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Che bello il kotatsu!

Kotatsu in famiglia

Cos’è il kotatsu

Chi di noi in queste giornate grigie e fredde non sogna di rimanere al calduccio nel proprio letto? Ecco quindi un accessorio che proprio non possiamo farci mancare: il kotatsu.

Forse non tutti sanno che in Giappone le giornate più fredde si affrontano intorno al kotatsu, un tavolino sopra il quale viene posto un futon o una pesante coperta e dotato di una fonte calore che permette di star seduti e al caldo per mangiare, lavorare o guardare la tv.

Nella maggior parte delle abitazioni giapponesi non esiste un sistema di riscaldamento centralizzato, soprattutto nelle case di campagna costruite in legno che sfruttano la capacità isolante di questo materiale.

Il riscaldamento degli ambienti è sempre ruotato intorno ad una sola stanza in cui si riunisce tutta la famiglia. Molti appartamenti sono costituiti, oltre che dal bagno, da una sola stanza con il pavimento rivestito da tatami, stuoie di paglia bordate da una striscia di tessuto. Questi appartamenti sono muniti di stufette elettriche o condizionatori di aria calda e fredda sufficienti a riscaldare l’ambiente in inverno o a rinfrescarlo d’estate.

Quindi la concezione di stare tutti intorno ad una fonte di calore situata al centro della stanza è molto sentita nel Sol Levante. Usato esclusivamente in Giappone, il kotatsu ha però origini lontane.

Origine del kotatsu

Le sue origini derivano dal sistema di cottura tipico giapponese conosciuto come irori, che prevede un focolare incassato al centro di una stanza ricoperta di tatami.

Kotatsu irori

La sua storia inizia nel periodo Muromachi (corrispondente al XIV secolo).

Dal XIV secolo fu introdotta una seduta intorno all’irori, separando le sue funzioni di cottura di cibi da quelle di luogo di aggregazione per i membri della famiglia. Sopra all’irori fu messa una struttura in legno coperta da una trapunta detta oki per intrappolare il calore.

Questo primordiale antenato del kotatsu fu chiamato horigotatsu dall’unione dei kanji 掘-り (fosso, buca), 炬 (fiaccola o fuoco) e 燵 (scaldapiedi).

Nel periodo Edo (XVII secolo) si iniziò con il realizzare una buca di forma quadrata intorno ad un braciere e la struttura di legno fu posta intorno a questa buca dando così vita ad un vero e proprio focolare.

La coperta veniva posta sempre sopra la struttura, creando un luogo caldo dove fosse possibile mettere le gambe una volta seduti.

In seguito furono creati i kotatsu spostabili che si sono diffusi grazie all’uso comune dei tatami nelle case giapponesi. Le braci non furono più messe all’interno dell’irori ma dentro una pentola di coccio che veniva posta sul pavimento; in questo modo era possibile posizionare il kotatsu ovunque si volesse. Questo modello di kotatsu è conosciuto come okigotasu, dall’unione dei kanji 置き (posizionare), 炬 (fiaccola o fuoco), e 燵 (scaldapiedi).

Nella metà del XX secolo l’elettricità ha sostituito il carbone come fonte di riscaldamento e quindi è stata fissata una resistenza elettrica alla struttura del kotatsu in modo che è diventato ancora più facile spostarlo. Questo contribuì alla sua diffusione nelle abitazioni giapponesi.

Quello tradizionale a carbone e quello elettrico più moderno, sono i due tipi di kotatsu più utilizzati ora in Giappone.

Come funziona il Kotatsu

Il kotatsu oggi

L’utilizzo del kotatsu consente di avere una fonte di calore relativamente economica a cui affidarsi durante i mesi invernali, tenendo conto del fatto che i futon riescono a trattenere l’aria calda. Le famiglie possono scegliere di concentrare le loro attività nella stanza in cui è collocato il kotatsu per risparmiare sui costi dell’energia che in Giappone sono abbastanza elevati.

Nella stagione estiva la coperta viene rimossa ed il kotatsu può essere usato come un normale tavolino che può essere di legno, di plastica o di qualsiasi altro materiale. Solitamente una coperta viene drappeggiata intorno al telaio sotto al piano del tavolo e viene rivestita da una seconda coperta più pesante che prende il nome di kotatsugake. Questa ha spesso una funzione decorativa perciò può essere disegnata per abbinarsi al meglio all’arredamento dell’abitazione.

Collage by Elena Paoletta

Per riscaldarsi ci si siede sul pavimento o su degli zabuton, i cuscini tradizionali giapponesi solitamente usati per la meditazione, mettendo le gambe sotto al tavolo con la parte inferiore del corpo avvolta dal kotatsugake.

Il kotatsu è stato ideato pensando ai tradizionali abiti giapponesi che permettono al calore di entrare dalla parte bassa dei vestiti e di uscire dal collo, riuscendo così a scaldare tutto il corpo.

Perché il Kotatsu piace tanto?

Durante l’inverno la maggiore aspirazione la sera è quella di tornare a casa, cenare, poltrire sul divano senza interferenze né scocciature per poi andare a letto. Che bellezza poter essere tutt’uno col kotatsu! Con questo moderno accessorio che consente di mangiare, leggere, ascoltare musica, guardare la tv, lavorare al computer senza mai aver bisogno di alzarsi, se non per esigenze fisiologiche.

Come resistere al tepore del kotatsu e uscirne fuori per affrontare il gelo? Perché non rimanere lì sotto visto che abbiamo tutto ciò che ci occorre a portata di mano? Possiamo fare tutto lì, anche dormire senza mai staccarci da quel calduccio che ci coccola.

Dormire sotto al kotatsu però viene considerato accettabile solo per dei sonnellini, ma non è certo l’ideale per il riposo notturno. Questo perché in primo luogo il corpo non è completamente coperto dal futon, che è più corto di una normale coperta e quindi non è scaldato in modo uniforme. In secondo luogo il tavolo è basso quindi muovendosi durante il sonno è possibile toccare gli elementi riscaldanti provocandosi delle scottature.

Per persuadere i bambini che fanno i capricci ad uscire fuori dal kotatsu e andare a dormire nel lettino, viene loro detto che se dormono lì sotto si prenderanno sicuramente un raffreddore; mentre è frequente vedere piccoli animali domestici, come i gatti, che dormono sotto ai kotatsu perché riescono a stare con tutto il loro corpo all’interno della coperta e quindi non hanno nessuna intenzione di abbandonare quell’angolo di tiepido paradiso.

Nei mesi invernali in Giappone il kotatsu è spesso il centro della vita familiare. Nelle serate fredde tutti i membri della famiglia si riuniscono intorno al kotatsu per mangiare, guardare la televisione, giocare e conversare tenendo le gambe ben al caldo.

Il primo giorno dell’anno nuovo, è tradizione che tutta la famiglia stia sotto il Kotatsu ed è sicuramente il giorno in cui viene più utilizzato in assoluto.

Altri utilizzi del kotatsu

Oggi in Giappone il kotatsu è un sistema di riscaldamento economico e funzionale che non solo risponde all’esigenza di stare al caldo d’inverno, ma funge anche da fondamentale e comodissimo complemento d’arredamento; è praticamente un vero e proprio mobile. I kotatsu di oggi sono belli da vedere, hanno un design invidiabile e soprattutto sono diventati più pratici e possono essere usati ovunque.

tavolino giapponese riscaldato

Per testare la popolarità di questo tipico elemento d’arredo, il sito WeatherNews.jp ha lanciato un sondaggio per rilevare quante famiglie in Giappone possiedono un kotatsu nelle loro case e sulla base delle risposte ottenute sembra che il 48% dichiari di averne ancora. La percentuale può non essere molto alta perché ormai, soprattutto nelle aree metropolitane, le case sono dotate di riscaldamento centralizzato. Tuttavia in
alcune aree del Paese l’amore per il kotatsu è ancora molto forte.

A favore del kotatsu sono state prese anche alcune iniziative degne di menzione. Ad esempio la Sanriku Railway, compagnia ferroviaria che si occupa dei viaggi presso la costa pacifica nord orientale della regione del Tohoku, ha deciso di trasformare i vagoni della prima classe in un Kotatsu Ressha, un ambiente casalingo ricco di kotatsu. Due vagoni per un totale di 12 kotatsu per riscaldare i passeggeri e far gustare loro i deliziosi piatti della cucina locale.

Altra curiosità che riguarda l’uso del kotatsu è che agli impiegati che si congelano alle scrivanie ci ha pensato la ditta Sanwa inventando un mini kotatsu da fissare sotto al piano di lavoro! Funziona con solo 50 watt di energia ed è garantito per restare al caldo ma senza diventare mai tanto rovente da rischiare un incendio o peggio ustioni accidentali. Inoltre la società che lo produce assicura che, nonostante emani una temperatura confortevole, non è come un normale kotatsu, quindi non darà sonnolenza e permetterà di eseguire senza problemi di concentrazione il proprio lavoro salvaguardando la rinomata efficienza giapponese.

Il kotatsu negli anime e nei manga

In Italia esisteva, o forse esiste ancora in alcune zone di campagna particolarmente fredde, lo scaldaletto più affettuosamente chiamato lo scaldino della nonna. Quello che possiamo considerare una parte del kotatsu, era in realtà un contenitore in terracotta o rame, che un tempo si riempiva di brace accesa per scaldarsi mani e piedi o per infilarlo tra le lenzuola del letto.

Nonostante sia poco noto in Occidente, i fan di anime conoscono molto bene il kotatsu. Questa via di mezzo tra tavolo, letto e stufa è quasi sempre presente nelle case rappresentate negli anime e almeno un personaggio ci si addormenta sotto.

Kotatsu negli anime

Kotatsu Neko, meglio conosciuto come Gatto Kotatsu, è uno dei personaggi dell’anime e del manga Lamù dell’autrice Rumiko Takahashi. Adora i kotatsu che utilizza anche in piena estate, come se volesse esorcizzare la causa della sua morte avvenuta infatti per congelamento.

Il Kotastu Neko di Lamù è la reincarnazione di un felino morto al freddo sotto una tormenta di neve perché scacciato via dal suo kotastu da padroni crudeli.

Il suo immenso desiderio di scaldarsi lo riporta sulla Terra, secondo un’antica credenza scintoista per cui se qualcuno in vita non ha esaudito il suo desiderio più grande, una volta morto non potrà raggiungere il Paradiso ma continuerà a vagare sulla terra fino al coronamento del suo sogno.

Sempre per parlare di gatti o di altri animali domestici che amano molto rifugiarsi sotto il kotatsu, come non citare Doraemon che trova proprio lì un ambiente confortevole per i suoi pisolini?

Quante volte abbiamo visto, ma magari non ci abbiamo fatto caso, i tavoli riscaldabili che appaiono negli anime come Ranma o Cara Dolce Kyoko?Ecco, questi non sono altro che una variante del kotatsu.

Alcune volte è capitato di sentir chiamare scherzosamente un personaggio di anime o manga Kotatsumuri. Bene, questa parola è la parodia di katatsumuri, un termine che sta per “chiocciola”. Si usa metaforicamente per indicare chi passa tutto l’inverno perennemente sotto al kotatsu a impigrirsi e poltrire.

Eh già, perché diciamocela tutta…il kotatsu esaudisce proprio il sogno di tutti i pigri!

Kotatsu in inverno anime


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