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Psycho-Pass 3 e le sue sfortune

Psycho Pass 3

Il primo articolo di AnimeFanatic

Anzitutto desidero presentarmi a tutta l’utenza di Otaku’s Journal. Io sono AnimeFanatic e questo è il mio primo articolo di quella che spero sarà una lunga collaborazione con questo blog che amo. Vorrei potervi dire altro su di me, ma preferisco che siano i miei articoli a farvi capire la mia esperienza nel campo del cartoon giapponese; detto questo, senza ulteriori indugi, cominciamo.

Correva il 2012

La prima stagione di Psycho-Pass andò in onda nel 2012, proprio il periodo in cui io iniziai a guardare anime seriamente: l’opera era sulla bocca di tutti, andava molto di moda. I “Ling Tosite Sigure” ancora non si erano affermati con “Unraverl” e, nonostante i concetti di filosofia e introspezione psicologica fossero già abbondantemente presenti nel media di riferimento, tutti abbiamo visto il figlioccio Cyberpunk del mondo degli anime solo per la componente mystery-thriller(dico figlioccio perchè il padrino è “Ghost in The Shell”). Inutile nascondersi dietro un dito: tutti ci ricordiamo la fantastica seconda opening in stile “Blade Runner” con i cambi continui di scale di colore desaturati e il segreto dietro al Sybil System, ma nessuno ricorda il pensiero critico di Makishima e la sua vera natura. Rimembrare la seconda stagione poi risulta ancora più difficile, complice anche una qualità non al livello del predecessore. Cionondimeno un opera con un’ottima quantità di utenza.

Psycho Pass 3
La squadra della Pubblica Sicurezza numero 1 al completo

Oggi però è il 2020

Sono passati ben 8 anni dalla prima incarnazione animata del brand e la “I.G. Production” nel mentre ha svolto i compiti a casa prendendo 10 in tutte le verifiche a scuola.

Nel 2015 esce il primo film che in seguito si dimostrerà non essere slegato dal filone principale della trama cardine. Il lungometraggio non solo riconferma gli standard qualitativi della prima serie, li supera! Supera anche il tranello del fanservice facendo combattere Akane e Kogami di nuovo insieme ma in modo contestualizzato.

Nel 2019 il franchise compie un ulteriore passo avanti con la trilogia dedicata a far da legante tra il primo film e la terza serie, in uscita sempre nello stesso anno. Qualità indiscutibile, approfondimenti e basi per un incipit futuro ancora più avvincente sono le fondamenta caratterizzanti di queste tre pellicole. Le animazioni non fanno gridare al miracolo, ma sono al passo coi tempi e di una fattura un paio di gradini superiori alle serie tv; character desing migliorato e con colori più brillanti. I personaggi già caratterizzati lo diventano ancora di più mentre quelli lasciati dapprima da parte ora trovano spazio nel minutaggio per raccontare la loro storia.

Psycho Pass Sinners of the System
Una delle Locandine della trilogia Sinners of the System

Poi… poi arriva il 2020 e mi si sgonfia tutto l’entusiasmo. Psycho-Pass 3 arriva su “Amazon Prime Video” con i relativi film al seguito e nessuno ne parla, due recensioni a malapena su Animeclick.it, poche valutazioni, pochi l’hanno visto e ancor meno ne hanno un’opinione. Ma cosa è successo a chi guarda anime? Sulle prime non capisci mai poi la devastante verità ti colpisce come un treno in faccia quando vedi i memes di “My Next Life as a Villain” su tutte le piattaforme social e comprendi: ad oggi il grande pubblico italiano inerente all’animazione giapponese non ha più voglia di impegnarsi. Vuole storie leggere, frizzantine, colorate, semplici, divertenti e veloci; vuole “Isekai”, è inutile che stiamo a girarci intorno.

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Cos’è che andato storto? Ci è passata la voglia di 100.000 dialoghi con riferimenti ad autori letterari? Ci è passata la voglia delle lunghe pause tra una scena d’azione e l’altra con grandi ed introspettive digressioni psicologiche? Non avevamo voglia di rivederci le prime due serie? Non avevamo voglia di recuperarci i film solo perchè non erano comodi su Netflix? Una volta sfacchinavamo per avere il privilegio di guardare qualcosa di sconosciuto ai più come gli anime.

Toccato il fondo si può solo risalire

Io però non mi arrendo e sono qui oggi per enunciarci i motivi per i quali dovreste correre a recuperarvi immediatamente Psycho-Pass 3 con i relativi punti di congiunzione tra seconda e terza serie.

Psycho Pass 3 Arata
Arata: Mentalista, Parkourista ed Ispettore, ma cosa volete di più?

Partiamo subito col dire che è il miglior capitolo di tutto il microcosmo, è stato fatto un lavoro sopraffino di limatura e correzione di tutte le inutilità davvero encomiabile. Niente autocitazionismo e basta coi vecchi personaggi: quello che avevano da dire lo hanno detto; adesso operano a livelli più alti e meno nell’occhio del ciclone, rimanendo comunque coinvolti nelle vicende in modo secondario. Tranquilli, non sono relegati a semplici cameo e l’opera non è uno spin-off come in molti pensano. Opening da paura! A mani basse compete tranquillamente con la storica “Out of Control” degli “Nothings Carved in Stone”; diretta in puro stile Tarantino. Il mood cyberpunk che già precedentemente risultava un po’ slavato, qui viene ridotto ulteriormente proprio per non dare adito a megapipponi psico-filosofici che rallentino lo svolgersi degli eventi. Niente episodi autoconclusivi: tutto un unico caso dall’inizio alla fine. Migliorano i disegni, il chara desing, le animazioni e le coreografie degli hand to hand fight consacrandoli come i migliori del passato 2019. Il duo d’azione è sensazionale: Arata è un mentalista che fa parkour e Ignatov un immigrato russo che pratica arti marziali; sicuramente meglio della monotematica Akane che neanche sa premere il grilletto a momenti. Gli esecutori peccano un po’ di caratterizzazione ma in compenso il mistero dietro al “Velo di Maya” fa risultare la verità riguardo il Sybil System acqua fresca. Ah si! Finalmente Shimotsuki acquisisce spessore smettedola di essere la “screaming girl” della situazione.

Sinceramente per convincervi a dargli una possibilità non saprei cos’altro aggiungere, correte a vederlo! Ma proprio subito! Veloci!

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