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My Hero Academia The Movie: Two Heroes – La Recensione

Gli scorsi 23 e 24 marzo – e successivamente in replica nelle giornate di 30 e 31 dello stesso mese – è stato proiettato nei cinema italiani come evento speciale il film di My Hero Academia The Movie: Two Heroes, distribuito da Nexo Digital e Dynit. Doppio appuntamento quindi per i fan del franchise, con ben quattro giornate di spettacoli. Il lungometraggio animato ha avuto un enorme successo, tanto che è stato visionato da oltre 33mila spettatori nei primi due giorni.

Negli USA Two Heroes ha conquistato il podio tra i film di animazione con i maggiori incassi di sempre. In Giappone ha ottenuto un incasso complessivo di oltre un miliardo di yen, circa 8 milioni di euro.

La storia

Una original story con al proprio epicentro All Might: l’eroe beniamino del popolo riceve un invito proveniente dalla figlia di un suo vecchio compagno di studi, il Professor David Shield, per partecipare ad un grande raduno scientifico internazionale che si svolgerà su I Island. Qui si affinano continuamente diverse tecnologie in modo da poter implementare i Quirk, dove il professore è divenuto negli anni una personalità alquanto rispettabile. Tuttavia, un misterioso villain attaccherà la fiera dando inizio al malvagio piano per sradicare la società degli eroi. Riusciranno Deku ed i suoi amici a salvare tutti da questa crisi incombente?

L’incipit risulta abbastanza banale: una sorta di trasferta, un allontanamento da quella che è la quotidianità in cui si svolgono gli eventi, apparentemente luoghi e momenti tranquilli che esulano dagli elementi principali soliti della serie. La prima parte del film ha così una resa lenta e meccanica, con qualche canonico combattimento e la presentazione dei nostri studenti preferiti.

Entriamo finalmente nel vivo della trama quando gli esordienti eroi si cambiano d’abito per la tanto attesa première scientifica. Da qui in avanti la vera anima di My Hero Academia: una varietà eclatante di scontri.

Le animazioni si fanno più particolareggiate e permettono allo spettatore di rimanerne completamente assorto, a differenza di quelle di inizio film, decisamente incostanti. Tutto questo, però, non ci racconta nulla di nuovo.

Menzioni degne di nota

Il doppiaggio. Molte persone hanno evitato a priori la visione del lungometraggio per via delle voci italiane. L’argomento è stato e rimane ampiamente dibattuto, sin dai tempi della messa in onda della serie animata su Italia 2. Personalmente, trovo non sia così malvagio, fatta eccezione per alcuni personaggi, come All Might stesso. Il divario tra voce originale e doppiaggio è sempre fonte di aspre discussioni. Solitamente la domanda su cui si fa perno è: personaggio e resa vocale combaciano?

Wolfram. Forse i più nostalgici ricorderanno Devimon: il primo vero antagonista che i Digiprescelti incontrano sull’Isola di File, caratterizzato da un’indimenticabile voce distorta. Se a questa peculiarità aggiungiamo la manipolazione dei metalli, emblema essenziale del Magneto degli X-Men, otteniamo molto facilmente il villain del film: tale Wolfram. Assolutamente dimenticabile e per niente originale nel modo in cui è stato reso.

Kaminari. Lo studente elettrico indubbiamente risulta essere la star morale della pellicola. Rende ogni sua battuta doverosa ed inevitabile nel contesto in cui è inserita, risollevando le sorti del piatto andamento degli eventi. Anche il pubblico in sala ha decisamente apprezzato le sue comparsate, seppur così “leggere”. Folgoranti.

Plus Ultra. La giacca da college che indossa All Might nei flashback, con fiori di ciliegio ed il mantra “Plus Ultra” scritto intorno. Perla rara.

Sì, ma quindi?

I fan più accaniti sicuramente avranno molto atteso l’esordio del franchise su grande schermo, amandolo. In generale, le emozioni che fa trasparire sono davvero flebili rispetto al manga o alla serie, ma i numeri parlano chiaro. I dati raccolti, contando anche la replica dell’evento cinematografico, sono più che soddisfacenti.

Nonostante ciò, avrebbe benissimo potuto essere solo un episodio speciale. Non aggiunge nulla di memorabile al filone conduttivo a cui siamo abituati. Assolutamente non necessario, ma che questo sia solo l’inizio?

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