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Recensione: Serial Experiments Lain

serial experiments lain da vedere

シリアルエクスペリメンツレイン serial experiments lain

🎥 Genere: Psicologico, Cyberpunk, Drammatico, Mistero

Episodi: 13

🚨 SPOILER ALLERT: 🚨

Prestare attenzione durante la lettura: si ravvisano spoiler‼️

Serial Experiments Lain (più correttamente scritto tutto in minuscolo), è una produzione d’animazione giapponese datata 1998 che abbraccia la corrente del cyberpunk composta da 13 episodi canonici, scritturata dallo sceneggiatore Chiaki J. Konaka (Texhnolyze) e diretta dal regista nipponico Ryutaro Nakamura.

L’animazione giapponese molte volte ci ha messo di fronte a storie particolari, allucinanti ed allo stesso tempo quasi filosofiche. Serial Experiments Lain è un anime difficile da recensire, sia per la storia che racconta, sia per il modo in cui è affrontata la narrazione (inverosimilmente lenta). Le tredici puntate dell’anime (in Italia edito dalla Dynit), lasciano aperte molte vie d’interpretazione.

La storia inizia subito “allegramente” con il suicidio di una ragazza delle superiori, Yomoda Chisa. Qualche giorno dopo, le conoscenti della ragazza ricevono delle e-email spedite dalla stessa Chisa (o dal suo ectoplasma?). Lain rimane incuriosita da questo evento e rispolvera il suo vecchio Navi (un computer creato appositamente per l’ingresso nel Wired, che è una sorta di internet di ultima generazione), scoprendo di aver ricevuto anche lei la famosa e-email. La cosa sconvolgente è che Chisa dichiara di essere viva nel Wired, presente come pura sostanza ed unita (o meglio, collegata) al tutto.

In altre parole, il suo suicidio sarebbe stato dettato dalla necessità di abbandonare il suo ormai inutile corpo fisico per diventare qualcosa di più. Lain, che nonostante lo sguardo ottuso è decisamente intelligente, non riesce a comprendere e a giustificare la decisione di Chisa, quindi comincia ad interessarsi maniacalmente al mondo virtuale per trovare risposta alle sue domande. A questo punto l’universo attorno alla nostra protagonista comincia a cambiare: la realtà, poco a poco, si mischia con il Wired, personaggi reali vengono come risucchiati dalla rete e personaggi virtuali prendono forma nel mondo reale. Lain cerca di capire cosa c’è dietro tutto questo, ma, ogni volta che scava nelle profondità celate del wired, incontra dei misteri sempre più grandi ed insormontabili. Uno fra tanti è la presenza di una specie di società segreta, i Knights: un gruppo di “santoni” del Wired che pare siano la causa di tutto quello che si sta verificando.

serial experiments lain

Quali siano i loro fini è quello che Lain deve scoprire, partendo da una serie di voci che si propagano sempre più. Secondo queste voci pare che siano stati i Knights ad aver creato l’Accela, un congegno elettronico capace di accelerare, con il suo nanomeccanismo, la percezione della realtà, lo Psyche (un processore in grado di eliminare i limiti fisici d’accesso al Wired) e il Phantoma, il network game colpevole della scomparsa di numerosi ragazzi.

Durante la ricerca della verità, spesso celata da altre verità ramificate, Lain dovrà rispondere a domande sempre più impegnative. Infatti, come tutti gli uomini si troverò posta davanti agli interrogativi più grandi dell’universo: chi è veramente Lain, chi è Dio, cos’è la realtà, cos’è la finzione?

Come avrete capito, questa serie è incredibilmente intricata, complessa, onirica, un viaggio in un surrealismo crudo e disturbante come mai visto prima in un anime, la cui trama a detta di molti è inconcludente o inesistente, benché vi sia una notevole divergenza di opinione. Serial Experiments Lain è un anime che propone, a modo suo, delle considerazioni abbastanza complesse, in alcuni casi condivisibili (la vita e l’esistenza), senza mai cadere nel banale. Non mancano molteplici riferimenti culturali, letterali, simbolismi, citazioni, persino le immagini sembrano volerci dire qualcosa.

Uno dei simboli e fulcro dell’intera serie: i tralicci ad alta tensione

Le tematiche affrontate su tre livelli consequenziali, alla fine, riassumono un percorso esistenziale tipico di ogni uomo.

Il primo stadio di questa ricerca (vale a dire la parte più immediata) è la scelta del luogo in cui esistere. La natura umana ha principalmente bisogno della comunicazione e secondo questo parametro essenziale sceglie il posto migliore dove svolgere la sua vita. Tramite il Wired si può essere “collegati” con il tutto e comunicare globalmente, tuttavia si trascende il piano umano tralasciando le amicizie nel mondo reale e perdendo i contatti sociali. Lain si chiede se sia più importante la vita reale oppure se sia lecito appagare solo la nostra sete di comunicazione abbandonando tutto il resto.

Da questo nuovo interrogativo si passa ad una seconda fase, in cui la ricerca cade direttamente sull’essere in se stesso.
La protagonista si domanda cosa siano le persone, cioè se esse siano rappresentate dal proprio corpo o dal loro spirito. In altre parole, si chiede se ci si possa considerare vivi senza un involucro materiale che confini la nostra essenza. Lain scoprirà ben presto che l’esistenza non dipende nè dal nostro spirito nè dal nostro corpo: gli uomini devono essere tutti collegati tra loro perché siano effettivamente vivi. Se nessuno conosce e ricorda la nostra esistenza, si può arrivare a sostenere che noi non viviamo, non esistiamo.

L’ultima domanda che assilla la giovane protagonista ha principio nell’etica che regola la nostra e la sua esistenza. Esiste veramente un Dio che riesce a farci comportare come marionette secondo il suo volere? E se così fosse, Dio chi e chi gli dà il diritto di decidere per noi? Per Lain, Dio non è altro che qualcosa a cui appellarsi, qualcosa in cui credere. In poche parole è qualcosa creato completamente dagli uomini. Infatti, se nessuno crede in Dio, allora questo non esiste, così come non esiste nulla se nessuno né conosce o né immagina l’esistenza.

Analizzando l’anime, in modo sintetico e non esauriente in virtù della sua complessità e innumerevoli chiavi di letture, si può giungere a una conclusione: la psiche umana può rivelarci che tutto è possibile e tutto è impossibile, che ciò che è, lo è solo perché vogliamo che sia. Il tempo stesso non è altro che un concetto, sappiamo “quando” ci troviamo solamente perché ricordiamo cosa è accaduto prima. E se non lo ricordassimo più?

In definitiva: Se riuscirete a reggere la narrazione ‘soporifera’ che permea l’opera, necessaria probabilmente per sviscerare la complessità della storia, si prospetta una serie squisitamente filosofica caratterizzata da uno stile sperimentale di ottima rifinitura baluardo di una delle migliori serie d’animazione giapponese concepite che ancora oggi fa parlare di sè.

Almeno per Lain, era il mio primo lavoro, non avevo alcuna idea di come fare, ma ci siamo riuniti in gruppo dicendo chi pensiamo sia Lain, come dovrebbe essere, cosa avrebbe provato, ecc. Dopo sono tornato a casa, ho disegnato un mucchio di modelli di personaggi e schizzi e gli ho portati con me: loro dicevano “ci siamo quasi”, così abbiamo ripetuto il ciclo di incontri fino a quando abbiamo realizzato Lain. (Yoshitoshi ABe), uno degli autori della serie.

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