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“Your Name”: un Capolavoro Commerciale, ma non un Capolavoro Assoluto

Indice contenuti

La Scelta di uno Stile di Vita

L’ Importanza dei Valori Fondamentali

Ciao ragazzi. Oggi, come da tradizione, articolo lungo, serio e impostato. Niente spazio per il gioco; solo studio severo e analitico.

Da Sempre e per Sempre

Quanti di voi hanno familiarità con la parola “controcorrente“? Io parecchia, anche perché fin da quando le mie personali opinioni non riguardavano gli anime, mi veniva ripetutamente sbattuto in faccia l’appellativo di “bastian contrario“.

In realtà, però, non sono ne indispettito, ne stupito dalla cosa. Questa locuzione del vocabolario italiano ha un abuso spropositato, sopratutto vista l’ottica di marchiatura dei soggetti fuori dal gregge. Chi pensa diversamente dalla massa solitamente si pone domande che gli altri non si fanno, domande che spaventano, che fanno crollare i castelli di carte, che portano incertezze… Non tutti sono così, questo è ovvio, lo “spirito di contraddizione” esiste; io però sono “nichilista”, e siccome penso che nulla nella vita abbia realmente valore posso avvalermi di un’altro incredibile strumento umano: l'”argomentazione“.

Questione di Prospettiva

Mi spiego brevemente: io sono convinto che ogni cosa esistente nei confini del nostro mondo sia ben poca cosa a confronto dell’ Universo e della sua possibile verità assoluta. Questo mi permette di ridurre mentalmente il piano terreno al nulla per tutti i significati che esso contiene. In pratica usando l’ argomentazione posso smontare qualsiasi concetto definito “oggettivamente sbagliato”, per ribaltarlo e renderlo qualcosa di sostanzialmente non controvertibile, a causa del suo legame intrinseco con l’insensatezza stessa della natura da cui proviene. Ovvero il fine ultimo dell’esistenza al solo scopo riproduttivo e di sopravvivenza.

Facciamo un esempio: sappiamo tutti che uccidere è oggettivamente sbagliato. Poniamo il caso che qualcuno stia minacciando vostra madre con un coltello, voi assistete alla scena e avete una pistola in mano. Probabilmente, rispondendo alle forti emozioni con la pancia, penso che il primo pensiero sia quello di sparare. Ok, fermiamoci un attimo a riflettere.

I Limiti di questo nostro Sistema

A livello societario un pericoloso assassino non controllabile ha un valore molto inferiore a vostra madre. Vostra madre produce un valore allevandovi come figlio; probabilmente ha un lavoro e contribuisce economicamente all’organismo collettivo. Probabilmente anche voi avrete un lavoro in futuro e andrete anche voi a contribuire in tal senso. Alt! Non so se avete notato ma non ho parlato di morale, poiché la morale è soggettiva per ciascuno di noi: laddove per me potrebbe rappresentare il perfetto comportamento di collaborazione nei confronti degli altri, per l’assassino potrebbe essere quello di soddisfare i suoi istinti più gretti. E come dargli torto? Nel mondo animale ci si uccide anche solo per logica egoistica e in origine noi siamo animali. Abbiamo solo deciso di impalcare una struttura che ci recinta mentalmente per non doverci più scontrare tra simili. L’istinto bestiale riguarda la propria sopravvivenza anche ai danni di altri, non solo, la cattiveria intesa come capriccio esiste da sempre come valvola di sfogo dello stress esistenziale. Tutto ciò che non va nel mondo è riconducibile a quanto appena detto: il nostro costrutto non è perfetto, la maggior parte delle volte attecchisce ma frequentemente non vi è una soluzione contenitiva che tenga.

Si potrebbe dire che anche tu che hai deciso di sparare sei egoista; d’altronde hai posto fine ad una vita che non riusciva a trovare il proprio equilibrio situazionale, impedendogli di cercare beneficio nel suo atto per alleviare il suo disagio. O ancora, se proprio avessi voluto trovare una soluzione che recasse il minimo danno a tutti, avresti dovuto fermare il coltello con le mani. La paura però è nemica del far la cosa “più giusta” e cedendo ad essa risulti comunque egoista, anche solo per essere soccombuto ad un istinto primordiale. L’opinione pubblica potrebbe anche darti ragione, ma il pensiero della stessa si basa su un’ analisi costi/benefici; una ragione che si basa su questi presupposti non ha valore. Per me è molto più onesto ritenere che chi compie un’azione del genere è perché semplicemente uscito dai limiti di questa immensa prigione, ricongiungendosi con quella che è l’unica concretezza: l’ insensatezza della vita a causa dell’assenza di uno scopo manifesto assegnatoci.

Introduzione e Prefazione

I più sgamati tra di voi avranno già capito cosa è successo nel paragrafo precedente. Ho usato un misto tra dialettica e semantica per convincervi di come una cosa “normale” fosse considerabile da egoisti e di come una cosa terribile fosse perfettamente giustificabile. Questa pratica si chiama “argomentazione”. Non fraintendetemi, io accetto di vivere in questa società ogni giorno che mi sveglio nel mio caldo letto. Accetto, di conseguenza, pregi e difetti della tale, per questo non recrimino nulla; esco dal tracciato solo con il mio pensiero critico. Cionondimeno reputo che irretire qualcuno come “controcorrente” solo perché mette in dubbio delle dinamiche consolidate, sia sintomo di ignoranza e pochezza di spirito.

Si ma… Tutto questo cosa c’entra con “Your Name”?

Prima di parlare di “Kimi no Na wa” è molto importante che voi teniate a mente quanto letto finora, perché, oltre a conoscermi sempre meglio di post in post, così sapete anche in anticipo quale sarà lo spirito generale di tutto l’enunciato. In questo modo potete decidere anticipatamente di chiudere la lettura qua, anzi io vi consiglio vivamente di fermarvi qui se non condividente il mio modo di vedere le cose. Ognuno è libero di pensare quello che vuole, ma fidatevi quando vi dico che non siete pronti per quanto viene dopo. Se proseguite è a vostro rischio e pericolo, non solo, se io proseguo a scrivere è anche mio; andando a considerare la fissazione che la fanbase ha di questo film, rischio il linciaggio per direttissima senza neanche poter battere l’ultima lettera dell’ articolo.

Taki che osserva il passaggio della meteora

Le Origini

“Your Name” è un film d’animazione giapponese del 2016, scritto e diretto da Makoto Shinkai. Prodotto da “CoMix Wave Films” e distribuito da “Toho“. La colonna sonora è stata affidata al gruppo “Radwimps” ed il chara design a Masayoshi Tanaka; il lungometraggio è adattamento dell’omonimo romanzo sempre scritto da Shinkai.

Incassi ed Accoglienza

“Your Name” è ufficialmente l’anime con i maggiori incassi della storia, stiamo parlando di ben 350 milioni di dollari. Persino in Italia, dove la qualità ci fa schifo, abbiamo ancora gli echi di un’ affluenza di oltre 50.000 spettatori nelle sale: risultato non raggiunto nemmeno daPrincess Mononoke“.

Tutto questo, e molto altro, va a decretare “Kimi no Na Wa” come l’opera maggiore di Makoto Shinkai e forse di tutta la cronologia dell’animazione giapponese.

Considerazioni Personali

Ora, facciamo la premessa paracula così da levarcela subito di mezzo.

“Your Name” è un film stupendo, qualcosa che tocca l’anima nel profondo permettendoci di nuovo di credere in qualcosa oltre la nostra quotidianità. Fortemente emozionale, registicamente autoriale e curato fin nei minimi dettagli. Peeerò, però, però!… Io sono della scuola della non mitizzazione di ciò che non è da mitizzare. Come recita il titolo volutamente controverso: “Your Name” è un capolavoro commerciale ma non assoluto. Questo non implica che non sia un’ottimo film, ma le opere magne intoccabili sono altre, non ben altre, ma comunque altre. Non è che perché tutti lo siamo andati a vedere allora è la cosa migliore che sia mai stata creata; sicuramente è una visione imprescindibile che rimarrà nei manuali di fattura del cartoon giapponese, ma le tante frecce al suo arco non vanno tutte a segno. I suoi difetti sono palesi, vengono però controbilanciati dal fatto che Shinkai bara durante tutta l’esecuzione della pellicola.

Voglio essere cristallino: questa non è una recensione di “Kimi no Na Wa”, non andrò ad elencare i suoi innumerevoli pregi ed il perché lo dovreste vedere. Quella è una roba banalissima, di cui potete usufruire da un qualsiasi “Youtuber” che parla di anime. Io oggi sono qui per farvi capire in cosa sbaglia “Your Name”; spingendovi a rivederlo sotto una nuova luce, e magari farvelo scendere anche un po’ dal piedistallo.

Breve Sunto della Storia Registica di Makoto Shinkai

Procediamo per gradi, esaminiamo velocemente lo sviluppo lavorativo di Shinkai per trarne conclusioni che ci torneranno utili più tardi.

  • 1999 – “Lei e il Gatto“: OVA in bianco e nero di 5 minuti che decreta il suo stile caratterizzato da una fortissima pesantezza degli eventi trattati;
  • 2002 – “La Voce delle Stelle“. Il successo del corto spinge Makoto a dedicarsi a tempo pieno all’animazione, questa volta con un mediometraggio di 25 min.. Quest’opera in particolare va a decretare il successo dell’autore che stupisce anche per la capacità di saper gestire, quasi interamente da solo, tutte le fasi di produzione;
  • 2003 – “Egao“: piccola parentesi musicale che va a ricalcare le tematiche già viste in “Lei e il Gatto” con scarsi risultati ed una dubbia qualità;
  • 2004 – “Oltre le Nuvole, il Luogo Promessoci“: primo, vero lungometraggio per Shinkai, che adesso è forte degli ottimi risultati ed elogi ottenuti. Pellicola di un’ eccellente qualità che riprende fortemente gli stati di marcato spessore esistenziale settati nel 1999 e riconfermati nel 2002; spostandoli però in un contesto sentimentale con accesi toni fantascientifici. Inoltre assaporiamo i primi reali tentativi di caratterizzazione e sviluppo psicologico dei personaggi.
  • 2007 – “5 cm al secondo“: la ex-opera più conosciuta del regista, ora divenuta la seconda. Film apprezzato dai tanti ma capito dai pochi. Makoto comprende che le storie d’amore sono il suo forte e spinge sull’ acceleratore, niente contorni; solo una narrazione sull’affetto, tra un ragazzo e una ragazza, caratterizzata da un’incredibile introspezione psicologica ed un’amarissima malinconia. Stupendo.
  • 2011 – “I Bambini che inseguono le Stelle/Il Viaggio Verso Agartha“: per quanto mi riguarda il lavoro più difettoso di Shinkai. Nonostante siano presenti le caratterizzanti scelte tematiche del regista, queste risultano troppo slavate ed incastonate a forza in un contesto eccessivamente fantastico e onirico che non appartiene all’autore in questione. Il tentativo di omaggio a Miyazaki è evidente, anche tramite la parafrasi ecologista, ma proprio questo perde di identità risultando non impattante.
  • 2013 – “Il Giardino delle Parole“: il punto che decreta la partenza di Makoto Shinkai 3.0 che da qui in poi si incentrerà molto di più sul fotorealismo, sulla brillantezza dei colori e sulla cura del character design. Una storia d’amore, di formazione e di accettazione, dalle delicate tinte drammatiche. Meno intenso di “5 cm al secondo” ma esteticamente più bello. Il tema dell’accettazione in particolare, già esaminato nel 2011, qui viene ripreso con maggior realismo e concretezza,
  • 2013 – “Dareka no Mazanashi“: mi vien da pensare che Makoto ogni tot. abbia bisogno di un piccolo sfogo artistico di personalissima fattura con rimandi nostalgici alla sua prima fatica. Infatti, anche in questo, abbiamo il rapporto tra un soggetto femminile ed il suo animale domestico che scandisce il tedio e la tristezza delle frenetiche giornate metropolitane. Sempre centrali i rimandi ai pesi che gravano sul cuore con però lasciti riguardanti la luce in fondo al tunnel, già discussi nel “Giardino delle Parole”;
  • 2016 – “Everything Flows“: serie tv in quattro episodi in alternativa alla prima opera di questa lista;
  • 2016 – “Your Name“, di cui parleremo oggi;
  • 2018 – “Weathering with You“, oggi faremo una piccola digressione anche su di lui.
Le Opere di Makoto Shinkai

Evoluzione dello Stile Registico

Cerchiamo di esporre in maniera ordinata il percorso evoluzionistico della Regia di Makoto Shinkai in termini tecnici, ideologici e di incassi.

1999 – 2003 Makoto Shinkai 1.0

Qui di guadagni non parliamo nemmeno, questi sono i primissimi sforzi del maestro dal quale trasuda tutta l’amatorialità; in particolar modo per quanto riguarda “Lei e il Gatto” ed “Egao”. Il genio viene portato a galla con “La Voce delle Stelle” grazie alla collaborazione con “Mangazoo” che gli garantisce la stabilità economica necessaria per il dedicarsi con tutte le sue forze ad un’opera più lunga e complessa. In questo modo l’amatorialità si trasforma in autorialità settando le primordiali tematiche “Makotiane” riguardanti il legame, la sofferenza e l’amore.

2004 – 2011 Makoto Shinkai 2.0

Con i lungometraggi del 2004 e del 2007 tutto ciò che vi era di buono nella prima fase viene riconfermato e ampliato. Il fardello della visione “Boudleriana” delle cose adesso si esprime in maniera più completa mediante la caratterizzazione e lo sviluppo psicologico dei personaggi, ma solo quelli primari. Questo è possibile con il contributo del più ampio metraggio, ottenuto con l’affermazione professionale. Per quanto riguarda il lato tecnico non si spicca mai per animazioni, disegni oppure ost; rimanendo anzi indietro rispetto ai tempi, complici anche budget produttivi non esattamente eccelsi. La compensazione in tali termini viene però esercitata da fondali e sfondi sempre di altissima rilevanza artistica. Purtroppo la parte finale di questa sezione creativa inciampa in corrispondenza del “Viaggio verso Agartha”: un cartoon giapponese di innegabile qualità settoriale, ma con un pregresso estraneo al regista. Gli incassi risultano nella media delle produzioni filmiche animate nipponiche.

2013 – 2018 Makoto Shinkai 3.0

Risulta evidente quanto dal “Giardino delle Parole” in poi, sia cambiata veramente tanto la fattura cinematografica di Makoto Shinkai e vi dirò che secondo me molto del merito è della “CoMix Wave Films” con un boost del character design, disegni e animazioni che ha davvero dell’incredibile. Rispetto alla step two, qui esiste un messaggio di speranza che ha come veicolo la crescita e la maturazione nella fase adolescenziale, andando a toccare anche quelle tematiche care allo “Studio Ghibli” riconfermando così quanto già visto in precedenza. In ultima istanza con “Your Name” e “Weathering with You” il box office comincia a spingere davvero forte.

Visione Globale

Mi piacerebbe tanto potervi dire che Shinkai è sempre stato un regista fedele a se stesso, che ha fatto sempre e solo quello che voleva; purtroppo, a mio avviso, non è così.

Resosi conto che “5 cm al secondo” e “Oltre le Nuvole, Il Luogo Promessoci” non incontravano i gusti del grande pubblico, ha cercato di indugiare verso le derive “Miyazakiane” riguardanti il fantasy ed il sogno, per poi commercializzarsi definitivamente con “Your Name” spazzando via quanto costruito in termini di dramma e pesantezza introspettiva della storia; abbracciando quella fruibilità tanto cara alle masse. A partire dal 2013 con “Dareka no Mazanashi”, e successivamente nel 2016 con “Everything Flow”, si riesce ad avvertire il bisogno fisiologico di tornare alle sue radici a causa del forte senso di colpa derivante dalla perdita di integrità. Integrità che viene in parte recuperata con “Weathering with You” solo per poi ricadere nella seconda parte del film distaccandosi dalla Novel originale.

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Makoto Shinkai Your Name
Makoto Shinkai in caricatura con uno sfondo in stile “Your Name” dietro di lui

Andiamo quindi, finalmente, ad esaminare il perché “Kimi no Na wa” risulta costruito apposta per piacere, traendo lo spettatore un po’ in inganno.

I Motivi del Successo Forzato

La Nostalgia

Il film si apre con un flash forward che vuole fin da subito renderti chiara una cosa: i protagonisti stanno cercando qualcosa di cui sanno l’esistenza ma che non ricordano.

Ok, fermiamoci subito! Questo è un colpo basso! Già tu dal nulla sullo schermo ti vedi comparire questo lato tecnico mostruoso la cui caratteristica principale è un chara design brillante e pulito che proprio per questo colpisce per la sua bellezza, e li i feels ti prendono dai polmoni per lo stupore; poi dalla seconda scena, la regia volutamente confusionaria ti toglie tutti i punti di riferimento dandoti come unico appiglio la malinconia incompiutezza dell’evento immediatamente precedente. A quel punto è fatta: sei troppo emozionato; a partire da quel momento la pellicola può dirti qualsiasi cosa che a te va bene perché tanto sei troppo preso.

I Personaggi

E voi direte: e allora?! Bravo Makoto, mica è un difetto. Raga non sarà un difetto ma così è troppo facile. Tu non mi stai caratterizzando i personaggi, tu mi stai caratterizzando una situazione che rimanda alla nostalgia della prosa di Taiga e Ryuji di inizio “Toradora!”, oltre che al film: “La Scomparsa di Harui Suzumiya”. E, se proprio vogliamo, anche: “Steins;Gate – Load Region of Deja vu”.

“Your Name” è tutta una grande sequela di situazioni emozionalmente potenti che però per esserlo non si affidano alla psicologia dei propri attori, quanto piuttosto agli eventi che li coinvolgono. Taki e Mitsuha sono dei burattini in balia di quel che succede: non si sa quale sia il loro modo di pensare, il loro sviluppo in seguito a tutta la faccenda o il loro background; se non nel caso di Miyazumi che però risulta viva solo in modo contestualizzato alla storia e non in modo slegato da essa. I minimi tentativi di approfondimento riguardo i personaggi secondari, danno un che di senziente più alle comparse che alle figure principali. Il punto è che tu queste cose non le vedi perché fin dai primi minuti è stato fatto di tutto per farti perdere ogni punto di riferimento concettuale in modo da farti affidare solo alla pancia.

Certo, da questo punto di vista il lato tecnico e la colonna sonora fanno un lavoro encomiabile, che però a finalizzato a coprire la poca ciccia. Anche il contrario non va bene, un forzata psicanalisi senza la parte sentimentale vera e propria sfocia in robe come “Scum’s Wish”, però a me sembra che comunque neanche “Karekano” qui abbia insegnato qualcosa; e in ogni caso siamo ben lontani dalle vette toccate da “Voglio Mangiare il tuo Pancreas”.

Senza qualcosa che renda particolare la storia d’amore che insceni, non si riuscirà mai a distinguersi da tutte quelle già viste finora

Citazione che ovviamente vale per chi ha un occhio fino e analitico, se hai scelto di piangere dall’inizio alla fine cadendo nel tombino con tutte le scarpe è un discorso diverso.

L’ Immedesimazione dello Spettatore

Secondo voi perché è stata presa la decisione di presentarci prima Mitsuha che Taki? Molto semplice, prima accalappi il pubblico più numeroso: quello dei ragazzi; dopo ti concentri sul riempitivo del numero totale: le ragazze.

Come viene Illuso il Cromosoma XY

Shinkai è molto furbo e cerca di farti mangiare la foglia portandoti sulla strada errata, per farti credere che Miyazumi non sia poi tutto sto popò di ragazza, difatti vista la sua scarsa popolarità scolastica iniziale potrebbe anche sembrare. In questo modo, come uomo, pensi che anche tu potresti vivere una relazione con un ragazza come lei un giorno. In realtà, però, ciò che tu vedi a schermo non coincide con quanto ti viene detto; Mitsuha è un bellissima figliola: gambe lunghe e lisce, pelle luminosa e pulita, viso equilibrato e femminile, molto in forma, seno delle perfette dimensioni e capelli corvini lunghi scompigliati che successivamente vengono raccolti in modo molto sensuale. Quindi, cosa succede nella testa di te adolescente maschio che stai guadando l’anime? Ti convinci che, viste le parole proferite, Miyazumi non sia questo granché perché va a tuo vantaggio; in questo modo pensi che se sto gran tocco di gnocca su cui stai sbavando da 20 min. non vada considerata speciale, così anche per te un giorno ci sarà speranza di stare con un “strafiga”.

A conferma di tutto sto discorso vi è il fatto che quando Taki permane nelle spoglie di Mitsuha, la fa comportare in maniera più lasciva rispetto al solito. Improvvisamente, tutti i ragazzi della scuola che non pensavano di avere speranze con lei, vedendo il suo cambio di rotta credono di avere una speranza e cominciano secchi con le dichiarazioni.

Come viene Illuso il Cromosoma XX

L’ opera di coercizione mentale fatta sul sesso femminile è invece stata costruita in maniera meno sopraffina, ma comunque molto efficace.

Sostanzialmente Taki a livello di stereotipo non è niente di diverso da un protagonista di una qualsiasi opera di stampo harem, seppur con qualche variazione sul tema. Il fulcro però rimane lo stesso, quello di essere buono di cuore e coraggioso. Il coraggio poi, in particolar modo, è quello che gli crea una propensione allo scontro; definendolo non come un teppista, ma come qualcuno che ha dei lievissimi problemi di prurito alle mani. Bene, qui sia attiva la prima flag dell’istinto da crocerossina inconscio in ogni ragazza: ti preoccupi per lui. A seguito del rapporto con Miyazumi cambia, flag due: “Oh mio Dio, quindi può cambiare per me!“; nell’innamorarsi di Mitshua rinuncia alla ragazza che corteggiava da tempo, flag 3: “Oh mio Dio, per me ha rinunciato ad un’ altra!“. Nell’apprendere che non può più contattare Mitsuha decide di intraprendere un viaggio senza punti di riferimento (che poi com’era possibile che non sapesse che si trattava della città di Itomori, avendo intimità per più di un mese con un ragazza di Itomori non si sa; però ce lo facciamo andare bene) per andare a cercare la sua amata così da consolidare l ‘”Archetipo del Viaggio dell’ Eroe di Campbell” che fin dall’inizio si stava cucendo addosso al suo personaggio. Qui però spezzo una lancia in favore del personaggio di Taki: mi è piaciuto moltissimo il fatto che si arrenda quasi subito nel suo tentativo d’impresa, perché la connotazione che ne viene fuori rimarca un coraggioso realismo che non tutti abbiamo la forza di affrontare; gli amori, primi o meno che siano, non per forza riescono a rendere le persone migliori di quelle che sono, e di conseguenza non sempre risultano in un superamento dei propri limiti. Alla fine dei conti Taki è pur sempre un ragazzino, forse non disposto fin da subito ad impelagarsi oltre ad un certo punto per una ragazza che non conosce poi nemmeno così bene. Un tentativo di riempimento sostanziale del personaggio che però, purtroppo, rimane tale. Flag 4: “Oh mio Dio, era preoccupato per me ed ha affrontato delle difficoltà assurde solo per potersi assicurare che stessi bene e vedermi!” Prendi tutto, mescola con il fatto che Tachibana è un bel ragazzo (lo sappiamo perché Mitsuha esprime il desiderio di reincarnarsi in un bel ragazzo di Tokyo); ed il risultato che ottieni è l’ultimo briciolo di dignità di donna che uscendo dalla sala del cinema sbatte la porta.

Ovviamente, poi, anche per il gentil sesso vi è la convinzione auto-imposta che Miyazumi sia una ragazza normalissima; con ciò si va a delineare anche per l’altra metà del cielo, la speranza che un giorno un bellissimo individuo busserà alla loro porta per far viver anche loro nella favola di una appassionatissima love story; nonostante siano delle ragazze comuni.

La Scelta dell’ Età dei Protagonisti

Il fatto che Taki e Mitsuha abbiano rispettivamente 17 anni a testa assolve ad una doppia funzione.

Per gli Adolescenti

Protagonisti della stessa età degli spettatori funzionano meglio in un’ ottica di immedesimazione.

Per gli Adulti

Per la persona adulta, invece, lo scopo è quello di fargli formare un groppo in gola legato alla nostalgia. La nostalgia di quei tempi e di quegli amori passati che non torneranno mai più. Sentimento, questo, che va a legarsi alla già precedente impostazione nostalgica e malinconica come mood generale di tutto il lungometraggio.

La Narrazione

Persino lo stile narrativo è predisposto ad hoc per ingannare.

Lo svolgimento della timeline è costruito in maniera tale per cui, da un certo punto in poi, venga a sussistere un senso di urgenza che in realtà non esiste (e dopo capiremo il perchè). Tutta la prima parte dell’opera è resa fluida è divertente da una certa verve di movimento scenico. Le transizioni che molto energicamente rimbalzano da un soggetto all’altro mettendo in risalto il dualismo dei due ragazzi, permettono di mantenere alta la concentrazione senza mai farti rilassare troppo. In questo senso la curva diventa via via sempre più ripida, ma in maniera costante e controllata, senza sbalzi e sopratutto non troppo velocemente. Dopo la scomparsa di Mitsuha, il grafico ha una leggera inflessione depressiva per permetterti di afflosciarti un attimo e prendere il respiro; questo però avviene solo in funzione di quanto deve avvenire di li a poco. Difatti dal momento immediatamente successivo, quando Tachibana comincia a non avere più ricordi limpidi di Miyazumi, si viene a percepire un’emergenza che mette fretta culminando in più climax consecutivi (Taki e Mitsuha che si incontrano, Taki e Mitsuha che si devono separare, Mitsuha che salva la città dalla distruzione, Taki e Mitsuha che si rincontrano), fino alla fine del film. Il problema è che tutto porta a pensare che lo svolgimento della trama potesse essere affrontato in maniera molto diversa, rispetto a ciò che hai appena assistito. Una scelta quindi, fatta, solo ed esclusivamente per darti uno strattone quando avevi le difese più basse. L’ improvviso shock ti irrigidisce e non hai tempo per riflettere, accetti automaticamente quello che vedi senza farti domande; la tua capacità analitica viene meno perché non sei in più in grado di discernere le prese per il culo senza l’ausilio del cervello, al contrario però le emozioni che continuano a martellarti lo stomaco senza ritegno, quelle le senti eccome.

L’ Elemento Sovrannaturale

Questo è tipico di Shinkai: il contorno che trascende l’ordinario andando ad adornare la vicenda principale; che solitamente riguarda una storia d’amore. Il problema è che lo spirito con il quale viene imbastito il tutto è volto a farti credere che esista una delicata autorialità inerente l’argomento. Non è così. Non bastano 5 minuti di discorso tra Taki e la nonna di Mitsuha per sciorinarmi tutto il misticismo e la filosofia riguardanti l’intreccio dei fili come eventi della vita, l’Universo e lo scorrere del tempo.

N.B. L’unica volta in cui Makoto Shinkai non usa lo straordinario come sottotesto di completamento e rotondità è nel “Viaggio verso Agartha”, infatti in quel caso vi era la palese volontà di avvicinarsi alla grammatica miyazakiana. Purtroppo, Shinkai, non avendo praticità con questo tipo di testo ha commesso l’errore di spiegare eccessivamente le regole del mondo da lui creato. Nel “Ghiblianesimo” tutti i sistemi onirici non sono mai dettagliatamente contestualizzati, e questo permette agli eventi di caratterizzarsi più che altro come delle favole nella quale vi è una morale di fondo più che un significato vero e proprio. Ne consegue che, la via di mezzo esercitata nei “Bambini che Inseguono le Stelle” fosse risultante in un sapore che non era ne carne ne pesce; così facendo non sono stati soddisfatti i palati ne di chi apprezzava un regista, ne di chi apprezzava l’altro. Makoto però ha imparato da questa sua esperienza facendo i compiti a casa, e proprio con “Your Name” ha fatto si che qualsiasi cosa riguardante l’insieme delle non possibilità fosse niente più che un velo delicato che accarezzava i sensori periferici dell’occhio umano. Con il risultato che si è portato a casa anche il pubblico di vecchia leva targato “Totoro”.

La Dinamica dello Scambio dei Corpi

Ancora, non è un problema la presenza di tale dinamica; è come viene inscenata tale dinamica che non va bene. Tachibana e Miyamizu, nell’entrare continuamente uno nel corpo dell’altra e viceversa, non si soffermano un secondo sul come debba sentirsi una persona del sesso opposto in situazioni di vita generale. Nuovamente si percepisce l’assenza di quell’importante aspetto psicologico ed introspettivo. Per come viene rappresentata la cosa il tutto volge al soddisfacimento del feticcio del pubblico maschile nell’immaginare una donna che pone delle azioni “esplorative” sul loro corpo e loro che fanno altrettanto con il corpo in cui sono entrati. Makoto sa molto bene che la maggior parte del pubblico anime è maschile, e inscenando un modo particolare di prender possesso delle carni femminili, indugia sulla penetrazione come se fosse una figura retorica (lui entra nel corpo di lei, il gioco di parole associato all’evento permette di assimilare la scena ad un immaginario sessuale, perché con tale metodologia è stato reso retorico). Quindi la prepotente componente emozionale del lungometraggio, viene stratificata a livello inconscio dell’ audience con i peli sulla pancia in modo tale da risvegliare i loro impulsi sessuali. All’ultimo, in segreto, perché non sia mai che anche noi ragazze desideriamo il rapporto fisico, qualcuno potrebbe pensare male; vale anche per loro tutta la questione dell’intrigo di natura sessuale già descritto, solo con i soggetti di riferimento invertiti. La figura retorica resa come penetrazione viene figurata mentalmente anche nella psiche delle coccarde rosa; per loro, però, vi è anche l’aggiunta del totem rappresentativo del legame emotivo con un uomo: Mitsuha che è dentro di Taki nient’altro è che metafora di un caldo e coccoloso abbraccio che unisce due soggetti fisicamente separati in un legame spirituale unico.

Il Passaggio della Meteora ed il Nastro per Capelli

Parcheggiando per un secondo la resa visiva del passaggio meteorico, che è sicuramente bellissima, quello su cui mi voglio concentrare è l’intenzione dietro alla scena in sé per sé.

Nonostante io ammetta che: nella condivisione dello stesso cielo, oltre il tempo e lo spazio, vi sia una certo guizzo autoriale alle spalle; non posso fare a meno di pensare che in realtà anche qui si nasconda lo zampino emozional-sentimentale. Ma non è che, per caso, è un messaggio rivolto alla ragazzina davanti al grande schermo per fargli credere che quello che potrebbe avere da questo ipotetico ragazzo perfetto sia una cosa unica tra di loro e più speciale rispetto a tutto il resto che la circonda? Spoiler: probabilmente si.

Il nastro per capelli invece è semplicemente di una banalità sconcertante, ribadisce in sostanza lo stesso messaggio della scena della meteora; risultando anche un po’ stucchevole come scelta visiva. I rimandi sono quelli del filo rosso del destino che unisce le persone. Una roba già vista e rivista, priva di immaginazione e che per altro va ad inficiare quel minimo di artisticità messa in campo dal “Kataware Doki”.

Estremamente appagante risulta, invece, tutta la sequenza in cui Taki torna indietro nel tempo un ultima volta acquisendo una consapevolezza cosmica. La rappresentazione della stessa mediante un’unica sequenza, che cambia forma di secondo in secondo: passando dall’ Universo, alla forma della meteora, al filo rosso, fino a Mitsuha stessa; con tutti i colori scontornati e acquerellati, è una delle cose più visuali che io abbia mai visto.

"Kataware Doki" Radwimps
“Kataware Doki”: il Crepuscolo, il momento nel quale i limiti tra il normale e l’incredibile vengono meno permettendo un contatto. Anche identificabile come una delle Soundtrack del film ad opera degli “Radswipms”

Riformulazione Ordinata del Pensiero

Appunto

L’ultima cosa che ci rimane da esaminare è la questione del viaggio nel tempo, ma siccome quello è un sentiero molto spinoso e complesso; andiamo prima a fare il punto della situazione ricalibrandolo in un’ esposizione ordinata e completa.

Ciò che non va in “Your Name” Remix

“Your Name” è un film d’animazione giapponese che fa breccia nel cuore dello spettatore in maniera forzata ed artificiosa. Per farlo impalca una struttura tale per la quale vieni ubriacato costantemente da fortissime emozioni che però non derivano dai personaggi quanto piuttosto dalle situazioni; che seppur coscienziose dell’impossibilità fattuale di loro stesse non paiono tali al pubblico. La sospensione dell’incredulità perde ausilio, rimpiazzata dalla volontà dell’audience di voler vivere una storia d’amore perfetta, accettando di fatto di ragionare con lo stomaco piuttosto che con il cervello. I mezzi per far si di ciò sono:

  • Un sottotesto fantastico non approfondito per accedere ad un più ampio pubblico, fornendo quella fruibilità “miyazakiana” di cui tanto abbiamo nostalgia;
  • Una narrazione pretestuosa che crea una insensata montagna russa di sensazioni contrastanti, in modo da non darti punti di attracco solido, perdendo così la tua capacità di analisi; coadiuvata, per altro, da una colonna sonora in grado di toccare le corde dell’anima;
  • La stimolazione inconscia della fame sessuale mediante la dinamica dello scambio dei corpi;
  • Il continuo rimarcare la nostalgia mediante il viaggio nel tempo, la sparizione dei ricordi e l’età adolescenziale dei protagonisti;
  • Il farti credere di poterti immedesimare nei protagonisti, quando a conti fatti non sono persone comuni;
  • L’illusione per lo spettatore maschio di poter aver accesso ad una relazione con una controparte molto bella;
  • L’illusione per lo spettatore femminile di poter aver accesso ad una passionale relazione con un fantastico uomo un po’ ribelle che però cambierebbe per loro, dando a loro stesse la possibilità di mutarlo in qualcuno di protettivo ed esclusivo di chiunque altra.

Conclusioni

Vado inoltre a ripetere, per un’ ultima volta, che di per sé, l’elenco sopra riportato non è un male. Sono scelte di sceneggiatura efficaci che possono dare uno sprint in più al tutto. Però non possono essere utilizzate per mascherare un sostanziale annichilimento di tutto ciò che riguarda l’approfondimento psicologico dei personaggi. “Kimi no Na wa” non caratterizza gli individui ma le situazioni che stanno vivendo gli individui; questo significa che io no sto guardando una storia riguardante dei soggetti in carne ed ossa ma piuttosto una sequela di concetti uno attaccato all’altro. Io di Taki e Mitsuha non so niente e non sono affezionato a loro, ma al film: che è l’involucro che li contiene; e questo non va bene perché l’attaccamento ad un franchise da parte del pubblico dipende quasi interamente dai suoi personaggi. Tra vent’anni chiunque si ricorderà di Makoto Shinkai e del sua pellicola da 350 milioni di dollari di incasso, come chiunque si ricorderà di Risa e Otani di “Lovely Complex”; ma siamo proprio sicuri che ci ricorderemo di Taki e Mitsuha?

Io è per quello che mi arrabbio quando mi viene detto che “Your Name” è un qualcosa di ineguagliabile, mica per altro. Makoto Shinkai si è arreso alla volontà del botteghino creando una storia banale ma di successo. Non ha resistito alla tentazione neanche con “Weathering with You”: a metà della pellicola basta introspezione, di nuovo tutti ad amarci senza un come o un perché; completamente a caso.

Poi oh! Capisco la volontà del pubblico di voler vivere nel proprio crogiolo fatto di fantasie amoroso-erotiche leggere, però allora non chiamatemelo “Capolavoro Assoluto”; niente di ciò che si definisce tale può permettersi di soffrire di una penuria tale a livello di spessore psichico dei suoi attori.

“Your Name” è una rosa senza spine. Una storia d’amore incompleta dove personaggi impossibili non si confrontano, non si conoscono e non crescono; una bellezza perfetta che proprio per tal motivo risulta estraniante. Taki e Mitsuha non litigano mai, quasi a rappresentare un idilliaco immaginario nel quale rifugiarsi per non pensare; confondendosi nel luogo, confondendosi nella massa. La paura di guardarsi dentro viene sostituita da un nettare agrodolce reso tale dalle nostre lacrime. In definitiva una colpa ed un peccato che nel rendere metatestuale il suo messaggio di fondo, sussurra all’orecchio dello spettatore di cedere irretendolo con un sensuale bacio sul collo

La Questione del Viaggio nel Tempo

L’ Accusa a Makoto Shinkai

Sul web viene rivolta l’accusa a Makoto Shinkai di non aver rispettato le regole del viaggio nel tempo; a prescindere che come argomentazione risulta stupidissima, in quanto sulla scala della nostra realtà è una pratica che non esiste, mi rendo comunque conto che sussite tutta una filosofia cross-mediale per quanto riguarda questa attività immaginaria, che è da considerare.

Le Prove della sua Innocenza

Nonostante ciò io, essendo alquanto informato in merito, sono convinto della buona volontà di Makoto in questo frangente. Per dimostrarlo, andrò a spiegarvi tutto l’intreccio con un focus sui punti di raccordo principale. In questo modo svolgo anche un servizio utile per chi, nonostante il film sia del 2016, non ci avesse ancora capito una ceppa.

Istruzioni per l’ Uso

Andrò ad immettere una fotografia qua sotto, con uno schema fatto da me personalmente; voi usatelo come riferimento visivo di quello che vi andrò ad esporre più giù. Per il resto concentratevi e prestatemi attenzione, evitate qualsiasi distrazione isolandovi per una decina di minuti e toglietevelo tutto in una botta sola, che altrimenti a più riprese andate solo a confondervi.

Lo Schema (Tabella 1)
Your Name Otaku's Journal
La Spiegazione
L’ Inizio della TimeLine di Taki
  • L’evento che da inizio a tutto risulta essere una Mitsuha di 17 anni che va a Tokyo per incontrare Taki. Effettivamente lo incontra per caso all’interno di un vagone di un treno. Solo che Taki ha 14 anni e non ha idea di chi sia lei, lei è delusa perché non capisce che in quel momento Taki ha 14 anni e non è il diciassettenne con cui ha un rapporto di scambio corporale. Nel momento in cui si deve separare da lui gli dona un nastro, per evitare, a detta sua, che lui si dimentichi nuovamente di lei;
  • Il giorno dopo Mitsuha muore a causa di un meteorite che colpisce la sua città natale; Un Taki quattordicenne ed una Mitsuha di diciassette anni osservano in contemporanea la scia meteorica. Il primo da Tokyo e la seconda prima di morire, da Itomori;
L’inizio della TimeLine di Mitsuha nel Passato
  • Grazie al legame creato con Mitsuha, tramite la visione contemporanea della scia meteorica e del nastro per capelli, Taki, ora diciassettenne (che però non ha il ricordo di quando lui a 14 anni incontra Mitsuha di 17 perchè se la scorda a caso), acquisice l’abilità di scambiarsi di corpo con Mitsuha nel passato mentre lei può fare lo stesso con lui nel presente. Lo scambio avviene sempre in contemporanea, mai in maniera differita; in ogni caso nessuno dei due è consapevole dello slittamento temporale. Non provano mai a scambiarsi sms o telefonate (che stronzata di soluzione narrativa), comunicano lasciandosi note sugli smartphone. L’ unica volta che Taki prova a telefonarla non riesce a mettersi in comunicazione, questo perché nel suo presente il numero non esiste più, in quanto di ex-appartenenza di una persona deceduta. Da notare il fatto che Mitsuha nel passato possiede ancora il nastro per capelli che aveva donato a Taki, per questo rappresenta un legame: possiedono entrambi lo stesso identico oggetto. Inizia così la timeline di Mitsuha nel passato;
  • A lungo andare Mitsuha e Taki scambiandosi i corpi, si innamorano. Mitsuha decide di fare il primo passo andando ad incontrare Taki a Tokyo, ma non essendo consapevole dello slittamento temporale di 3 anni che li divide; quando lo incontra per caso in un vagone di un treno, lui non sa chi sia lei. Perché Mitsuha è 3 anni indietro nel tempo rispetto al Taki con cui si rapporta, e il Taki che lei vede di persona ha 14 anni. Con questo ci ricongiungiamo al punto esatto dell’ Inizio della TimeLine di Taki. Per ora tenetelo solo a mente, dopo approfondiremo questo aspetto;
  • Il giorno dopo Mitsuha muore a causa del meteorite come è destinato che fosse, esattamente come tre anni prima nella timeline di Taki;
  • In conseguenza di ciò nel presente, lo scambio dei corpi cessa e Taki diviene ancora più preoccupato quando i suoi ricordi inerenti Mitsuha cominciano a scomparire, oltre che gli appunti lasciati da lei sul suo cellulare; ovviamente questo è dovuto all’interferenza temporale che riequilibria la spaccatura nello spazio-tempo, non permettendo l’ esistenza di ricordi che non dovrebbero esistere, visto che sarebbero quelli di una persona fisicamente mai conosciuta prima della sua morte;
  • Dopo un pellegrinaggio Taki riesce a forzare lo scambio di corpi inter-temporale, traslandosi nel corpo di Mitsuha il giorno dopo la sua gita a Tokyo poco prima della caduta del meteorite. Mitsuha che nel frattempo è traslata nel corpo di Taki; si rende conto che nel presente Itomori non esiste più, capendo quindi che è destinata a morire. Grazie al crepuscolo, le due linee temporali si sovrappongono per un momento permettendo ai due di incontrarsi e stabilire un piano per evitare il disastro. Una volta tornati nei rispettivi corpi, Mitsuha riesce a sventare il peggio. In ogni caso la Mitsuha che sopravvive è una nuova Mitsuha dell’universo delle possibilità e di conseguenza Taki non può comunque averla conosciuta, ecco perchè i ricordi di lei continuano lentamente a sparire anche se lei si salva. Non solo, Mitsuha nella sua timeline ha conosciuto un Taki quattordicenne non il Taki diciassettenne con cui ha un legame; quindi per logica cronologica l’ interferenza temporale iniziata con la distruzione di Itomori nel passato, permane. I suoi ricordi legati al Taki quattordicenne inoltre, vengono meno per lo stesso motivo;
  • Per l’Universo la sopravvivenza di Mitsuha è un errore che va corretto, poiché non previsto inizialmente. Per poter sopperire all’esistenza di Mitsuha, deve necessariamente traslare tutta la timeline di Mitsuha 3 anni nel futuro per allinearla a quella di Taki; altrimenti l’incontro tra i due avvenuto al crepuscolo sarebbe un’altro errore da correggere, in quanto non solo sarebbe impossibile ma anche senza senso. Ora le due timeline sono congiunte e sia Taki che Mitsuha hanno la stessa età, non hanno mai smesso di essere alla ricerca di qualcosa, e nel momento in cui si ritrovano randomicamente, capiscono che l’oggetto della loro ricerca era il loro legame perduto.
Il Loop Temporale.

Aspettate un attimo, non è ancora finita. Non rilassatevi ancora! Ci vuole ancora poco.

Secondo Schema
Your Name Otaku's Journal

Quello che vedete, altro non è che lo schema di un “Paradosso di Bootstrap”.

Il “Paradosso di Bootstrap”

“Il Paradosso di Bootsrap” è quella situazione per la quale un’ informazione viaggia dal futuro verso il passato; facendo si del determinarsi di conoscenze non ancora acquisite, generando così la nascita di un evento che non ha più una vera e propria origine. In quanto senza l’intervento di quella informazione proveniente dal futuro non si sarebbe potuto verificare quell’evento nel passato alla base della costituzione di quella informazione proveniente dal futuro.

Con Quali Modalità avviene il Paradosso di Bootstrap di “Your Name”?

Con riferimento al secondo schema, possiamo notare che la fascia centrale si evidenzia come la “Tabella 1” ma molto semplificata. La domanda che quindi noi ci poniamo è: l’evento origine della timeline di Taki com’è possibile sia avvenuto se quella Mitsuha di 17 anni ancora non poteva aver accesso alla conoscenza del Taki diciasettenne?

La risposta è: perchè lei se ne viene da un altro ciclo temporale caratterizzato esattamente come quello nostro, semplicemente avvenuto prima in un’altra dimensione temporale separata. Esattamente come sono separare le timeline di Mitshua e Taki.

Come esemplificazione visiva ciò vi è rappresentata la fascia superiore.

Ma non finisce qui. Siccome stiamo parlando di un Loop, ovvero un ciclo continuo destinato a non esaurirsi mai, le azioni di Mitsuha nella fascia centrale saranno artefici della creazione di un’altro nuovo ciclo. Che andrà ad esplicarsi visivamente nella linea di congiunzione tra la striscia centrale e quella inferiore. Il punto è: che proprio perché ragioniamo su un qualcosa che non può fermarsi; anche quest’ altro ciclo creatosi in un’ancora differente dimensione temporale, andrà a crearne un’altro ancora. All’infinito.

Esiste un modo per Spezzare questa Maledizione?

No, una volta avviata è impossibile. Ma è possibile risolvere il paradosso, che solitamente è fallace nelle premesse e/o nello svolgimento di se stesso. Capendo così la verità sull’origine di quanto visto.

In questo caso la risoluzione risiede nel fatto che: almeno la primissima volta che gli eventi si sono messi in in moto, Taki sia riuscito ad instaurare un contatto con la Mitsuha del passato senza l’ausilio del nastro per capelli, ma solo con quello della condivisa osservazione meteorica. Magari un contatto un po’ più debole ed instabile; magari senza potersi scambiare i corpi, comunicando in maniera differente e meno profonda.

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