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Pinguini Tattici Nucleari: Sudowoodo

Pinguini Tattici Nucleari

Potrebbe esservi capitato di sentire parlare di un originale gruppo musicale che si sta facendo strada in questi anni, con un altrettanto strambo nome: i Pinguini Tattici Nucleari. La band, nata dal grembo bergamasco, calca l’attuale scena indie rock italiana soprattutto con il suo ultimo album, “Fuori dall’Hype”: espressamente descritto come manifesto del canonico musicista di provincia.

Il fascino del loro nome è dovuto a una birra scozzese assaggiata da alcuni componenti del gruppo, per caso, in un pub: la Tactical Nuclear Penguin. Ora fuori commercio, la stout dalla prepotente gradazione alcolica ha così ingegnosamente lasciato il segno. Tanto la bevanda quanto la band condividono i medesimi tratti: nati per poter sperimentare, non seguendo tutte quelle regole che chi prima di loro ha imposto, eclettici in tutti i loro aspetti, quasi anarchici.

Tactical Nuclear Penguin

I Pinguini Tattici Nucleari, nella fattispecie, sono:

  • Riccardo Zanotti voce e frontman
  • Elio Biffi alle tastiere
  • Lorenzo Pasini alla chitarra
  • Matteo Locati alla batteria
  • Nicola Buttafuoco alla chitarra
  • Simone Pagani al basso

Come fa il pinguino?

Da dove nasce il loro successo? Come fanno a conquistare nuove fette di pubblico ogni volta? Cosa c’è di così trascinante nella loro musica?

Figli dell’epoca digitale, i social network vengono percepiti come fondamentali per aumentare il numero di follower e raggiungere un pubblico sempre più vasto. Inoltre, l’immaginario di eterni under 30 (quali effettivamente sono) unisce ed empatizza le folle – soprattutto quel target specifico – alla perfezione.

Pinguini Tattici Nucleari

Le loro tematiche ricorrenti permettono allo spettatore di immedesimarsi. Fallimento e sconfitta in primis, un certo pragmatismo e una bella dose di (auto)ironia in secundis. La certezza di sentirsi, in un modo o nell’altro, inadeguati. Delle verità pungenti raccontate quasi bruscamente, trovando il loro massimo esponente nell’accettazione inesorabile del proprio destino. Pensieri e conflitti interiori conditi, però, con geniali quanto colte citazioni.

Fautori di una musica totalmente undergenered, non impongono perciò un genere omogeneo che penetra in tutte le tracce dell’album. Possono passare facilmente da folk a reggae, da pop a rock, anche se sempre con leggerezza. Causa di ciò, probabilmente, le differenti influenze artistiche e la voglia di definirsi senza il bisogno di farlo.

Sudowoodo

Quanto può essere geniale usare il nome di un Pokémon come titolo di un brano? Quanti nostalgici si uniranno così al seguito dei Pinguini? Pubblicato alla fine del 2015, il secondo album della band, “Diamo un calcio all’aldilà”, contiene Sudowoodo in coda alla tracklist.

Sudowoodo

I giovani bergamaschi si dimostrano attenti osservatori della cultura di massa, a tratti mainstream, qualunquista e piatta. Tramite riferimenti a volte espliciti, altre meno, si rivelano essere compositori geniali di versi.

Ma perché proprio Sudowoodo?

Per chi non fosse avvezzo a uno dei più grandi e famosi franchise nipponici, quello dei Pokémon, Sudowoodo è uno dei mostriciattoli tascabili di seconda generazione. Appunto perchè la sua fisionomia è facilmente confondibile con quella di un albero, colore compreso, viene spesso scambiato per quest’ultimo.

Il fenomeno Sudowoodo è stato uno dei più grandi interrogativi del tempo, i più nostalgici sicuramente lo ricorderanno. A un certo punto del gioco, nelle cartucce di seconda generazione – Pokémon Oro, Argento, e Cristallo – era impossibile proseguire se non essendo muniti di uno strumento specifico: l’Annaffiatoio. Nella fattispecie un Sudowoodo, creatura mai incontrata fino ad allora, bloccava l’unica via percorribile. Sarebbe poi stato possibile sconfiggerlo o catturarlo, grazie all’oggetto precedentemente citato.

Sudowoodo nei giochi Pokèmon

Ma la domanda che ronzava imperterrita era: se deve essere annaffiato, come un fiore, una pianta, o qualsivoglia essere vegetale, ed effettivamente sembra proprio un albero… perché non è di tipo erba? Cosa ci azzecca il tipo roccia? A ragion veduta, la risposta ci arriva semplicemente analizzando i nomi che la creatura ha nelle diverse lingue, tutte conducibili al significato di “finto/falso albero”. Oltre ciò, ci fornisce un indizio anche la sua peculiare mossa Mimica.

La resa nel testo

Il brano apre direttamente con il riferimento alla natura ambigua del Pokémon. Le allusioni sono ben lontane dall’essere velate. Il cantante spiega senza alcun giro di parole perchè introduce proprio Sudowoodo e cosa vuole andare a “esporre”.

Non classificate Sudowoodo come pokémon d’erba
Non sto scherzando, il gioco è bello quando dura poco
Non capite che quando dite “È chiaramente un albero”
Denotate un’assoluta superficialità?
A questo punto avrete anche capito che
Sto utilizzando il pretesto di Sudowoodo per
Parlare dell’adolescenza
O forse no?

Permettetemi di chiedere come vi sentireste voi
A svegliarvi ogni mattina per guardarvi nello specchio
E vedere un corpo, un viso che non riconoscete come vostri
Un’identità difettosa ed ingombrante.
Sarebbe opportuno convenire che
La disobbedienza sociale di Sudowoodo e’
Un’esternazione del suo dramma interiore
O forse no?

Sudowoodoo diventa l’emblema della diversità. Accerchiato da individui che vivono in una società per cui quello che appare deve necessariamente coincidere anche con ciò che è. La superficialità serpeggia come un inestricabile filo conduttore per l’interezza del brano, impossibile da sbrogliare.

I versi in chiusura, poi, sono qualcosa di veramente magico e poetico. Un connubio perfetto tra un monito, una denuncia e una sana battuta per smorzare l’entità del messaggio.

Noi siamo dei cazzoni
Però sappiate che dietro questa canzone
C’è una morale, ovvero:
Non giudicare mai quello che non sei in grado di annaffiare.

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