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Quattro chiacchiere con Nisioisin e Hirohiko Araki: due geni a confronto

I protagonisti dell’intervista

In Giappone è pieno di mangaka, ne nascono nuovi ogni giorno. Tuttavia è difficile scorgere mangaka dal lavoro costante e dagli standard sempre al di sopra dell’asticella. Nisioisin ed Hirohiko Araki, artisti di due generazioni completamente differenti, fanno sicuramente parte della seconda categorie e questa intervista è una delle poche che vede due geni del genere a confronto.

Realizzata nel 2006, l’intervista è stata pubblicata sul mook Nisio Isin’s Chronicle e vede i due talenti dibattere su tematiche varie: dallo shonen allo scontro tra scrittura e disegno. I punti di contatto tra i due autori sono rappresentati fondamentalmente dal Weekly Shonen Jump, rivista che ha ospitato loro importanti opere: da Baoh agli one-shot di Nisioisin con Takeshi Obata ed altri autori, da JoJo a Medaka Box, due rivoluzioni dello shonen.

Nel 2011, Nisioisin donerà un fantastico contributo all’opera primaria di Araki. Da fan sfegatato di JoJo, Nisioisin realizzerà JoJo’s Bizarre Adventure Over Heaven. Un romanzo del giovane talento realizzato appositamente per il progetto del suo idolo. Rilasciato per il 25° anniversario del manga, il romanzo contiene un’illustrazione di Araki creata appositamente per esso. Da leggere convenzionalmente dopo Stone Ocean, l’opera è incentrata sul carismastico personaggio di Dio Brando.

Chi sono Nisioisin ed Hirohiko Araki?

Nisioisin: autore di grandissimi successi come i succitati Monogatari e Katanagatari. Uno scrittore di light novel che ha saputo spaziare in media diversi, sfruttando la potenza del manga, del romanzo e degli anime. Dai primi anni 2000 non si è mai fermato, sfornando ogni anno sempre più progetti che non peccano mai di creatività e spirito. Lo scorso anno ha toccato il centesimo progetto. Nel 2006, aveva appena concluso Zaregoto, altra serie di grande valore. I primi archi di Bakemonogatari sono stati pubblicati in un magazine, ma non ancora venduti separatamente.
Hirohiko Araki: papà de Le Bizzarre Avventure di JoJo, manga con oltre trent’anni di pubblicazione alle spalle e colonna portante del genere shonen. Araki, con il suo stile versatile ed intramontabile, ha saputo ispirare e dare vita ad universi inesplorati e generi nuovi. Uno dei mangaka più importanti e più attivi di sempre. Nel 2006 era concentrato alla stesura di Stell Ball Run, settima parte del suo capolavoro pluridecennale che segna uno stacco con il passato. Da anni su Weekly Shonen Jump, lo storico shonen passa sotto la direzione di Ultra Jump, rinomata rivista seinen.

L’intervista: i due talenti a confronto

Punti in comune tra le opere di Araki e Nisioisin

Intervistatore: Quindi, apparentemente, il maestro Araki ha fatto il suo debutto lo stesso anno in cui Nisio è nato.

Nisioisin: Io sono nato nel 1981.

Araki: Io ho fatto il mio debutto sul numero di Weekly Shonen Jump dedicato al nuovo anno.

Nisioisin: Quasi come se fosse un segno del destino… se si può chiamar così. (ride)

Araki: Tutto ciò è stupefacente! A 24 anni, hai già realizzato e scritto tantissimo in pochissimo tempo, 4 o 5 anni.

Nisioisin: Non sono sicuro di quanto scriverò ancora, ma so che per adesso scriverò a più non posso. Sono al mio quindicesimo libro adesso.

Intervistatore: Araki, filò tutto liscio dopo il tuo debutto?

Araki: Non proprio, è come se avessi migliorato le mie abilità soltanto dopo il debutto. Mi fecero debuttare prima ancora di avere una vera e propria originalità ed un vero e proprio stile come mangaka. Dovetti imparare molto allora, e fu così fino alla pubblicazione de Le Bizzarre Avventure di JoJo.

Nisioisin: Amo i tuoi lavori prima che arrivasse JoJo, come Magical B.T., Gorgeous Irene e Baoh. I tuoi manga rappresentano un po’ le mie radici, ho imparato tantissimo dalla tua arte.

Araki: Certo! Le tue light novel sembrano avere molti punti in comune. Ho iniziato a leggere da Kubikiri Cycle [il primo libro della serie Zaregoto] e non ho ancora letto i tuoi ultimi lavori, ma i tuoi personaggi sembrano molto moderni. Molto probabilmente perché molti di essi sono genuini, ma, al contempo, si credono superiori e non rispettano gli altri. È interessante come il protagonista cerca di confrontarsi con questi personaggi nonostante si senta inferiore.

I loro dialoghi sembrano tratti da slogan pubblicitari. Mi piacciono. Come quelle frasi all’inizio di ogni capitolo. Il protagonista continua ad uscire fuori con frasi di questo genere. Tutto ciò è davvero nuovo ed interessante.

Nisioisin: Grazie mille. Le mie mani stanno tremando. Sono così felice che tu abbia letto i miei libri!

Penso che JoJo sia un manga meraviglioso e vorrei che potessero leggerlo davvero tutti. È così bello che lo raccomanderei a tutti. In qualche modo, è come se dovessi fare di tutto per dire quanto mi piace.

Phantom Blood: il primissimo volume de Le Bizzarre Avventure di JoJo (1987).

Far sembrare un personaggio potente usando discorsi carismatici

Nisioisin: Prima ha detto che le frasi dei miei personaggi sembrano slogan pubblicatari, ma penso che ciò sia dovuto, anche parzialmente, alla tua influenza. È molto di più che un tic verbale, è una singola citazione che incapsula perfettamente un personaggio. Una frase che solo quell’individuo potrebbe dire…

Araki: Cerco di scorgere anche la peculiare filosofia di un certo personaggio in tutto ciò che dice. Il loro unico e personale modo di pensare.

Nisioisin: Questo potrebbe essere il motivo per cui sei diverso. Anche in qualunque altra storia, nessuno potrebbe dire quelle precise parole. Anche se qualcun altro utilizzasse le tue parole, esse non diventerebbero famose. “Road roller!” [famosa citazione del personaggio di Dio Brando] ha creato grande scalpore solo perché è stato Dio Brando a pronunciarlo.

Araki: Anche te hai molte frasi d’effetto. “C’è sempre qualcuno migliore, ma, una volta in cima, tutti saranno dietro di te” e molte altre. Sono davvero belle. Fanno riflettere. Penso che piacciano a tutti: ti fanno sospendere la lettura e pensare.

Intervistatore: Sono davvero eccezionali e ti rapiscono, e ti convincono.

Araki: Frasi come quelle rendono il personaggio molto più “potente”. Ti fanno pensare a cosa succederebbe se quel personaggio in realtà fosse colpevole. Talvolta è proprio difficile fermare la lettura.

Nisioisin: JoJo ha avuto un’enorme influenza riguardo ciò. Tutti gli antagonisti di JoJo hanno un certo spesso, sono profondi.

Araki: Sì, cercavo di far proprio quello.

Nisioisin: Non ci sono personaggi “inutili”. Soprattutto dopo l’introduzione degli Stand, si è capito che ce ne possono essere alcuni che sembrano molto scarsi ma che potrebbero divenire forti se usati correttamente. Per esempio Bad Company [Stand, ispirato dai Bad Company, di Diamond is Unbreakable]: alto 10 centimetri ma formato da 500 miniature. Potrebbe diventare il più forte.

Araki: Hai ragione. (ride) Nei manga degli anni ’80, i nemici tendevano a diventare sempre più forti. Ma ci doveva essere comunque un limite ad un certo punto e tutto diventa tremendamente estenuante.

Nisioisin: Come quando dicono “quello che hai sconfitto era il più scarso tra noi”.

Araki: Per rompere con questi preconcetti, ho provato ad inventare personaggi forti da un altro punto di vista, oppure individui potenti in un loro peculiare aspetto.

Nisioisin: Quindi “non esistono personaggi forti o deboli”.

Araki: È davvero molto pesante sceneggiare manga dove i nemici diventano via via sempre più forti. “Sono già fortissimi, diventano ancora più forti?!” e ogni settimana devi struggerti per capire come andare avanti. E, infine, arrivi al culmine ed inizi a chiedere come gestire la situazione. Questo è un metodo di sceneggiatura davvero spaventoso. Va bene se lo si sperimenta una volta. Quando il nemico più forte fa la sua apparizione, si diventa subito molto acclamati, talmente tanto che gli editori ti pregano di non concludere la serie. Ma come scrittore non puoi spingerti oltre.

Nisioisin: Mi domando chi avrà fatto partire questa “inflazione di potenti”. Dev’essere stata un’idea davvero folle all’inizio… Chiunque sia stato, usare questa idea ti porta in un vicolo cieco. Penso che JoJo sia stata una rivoluzione per quanto riguardo questo campo.

È con Medaka Box che Nisioisin intavola una parodia ben studiata di tutto ciò che riguarda il battle shonen e lo shonen classico di Weekly Shonen Jump.

Araki: Fu molto più una via di fuga che una rivoluzione. (ride) Ma penso che sia così che lavorano le persone. È come se qualcuno con dei pugni potenti non fosse necessariamente forte.

Nisioisin: Qualcuno che potresti sconfiggere grazie ad una strategia, credo.

Intervistatore: Se voi steste combattendo Bush e lui avesse delle testate nucleari, potreste ancora riuscire a sconfiggerlo con una mazza. Per esempio, Tetsuo Hara scrisse Ken il Guerriero, in cui colui che diceva la frase più bella vinceva.

Nisioisin: Ha senso.

Araki: Sembra sia un concetto che ti ricordi qualcosa di familiare.

Nisioisin: Le novel sono soltanto parole dopotutto. La cosa principale sono i dialoghi. Perciò è logico che i personaggi che dicono le cose migliori tendino a diventare molto forti.

Araki: Ho notato un’altra cosa particolare nei tuoi personaggi. Sembra che essi siano, in qualche modo, forti psicologicamente. Sono geni assoluti, ma hanno comunque qualcosa che gli manca e che stanno cercando. Tutto ciò è rigenerante e rende la narrazione molto interessante.

Nisioisin: Grazie mille. Non ho parole. Parlando di personaggi, ho adorato Diamond is Unbreakable perché è piena di personaggi unici. Mi piace soprattutto Tonio, ma ha un cast stellare.

Araki: Grazie. Ho sentito che anche ad Otsuichi [un altro grandissimo mangaka e scrittore. Ha collaborato con Araki stesso alla stesura di una novel su JoJo: The Book: JoJo’s Bizarre Adventure 4th Another Day] è piaciuta quella parte. Mi domando se sia una cosa legata alla vostra generazione.

Illustrazione di copertina per JoJo: The Book: JoJo’s Bizarre Adventure 4th Another Day fatta appositamente da Araki. In Italia, così come per Over Heaven, è inedita.

Il fascino di JoJo e il suo impatto su un Nisioisin studente

Nisioisin: Quando lessi JoJo per la prima volta, il manga si trovava ad Ebony Devil [serie di capitoli di Stardust Crusaders, incentrati sullo Stand Ebony Devil, appunto], quella bambola della terza parte, che taglia la faccia del cameriere dell’hotel. Mi ricordo che fu davvero terribile.

Araki: Quella parte dev’essere stata dura da leggere per un ragazzino.

Nisioisin: Certo. Non avevo ancora capito cosa fossero gli Stand e ciò mi spaventò ancora di più. Ero terrorizzato da questo strano guerriero con l’armatura, ma ho subito pensato a quanto Jotaro fosse “figo”. Non comprendevo ancora la logica o lo stile dell’opera e perciò tutto mi appariva misterioso. Ma ho subito capito che si trattava di un manga di diverso tenero rispetto a quelli pubblicati negli stessi anni.

Ancora oggi JoJo non è rimasto indietro rispetto agli imitatori. In questi tempi, Shonen Jump ha molti più manga ispirati agli Stand, ma comunque JoJo continua a distinguersi. Non perché sia l’opera originale, ma perché c’è chiaramente qualcosa di differente da tutti gli altri.

Perché Nisiosin è diventato uno scrittore

Araki: Cosa ti ha spinto a diventare uno scrittore? Come hai iniziato a scrivere?

Nisioisin: Ad essere onesto, inizialmente volevo diventare un mangaka. Ma ho subito capito di essere incapace a disegnare. Non importava quanto mi esercitassi, non riuscivo a migliorare. Poi ho pensato che, dal momento che la scrittura è soltanto stampata, non era rilevante la bellezza della grafia. Per questo motivo, starei facendo una trasposizione letteraria dei manga nella mia testa.

Araki: Non potresti far adattare a manga i tuoi romanzi?

Nisioisin: Questo è vero. Ci sono moltissime scene nella mia testa che vedrei benissimo adattate. Come, per esempio, qualcuno che sta in piedi davanti all’effetto sonoro ” ゴゴゴゴゴ” [iconica onomatopea che spesso riempie le pagine de Le Bizzarre Avventure di JoJo. Un’ipotetica traduzione potrebbe essere “rumble rumble” e spesso appare in situazioni di pericolo e minaccia]. Penso che Kadono Kouhei abbia detto qualcosa di simile [Kadono è l’autore dell’acclamatissima saga di romanzi Boogiepop. Inoltre, ha contribuito allo sviluppo di JoJo con Purple Haze Feedback].

Araki: Perciò parti immaginando un’illustrazione per poi rimpiazziarla con delle parole. Il desiderio di scrivere sembra come se dirompesse fuori improvvisamente, ma mi son sempre chiesto come potesse funzionare tutto ciò.

Nisioisin: Quando leggi qualcosa di buono, questo ti fa venir voglia di provare a scrivere qualcosa di buono. Ovviamente, anche leggere i tuoi manga mi ha dato moltissima motivazione.

Araki: Ti vien da pensare: “Potrei sempre migliorare”.

Nisioisin: Quando vedi qualcosa di meraviglioso, non puoi fare a meno di voler provare a farlo.

Araki: Giusto. Disegnare è così per me: come quando vedo illustrazioni talmente belle che mi fanno chiedere come siano state realizzate. È un’enigma che vorrei risolvere.

Per esempio, ci sono mangaka che riescono a tracciare linee con direzioni incredibili. Normalmente si disegnano dall’alto verso il basso oppure da destra a sinistra, ma nei loro casi si vede palesemente il fatto che siano disegnate in modo differente. Prendi, per esempio, Tetsuo Hara [il famosissimo disegnatore di Ken il Guerriero]. Non so come faccia a disegnare quelle linee, se le disegni al contrario o cosa.

Tutto ciò vale anche per la pittura. Mi chiedo sempre cose del tipo: “Come ha fatto questo colore e come l’ha utilizzato?”. Tutto ciò mi accende in qualche modo.

Intervistatore: Hai risolto il rompicapo di Hara?

Araki: Non proprio. Ho provato a disegnare linee limpide come le sue, ma non è la stessa cosa.

Tetsuo Hara (1961) è riconosciuto come uno dei mangaka più importanti di sempre. Ha contribuito alla storia del fumetto con il famosissimo Hokuto no Ken (1983). Nello stile delle prime serie di JoJo si riconosce palesemente l’influenza di questo artista.

Nisioisin: Ho pensato una cosa simile leggendo i tuoi manga. Dopo aver letto Janken Kozou [Morra cinese, ovvero una saga di Diamond is Unbreakable, tutta incentrata, appunto, sulla morra cinese], sono rimasto sorpreso da come sei riuscito a rappresentare carta-forbice-sasso. Da quel momento, ho pensato che non sarei più riuscito a giocarci normalmente. Per me, non sei un mangaka, sei proprio un artista.

Araki: Non me ne sono reso conto. In un certo qual modo mi sono sempre sentito carente come persone, e voglia diventare una “persona completa”. Non so esattamente cosa sia una “persona completa”, ma ho sempre voluto diventarlo sin da quando ero un ragazzo.

Intervistatore: Nisio-san, quando hai finito Zaregoto dopo 9 volumi, hai detto che, da quel momento in poi, non saresti più stato un novizio. Araki-sensei, con quale manga hai sentito come se il tuo lavoro ormai fosse consolidato?

Araki: Non penso ce ne sia uno. I miei editori continuano a dirmi che dovrei iniziare una nuova serie insieme a JoJo, ma sarebbe strano iniziare una nuova serie prima di aver concluso JoJo. Perciò continuerò a disegnare quest’ultima.

Nisioisin: Per tutta la tua vita?

Araki: Non saprei.

Nisioisin: Almeno fino a quando ci saranno delle buone avventure.

Araki: Questo è vero. Ma io raffiguro relazioni umane, quindi potrebbe continuare all’infinito. O almeno finché l’umanità non cessi di esistere.

Intervistatore: E quando hai smesso di sentirti un novellino?

Araki: Molto probabilmente, ciò è accaduto quando nuovi artisti sono iniziati ad emergere. Prima che lo sapessi, l’unico autore che era sul Jump da più tempo era Osamu Akimoto [autore di Kochikame, la più lunga serie di Weekly Shonen Jump (1976-2016) che consta di 200 tankobon ma mai arrivata in Italia], e ho pensato: “Eh? C’è soltanto Akimoto-sensei?”, per questo motivo non mi son più sentito un novellino.

Intervistatore: Era passato un po’ di tempo da quando avevi debuttato. Otto anni?

Araki: Sì. Stavo provando a scrivere in maniera molto giovanile (lett. “con un sentimento pieno di giovinezza”). Ma poi, come se fossi alle feste, guardandomi intorno capii che era pieno di ragazzi più giovani. Avrebbero detto “Non possiamo iniziare finché non bevi prima tu”, allora pensai “Oh, non va bene”. Nisio-san, verrà anche per te un momento simile. È una situazione in cui ti senti solo. È davvero bello avere qualche collega più anziano vicino.

Un giovanissimo Hirohiko Araki celebra il quindicesimo anniversario di Kochikame, illustrando il protagonista con il suo vistoso ed iconico monociglio a Venezia.

Sconfiggere nemici senza esagere i livelli di potenza

Nisioisin: Prima ho detto che Diamond is Unbreakable è la mia parte preferita, ma mi piacciono moltissimo anche Phantom Blood e Battle Tendency.

Intervistatore: Ti piacciono tutte. (ride)

Nisioisin: Mi è piaciuto il modo in cui vengono sconfitti i nemici nelle prime due parti, prima che fossero introdotti gli Stand. Erano battaglie mentali e molto tattiche: sarà che mi piacciano un sacco i romanzi gialli, ma ho adorato moltissimi quei trucchi strategici. Anche dopo l’introduzione degli Stand, le battaglie mentali sono diventate le più coinvolgenti.

Araki: Ah, sì. Negli shonen, c’è questa struttura tipica: sconfiggere i nemici con la forza di volontà. Non posso accettare una cosa del genere. Ho pensato: “Useresti davvero la “forza di volontà” in una situazione del genere?”. C’è quella forza straordinaria che le persone hanno durante il loro entusiasmo. Questo può avere senso, ma continuo a non accettarlo. “Se devi farlo con la forza di volontà, mostra il tuo vero carattere”. Volevo una sorta di logica dietro tutto ciò.

Molto tempo fa, il maestro Sanpei Shirato scrisse moltissimi manga incentrati sui ninja (da Sasuke a Kagemaru den a Kamui Gaiden) e lì non si sconfiggevano nemici con ninjutsu o magia [Sanpei Shirato è forse uno dei più grandi mangaka viventi: nonostante sia pressoché sconosciuto ormai, è capostipite dello shonen e del gekiga]. Si usavano trucchetti e tutte strategie con una precisa logica dietro: come scavare un buco per terra e riempirlo di polvere da sparo. La prima volta che lo lessi rimasi sorpreso. Shirato-sensei mi ispirò moltissimo.

Kamui Den (1964) di Sanpei Shirato fu una vera e propria rivoluzione in quello che era ancora un embrionale panorama shonen. Nonostante le grandi divergenze, Shirato e Tezuka si ispirarono a vicenda: impressionante, infatti, è la somiglianza con i personaggi di Shirato con quelli di Dororo (1967) di Osamu Tezuka.

Nisiosin: Per far ciò devi spiegare attentamente.

Araki: Sembra non essere interessante finché non c’è una certa ragione.

Nisioisin: In Battle Tendency, ti è venuta improvvisamente l’idea di rappresentare la battaglia contro Wammuu a bordo delle bighe?

Araki: No, penso che fossi ispirato. Negli shonen, mi piace un sacco quando le battaglie sono faccia a faccia e prendono luogo in un’arena. Lo scenario è variabile: può essere un’impervia scogliera così come un’arena in cui perdi se esci dai margini di essa. Ed è divertente aggiungere molte regole. Penso che derivi più o meno da qui l’idea della battaglia dei carri. Con delle precise regolamentazioni, tutto rimane sotto controllo.

Nisioisin: In JoJo, quasi tutti i combattimenti sono uno contro uno, massimo due contro due, è così?

Araki: Sì, è così. Se ci dovessero essere troppi personaggi, diventerebbe come uno di quei vecchi manga sulla guerra. Risulta stancante anche soltanto sceneggiare questi tipi di combattimento, ecco perché mi limito ai due contro due.

I backgrounds nei manga a confronto con le descrizioni degli ambienti nei romanzi

Intervistatore: Come scrittore, c’è qualcosa di cui geloso nei riguardi del maestro Araki?

Nisioisin: Sono davvero geloso perché, al contrario dei romanzi, nei manga puoi disegnare degli sfondi. Descrivere il background della scena è davvero difficile se si tratta di scrivere un romanzo.

Araki: Ma anche se non dovessi scrivere niente, il lettore potrebbe immaginare qualcosa.

Nisioisin: I disegni hanno un’incredibile forza persuasiva. Ci sono cose che puoi disegnare, ma quando le descrivi, diventa tutto una spiegazione.

Una volta che te ne sei accorto, dici: “Oh, ho fatto di nuovo una spiegazione” e provi un grande dispiacere… non sarà più uno slogan. Io ho questa ossessione che quando scrivo una spiegazione, penso che sia tutto finito, ed è difficile conviverci. Perciò, quando devo inserire delle illustrazioni nei miei libri, capisco che non potrò mai competere con la forza evocativa delle informazioni visive.

Araki: Una volta ho letto una storia inerente ad un bellissimo dipinto. Non c’erano descrizioni del dipinto. Ma il lettore poteva immaginare qualcosa. Se dovessi disegnare un manga con quella storia, dovresti necessarimente disegnare il suddetto dipinto. Anche se fosse la Gioconda, sarebbe soltanto una copia. È qualcosa che si rovina se rappresentata. In un romanzo, non devi per forza descrivere puntigliosamente il dipinto come in quel racconto. Se dici che è fantastico, il lettore ci crederà.

Nisioisin: Quindi non scrivere volutamente una cosa.

Araki: Penso sia meglio se non scrivessi nulla riguardo ciò.

Nisioisin: Ho usato una tecnica per scrivere di cose che non potrebbero essere mai visualizzate. Penso sia l’unico modo per spiegare qualcosa che non esiste. Puoi scrivere di cose che non riusciresti nemmeno a raffigurare.

Ho usato questa tecnica in Shin Honkaku Mahou Shoujo Risuka [quarta serie di Nisioisin], in collaborazione con Kinu Nishimura. Ho descritto una “giacca come una spilla da balia”. Doveva essere un vestito di un mondo fantasy, e poi Nishimura l’ha illustrato. Ho subito pensato: “Oh, è stata disegnata!”

Ecco i volumi giapponesi di Shin Honkaku Mahou Shoujo Risuka.

Araki: È impressionante. Ho disegnato anche io delle immagini provenienti da dei racconti. Mi ricordo che c’era un personaggio che per tutto il libro ha avuto una brutta ferita al braccio. Ho disegnato il taglio, ma poi, alla fine del racconto, c’era scritto che la ferita era sul braccio sinistro, e io avevo disegnato la ferita sul braccio destro. Ho subito pensato: “Devo rifare tutto da capo?”

Devi leggere davvero attentamente. Disegnare questo tipo di immagini è complicato. Per questo è sorprendente. Sto cercando di immaginare come possa apparire una giacca simile ad una spilla da balia…

Nisioisin: Quando so che ci potrebbero essere delle immagini nei miei libri, faccio in modo che per i miei illustratori sia più facile disegnarle.

Araki: Le illustrazioni di Zaregoto hanno una loro atmosfera.

Nisioisin: Disegna tutto Take. Mi ricordo che all’epoca chiesi al mio editore che le immagini avessero lo stesso fascino di JoJo. (ride). Quello doveva essere il livello di realismo o realtà delle illustrazioni… e alla fine sono uscite così.

Araki: È fantastico vedere come la parte ispirata a JoJo si sia realizzata. Quando analizzi i nove volumi nel completo, capisci subito che c’è stato un miglioramento nelle abilità. Inoltre adoro questi background in pop-style.

Quale scrittore è il più grande fan di JoJo?

Araki: Nisio, qual è l’autore che apprezzi di più?

Nisiosin: Direi Kouhei Kadano. È famoso per essere un grandissimo fan di JoJo. Molto probabilmente è il più grande fan di JoJo tra gli scrittori.

Editore di Nisioisin: Giusto poco fa, quando gli ho detto che saresti andato a trovare il maestro Araki, è rimasto in silenzio per qualche secondo per poi aggiungere con freddezza: “Ah, è così…”. (ride)

Nisioisin: Molto tempo fa, quando lessi un’intervista tra te ed il maestro Otsuichi in Yomu Jump [un magazine associato al Weekly Shounen Jump], ero molto geloso del fatto che lui avesse avuto il privilegio di incontrarti.

Araki: Dopotutto, Otsuichi stava scrivendo per Shueisha [la compagnia che si occupa di tutto ciò che concerne i Jump].

Intervistatore: Nisio, semmai dovessi scrivere un romanzo su JoJo, come lo faresti?

Nisioisin: Scriverei qualcosa ambientato durante la seconda parte, oppure durante la prima. Dove i nemici sono vampiri e forme di vita perfette.

Araki: Quindi niente violenza.

Nisioisin: Sceglierei di non utilizzare gli Stand. Così facendo non ci sarebbe nulla in comune con ciò che sta facendo il maestro Otsuichi [The Book: JoJo’s Bizarre Adventure 4th Another Day è ambientato durante la quarta parte].

Araki: Non faresti la stessa cosa che ha fatto anche lui?

Nisiosin: Non farei mai la stessa cosa che qualcuno ha già fatto. Se lo facessi, si trasformerebbe in una competizione con Otsuichi. E se dovessi perdere? Se vincere ti porta a diventare il più grande fan di JoJo sarebbe terribile.

Intervistatore: Non sopporteresti perdere non come scrittore ma come fan?

Nisioisin: Gli altri potrebbero dire: “Ti reputi un fan di JoJo, ma questo è il minimo che sai scrivere?” oppure “Non ami abbastanza JoJo“, prendendomi in giro. (ride). Per questo motivo, se dovesse davvero succedere, mi basterà dire: “Oh, la mia parte preferita è la prima” per eludere il discorso.

Intervistatore: Per quanto concerne la prima parte e la seconda, c’è un problema riguardo il punto di vista. Da quale prospettiva scriveresti?

Nisioisin: Per Diamond is Unbreakable, scriverei dalla prospettiva di Koichi. Per Phantom Blood da quella di Speedwagon. Per Battle Tendency scriverei dalla prospettiva di… aveva un nome? Il giovane borseggiatore all’inizio… non ricordo. È un peccato.

Un’illustrazione di Araki per il romanzo di Nisioisin incentrato sulla figura di Dio Brando, il già citato Over Heaven.

Araki: Sì, era lì. (ride)

Nisioisin: Il maestro Otsuichi e il maestro Kadano staranno ridendo adesso. (ride)

Intervistatore: Quando hai capito come funzionano gli Stand?

Nisioisin: Per certi versi l’ho capito mentre leggevo. Ho piano piano assimilato dettagli diversi, come quando uno Stand si ferisce, si ferisce anche il suo possessore. C’era una spiegazione su cosa fossero gli Stand all’inizio di uno dei volumi, e dopo tutto ha avuto senso. Fu davvero utile quella tavola.

Araki: Meno male che l’ho scritto. (ride). Molte persone non hanno capito gli Stand.

Nisioisin: Ho adorato i combattimenti con i fratteli D’Arby. Grazie a quelle pagine ho imparato a giocare a poker. Ero alle elementari e non conoscevo le regole del gioco, perciò non ho capito che tipo di battaglia fosse. (ride). Per questo andai in libreria e sfogliai un libro sulle regole del poker.

Araki: Davvero? Quando scrissi quella parte davo per scontato che ognuno conoscesse le regole del poker. Almeno sembra che tutti sappiamo cosa sia il poker.

Nisioisin: Alla fine ero soltanto alle elementari. Dopo quella lettura volevo giocare a poker. (ride). Volevo dire cose come: “Scommetto tutte e sei le fiches”.

Intervistatore: Hai imparato molto da JoJo.

Nisioisin: Assolutamente sì. Voglio continuare ad imparare ancora e ancora.

Araki: Grazie mille. Percepisco chiaramente quanto siano forti i tuoi sentimenti.

Tavola di Akira Akatsuki (disegnatore di Medaka Box) che omaggia il venticinquesimo anniversario de Le Bizzarre Avventure di JoJo. La tavola mostra la classica posa di Jotaro Kujo, dietro di lui Medaka, che, come sepre, imita in modo scherzoso gli altri. Questa è solo una delle tante reference di JoJo nelle opere di Nisioisin.

🌐 Fonte: Sword Translation

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