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Penguin Highway: La Recensione

Disponibile nelle sale italiane solo il 20 e 21 novembre, Penguin Highway ha accentuato la sua presenza in modo inaspettato, portando sullo schermo e facendo conoscere la realtà dello Studio Colorido. La stagione animata proposta da Dynit in collaborazione con Nexo Digital quindi continua con il lungometraggio d’esordio del regista Hiroyasu Ishida.

“Nella mia città sono comparsi dei pinguini. L’estate di quell’anno mi sono imbattuto in un fenomeno sorprendente. Il mistero dei pinguini. Il mistero della sorellona. Strambi fenomeni che avvengono in città. Un mondo avventuroso e misterioso.”

Le premesse

Penguin Highway è il primo lungometraggio dello Studio Colorido e di Ishida, ponendosi in un panorama cinematografico dove risulta anticonformista. Una scommessa che delizia la critica ed il pubblico, non proveniente da un artista già noto ed acclamato, quanto da una giovane promessa.

Definito come anime onirico, la storia nasce infatti direttamente dalla penna di Tomihiko Morimi, autore anche di Tatami Galaxy e conosciuto per il suo tipico surrealismo.

La trama

Una cittadina giapponese viene scossa da un’improvvisa e massiccia apparizione di pinguini, lontanissimi dal loro habitat naturale. Il protagonista è un ragazzino di 10 anni di nome Aoyama, con una curiosità molto versatile, una propensione per la scienza ed una passione incommensurabile per il seno di una ragazza più grande che chiama Sorellona. Così capitan carisma, il suo migliore amico e una compagna altrettanto brillante, danno inizio al progetto Penguin Highway: trovare, ovvero, la fantomatica “autostrada” che percorrono i pinguini. Troppe domande sorgono spontanee…

Il film

I personaggi non hanno chissà quale volo pindarico, l’animazione tentenna, le musiche sono pressochè dimenticabili, le durata di quasi due ore è sproporzionata. Sbavature se vogliamo, non propriamente dei difetti che ne ribaltano il giudizio, soprattutto se pensiamo che è il risultato di un’opera prima del regista.

D’altro canto, però, avvertiamo una scorrevolezza non indifferente, nonostante alcune scene potevano essere ottimizzate e una durata minore sarebbe stata perfetta. Non risulta pesante, rimane coerente fino all’epilogo e pone l’accento su una narrazione crescente. Innumerevoli sono i riferimenti ad altre opere, ma converge tutto in una commistione che denota, in primo luogo, la voglia di far sentire la propria voce.

Di cosa parla quindi Penguin Highway?

La crescita e la morte: indistricabili tra loro, questi due temi si intrecciano e ci accompagnano per tutta la durata del film. Risulta abbastanza complicato empatizzare con i personaggi, ma rimaniamo affiancati a loro mentre crescono – specialmente Aoyama – e diventano più consapevoli. L’ingenuità dei ragazzi ci viene sbattuta in faccia come a sottintendere che il tempo in cui si ha il coraggio e la voglia di barcamenarsi in certe faccende, lentamente scompare. Tra le consapevolezze raggiunte e condivise con gli spettatori vi è il monito: “Nulla è per sempre”… o meglio, nessuno. La separazione dalle persone care chiude il cerchio ed è presente appositamente per colorare la trama con una nota di realismo e malinconia.

The last but not the least: Jabberwock come metafora della vita. Il mostro nasce dalla poesia di Carroll (Jabberwocky) ed è una delle più illustri opere nonsense scritte in inglese, colma di parole inventate e tranelli linguistici sottili. Si colloca nel background di Alice nel paese delle meraviglie, il mondo paradossale e stravagante per antonomasia. Demolisce, un passo alla volta, tutte le convenzioni sociali, dando vita all’inaspettato. Ispirandosi al nominalismo come corrente filosofica, Carroll rinuncia ad un significato fisso ed universale delle parole, in favore del più estremo soggettivismo.

Nell’anime, il Jabberwock appare per un motivo non meglio definito, stando ad indicare la casualità della vita, tema principe dell’intera opera. Certe cose accadono, semplicemente, senza alcuna spiegazione. Siamo noi a decidere come reagire e cosa pensare in merito, oserei dire a libera interpretazione. Analogamente, dopo la visione di Penguin Highway, esci dalla sala cinematografica e ti guardi intorno: sei tutto sommato soddisfatto, così come le persone attorno a te, ma i dubbi serpeggiano tra voi, inesorabili. Hai più domande rispetto a quando ti sei seduto sulla poltrona per goderti il film. Ma non è forse così che conduciamo la nostra esistenza, senza troppe certezze?

 

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