Frieren
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Un elogio di Frieren

Generalità

Frieren – Oltre la fine del viaggio è un manga shōnen iniziato nel 2020. Scritto da Kanehito Yamada e illustrato da Tsukasa Abe, l’opera ha avuto un successo pressoché immediato: a pochi mesi dall’uscita dei primi capitoli, Frieren si è infatti aggiudicato il premio Manga Taishō, una competizione, nata nel 2008, volta a promuovere le ultimissime uscite nel campo dei fumetti giapponesi (e diciamo che, come competizione, conta parecchi illustri predecessori, fra cui Blue Period, Un Marzo da leoni e Golden Kamui).

L’opera in Italia è stata pubblicata da J-pop a partire dal 31 Ottobre 2021 e, al momento, sono disponibili 4 volumi (l’opera è ancora in corso, anche in Giappone). L’edizione è la classica J-pop: piccolo formato con sovraccoperta. Del primo volume è stata stampata anche una variant, oggi ancora disponibile sul sito.

A parte queste informazioni sull’opera, degli autori sappiamo poco o niente; hanno infatti esordito proprio con Frieren, regolarmente pubblicata su Weekly Shōnen Sunday.

La questione del genere

Com’è possibile notare dalle copertine e dalle prime pagine, Frieren è un fantasy (un high fantasy per essere ancora più precisi) dalla veste molto classica. I personaggi principali sono eroi, guerrieri, elfi, nani, sacerdoti e maghi. Agli umani si contrappone il regno dei demoni e il continente dov’è ambientata la storia si presenta come una vasta serie di città medievali.

Le carte per essere un fantasy ci sono tutte. Ma, dopo secoli di questo genere riproposto in ogni salsa possibile e immaginabile, mi risulterebbe difficile leggere l’ennesima brutta copia de Il Signore degli Anelli. E invece, ciò che stupisce da subito di Frieren è l’evidente desiderio di affrancarlo dai soliti stereotipi che lo rendono, per l’appunto, una versione scadente delle opere di J.R.R. Tolkien.

L’ampliare e il mescolare caratteristiche appartenenti a generi diversi è un fenomeno abbastanza diffuso nelle opere degli ultimi anni. Già One Punch Man, pubblicato per la prima volta nell’ormai lontano 2012, aveva quasi reso assurdo e insensato lo stesso genere di appartenenza (un supereroe in grado di sconfiggere chiunque con un pungo non necessita di uno sviluppo narrativo).

Ecco, Frieren si muove in modo molto simile: pur usando tutte le caratteristiche che rendono il fantasy un fantasy, gli autori hanno tolto a questo genere qualsiasi pretesa di grandiosità o magnificenza. Si tratta di un’opera che ha molte più affinità con lo slice of life, che con le narrazioni epiche e avventurose proprie del genere. Ed è questo l’atto più interessante e rivoluzionario di quest’opera.

L’opera

Trame e sottotrame

Frieren, com’è facile dedurre dal sottotitolo, inizia da una fine, la fine di un viaggio. Questo primo viaggio, percorso da una serie di eroi, ha visto coinvolta l’elfa Frieren, una maga tanto forte quanto pigra. Solo che, quando i suoi compagni (due umani e un nano) vengono a mancare, lei è l’unica a rimanere in vita (nel manga, infatti, gli elfi sono in grado di vivere per secoli).

Inizia così un nuovo “viaggio” più interiore, fatto di digressioni, di continue elissi temporali. Frieren difatti, assieme alla sua allieva Fern, affidatale dal chierico poco prima di morire (anche lui ex compagno di viaggio della nostra protagonista), si mette alla ricerca del Paradiso. In questo luogo, Frieren vorrebbe rincontrare uno degli eroi morti dopo il primo lungo viaggio.

Il punto interessante è che la storia si compone di tanti piccoli frammenti, come pezzi di uno specchio rotto che riflettono la stessa immagine in modo diverso. I ricordi di Frieren scandiscono i capitoli, ricomponendo lentamente l’enorme viaggio che ha preceduto l’inizio della storia. Ogni ricordo ha una precisa azione sul presente ed ogni elemento del presente è collegato, come un filo rosso, al passato.

Da sinistra verso destra: Frieren, Himmel (in alto), Heiter (in basso), Eisen.

La forma del tempo

L’illustrazione ha un compito abbastanza difficile: quello di dare una forma ad un tempo che scorre in un modo tutt’altro che lineare. Questo avviene per lo più attraverso una sequenza di immagini, rapidi flash che appaiono e scompaiono tra le pagine. L’idea degli autori, d’altronde, è quella di creare un tempo non lineare, proprio così come lo percepisce Frieren.

Frieren

Per l’elfa, un giorno non è che un granello di polvere. Il tempo si manifesta quindi come una serie di eventi minuscoli, una serie di punti, che insieme formano una lunga retta. La forza del ricordo, tuttavia, rende questo susseguirsi di eventi non come una semplice retta, ma come un percorso più intricato, un nastro di Mobius, dove passato e presente praticamente coesistono.

Frieren

In questa scena, Frieren incontra, assieme a Fern, una statua dedicata ad Himmel. A quella statua si connettono una serie di ricordi: appaiono i fiori della terra natale di Himmel e quindi i sentimenti che Frieren associa ad Himmel. Ritornano le tante promesse fatte, compiutesi solo attraverso il lungo scorrere del tempo.

Il sentimento del tempo

No, tranquilli, non è Ungaretti. Sfrutto questo titolo già noto solo per incominciare l’ultima parte di questo piccolo percorso avvolto tra le pagine di Frieren. Di fatti, come dicevo sopra, quest’opera è costruita come frammenti di uno specchio che riflettono la stessa immagine: l’immagine dell’elfa Frieren.

Nonostante appaiano ricordi e memorie di altri personaggi, il tempo è sempre percepito dal punto di vista della protagonista (o dei protagonisti, al massimo). Così fortemente condensato in pochi e brevi attimi, il suo tempo, si manifesta in tutta la narrazione dell’opera, come se anche noi stessimo leggendo il fumetto con gli “occhi” di Frieren.

Lo stesso titolo giapponese, Sōsō no Frieren (“Frieren dei funerali”), centra la storia sul viaggio postumo della nostra protagonista. Personaggio di cui praticamente anche noi vestiamo i panni. Questo dà luogo ad una narrazione unica, speciale, emotiva. L’apparente freddezza del personaggio di Frieren si rivela essere tale proprio nel momento in cui questa percezione del tempo si manifesta, sempre nostalgico, dando vita a nuove sensazioni e connessioni.

La nostalgia, che appunto significa dolore del ritorno, si concretizza visivamente in veramente poche immagini. Nella nostalgia si compie anche il titolo: Frieren assiste dolorosamente al tempo che passa e alla vanità dell’esistenza umana. Gli uomini restano vivi solo nelle emozioni suscitate dai ricordi.

Frieren

Conclusioni

Insomma, Frieren è assolutamente un’opera da recuperare. C’è da dire che qui in Italia sono usciti solo 4 volumi, difficile avere un quadro preciso di quel che sarà. Anche se le premesse sono ottime, nella serie pullula di elementi tipici del target che lo appartiene. I personaggi, soprattutto, non brillano certo per originalità, anzi. La caratterizzazione è molto debole, nulla di eccezionale.

Comunque, nel contesto delle pubblicazioni shōnen degli ultimi anni, Frieren apporta qualcosa di interessante, soprattutto dal punto di vista narratologico. Resto nella speranza di vedere in quest’opera un nuovo percorso per il mondo dei fumetti, un percorso meno pretenzioso, meno artificioso, che sappia raccontare qualcosa di un po’ più profondo.

E a voi Frieren sta piacendo? Fatecelo sapere nei commenti, o sul nostro canale Telegram!

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