La scelta è talmente azzeccata che fa sorgere una specifica domanda nella mente del lettore:”È Zofu o Kevin Yamagata?” ed effettivamente come smentire tale quesito? Sono due gocce d’acqua. Il personaggio in questione è la pedina principale mossa da Billy, se non esistesse molte delle situazioni raccontate non potrebbero accadere. Basti solamente pensare all’arco di JFK, nel quale Kevin salva Kevin Goodman, all’epoca ancora bambino.

Il disegnatore della saga di Billy Bat è il personaggio in cui Naoki Urasawa stesso si rivede, tramite il quale tenta, in un modo o nell’altro, di somministrare al pubblico delle piccole pillole di vita, di far capire ai suoi lettori quanto un essere umano possa essere profondo nell’anima. Il protagonista è molto probabilmente uno degli intermediari più decisi ed ambiziosi di tutta l’opera, l’autore ci mostra un cambiamento radicale riguardante la sua figura. Nonostante un braccio rotto e uno tagliato non si arrende, ostinandosi a disegnare utilizzando persino la bocca, determinato a concludere la sua serie prima di sparire per sempre. Sicuramente una delle poche persone che in vita riuscì a capire chi, o cosa, fosse veramente il pipistrello. O forse no?

• Kevin Goodman

Già dal finale dell’undicesimo volume del manga avremmo potute tirare le nostre conclusioni sul personaggio di Kevin Goodman. Era alquanto logico che quest’ultimo divenisse l’erede di Kevin Yamagata (ad esempio il nome è un piccolo indizio), dopotutto è praticamente una delle figure che appaiono fin dall’inizio, dal numero due dell’opera per la precisione.

Figlio di un pezzo grosso della miliardaria “Golden Cola” e di una donna umile, Kevin ha la possibilità fin dalla nascita di scegliere la sua carriera, di guardare il mondo dall’alto. Ed è proprio qui che Urasawa ribalta i ruoli: dall’illustratore semplice e normale che deve faticare per raggiungere la vetta, passiamo all’artista che, davanti a sé, ha un’infinità di occasioni fruttuose, tutte da provare.

Nonostante questo enorme divario fra i due protagonisti principali, Goodman, da quanto abbiamo capito, non è il tipo che si appisola sugli allori, anzi, potremmo dire che cerca di evitare ogni tipo di agevolazione, partendo da zero. Considero quella che segue come una mia personalissima opinione (come del resto quelle che seguiranno): è esattamente nel personaggio trattato che Naoki Urasawa si rispecchia.

L’autore tempo fa rilasciò un’intervista e, alla domanda:“Molte persone sostengono che lei sia una vera e propria goccia d’acqua se paragonato a Kenji, cosa ne pensa?” proposta dallo speaker, Urasawa sorrise, smentendo l’affermazione. A detta del mangaka è infatti insolito che qualche sua creazione fumettistica funga da “specchio dell’anima”. Kevin Goodman rappresenterebbe uno di questi rari casi (secondo il sottoscritto) e non solo per la sua “somiglianza” fisica, bensì, soprattutto, per il ruolo che ricopre e per i lunghi interventi che esegue nel corso dell’opera.

Ci tengo subito a correggermi e a dichiarare che Goodman è la (vera) figura centrale del manga. È difatti l’unico che riceve una “vaga” spiegazione sulla natura di Billy Bat dal/i pipistrello/i (su questo concetto ci arriveremo poi) stesso/i verso il finale, ovvero il punto più importante. La fine della storia rappresenta praticamente un nuovo inizio, non si hanno certezze nel corso della trama, il tutto verrà in seguito chiarito, anche se forse sarà oramai troppo tardi.

Riguardo questo concetto sarò al momento superficiale, proprio perchè andando avanti diverrà il sugo della recensione. Come se fosse un caso o una pura coincidenza, Kevin Goodman sarà l’unico che riuscirà a raggiungere il fondo della grotta, il luogo dove si terrà l’incontro con Billy. La discussione è semplice, ma allo stesso tempo cita argomenti alquanto astratti.

Secondo Billy Bat la razza umana è incapace di prendere decisioni corrette, l’uomo è un concentrato di errori e di scelte drastiche e ciò spiegherebbe perchè, pian piano, l’intero pianeta si stia sfaldando. Le persone sono dei soggetti passivi, non sanno individuare il colore “grigio” bensì distinguere solamente ciò che è nero da ciò che è bianco, ciò che è corretto da ciò che è scorretto. Ma che cosa è giusto? E cosa è sbagliato?

Finito il discorso il nostro protagonista pare confuso, un’unica cosa gli sembra certa: disegnare. Fino a che Kevin Goodman continuerà a disegnare, Billy Bat non potrà estinguersi e di conseguenza nemmeno i sogni e le speranze del suo pubblico. Nell’ultima scena che ha come soggetto principale il fumettista, Urasawa ci mostra un dialogo con quello che sarà in seguito l’erede di Kevin: Timmy. Un momento estremamente significativo. Il sipario si chiude, nessuno ha idea di che fine abbia fatto la serie dell’autore, si sa solo che questa è stata finalmente conclusa. Di una sola cosa si è certi, il pipistrello non è morto.

• Timothy Charles Sanada

Timothy Charles Sanada è sicuramente una delle comparse più enigmatiche, importanti e simboliche di tutto “Billy Bat”. Tutto inizia con un semplice concorso, dove il pluripremiato Kevin Goodman invita tutti i giovani e aspiranti fumettisti ad inviare alla casa editrice una personale storia su Billy, possibilmente cambiando il character design del personaggio. Fra i bozzetti più brillanti spunta fuori Timmy, che all’epoca era ancora minorenne. La sua abilità con il pennino fa rabbrividire Goodman, il quale deciderà più avanti di prenderlo sotto la sua ala.

Ed è proprio ciò che accade. Una volta maturato il ragazzino torna dal celebre disegnatore, riproponendo una seconda trama, ancora più bella della prima. È la goccia che fa traboccare il vaso: il giovane viene assunto a tempo pieno, da ora in avanti anche il suo nome comparirà sulla copertina dell’opera e ciò, si badi bene, rappresenta un’opportunità straordinaria, essendo Timmy cresciuto nei più bassi e malavitosi quartieri americani.

La situazione era però troppo bella per essere vera e, come del resto ben sappiamo, Urasawa non è certo il tipo che si accontenta. L’autore decide sì dunque di far proseguire la storia, non uscendo dai binari che si era prefissato inizialmente, ma di introdurre l’ennesimo ribaltamento narrativo, una cosa mai vista prima. Come si suol dire:“Dai una mano e gli altri si prenderanno tutto il braccio”, l’epopea del novello fumettista non poteva durare così tanto. No, non stiamo parlando di un macabro colpo di scena, bensì di un repentino cambio di personalità.

Basti pensare al padre di Timmy, il falso Chuck Culkin padrone della Chuck Culkin Enterprises, colui che tentò, nascondendosi dietro l’identità dell’aiutante di Yamagata, di scalare le classifiche del fumetto globale. (Tornando ora un attimo a parlare di Walt Disney, quest’uomo è veramente identico al creatore di Mickey Mouse). Essendo questo losco figuro oramai K.O., serviva qualcuno che ereditasse la carica di “antagonista” e, come durante l’epoca feudale, chi di più adatto se non il diretto discendente?

Ma dove si cela il vero genio dietro questa figura? È molto semplice, già solo il fatto che esista un intermediario con scopi malvagi è un qualcosa di straordinario e di completamente sconvolgente. La velocità con cui gli eventi mutano, passa poco tempo e Timmy diviene rapidamente una vera e propria minaccia, forse la più grossa e temibile mai apparsa. L’episodio più importante che coinvolge direttamente l’erede è sicuramente il tragico attentato alle Torri Gemelle ed è allo stesso tempo questo il momento in cui il disegnatore inizia a fare “paura”.

La voce secondo la quale Timothy fosse in realtà un falso che non riusciva a comunicare né a vedere Billy viene smentita. Può trattarsi di un caso, ma in questa situazione affermare ciò non è credibile. La caduta delle torri e con esse la morte di Devivie segnano la nascita di un regime del terrore, proprio come previsto da Adolf Hitler, il che non è assolutamente casuale. Nonostante ciò il piano di Timmy, per quanto geniale fosse, è destinato a svanire e con esso il destino del mondo stesso.

In seguito all’incontro fra Kevin Goodman e Billy Bat, Urasawa decide di inserire un azzeccatissimo flashforward, dove è possibile ammirare un pianeta Terra oramai morto. Probabilmente il pipistrello lo ha completamente abbandonato. Verso il finale dell’opera Timothy Charles Sanada rincontra quello che un tempo era il suo mentore e qui la vicenda prende una forma estremamente nostalgica e malinconica: il secondo incontro fra maestro e allievo, questa volta però c’è qualcosa di diverso.

Goodman è una copia perfetta di Kevin Yamagata, mentre Sanada è l’esatto contrario. Il fumettista riesce ancora a prendere in mano una matita e a disegnare il tanto amato Billy, ma ciò gli causa un senso di ribrezzo incontenibile, come se non fosse degno di tale compito. Dopo essersi silenziosamente congedato, Timmy si lascia andare in preda alla rabbia, prendendo a bastonate quella che oramai è una scritta di Hollywood rovinata ed insabbiata: lo stesso luogo in cui, anni prima, ammirò per la prima volta assieme ai suoi genitori la Luna.

• Jackie Momochi

E ora, dopo i personaggi più “succosi”, è il momento di parlare di Jackie Momochi e qui la situazione diviene meno complessa. Jackie non compare molte volte nel manga, giusto nell’arco di JFK e nel suo seguito, facendo piccole comparse verso il finale del manga. Una cosa interessante da notare sono invece i suoi legami di parentela, basti solamente pensare a suo padre e di come l’intera famiglia Momochi discenda direttamente dal clan dall’omonimo nome, comparso nella storia del ninja Kanbei.

Sfortunatamente la ragazzina non viene sfruttata pienamente da Urasawa, forse per lasciare spazio ad altre figure principali, o forse perchè l’autore aveva in serbo altri piani per lei? Resta comunque ancora un dubbio: come mai il mangaka ha voluto far apparire questo personaggio come uno dei più utili all’interno dell’opera? Non dimentichiamoci che la giovane riesce anch’essa a vedere Billy Bat, o perlomeno a mettersi in contatto con lui. Proprio durante la narrazione che vede Timmy come antagonista centrale, Jackie Momochi assume un ruolo di assoluta importanza, è difatti l’unica “porta aperta” con la quale il pipistrello possa interagire.

Kevin Yamagata è oramai passato, è vecchia roba, la stessa cosa potremmo dire di Kevin Goodman e via a seguire: Zofu è oramai deceduto e con lui Shisho e Kurusu, Yamashita non è più in grado di dare una mano, può oramai solamente contribuire alla tutela di un vecchio Yamagata. Chi altro poteva rimanere se non Jackie? L’incarico affidatole da Billy è di estrema importanza, ovvero comunicare al disegnatore della serie a fumetti (Kevin Goodman) che Timmy non sia in realtà un intermediario, che non riesca realmente a stabilire un contatto con il pipistrello.

Già precedentemente la ragazzina ebbe in mano le redini della situazione. Durante il suo primo incontro con Harvey Lee Oswald ricevette l’opportunità di incontrare faccia a faccia Kurusu e, di conseguenza, impedire l’assassinio del presidente Kennedy; proprio nello stesso istante in cui Kevin Yamagata salvò il suo discepolo. Ma così non fu. Naoki Urasawa rende Jackie Momochi un perfetto personaggio secondario, quella figura che compare quando il gioco si fa duro. L’autore tende però a precisare anche un altro fatto: se all’epoca non ci fosse stato Randy Momochi (il padre) su quel maledetto taxi, molto probabilmente, anzi, certamente, Billy Bat non avrebbe potuto continuare a vivere.

• Zofu

Zofu non è un personaggio di grande spessore, è solamente una piccola perla appartenente ad una lunghissima catena. Assume particolare importanza per essere stato il maestro di vita di Kevin Yamagata e per essere stato a sua volta l’allievo di Shisho. Inizia la sua professione di fumettista come kamishibai, vagando di quartiere in quartiere alla ricerca di qualcuno che apprezzi i suoi racconti.

Viene sfortunatamente rinchiuso in galera, il che era normale per un Giappone post-seconda guerra mondiale. Incolpato di diffondere ideologie aventi una politica sbagliata viene rinchiuso nella cella più pericolosa, contenente un vero e proprio assassino. Qui il richiamo a “20th Century Boys” è assai chiaro: come il numero 1498 (Kakuta), compagno degli Ujiko Ujio (citazione ai Fujiko Fujio di “Doraemon”), incontra Occio nelle segrete, Zofu incontra quello che in seguito diverrà Shisho.

Ed è in questo luogo, tramite questo incontro, che inizia la storia così come la conosciamo e, con essa, uno dei tratti più complessi da capire di tutta la narrazione. È vero, il semplice flashback di “20th Century Boys” in “Billy Bat” si evolve in una vera e propria macchina del tempo, ma al mangaka ciò non basta, vuole spingersi oltre, rendendo ancora più ingarbugliata la trama. Quello che accade durante l’avvento di Devivie è un pezzo di storia estremamente importante che, guarda caso, ha come protagonista proprio Zofu.

Tramite un salto nel passato veramente ben descritto comprendiamo a fondo il passato del disegnatore: incontrò Albert Einstein ed è proprio da qui che prende forma la tanto amata teoria degli universi paralleli, un tema fondante del manga. Successivamente i ricordi passati vengono interrotti e l’autore decide di inquadrare una seconda figura, forse più importante, ovvero quella di Shisho.

Comincia dunque la storia di Sissy e Gary, i genitori di Devivie, i quali possiedono gli stessi nomi della fanciulla e dell’antagonista comparsi nel fumetto di Yamagata. E già da qui si poteva intuire qualcosa. Inizialmente, per colpa di una serie di omicidi avvenuti tramite l’utilizzo di una katana, la colpa ricadrà logicamente sul maestro di Zofu, che sarà immediatamente caratterizzato come un vero e proprio malvagio. A volte però l’apparenza inganna (soprattutto quando il narratore è Naoki Urasawa) e, improvvisamente, avviene uno sconvolgente cambio di ruoli: colui che fino a poco tempo fa era un perfetto cattivo è ora un eroe e Gary un mostro.

Se riflettiamo la situazione calza a pennello. Se ci dovessimo infatti attenere al capolavoro di Kevin, Shisho vestirebbe perfettamente i panni di Billy Bat, e come negarlo dopotutto? Tramite questa piccola (ma grande) precisazione, Naoki Urasawa tenta qualcosa di nuovo: mischiare passato e futuro in un’unica scena, in parole povere un qualcosa di impossibile, o quasi. Se Sissy o Gary dovessero morire, Devivie sparirebbe e, di conseguenza, il pipistrello non verrebbe mai minacciato. In parole povere il più piccolo cambiamento ambientato in epoca passata provocherebbe un vero e proprio sconvolgimento nel presente. Ciò però non accade e il tutto si conclude con un pentimento ideato dalla mente di Yamagata e disegnato su carta dal suo pennino. In seguito all’episodio, Zofu non compirà altre celebri apparizioni, si limiterà semplicemente a morire di vecchiaia, uscendo dunque di scena e lasciando nelle mani dei suoi discepoli un messaggio ben preciso, la stessa responsabilità che ereditò lui stesso anni prima.

• Shisho

Shisho è sicuramente una delle figure più iconiche ma allo stesso tempo misteriose di tutto “Billy Bat”. Naoki Urasawa descrivendolo non ci fornisce un completo identikit, bensì solamente informazioni sparse riguardanti il personaggio e piccoli incontri che vedono un rapporto diretto fra lui ed altre persone. Il “primo” vero disegnatore del pipistrello. Non ci viene assolutamente accennato di come l’artista abbia conosciuto Billy, anzi, è come se il fumettista stesso fosse un’entità immaginaria dotata di capacità sovraumane.

Nonostante non possediamo abbastanza dettagli sulla vita del personaggio, possiamo affermare con sicurezza di come questi abbia vissuto nella stessa epoca di quello che era un Kurusu bambino e di come sempre il disegnatore abbia costruito un ponte fra Kiyoshi e Billy. Un eroe? Un super-cattivo? Ciò che Urasawa ci vuole comunicare è che Shisho non è un semplice illustratore, benchè meno un comune intermediario: è un superuomo. Esiste anche un’ennesima teoria, secondo la quale il maestro sia Billy Bat stesso. Ciò potrebbe spiegare il tatuaggio che questi porta segnato sul petto che, quasi sicuramente conoscendo Naoki Urasawa, non è messo lì per bellezza.

• Kiyoshi Kurusu

E, per concludere la lista, uno dei personaggi più geniali e meglio riusciti/caratterizzati di tutto il repertorio urasawiano: Kiyoshi Kurusu. Al contrario della vita di Shisho, la sua storia è molto ben descritta, dalla sua routine adolescenziale quotidiana fino ai dettagli più capillari. Nonostante ciò, la sua natura rimane avvolta nel mistero. All’inizio dell’opera calza i panni del perfetto antagonista, un qualcosa di ben diverso dal Johan Liebert di “Monster” e dall’Amico di “20th Century Boys”.

Kurusu è difatti differente, non è onnipresente, anzi, scompare proprio nel bel mezzo del filo narrativo, morendo. Non possiamo dunque sostenere che il suo (all’interno dell’opera) sia stato un lungo viaggio, però, anche se la fortuna non è stata come si suol dire dalla sua parte, potrebbe essere stato comunque uno dei pochi a comprendere in realtà cosa sia Billy Bat.

Per focalizzarci su questo punto, che svolgerà il ruolo di chiave di volta nel finale, dobbiamo prima analizzare e comprendere la drastica infanzia che questo “genio” ha dovuto trascorrere. Siamo nel 20°secolo, non si sa con certezza l’anno, ma si potrebbe ipotizzare probabilmente dopo il 1910 e sicuramente prima del 1923, anno in cui Kiyoshi frequentava le elementari. Possiamo già dunque capire in che periodo dell’era giapponese ci troviamo. Assistiamo nel 1921 alla nascita della Sekirankai e nel 1922 del PCG (il partito comunista giapponese), associazioni che condannavano a morte il capitalismo.

Il padre del personaggio in questione ci viene presentato come un attivista che, vivendo in annate assai brusche e violente, non poteva far altro che operare in massima segretezza ed illegalità. Per questo motivo, durante il periodo scolastico, Kiyoshi Kurusu veniva preso di mira. Nomi dispregiativi come “bambino rosso” gli venivano attribuiti e, certe volte, la situazione sfociava nella rissa. È un chiaro rimando al Kiyoshi Sada di “20th Century Boys”, il quale veniva ripetutamente bullizzato nelle ore post-scolastiche dai suoi coetanei.

Riprendendo in mano il filo del discorso: queste violenze continuano, fino a quando un brutto giorno il bambino vede il padre giacere su un carro funebre, vittima indifesa delle forze speciali di polizia anti movimento comunista. La morte del genitore segna un profondo shock nel giovane e da qui in avanti tutto non farà che peggiorare. Rientrato a casa il ragazzo è costretto ad assistere ad un adulterio fra sua madre e lo stesso agente colpevole dell’omicidio paterno. Un’altra evidente citazione alla Sekirankai, la quale possedeva un ben preciso slogan politico:“Il capitalismo rende le donne prostitute”. È la caduta del PCG.

In questo punto della narrazione si verifica una svolta e accade un fatto già visto all’epoca in “Monster”. Kurusu oramai rifiutato ed abbandonato scappa di casa, rifugiandosi in un quartiere a luci rosse. Sarà qui che incontrerà Shisho, il quale lo informerà dell’esistenza del pipistrello e delle sue varianti, avvertendolo anche però del pericolo che queste potrebbero portare. Urasawa gira la frittata, abbiamo di fronte un repentino cambio di atteggiamento, la depressione si trasforma in determinazione e il ragazzino per la prima volta nella sua vita si sente invincibile. È il primo incontro fra Billy Bat e il bambino.

Tutto ciò per arrivare all’epilogo, ad una conclusione “grigia”, né giustasbagliata. Dopo aver origliato che una riunione a sfondo rosso si terrà in casa propria e che le forze speciali tenteranno di irrompere, Kiyoshi elabora un piano, che poi non si verificherà. Quella che accade è una coincidenza, oppure no? Era il primo settembre del 1923: la data del terremoto del Kanto. Convinto che il suo stratagemma sia andato a buon fine torna a casa e ad aspettarlo vi sono un mucchio di cadaveri, compreso quello di sua madre, la quale però oramai era vista come una traditrice. Il padre era stato vendicato.

Per comprendere appieno la genialità di Kurusu però, è assolutamente necessario citare anche il viaggio lunare che inoltre rappresenta il tassello più importante dell’intero mosaico. Giunto sulla luna Kiyoshi Kurusu incontra il vero Billy Bat, colui che non è né bianconero. Urasawa inquadra questa vicenda da una prospettiva piuttosto particolare: secondo le tavole disegnate da Kevin Goodman e ancor prima da Zofu, la volpe (così viene rappresentato il personaggio) una volta compiuto l’allunaggio avrebbe causato la scomparsa dell’intero pianeta. La fine del mondo.

Ciò che accade è però l’esatto contrario. Una volta atterrato l’unico desiderio dell’astronauta è quello di scusarsi con il mondo intero, di pentirsi. Non succede come per Devivie, Kiyoshi parte in cerca della verità, quello che intraprende è un sentiero che vuole percorrere, dei rischi che lui stesso vuole affrontare. Prima di morire lancia un ultimo messaggio al padre, ricordandosi dei tempi passati ad ammirare silenziosamente la luna nelle calde serate estive. Soddisfatto finalmente di aver compreso realmente cosa si nasconda dietro il pipistrello e quale sia la sua vera natura, Kurusu esce di scena.

✒ Un finale in stile fumetto

Il finale di “Billy Bat” è ben diverso dalle altre conclusioni proposte dall’autore. Non è un qualcosa di inquietante ed enigmatico come quello di “Monster”, né malinconico ma eccitante come quello visto in “20th Century Boys”, è semplicemente corretto. La domanda che tiene tutti in stallo è una:“Chi è veramente Billy Bat?”, un quesito veramente interessante a cui va a sommarsi un secondo dubbio:“Quale è il bianco e quale il nero?”. Le due cose sono strettamente collegate e per comprendere l’identità del pipistrello è d’obbligo prima sfatare il secondo mito.

Fin da bambini associamo il colore nero ad un qualcosa di negativo e, di conseguenza, il suo opposto ad un qualcosa di benevolo, è naturale ed è proprio su ciò che il mangaka fa leva. È logico distinguere due tipologie di Billy, uno buono ed uno cattivo, ma è al tempo stesso anche evidente domandarsi:“Buono per chi? Cattivo per chi?”. La cosa è assolutamente variabile. E l’inganno infatti si nasconde qui dietro. Per tutta l’opera Naoki Urasawa fa credere che esistano più personalità del pipistrello, per poi uscirsene con una sconvolgente soluzione.

Tramite il colloquio con Kevin Goodman, tenutosi all’interno della grotta, comprendiamo di come in realtà vi fossero fin dal principio tre Billy, due dei quali inesistenti: nati dalla distinzione fra nero e bianco. Come ci spiegherà in seguito Billy Bat stesso, le due forme alternative discendono dalla terza, anzi, sono parte dell’ultimo pipistrello, che poi rappresenterebbe l’originale.

In seguito alla discussione fra Goodman e Timmy lo scenario cambia drasticamente, ci troviamo su un pianeta Terra futuro, completamente consumato, ostile e in preda ad una violenta guerra. Non sappiamo molto riguardo l’ultimo personaggio che l’autore ha deciso di inquadrare, solo che è un amante del fumetto disegnato dai due Kevin. Sarà proprio nel momento in cui questa misteriosa figura si imbatterà in un soldato nemico che avverrà il momento più importante di tutta l’opera. La fine dell’inizio.

La tensione è al massimo, impossibile prevedere cosa succederà ora che entrambi i militari si puntano addosso il fucile, pronti a sparare uno sciame di colpi che fredderà sul momento il rivale. Se però il tutto dovesse concludersi con un secco “BANG!” sarebbe fin troppo semplice, cosa che non accadrebbe invece se ambedui fossero tenuti al guinzaglio da una mina terrestre. Ed infatti è proprio quello che accade. Impazienti di sopravvivere ma allo stesso tempo terrorizzati dalla morte.

Il che rappresenta un dettaglio non da poco, assistiamo all’incontro fra due acerrimi nemici, ma stavolta nessuno dei due è avvantaggiato, né svantaggiato, sono semplicemente nella medesima situazione. Accorgendosi del fatto il loro rapporto va man mano ad intenerirsi, entrambi dopotutto sono fan di “Billy Bat” (che oramai si è concluso con il suo ultimo capitolo) e, ben più importante, indossano la stessa uniforme, un particolare che nessuno aveva tenuto in conto. In parole povere non vi è più una minaccia da estirpare, non vi è più un nemico.

Il salto di qualità viene però portato al termine tramite l’entrata di un bambino: sembrerebbe a prima vista un sopravvissuto al terribile conflitto armato, l’unico. Un’altra previsione del pipistrello si è avverata, impossibile non ricollegare una scena simile alla tavola che, anni prima, un Kevin Goodman bambino disegnò sotto gli occhi di Kevin Yamagata. Notando il ragazzo in difficoltà, uno dei soldati tenta un ultimo sforzo, il che comporterebbe una roulette russa con la morte. Fortunatamente l’azione va a buon fine, il finale di “Billy Bat” non avrebbe mai potuto tramutarsi in un qualcosa di tragico, stiamo pur sempre parlando di un manga basato su un fumetto, ciò che occorre è un lieto fine.

Seppellendo l’ascia di guerra è stato possibile salvare una piccola ed indifesa vita, una scena sicuramente emozionante, ma dove si nasconde il messaggio che Urasawa vuole urlare nel cuore del mondo? Come accade solitamente nei lavori dell’autore, trovare una vera e propria morale di vita è un’impresa da non poco, spesso queste sono basate su un qualcosa di totalmente criptico, molte volte ancora il mangaka lascia libero spazio alla mente dei lettori. Nonostante ciò io reputo che la conclusione dell’opera in questione sia fra le più facili in quanto a comprensione.

Se ci soffermiamo a pensare attentamente, l’intera trama è simile ad un tiro alla fune, c’è chi tira da un lato e chi da un altro, chi parteggia per una “fazione” e chi per l’altra, al solo scopo di avere un apparente vantaggio. Dimenticando però l’unico grande gruppo facente parte di questo pianeta: quello degli esseri umani. Non esiste il bianco, benchè meno il nero e questa è una guerra a cui Urasawa vuole porre fine tramite il suo pipistrello. Come dice alla fine Billy Bat, l’uomo ha un talento, ovvero quello di compiere sempre la scelta sbagliata se messo davanti ad un bivio.

E allora perchè non considerare il ragazzo del finale proprio Billy? L’ipotesi quadra se ripensiamo al quadro realizzato dal Führer, parecchio simile a quello di Goodman. Anni e anni a contendersi un rotolo che, a detta di molti, è in grado di prevedere il futuro, ma a quale scopo? La nostra decisione sarà sempre errata ed immutabile. Ed è proprio per questo motivo che il “The End” del manga di Naoki Urasawa sorprende così tanto, anche dagli errori può nascere la giustizia. È la prima volta che due uomini appartenenti ad eserciti nemici si guardano in faccia e capiscono che il male è solo un fattore astratto creato dall’umanità stessa. Aiutando il ragazzino a vivere (e dunque sfruttando in maniera corretta Billy Bat) si apre un nuovo mondo, si ricomincia da capo. E allora, finalmente, si potrà urlare a squarciagola:“Io posso cambiare il futuro del genere umano”. Un finale in stile fumetto, dove alla fin fine il bene trionfa sempre.

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  1. Recensione molto interessante. Adoro lo stile di Urasawa e Billy Bat l’ho adorato come non mai. In certi paragrafi citi 20th Century Boys, un’opera dell’autore che vorrei possibilmente recuperare. Pareri su quest’ultimo?

    • Ti ringrazio per aver letto la mia recensione. Esatto, in alcuni paragrafi ho citato 20th Century Boys perchè (a parer mio) Billy Bat rappresenta una sua evoluzione stilistica. Te lo consiglio vivamente se ancora non lo hai letto, perchè è veramente una bellissima opera. Mi piacerebbe prima o poi scrivere anche una recensione per 20th.

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