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Quattro chiacchiere con Kazuo Umezu: un salto in un eccentrico universo

Kazuo Umezu è una delle personalità più bizzarre ed eccentriche che la storia del manga abbia mai ospitato tra le sue pagine. Talentuoso maestro dell’horror, negli anni ’70 è riuscito a rivoluzionare profondamente gli standard classici di shōjo e shōnen. Caratterizzati da un eccezionale eccletismo e da una fantasia fuori dagli schemi, i manga di Umezu sono veri e propri capolavori, che, col tempo, hanno consacrato l’autore come una delle icone immortali del manga. In questa intervista, Kazuo Umezu, all’interno del suo folle mondo, ci racconterà il suo surreale personaggio.

Kazuo Umezu, nato a Koya il 3 Settembre del 1936 ma cresciuto a Gojō, ha pubblicato il suo primo manga quando era ancora alle superiori, divenendo a tutti gli effetti un mangaka soltanto dopo il diploma. Geniale ed irriverente, è riuscito a creare alcuni dei più straordinari classici horror di tutti i tempi. Ma non solo, è riuscito a spaziare, ampliandole, in opere d’umorismo e manga sci-fi. Alcuni dei suoi lavori più importanti sono: Cat Eyed Boy (1967); Orochi (1969); Aula alla deriva (1972), vincitore del 20° Premio Shogakukan; Baptism (1974); Makoto-chan (1976); Io sono Shingo (1982) e Fourteen (1990), la sua ultima opera.

L’intervista che leggerete è stata curata dai ragazzi della Tokyo Scum Brigade, che sono stati contattati direttamente dallo staff che gestisce la pagina web dell’autore. Alla fine del Novembre 2009, la Tokyo Scum Brigade è stata personalmente invitata nella famigerata Makoto-chan House, il fantasmagorico tempio della follia di Kazuo Umezu. L’intervista vede protagonisti Demerin Kaneko, grandissima esperta e studiosa dell’opera di Umezu, ed ovviamente il mitico maestro.

La casa di Kazuo Umezu
Kazuo Umezu ci presenta la sua stravagante casa situata nel quartiere Kichijōji di Tokyo: un’enorme abitazione al cui interno si può osservare tutta la bizzarria e genialità del mondo dell’autore.

Le montagne della follia

Tokyo Scum Brigade: È assodato come tu sia praticamente una celebrità in patria. Confronta questo dato con la situazione all’estero, in cui le persone che leggono le tue opere, molto probabilmente, non ti conoscono bene come persona.

Kazuo Umezu: Se non stai attento al layout di un libro, il lettore sorvoleranno il nome dell’autore. Quando è possibile, infatti, consiglio all’editore di aggiungere una breve biografia all’inizio del manga. In questo senso, quando i lettori apriranno il volume potranno, in un certo senso, vedermi ed esclamare: “Hey! È lui l’autore!”

Tokyo Scum Brigade: Raccontaci un po’ la tua infanzia.

Kazuo Umezu: Il mio luogo di nascita, situato nella prefettura di Wakayama, intorno al monte Kouya, è ora patrimonio dell’umanità. Ho vissuto i miei primi giorni immerso nelle montagne, prima che mi iscrivessi alle elementari. Quando dico “immerso”, intendo proprio profondamente immerso. Non c’erano negozi, pasticcerie e nemmeno ristoranti. I soldi non sapevo manco cosa fossero! Non c’era neanche lontanamente un barbiere: mio padre mi tagliò i capelli con un rifinitore elettrico.

Tokyo Scum Brigade: Come è stato crescere in mezzo alla natura incontaminata?

Kazuo Umezu: Ogni giorno potevo ammirare un bellissimo panorama completamente verde. Ma senza il benché minimo negozio, non potevo ammazzare il tempo come la maggior parte dei bambini faceva. Quando avevo sette mesi, mia madre si mise in testa che possedevo un’abilità latente nel disegno. Mi mise una penna nella mano e mi mostrò come disegnare un cerchio. Ed, udite udite, ero molto bravo a farlo! Non che ricordi molto di quei momenti, ma mia madre iniziò a farmi scarabocchiare fiori ed altre cose, avviandomi sulla strada dell’illustrazione.

Tokyo Scum Brigade: Hai iniziato disegnando paesaggi e scenari diversi.

Kazuo Umezu: Specialmente paesaggi montani! Mia madre mi fece leggere manuali tecnici per insegnarmi a disegnare correttamente, mettendomi poi alla pratica. Non ricordo un singolo istante in cui la mia penna non solcava il foglio.

Disegnare era l’unica attività che mi teneva occupato durante la mia vita in montagna. Tutte le volte in cui la mia famiglia si trasferiva, e ciò succedeva spesso, mia madre mi metteva fuori dalla veranda a disegnare. Con mia grande sorpresa, i bambini del villaggio si sarebbero radunati e io avrei fatto amicizia in quel modo. Mi muovevo e disegnavo sempre, mi muovevo e disegnavo.

Kazuo Umezu da adolescente
Un giovanissimo Kazuo Umezu delle superiori ci mostra uno dei suoi disegni.

Tokyo Scum Brigade: Non avevi molte scelte su come divertirti dopotutto.

Kazuo Umezu: La sera, invece di guardare la televisione, mio padre spegneva le luci e mi raccontava spaventose storie popolari. Pendevo dalle sue labbra, tremolante di paura nel letto. Non ne avevo mai abbastanza! Furono proprio questi racconti ad ispirare i miei primi manga incentrati sulle donne serpente.

Tokyo Scum Brigade: L’horror si è insediato ben presto in te, quando eri davvero ancora piccolissimo.

Kazuo Umezu: Quando decisi di diventare un mangaka professionista, mi focalizzai sull’horror perché non c’erano molte opere del genere in giro. Avevo ben impresso il quadro della situazione, essendo cresciuto con le storie dell’orrore, non mi restava che metterlo in pratica. Ad ogni modo, che cos’è l’horror? Non conoscevo nemmeno io la risposta, perciò mi sono attenuto a ciò che più mi ha terrorizzato: i raccapriccianti racconti popolari con cui mio padre mi tormentava!

Tokyo Scum Brigade: Il prototipo delle leggende metropolitane.

Kazuo Umezu: Per noi erano leggende montane. Oltre alle storie incentrate sulla donna serpente, c’era anche il mostro con una gamba sola di Oudai, direttamente dalle pagine di Cat Eyed Boy. Molte delle mie storie strisciavano giù dalle montagne.

Tokyo Scum Brigade: L’oscurità tangibile delle montagne permea benissimo anche le tue storie. Il tuo uso massiccio dell’inchiostro nero è unico.

Kazuo Umezu: Quella oscurità è parte di me. Vivere in un mondo dove non esistono lampioni ti fa comprendere il reale significato della più profonda oscurità. Il bianco indica una mancanza di materia, mentre il nero mostra un’abbondanza. Ti fa pensare che qualcosa sia in agguato appena oltre quel buio, nascosto tra le tenebre. Tutti sappiamo che non ci sono né mostri o né tantomeno donne serpente nell’ombra. Ma l’oscurità crea quella suggestiva possibilità che qualcosa là dietro, là dentro, ci sia.

Demerin: Quando sfogli le antologie settimanali, puoi subito identificare con chiarezza la storia del maestro perché la pagina affonda nel nero.

Kazuo Umezu: Il ragazzo che vende inchiostro mi adorerà! (ride)

Cat Eyed Boy
Cat Eyed Boy, cominciato a partire dal 1967, trovando pubblicazioni su diverse testate editoriali, è senza ombra di dubbio uno dei manga più iconici di Kazuo Umezu.

Battesimo

Tokyo Scum Brigade: Tu sei sempre stato presente all’interno del panorama del manga, praticamente fino dai suoi albori, e lo hai visto crescere.

Kazuo Umezu: C’era già un numero incalcolabile di titoli in circolazione al mio debutto, come per esempio Tako no Hacchan e Norakuro. Sviluppatesi durante gli anni della guerra, il mercato del manga ospitava soltanto opere di militari e di coraggio.

Tokyo Scum Brigade: L’arte del fumetto, dopotutto, è stata fondata sulle storie realistiche.

Kazuo Umezu: Ho iniziato a prendere seriamente il mondo del manga soltanto in prima media. I miei amici mi prestarono un sacco di opere e pensai: “Questo tipo di arte fa schifo! Se questa roba viene spacciata come professionistica, allora ho praticamente già vinto!”. Il mio primo lavoro si intitolava Mahou no Tsubo (La pentola magica). Non riesco a ricordarmi la trama, ma era piano di gag da quattro soldi. I progetti successivi hanno copiato il modello che avevo ideato per me stesso. L’anno seguente Osamu Tezuka pubblicò Shin Takarajima (La nuova isola del tesoro).

Hai presente quelle bancarelle all’aperto che solitamente, durante i festival estivi, hanno tutti i giocattoli e le maschere stese per terra? L’ho visto per la prima volta in una di quelle bancarelle e mi ha aperto un mondo. Non sapevo potessero esistere manga di quel calibro. Quello fu un altro motivo del perché ho voluto diventare un mangaka professionista. A quel tempo, il manga veniva semplicemente liquidato come pulp. Non che la situazione sia cambiata molto da allora. Di manga ce n’erano tantissimi e a bassissimo prezzo, ecco perché ne lessi moltissimi anch’io.

La gamma di titoli che lessi prima di scoprire Tezuka mi ha fornito di un attento occhio critico. Quando vidi per la prima volta Shin Takarajima, capii immediatamente che si trattava di un ottimo titolo. I miei occhi non mi deludono mai.

Tokyo Scum Brigade: I primi manga vennero realizzati per un pubblico giovane, prevalentemente per i bambini.

Kazuo Umezu: Questo è vero, ma la creatività di Tezuka lo distinse dal gruppo. Introdusse elementi che all’epoca erano in gran parte estranei al mondo del manga, con robot oppure navicelle spaziali. I bambini se li divorarono. Tezuka ha ispirato una generazione di ragazzi e li ha condotti verso la strada del manga, me compreso. Se i tuoi disegni non erano simili ai suoi, le case editrici non avrebbero mai scelto il tuo prodotto. Perciò, inizialmente, disegnai personaggi che ricordassero lo stile di Tezuka, cartooneschi e con facce rotonde. Una volta divenuto popolare poi, potevo fare ciò che volevo.

Tokyo Scum Brigade: Una delle tue prime opere di fantascienza, Another World (Bessekai) contiene anche elementi fantasy.

Kazuo Umezu: Lo stile dei primissimi manga era davvero diverso rispetto a quello del gekiga che emerse poco più tardi. Il gekiga descriveva la realtà e le azioni degli uomini. Tradizionalmente, il punto di ogni manga, tralasciando lo stile, è sfidare l’irreale. Fino a che punto il tuo lavoro può superare la realtà?

Il bianco e il rosso di Kazuo Umezu
Where’s Kazuo Umezu?

Questo concetto non si applica soltanto alla trama, ma anche alle illustrazioni e al design, come per esempio fornire al personaggio caratteristiche impossibili, tipo una faccia completamente circolare e occhi da insetto. Questo mondo e questa visione hanno costituito il fondamento del medium.

Il gekiga non aveva niente di tutto ciò. Gli autori volevano realizzare qualcosa di estremamente differente per ribellarsi a quelli che erano i canoni del fumetto e per questo realizzavano storie pregne di oscuro realismo piuttosto che racconti fantasy.

Tokyo Scum Brigade: Il tuo gekiga presenta scene realistiche che fanno improvvisamente spazio ad un mondo surreale.

Kazuo Umezu: (Schioccando le dita) Hai indovinato! Voglio che le mie illustrazioni siano estremamente realistiche. Ma la storia può avere anche elementi fantastici.

Prendi, per esempio, Salvador Dalí. Il suo stile è decisamente meticoloso e realistico, ma profondamento influenzato da un immaginario surreale, come se qualcuno pizzicasse la superficie di un’onda nell’oceano per poi sfogliarla come un libro. Mi trovo molto vicino a questo tipo di cose. Anzi, le adoro. Si percepisce una dissonanza allucinante a vedere oggetti quotidiani messi in relazione con mondi ultraterreni. Con una scarna illustrazione, non si riesce a dire con precisione se un oggetto è intenzionalmente deformato oppure se è il disegno stesso che è brutto. Un illustratore esperto elimina la questione dell’intento e libera il lettore facendogli domandare il perché di determinate scelte bizzarre e discordanti.

Come questo piatto davanti a me. Ti aspetti sia solido, ma se dovessi toccarlo e ti accorgessi che in realtà è fatto di gomma, sicuramente impazziresti. Ecco da dove proviene la paura. Ogni volta mi impegno per creare questo tipo di reazione all’interno delle mie opere.

Tokyo Scum Brigadeb: Come ti sei ritrovato coinvolto nella pubblicazione di kashihon?

Kazuo Umezu: All’epoca c’erano rigide e ferree regole da rispettare riguardo ciò che si poteva disegnare. Gli editori storcevano il naso per i titoli horror. “Non possiamo pubblicare storie spaventose!”, dicevano. Trovai un’offerta di una rivista seriale che mi proponeva di illustrare racconti horror, ma gli editori mi sono fin da subito sembrati troppo prepotenti e ho lasciato. D’altro canto, le case editrici di kashi-hon ad Osaka erano molto più modeste e permissive – e questo lo dico in senso positivo! Mi diedero la libertà di pubblicare ciò che volevo, nella maniera che preferivo.

Tokyo Scum Brigade: Durante questo periodo hai realizzato antologie ed opere autoconclusive molto più lunghe.

Kazuo Umezu: Parlando da scrittore, considero i racconti brevi il campo di addestramento per creare storie più lunghe. I racconti sono facili da digerire. Basta fare un morso e ne senti già il sapore. Le opere lunghe, viceversa, richiedono di essere mangiate integralmente se si vuole valutarne la bontà. Nel corso del tempo, i gusti dei lettori si sono spostati verso le opere serializzate e gli editori di Osaka sono andati kaput. Questa è stata la morte dei kashi-hon.

Cosa avrei potuto fare? Ho fatto le valigie e mi sono trasferito a Tokyo per cercare lavoro. Ricordo ancora i miei genitori che mi salutavano dal binario del treno. Era tutt’altro che drammatico. Stavo andando in una grandissima metropoli per ricercare il lavoro di una vita!

Ho sofferto di un mal di schiena cronico e di insonnia ancora prima di partire verso Tokyo. Per un periodo riuscivo a dormire soltanto due ore a notte. Sapevo che potevo contrastare questi fastidiosi problemi soltanto facendo lunghe camminate e andando a nuotare. Naturalmente, quando mi sono trasferito, ho scelto un piccolo appartamento vicino alla piscina di Ikebukuro. Disegnavo soltanto di pomeriggio, mentre lasciavo libere le mie sere per fare lunghe passeggiate, girovagando senza meta.

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Tokyo Scum Brigade: Ci è voluto molto tempo prima di riprendere il lavoro?

Kazuo Umezu: Prima di arrivare a Tokyo, stavo scrivendo per Shojo Friend, un magazine di Kodansha destinata ad un pubblico femminile. Il mio Cat Eyed Girl (Nekome no Shoujo) era stato accolto positivamente ed immediatamente dopo Shonen Magazine mi venne a bussare alla porta. Avevo due pubblicazioni settiminali, gestite completamente in modo autonomo, senza nessun assistente.

Quando, un giorno, il mio editor, improvvisamente, mi chiede di completare il capitolo una settimana in anticipo. Essenzialmente avrei dovuto pubblicare quattro capitoli nel periodo di tempo in cui solitamente ne riuscivo a finire solamente due. Cosa avrei dovuto dire? Quindi, pur di accettare scadenze così invadenti, mi sono praticamente suicidato. Mi recai dal mio editor per consegnargli le pagine ultimate − gli editor non ti fanno mai visita, a meno che non abbiano bisogno di qualcosa e lui, ridendo in modo sornione, mi disse: “Mi sembri un po’ smunto, har har har!”

Tokyo Scum Brigade: Hai capito che non avresti potuto continuare da solo.

Kazuo Umezu: Ho iniziato ad assumere assistenti. Ai giorni d’oggi c’è Internet che ti aiuta a ricercare personale, ma al tempo si lasciava questo lavoro agli editor. Gli assistenti rendono il lavoro più semplice ed agevole, ma ne aumentano drasticamente il valore − infatti, sono il primo segno di riconoscimento quando diventi un mangaka professionista. Dover badare alla tua squadra è già di per sé un lavoro.

Tokyo Scum Brigade: Tuttavia riuscivi a portare avanti più titoli di seguito.

Kazuo Umezu: Nel periodo in cui sono stato impegnatissimo, ho portato avanti tre serie settimanali e tre mensili. Cat Eyed Boys, Orochi: disegnavo come un pazzo. Il lavoro era fisicamente arduo. Potevo sentire la mia resistenza scivolare via ed iniziavo a pensare: “A quest’ora domani sarò morto”. E non voleva essere una figura retorica.

Orochi: altro grande capolavoro del maestro. Con le sue storie, capaci di arginare trasversalmente i crismi di qualunque genere e target, Kazuo Umezu ha saputo ispirare intere generazioni di artisti. Uno degli esempi più collimanti e lampanti è sicuramente Junji Ito, che non ha mai nascosto l’ammirazione per il maestro (a tal punto da dedicargli un intero one-shot) e dalla cui lisergica e irrefrenabile fantasia ha sempre attinto: Tomie, pietra miliare dell’opera di Ito, è l’omaggio orrorifico per eccellenza, dal momento che riprende la maledizione mai sopita di Orochi.

Tokyo Scum Brigade: Eri la loro gallina dalle uova d’oro.

Kazuo Umezu: Ad un certo punto mi chiesero di realizzare quattro pagine a colori per Cat Eyed Boy. Era fisicamente impossibile ma non ho avuto il coraggio e la forza d’animo per rifiutare. Gli editor esistono per farti disegnare di più! Non accettano “no” come risposta.

Fu più semplice e veloce soddisfare le loro richieste ridicole piuttosto che litigarci. Colorai tutte le pagine, ma alla fine ero pallido come un fantasma. Fu da lì che decisi di ridimensionare la situazione, riportando il tutto ad una pubblicazione settimanale.

Tokyo Scum Brigade: Sono sicuro che le loro politiche editoriali non hanno facilitato il processo.

Kazuo Umezu: Kodansha non voleva che aggiungessimo ragazzi nei manga shoujo. Inoltre avevano idee strane: le ragazze andavano disegnate con tre ciglia e le pubblicazioni seriali a tema horror non andavano bene, mentre gli one-shot erano accettati. Ovviamente, noi autori ci assicuravamo di trasgredire alle regole ogni volta che ne avevamo l’occasione.

Tokyo Scum Brigade: Qualcuno dei tuoi assistenti è diventato famoso?

Kazuo Umezu: No! Ma ho saputo trasformare artisti scadenti in artisti rispettabili da un giorno all’altro. Avrei analizzato il loro personale stile di disegno e li avrei fatti concentrare su ciò che erano bravi a fare. Mi considero un bravo insegnante. Ovviamente, se distoglievi un attimo lo sguardo, iniziavano di nuovo a commettere gli stessi errori.

Demerin: Mi ricordo di quando Makoyo Kobayashi (What’s Micheal?) ha chiesto di diventare tuo assistente.

Kazuo Umezu: (ride) Mi ricordo! Avevo talmente tanti aiutanti che l’ho mandato via, ma non prima di avergli dato dei consigli sulle illustrazioni.

Tokyo Scum Brigade: Come sei arrivato a lasciare Kodansha per trasferirti su Shogakukan?

Kazuo Umezu: Mi ero fatto un nome grazie agli horror realizzati. Un giorno, il nostro nuovo editor è entrato tutto serio nel mio studio e ha iniziato a blaterare cose del tipo: “Non credo che i manga horror siano più un’opzione per noi”. Non potevo abbandonare tutte le storie che dovevano ancora essere illustrate! Non mi diedero altra scelta che quella di lasciare.

Prima di Shogakukan, sono stato un po’ su Shonen King, dove ho realizzato Cat Eyed Boy e Warau Kamen (La maschera che ride), una sorta di storia sui supereroi.

Tokyo Scum Brigade: Prendersi cura della tua salute era fuori discussione. Ma come ha curato la qualità del tuo lavoro?

Kazuo Umezu: Questa è una bella domanda! Hai presente tutte le passeggiate che facevo durante le notti insonni? Durante quei momenti pianificavo le mie giornate. Le storie e i dialoghi venivano fuori spontaneamente. Ecco perché, al momento decisivo, era già tutto nei miei quaderni in attesa di essere scritto.

Ho stabilito una regola per tenere cinque storie a portata di mano. La prima cosa che avrei fatto qualora mi fosse arrivata un’offerta, sarebbe stata valutare quest’ultima in base alla mia scorta di idee. Le scadenze erano strette, ma questo metodo mi assicurava di non perdere mai un colpo.

Kazuo Umezu e Michael Jackson
Sulla destra il trentunesimo numero della rivista Rolling Stones uscito nel 2009 in Giappone e commemorativo della leggendaria figura appena deceduta di Michael Jackson. Sulla sinistra, invece, un mockup, il Rolling UMEZZ, al cui interno è possibile leggere una “intervista”, denominata Heaven Dialogue, tra il maestro del manga horror e il re del pop: in realtà sono quattro pagine in cui Umezu immagina di scambiare quattro chiacchiere con Michael Jackson.

L’eredità della brutalità

Tokyo Scum Brigade: Le tue storie sono famigerate per la presenza di scene brutali e per un immaginario macabro.

Kazuo Umezu: La paura scaturisce quando si affrontano determinate condizioni. Una di queste è sicuramente l’apparenza fisica. Più assurda ed orrida è l’immagine, più grande sarà la paura. È facile rendere un disegno spaventoso, ma rendere un’azione terrificante è una questione ben diversa. È qui che entra in scena la brutalità.

Quando ho realizzato Nekomen (Faccia di gatto) nel 1963, ho deliberatamente superato i miei limiti. Da allora non ho più guardato indietro!

Tokyo Scum Brigade: Come è stato accolto tutto ciò dal grande pubblico?

Kazuo Umezu: Sai che ricevetti cartoline da parte di genitori furiosi che protestavano, dicendo: “Non puoi mostrare questo tipo di brutalità ai nostri figli!”

Mi ricordo di una vecchia signora che lavorava in un kashi-hon. Ogni volta che l’andavo a trovare, iniziava a farmi la predica: “Non farò mai leggere queste schifezze ai miei figli!”. Tempo tre anni e l’horror sarebbe esploso: i negozi come il suo vennero assaltati dai ragazzini intenti a leggere le mie storie. I proprietari dei negozi devono stare al passo coi tempi! (ride).

Mi hanno sempre contestato ma mai boicottato. Consideravo quel tipo di critica quasi come un elogio.

Tokyo Scum Brigade: Ciò dimostra che il tuo lavoro ha avuto un certo impatto.

Kazuo Umezu: Ovviamente ho dovuto trattenermi in alcune tavole. Per esempio, in Hangyo-jin (Il mostro della laguna nera), c’è una scena in cui ad un personaggio viene tagliata la bocca con un coltello. L’editor mi disse di rendere la ferita un po’ meno evidente, ma ciò avrebbe rovinato completamente la scena! Perciò ridimensionai l’illustrazione estremamente brutale, ma usai dei trucchetti di prospettiva per ricreare l’enorme ferita.

I periodici erano più flessibili. Se mi avessero costretto a togliere un particolare, avrei potuto reinserirlo all’uscita del volumetto. Come è successo per Mama ga Kowai (Ho paura di mia mamma): mi chiesero di cancellare alcune delle squame sulla schiena della madre mentre questa si trasforma in un serpente, così facendo, in seguito, non sarebbe stato difficile ritornare alla tavola originale.

Tokyo Scum Brigade: Il sorprendente successo ti ha permesso di cavartela più di altri artisti.

Kazuo Umezu: Quelle scene giocano un ruolo fondamentale nella storia. È necessario che siano lì per legare insieme tutto il complesso. Non ho mai inserito scene di violenza fine a se stessa. Semmai dovessi perdere di vista tutto ciò, accetterei e ringrazierei le critiche a cuore aperto.

Tokyo Scum Brigade: Non riesco ad immaginare come i tuoi lavori più macabri e pesanti eluso la censura americana.

Kazuo Umezu: Credo che in America l’acquisto di un manga sia monitorato e rigidamente controllato dai genitori. Qui in Giappone tutti i ragazzini leggono manga, e continuano anche quando diventano adulti. Questo non fa che offuscare la linea che dovrebbe separare i titoli destinati ai ragazzi dai titoli per adulti.

Ho imparato molte cose da Tezuka da piccolo, ma questa è sicuramente la più importante: quando scriveva non ci andava piano a causa dei bambini né banalizzava le sue opere. Ho affrontato tematiche complicate e ha lasciato che i lettori interpretassero a modo loro la trama. Questo mi ha sempre impressionato. Anche dopo essermi scostato dal suo stile, il suo atteggiamento inflessibile mi ha sempre affascinato.

Baptism
Oltre ad essere fonte inesauribile di racconti dell’orrore e del terrore, Umezu è un genio visionario. Prima di molti ha capito quanto fosse labile ed irrisorio il solco che divide i vari target ed è solo grazie a questo sottile intuito che ha potuto lasciare la sua folle firma su una rivista shojo. Baptism è un’opera sempre attuale, che riesce ad anticipare quelli che sono i logorii contemporanei, risultando brillante nell’esposizione e riuscendo ad ispirare figure del calibro di Kyoko Okazaki.

Tokyo Scum Brigade: Cos’è è più importante proteggere: le proprie opere o i bambini?

Kazuo Umezu: Il mondo è pieno di ragazzini, e non tutti leggeranno i miei manga. I fumetti che realizzo invece sono unici. Se non cogli l’attimo, dicendo ciò che devi dire, osceno o brutale che sia, l’opera ne risentirà.

Hai solo una possa possibilità per farlo bene. Se un bambino è terrorizzato da un’opera, crescendo, supererà il trauma. Tuttavia, l’opera compromessa resterà imperfetta per sempre, senza che si possa reclamare ciò che le è stato tolto. Da ragazzo, adoravo le storie “da adulti”. Un autore deve fare tutto ciò che è in suo potere per rendere concreta e solida la sua trama. Quando arriverà il momento di giudicare l’opera, la bilancia non terrà conto del consenso del pubblico, ma di come questa ha fatto fronte alle aspettative.

Demerin: I bambini possono dire di essere stati assecondati. Ancora di più se l’autore cerca di nascondere il fatto.

Tokyo Scum Brigade: Negli anni ’50, in America, i lavori simili ai tuoi hanno subito violenti contraccolpi a causa di genitori e politici.

Kazuo Umezu: Non sono un’autorità in materia, ma penso che ciò dipenda in parte anche dal fatto che questi comics si siano resi un bersaglio facile. Non puoi essere sempre troppo cruento. Se non bilanci le pubblicazioni con altri generi ed altre narrazioni, il contenuto appare molto più crudo di quello che è realmente.

Questo non è soltanto un problema americano. Le vecchie leggende del folklore giapponese e le varie fiabe possono essere decisamente brutali. Questo perché sono state prodotte in un periodo in cui le tragedie e i massacri erano parte della vita di tutti i giorni. Ora invece ci sono persone delegate ad “annacquare” queste storie, andando a mascherare o eliminare la storia. Tutto ciò è un’offesa alla memoria di coloro che hanno sofferto per portarci queste storie.

Se vuoi essere un critico, devi fare un passo avanti con una valida decisione. Altrimenti, parli tanto ma non hai talento.

Tokyo Scum Brigade: Va tutto bene, finché si contribuisce alla storia.

Kazuo Umezu: Un artista deve chiedersi se un certo elemento è necessario per raccontare la propria storia. Come le scene di nudo nei film: il regista insisterà sul fatto che siano utili a fini di trama, nonostante io creda non sia sempre così. (ride).

Altrimenti, stai disegnando solo ciò che vuoi disegnare e non quello che devi disegnare. Ho sempre cercato di mantenere le mie narrazioni serrate.

Tokyo Scum Brigade: Aula alla Deriva è stato originariamente stampato su un magazine destinato ai ragazzini delle elementari, mentre in America, sulla copertina del volume, era in bella vista lo sticker dei “contenuti espliciti“. Che ne pensi di questa scelta?

Kazuo Umezu: Penso sia giusto. Ai lettori non resta che scoprirlo una volta cresciuti. Nonostante ciò, è un peccato che non abbiano la possibilità di empatizzare con personaggi della stessa età. Leggendolo da adulto, avresti una visione disconnessa rispetto ai protagonisti e non proveresti lo stesso terrore viscerale.

Tokyo Scum Brigade: Quale delle tue opere consiglieresti ad un adolescente sulla ventina?

Kazuo Umezu: Aula alla deriva! Lo considero il mio lavoro migliore. Il messaggio è chiaro e la trama eccellente. Vai e riconnettiti con il bambino che è in te!

Come suggerisce il titolo, Aula alla deriva è un posto in cui studiare, tutto qui. I ragazzini applicano la matematica, la musica, l’educazione fisica, scienze e politica anche fuori dai confini scolastici, man mano che vivono nuove e dure esperienze.

Demerin: Prima o poi, Aula alla deriva entrerà a far parte del programma di studi nazionale. È questione di tempo.

Aula alla deriva
Se è possibile individuare un capolavoro all’interno dell’opera di Umezu, questo è sicuramente Aula alla deriva. Foriero di digressioni e critiche pungenti e delicate oltre che di tipologie di horror mai così efficientemente perfezionate, l’opera è divenuta con il tempo un vero e proprio manga imprescindibile, di cui un appassionato non può non conoscerne il nome. Un titolo completo che tocca abissi mai esplorati prima ed offre prospettive tanto macabre quanto ironiche.

Buon divertimento!

Tokyo Scum Brigade: Una tematiche comune nelle tue opere è sicuramente quella dei bambini contro gli adulti.

Kazuo Umezu: Trovo che il mondo dei bambini sia molto più intrigante rispetto a quello degli adulti. Questo diventa molto più evidente nelle mie ultime opere. I protagonisti di Io sono Shingo sono tutti ragazzini, gli adulti invece sono gli antagonisti (ride). Le due fasi coesistono ma come lati opposti della stessa strada. Ho avvertito questo distacco fin dalla mia infanzia.

Sto scrivendo di ciò che ho vissuto in un certo senso. Non voglio diventare un adulto e non voglio “crescere”.

Tokyo Scum Brigade: Certe cose puoi farle solo da giovane.

Kazuo Umezu: Le mie storie spesso presuppongono una sospensione dell’incredulità che solo un bambino, con la sua prospettiva fantasiosa, riesce a cogliere in maniera eccellente. Gli adulti sono veloci ad individuare subito l’illogicità della narrazione, forse troppo veloci. I bambini hanno un modo tutto loro di gestire ipotesi e suggestioni, e sanno come farle lavorare. Gli adulti non riescono a fare tutto ciò. Le persone pensano che tu sia pazzo se lo fai!

Tokyo Scum Brigade: I bambini traggono forza dall’innocenza delle loro idee sbagliate.

Kazuo Umezu: Il personaggio del titolo, in Io sono Shingo, è un robot assemblato nato per via di un innocente desiderio di un bambino. Come funzionerebbe tutto ciò nella realtà? Semplice, non funzionerebbe. Il mio mondo è senza logica. Gli adulti trascinano dietro di sé la razionalità analitica e scientifica. Non ho spazio per quelle cose! (ride).

Io sono Shingo
Con Io sono Shingo Kazuo Umezu raggiunge l’apice del suo stile tremendamente desueto ed inconfondibilmente grottesco. La storia, che non è assolutamente un horror convenzionale, gravita attorno a temi cari all’autore, ma rielaborati in una forma del tutto peculiare e di matrice più organica. Un’odissea moderna che culmina in uno dei racconti più astrusi e metafisici non soltanto dell’autore ma di tutto il panorama a fumetti.

Tokyo Scum Brigade: Quando si confronta con l’illogico, il cervello adulto non riesce a razionalizzare determinati input e collassa.

Kazuo Umezu: Gli adulti sono professionali − hanno una specializzazione, mentre i bambini sono pronti a tutto. Tutte le persone iniziano come una “tabula rasa”, ma, appena iniziano a crescere, si specializzano in particolari aree del sapere, perdendo qualla totale adattabilità iniziale. Certe qualità della giovinezza sono messe in secondo piano o vengano scartate per rendere la vita adulta più agevole. Gli animali, soprattutto l’uomo, sono congenitamente programmati per eliminare ciò che c’è di superfluo.

Tokyo Scum Brigade: Sembra quasi che tu voglia dire che, crescendo, si perde più di quanto si guadagna.

Kazuo Umezu: Senza ombra di dubbio si perde quell’elasticità che ti permette di adattarti a nuovi ambienti. I bambini non sono vincolati da nessuna cosa, mentre gli adulti non riescono a liberarsi dalla loro inerzia.

Guarda Aula alla deriva. I personaggi vengono trasportati in un modo completamente differente. Ai bambini manca la conoscenza di base che atrofizza il cervello degli adulti. “Non è giusto! Non è possibile!”. Bloccati all’interno dei confini mentali che loro stessi hanno eretto, i professori si sono arresi prima ancora di iniziare.

Tokyo Scum Brigade: A che punto si capisce di non essere più un dilettante e di essere diventato un professionista?

Kazuo Umezu: È un processo graduale in cui tagli parti di te stesso, pezzo dopo pezzo. Idealmente, vorresti tenere per te tutti i sogni che hai e far sì che essi funzionino una volta adulto.

Tokyo Scum Brigade: Ti diverte spaventare le persone: caratteristica prettamente infantile. Lo dico come un complimento.

Kazuo Umezu: Oh, la mia creatività si è sviluppata fino a raggiungere un livello professionale. Per certi versi, sono rinchiuso nella mia testa. (ride). Questo può rendere complicata la sincronizzazione con le altre persone.

Tokyo Scum Brigade: Ammiro molto il fatto che tu sia riuscito ad ottenere così tanto semplicemente tenendo stretti quei pezzi di te stesso.

Kazuo Umezu: Per me è sempre stato una sorta di passatempo, ho sempre fatto ciò che volevo fare. Disegnavo manga perché era divertente. Per me, è stata proprio una lunga partita.

Kazuo Umezu con Dario Argento
È il 1994. Kazuo Umezu sta visitando a sua detta “una delle città che più incute paura”, Roma, “dove il presente si compenetra con il passato in una maniera arcana e misteriosa”. Il mangaka avrà l’onore di entrare nel Colosseo e di osservare il suggestivo “Parco dei Mostri” di Bomarzo (che ispirò anche un altro grande del fumetto nipponico, Shigeru Mizuki). In tutto questo è stato accompagnato e seguito dall’uomo che in questa foto appare sorridente affianco a lui: il maestro dell’horror italiano, Dario Argento.

Kazuo Umezu parla…

…di fantasmi

Non credo ai fantasmi solo per sentito dire, ma trovo che il concetto sia molto interessante. Fondamentalmente i fantasmi non sono altro che persone che sono riuscite a tornare sulla Terra dal regno dei morti. Rimuovi l’elemento sovrannaturale e cosa rimane? Persone! Questo conferma ciò che ho sempre pensato: niente è più terrificante delle persone.

Ciò non significa che non mi spaventino! Ritornando nella mia villa nero pece di notte, sentivo come se un fantasma potesse da un momento all’altro tendermi un agguato. Questa sensazione che ti fa pensare che tutto ciò potrebbe essere vero ‑ e non che tutto ciò è vero ‑, è davvero terrorizzante.

…di evoluzione

Se l’ambiente è il fattore esterno che guida l’evoluzione, allora la paura è la forza interna che fa avanzare tutti gli esseri umani. La paura è l’impulso più antico negli esseri viventi, e la paura stessa è radicata nella repulsione ad essere mangiati. Le creature si evolvono cercando stabilità e sicurezza e cessano di svilupparsi una volta che raggiungono questi obiettivi. Ti basta guardare i pesci abissali!

In questo senso, l’orrore è un’emozione egoistica. Ogni uomo pensa a se stesso. Al contrario, una volta che ti senti sicuro nel tuo habitat, inizi ad amare gli altri. Questo istinto si fa più forte man mano che l’essere vivente si sviluppa. Gli esseri umani possono sperimentare una forma ben più pesante ed atroce di paura, che si manifesta in sfumature più sottili rispetto a quella che può provare un cane, per esempio.

Parliamo un attimo di dinosauri. Come si sono estinti? A causa di un meteorite? Un’altra teoria dice che le piante, sviluppando spine e tossine, sono diventate immangiabili. Tutto ciò ha comportato la morte degli erbivori e così la distruzione di tutta la catena alimentare.

Quindi, le forme di vita trovano sempre un modo per proteggersi. Pensiamo, per esempio, ad un pollo, il cui scopo è solo quello di farsi mangiare. I polli esistono davvero solo per essere mangiati? Non sarebbero per niente contenti! Il pollo non ha dei veri e propri mezzi di difesa, per cui non gli resta che una sola opzione: una vendetta dall’oltretomba! Colesterolo, malattie cardiache: queste sono le maledizioni del pollo. I predatori devono fare attenzione che il loro cibo non cucini loro dall’interno. Ecco perché non mangio mai consecutivamente lo stesso piatto per più di una settimana.

…della sua reputazione come profeta

Un’opera, sia questa un manga oppure un libro, è inutile a meno che non faccia qualche congettura sul futuro. E per indovinarla, devi catturare lo zeitgeist [letteralmente “spirito del tempo”, ovvero la sensibilità culturale in auge al tempo di una determinata opera, N.d.A].

Aula alla deriva parte dall’idea secondo cui, in futuro, il mondo sarà un’enorme distesa desertica. Questo si è dimostrato essere uno scenario estremamente plausibile. Una volta che hai una base solida per una storia, i dettagli iniziano ad incastonarsi perfettamente da soli.

Gli umani sono i responsabili di ogni cosa sul nostro pianeta. Guardatevi intorno. I vestiti che indossate, gli edifici in cui vivete, i mondi che leggete. Sono tutti fatti da mani umane! Pertanto, se capisci cosa gli uomini vogliono, riesci a dedurre dove stiamo andando. Vuoi scoprire cosa riserva il futuro? Basta seguire il desiderio degli esseri umani!

Non fraintendermi. Non stavo cercando di fare una dichiarazione politica con Aula alla deriva, né avevo assoluta fiducia della mia previsione. Si è semplicemente avverato!

Kazuo Umezu

🌐 Fonte: Tokyo Scum Brigade: Kazuo Umezu interview

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