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Tokyo Revengers: Analisi e Recensione

Locandina di Tokyo Revengers

Lo scorso 18 settembre si è conclusa la prima stagione di Tokyo Revengers, anime iniziato durante la stagione primaverile come adattamento dell’omonimo manga. L’opera ha riscosso un incredibile successo, creando grande attesa per la seconda stagione. Analizziamo ora insieme gli aspetti focali che ne hanno decretato, a nostro parere, il meritato successo.

Una seconda possibilità: i viaggi nel tempo come riscatto personale

Tokyo Revengers - Takemichi incontra Mikey
Takemichi incontra per la prima volta Mikey

Uno degli aspetti più importanti della trama di Tokyo Revengers sono sicuramente i viaggi nel tempo. Cosa farebbe ognuno di noi se avesse la possibilità di ripercorrere gli anni decisivi della propria vita? Questo il quesito che viene posto davanti al nostro protagonista. Come vedremo in seguito, Takemichi è un eroe che ha fallito. Nulla della sua vita lo appaga veramente, e vive per il semplice dovere morale di sopravvivere. Ma quando scopre di poter modificare il suo passato, tutto cambia.

Ciò che lo spinge maggiormente, soprattutto nelle fasi iniziali, è il desiderio di vivere una vita più dignitosa, abbandonando il fardello del perdente. Il riscatto personale che ricerca non è quindi il sopperire ad un errore, evitare di fare un’azione precisa o altri cliché simili. La speranza che guida le sue azioni è quella di un ragazzo che non vuole più inchinare la testa. Un ragazzo che vuole iniziare a dare peso alla sua persona, e farlo sentire così anche agli altri, creando risvolti importanti.

Ed ecco che quindi anche Takemichi diventa importante per il futuro di molte persone. Non è più una presenza sterile di cui il mondo può anche fare a meno, bensì le sue azioni hanno conseguenze sul destino di chi gli sta accanto. Lui stesso, come vedremo anche in seguito, realizzerà di essere importante per chi lo circonda, passando da essere un emarginato della società a vera e propria figura influente di Tokyo.

Questo viaggio, però, non manca di porre il protagonista davanti a fallimenti. La scelta di renderlo una “persona comune”, e non un eroe irraggiungibile, aumenta l’immedesimazione dello spettatore. Non sempre le cose vanno come vorrebbe il nostro protagonista, ma il desiderio di riscatto persiste.

Hanagaki Takemichi, l’eroe piagnucolone

Tokyo Revengers - L'eroe piagnucolone sul punto di arrendersi
L’eroe piagnucolone sul punto di arrendersi

Hanagaki Takemichi è un eroe ribaltato. Siamo davanti ad uno shōnen moderno, dove il protagonista non ha i caratteri epici di un Goku o un Kenshiro. La particolarità di Takemichi è la sua capacità di fallire, di lasciarsi prendere dallo sconforto e di abbattersi quando la situazione lo mette all’angolo. Non capita di rado che il nostro eroe non si senta all’altezza, o che addirittura pensi di abbandonare la missione. E quando ciò accade, non sono i suoi enormi muscoli o la sua fede incrollabile verso la missione a farlo rialzare, anzi. In molti casi, ad aiutarlo sono amici e compagni, o addirittura circostanze fortuite.

Tutto ciò concorre a rendere Hanagaki un protagonista credibile, con cui ogni spettatore può sentirsi a suo agio. Anche in quelle rare volte in cui Takemichi decide di prendere l’iniziativa, mosso da qualche tipo di fervore, non diventa inspiegabilmente imbattibile. Durante l’Halloween di sangue, nonostante la sua determinazione, è stato comunque pestato da chi era più forte di lui. In quella e altre occasioni, Hanagaki ha vinto utilizzando i metodi che più conformavano il suo personaggio, anche quando non erano le soluzioni più onorevoli. Il mito dello scontro cavalleresco viene qui rovesciato. Non importa combattere con onore, quello che conta è salvarsi la pelle e tornare a casa senza un coltello piantato fra le costole. Questi aspetti rendono Hanagaki Takemichi uno come tanti, e ognuno di noi potrebbe imitare le sue gesta, magari facendo persino di meglio.

Il fiore all’occhiello di Tokyo Revengers: i personaggi

Tokyo Revengers - I personaggi
Da sinistra: Draken, Mikey, Takemichi, Baji e Kazutora

Discostandoci dall’eroe, il mondo di Tokyo Revengers è popolato da personaggi incredibili. Dall’eccentrico Mikey al misterioso Kisaki, passando per il serioso Draken fino all’inquietante Hanma, ogni attore di questo grande palcoscenico ha una storia da raccontare con cui appassionare il pubblico. Nessuna sottotrama è scontata, e tutti risultano credibili e reali.

Per analizzare i personaggi, non dobbiamo dimenticare che il punto di vista è quello di Takemichi, studente delle medie decisamente più piccolo della maggior parte di questi ragazzi. Pare quindi ovvio che alcuni di loro vengano visti quasi con un alone di idolatria, in quanto rimarca fedelmente la percezione che si ha a quell’età dei nostri “senpai”. Ma ad un occhio attento, non sfugge come in fondo tutti rimangano dei bambini costretti a crescere troppo in fretta. Lo stesso nomignolo che Mikey da ad Hanagaki, Takemitchy, è un grande esempio di questo aspetto.

Ciò che l’opera vuole trasmettere è che per quanti coltelli possano aver impugnato, e quante borsette aver rapinato, rimarranno sempre dei ragazzini, figli di una società vecchia che non gli ha insegnato altro se non la violenza e la competizione tribale. Draken, vicecapitano della Toman e migliore amico di Mikey, è cresciuto in un bordello, vedendo passare davanti ai suoi occhi uomini e donne di ogni estrazione sociale. È questo è solo un esempio di ciò che hanno dovuto passare questi ragazzi.

La retrospettiva sociale: il “buon delinquente”

Tokyo Revengers - Shuji Hanma
Hanma Shuji. Il tatuaggio riporta la scritta “castigo”

Analizzando Tokyo Revengers, non si può non parlare della sua retrospettiva sociale. L’anime ci mostra infatti come un semplice gruppo di ragazzini, seguendo il sogno di essere liberi e di affermarsi nel paese, fondino qualcosa che diventerà un cancro per il Giappone del futuro.

La prima cosa che stupisce Takemichi nel conoscere i giovani fondatori della Toman è proprio questa: il giovane e ambizioso Mikey non pare possa essere in grado di macchiarsi dei crimini della futura gang. Non solo Mikey, ma tutti i capi di divisione che Hanagaki incontra appaiono come ragazzini sognatori, che si aiutano l’un l’altro e non si macchiano mai di crimini tanto ingiusti. Persino un semplice giro di scommesse messo su da uno dei membri viene severamente punito da Mikey in quanto contravviene alle loro regole. Come è possibile quindi che questi diventino in futuro assassini, se non addirittura mandanti di omicidi?

Presto, durante il corso della trama, ci viene presentata la figura di Kisaki Tetta. Questo ragazzo, coperto da un alone di mistero, pare abbia tirato le fila della Toman del presente, architettando un articolato piano per prenderne il controllo. Lo stesso Mikey pare non esserne a conoscenza, mentre nel passato ha sempre partecipato attivamente alle questioni legate ai suoi uomini. Inizia così una lunga investigazione per Takemichi, che rivelerà allo spettatore come il dolore sofferto da questi ragazzi, nelle mani sbagliate, possa essere manipolato per creare qualcosa di profondamente marcio. Nonostante ciò, non mancano nel presente uomini che continuano a sognare la vecchia Toman, cercando in tutti i modi di intralciare Kisaki. Altri, però, non riescono a ribellarsi, bloccati dal terrore, come ad esempio il migliore amico di Takemichi, Akkun.

Si instaura perciò un confronto diretto. Da una parte, abbiamo il “buon delinquente”, come Mikey o Draken, i quali sognano un mondo libero e portano avanti la loro lotta nell’unico modo che conoscono, ovvero lo scontro tribale. Dall’altra, abbiamo invece persone viscide, le quali sono pronte ad ottenere denaro e gloria con ogni mezzo, come Kisaki e Hanma. Fra di essi, abbiamo poi ragazzi che lottano per questioni private legate al loro passato, come Kazutora, il quale non ha mai superato i profondi traumi che una semplice ragazzata gli ha portato come conseguenze.

➡️ Vuoi saperne di più su Kazutora? Leggi l’articolo a questo link

Il finale

Tokyo Revengers - Kisaki spara a Takemichi
Kisaki Tetta nell’atto di sparare a Takemichi

Arriviamo quindi all’atto conclusivo dell’opera: come si è conclusa la prima stagione di Tokyo Revengers?

La scena più importante di questo finale è sicuramente il dialogo conclusivo fra Takemichi e Kisaki. Ciò che ci viene mostrato, infatti, è un villain graffiato sul volto da una lacrima. Kisaki appare frustrato dal comportamento di Takemichi, come se non fosse in grado di fermarsi e sperasse che il nostro protagonista lo facesse per lui. Arriverà addirittura a chiamarlo “eroe”, prima di sparargli e chiudere l’episodio. Ciò che vediamo, infine, è quindi un villain scosso e turbato, il quale pare sia pentito di ciò che ha creato e le conseguenze che ha portato. Sembra però che le circostanze gli impediscano di terminare questa spirale di sangue. Cosa nasconde quindi Kisaki Tetta? Quale passato oscuro lo ha spinto a diventare ciò che vediamo ora? Per scoprirlo, dovremmo aspettare la seconda stagione.

Conclusioni

Tokyo Revengers è a tutti gli effetti un’opera del nostro tempo. Ogni personaggio, compreso il villain, ha le sue debolezze e le sue fragilità. L’autore ci ricorda sempre che ogni azione ha una causa scatenante, e porta anche spunti di riflessione sulle conseguenze catastrofiche che potrebbe avere. Il viaggio nel tempo permette di analizzare come ciò che in passato appariva una semplice ragazzata, finisce per diventare qualcosa di serio, portandosi dietro una spirale di sangue difficile da fermare.

Grazie alle potenti doti narrative, lo spettatore rimane incollato per ore, immedesimandosi in ognuno dei personaggi dell’opera, e comprendendo i complessi processi psicologici e sociologici che portano alla creazione di grandi associazioni criminali. Ne risulta una forte critica sociale, e una richiesta di attenzione e rinnovamento da parte degli enti politici nei confronti della formazione dei ragazzi, formazione che l’autore stesso porta in maniera chiara e diretta ai suoi spettatori. Assolutamente un anime da non perdere.

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