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L’intervista di Yoshihiro Togashi rilasciata da Weekly Shonen Jump

Mi sento come se l’attuale Shonen Jump sia il luogo a cui appartengo di più.

Queste sono le parole di Yoshihiro Togashi, il famosissimo (o famigerato) autore di alcuni dei titoli più importanti apparsi su Weekly Shonen Jump, primo fra tutti Hunter × Hunter. Autore poliedrico e capace di dare vita a manga originali e ben strutturati, Togashi, negli ultimi anni, viene ricordato soprattutto per la sua morbosa pigrizia e svogliatezza. E se le sue opere avevano possibilità di entrare nel pantheon dei manga più belli di sempre, ora sono costrette ad essere rilegate in posizioni più basse a causa di pause interminabili e finali frettolosi.

In questa intervista si scopriranno lati ancora inesplorati dell’autore e si tenterà di analizzare da vicino il fenomeno dello hiatus che ormai da dieci anni a questa parte caratterizza la carriera del maestro. Tra le attuali produzione del Jump e i metodi di pubblicazione adottati, Togashi si esporrà sui più fronti, mettendosi a nudo in una speciale intervista realizzata da Weekly Shonen Jump.

💬 Come è nato Hunter × Hunter?

Yoshiro Togashi crea i suoi manga in modo strategico, pensando sempre a quanto lui sia percepito come mangaka. Con il suo spettacolare Yu degli Spettri (Yu Yu Hakusho in giapponese), decise fin dal primo momento che avrebbe incentrato il suo manga sui combattimenti, piuttosto che su una trama sviluppata, trasformandolo in una grande forza motrice all’interno del popolarissimo Shonen Jump dei ’90. Con la sua serie successiva, intitolata Level E, Togashi offrì un manga incentrato su una trama sci-fi per mostrare ai lettori una prospettiva diversa di se stesso, cancellando la sua immagine associata a Yu Yu Hakusho. Poi è arrivato il momento di Hunter × Hunter, nato nel 1998, il quale è tuttora in serializzazione.

Togashi: Questa non è una strada molto avvenente da considerare, ma dal momento che stavo creando opere destinate a Shonen Jump, mi focalizzavo soprattutto sul creare una ‘hit’ con il prossimo progetto. Già da quest’ultima metà di Yu Yu Hakusho ho iniziato a prestare un’attenzione minuziosa alle readerpools [le classifiche stilate da Weekly Shonen Jump che controllano l’andamento di un certo manga in un determinato periodo di tempo, N.d.A]. Invece che incentrarmi soltanto sulle mie classifiche personali, avrei controllato tutte quelle, concentrandomi su quale artista e quale manga avrebbe conquistato il primo posto.

Analizzare quelle pools mi fece capire che per ricevere voti avrei dovuto disegnare uno spokon o un battle shonen, i quali hanno palese vincitori e palesi perdenti. Quindi decisi che un manga di combattimenti poteva essere una buona soluzione per il mio prossimo progetto. Per uno spokon, l’impostazione deve essere moderna. Il che sarebbe una vera seccatura (ride). Devi essere attento a non far indossare ai personaggi vestiti passati di moda, e cose del genere. Ma per un battle-shonen che non prende luogo nei nostri tempi, puoi semplicemente dire “Hey, questi vestiti sono fighi in questo mondo!” (ride)”

I protagonisti delle tre opere più famose di Yoshihiro Togashi, il quale le realizzò cercando la via del successo. Yusuke Urameshi di Yu Yu Hakusho a sinistra, il principe Baka di Level E in centro e Gon Freecss di Hunter × Hunter a destra.

💬 Come hai creato il personaggio di Gon Freecss?

Togashi iniziò Hunter × Hunter in questo modo, un battle-shonen ostinato edulcorato da una trama profonda. Il protagonista, Gon, è unico nel suo genere, dal momento che, sebbene possa sembrare carino a prima vista, non vacillerebbe mai in un combattimento, arrivando a lasciare il lettore in uno stato di timore.

Togashi: Inizialmente avrei voluto rendere Gon un personaggio che rispecchiasse il bravo ragazzo, talmente buono da superare qualcuno che vorresti come tuo figlio. Ma ho intuito dalla fase di impostazione del primo volume da serializzare che sarebbe stato diverso. Non appena si presenta abbandonerà colui che l’avviò verso la strada di hunter e da ciò realizziamo che tutto sommato non è un ragazzo d’oro alla fine. Pensai subito: “Questo personaggio è davvero edgy”. Ma dal momento che ha il sangue di suo padre, un uomo che abbandonò suo figlio per diventare anche lui un hunter, pensai che fosse appropriata la sua caratterizzazione. Pensai fosse davvero un personaggio naturale.

Se fosse stato un personaggio normale al posto che un tipo edgy, avrei dovuto affrontare l’aspetto dell’esitazione quando arrivava il momento di combattere. Penso che scegliere questa strada sia stato divertente a modo suo, ma non volevo che quel tratto prendesse il sopravvento. Dopotutto non volevo abbandonare i lettori che volevano seguire un buon battle shonen. Sono fiero di aver deciso di creare un personaggio come Gon e dargli il ruolo di protagonista, proprio perché non devo considerare l’importante ruolo della paura. Ma allo stesso tempo non posso lasciare da parte la calma, i personaggi ben ponderati, personalità che ho dato a Leorio. Quando disegno i personaggi, essi tendono ad avere gli zigomi leggermente rialzati e ad essere alti. Kuwabara di Yu Yu Hakusho è così. Mantengo i miei standard per riuscire a ritagliarmi del tempo libero e disegnare per Shonen Jump.

Il simpatico Gon, una dei personaggi più emblematici all’interno di Weekly Shonen Jump e uno dei protagonisti più famosi di tutti i tempi.

💬 Spensieratezza e tattiche: come reagisce Togashi alla pausa della pubblicazione?

Sono passati vent’anni da quanto Hunter × Hunter ha iniziato ad essere serializzato. Molti mangaka hanno iniziato a fronteggiare ostacoli sia fisici che mentali per continuare i loro lavori su Shonen Jump, ma Togashi sembra abbastanza spensierato. Detto questo, nonostante la sua pigrizia, Togashi ha un severo set di standard, tecnici oltre che etici, che secondo lui lo aiuterebbero a continuare la pubblicazione sulla rivista.

Togashi: Ciò proviene dalla mia personalità svogliata. I mangaka più seri sentono come se non dovessero mancare all’appuntamento di Shonen Jump, poiché chi lavora nel magazine è giudicato secondo criteri settimanali indistintamente dalla resa effettiva e dalla capacità di produrre 20 pagine alla settimana. Penso che sia molto strano che qualcuno che disegna al mio ritmo possa lavorare su Shonen Jump a lungo (ride).

La mia serie è molto lunga [per ora arrivata all’arco della Spedizione del Continente Oscuro, N.d.A.], ma non posso smettere a metà strada. So che ciò può suonare contraddittorio, ma mettendo quel problema da parte, ho fissato un criterio personale basato sui riscontri dei volumi pubblicati. Se il numero attuale dovesse scendere al di sotto del mio standard, mi sentirei come se i lettori mi dicessero che non esiste alcun motivo per continuare la serializzazione. Ma se i numeri dovessero superare quello standard, mi mostrerebbero che i lettori sono interessati a ciò che faccio e perciò continuo a pubblicare.

💬 Tra Demon Slayer e shoujo: cosa ne pensa Togashi del’attuale Weekly Shonen Jump?

Adesso che Togashi ha osservato a lungo i metodi usati all’interno di Shonen Jump, come si sente? Cosa ne pensa della nuova leva di Weekly Shonen Jump?

Togashi: Ciò potrebbe essere un trend di questi ultimi tempi, ma sento come se i lettori stessero cambiando e quel sentimento da ‘macho’ che il magazine ha avuto per molto tempo sta rapidamente diminuendo. Perciò sento che l’attuale Shonen Jump sia inconfondibilmente il posto a cui appartengo. E penso sia più facile inserire nuovi e interessanti fattori shoujo all’interno delle storie. Ultimamente sto dando molta attenzione ai manga creati da giovani artisti. In particolare a Dr. Stone, Demon Slayer: Kimetsu no Yaiba e World Trigger.

Mi discosto intenzionalmente dai battle-shonen come lettore. E se dovessi beccare qualche elemento che ricorda anche soltanto vagamente Hunter × Hunter, faccio finta di non averlo visto (ride). Gli artisti di oggi sono davvero azzimati. Io sin dai primi giorni non feci altro che preoccuparmi nel creare manga. Se potessi cavarmela senza mangiare, senza lavarmi o dormire non farei queste cose. Ciò era facile quando ero più giovane, e ho sempre voluto mantenere un minimo di contatto sociale. Ma con quella attitudine, non potevo conoscermi con persone che erano interessate alle apparenze (ride). Perciò, quando incontro i giovani artisti di oggi, cerco di tenermi curato entro un certo livello, giusto il minimo per cavarmela. Voglio finire Hunter × Hunter nel modo giusto. Loro mi lasciano fare qualsiasi cosa io desidero.

Una famosa foto che ritrae Yoshihiro Togashi nel suo studio, le condizioni di quest’ultimo sono parecchio discutibili. Nonostante ciò si può chiaramente evincere la rappresentazione della vita di un mangaka, costretto a lavorare moltissime ore nella sua stanza andandosi a rinchiudere così intensamente da ricordare un hikomori.

💬 Se avessi la possibilità di tornare indietro, che scelta prenderesti?

Hunter × Hunter sembra essere un progetto molto complicato, ma può apparire anche piuttosto divertente.

Togashi: La serie che sto portando avanti potrebbe sembrare un grande problema da molte prospettive, ma mi diverto molto a disegnarla. Quando ero più giovane, potevo a malapena ottenere il permesso di ciò che potevo fare, ma adesso, a lungo andare, mi lasciano fare tutto ciò che voglio. Se potessi tornare indietro nel tempo, realizzerei commedie romantiche (ride). Ma non sono più abbastanza giovane per permettere di fare determinate cose, perciò ogni tanto ritengo sia più utile avere qualcuno che ti realizzi le storie. Ho scritto una storia l’anno scorso che si chiama Akuten Wars (illustrata da Hachi Mizuno).

Ho scoperto che, se lasci a qualcun altro le illustrazioni verrà fuori un bel lavoro. Non ho nessuno scrupolo con ciò. Con Level E, in realtà, volevo utilizzare più disegni realistici. Ma ho sentito come se ci fossero due tipologie di lettori, quelli che non si farebbero problemi se venissero a scoprire che qualcun altro ha illustrato le mie storie e quelli che volevano leggere un manga scritto e disegnato soltanto da me. Non sono ancora sicuro di come bilanciare questo problema affinché possa piacere alla maggioranza delle persone. Per alcuni generi ritengo sia essenziale lasciare i lavori di illustrazioni ad altri.

Forse verranno rilasciati molti lavori realizzati da Togashi, insieme ad artisti in grado di illustrare al meglio i suoi fantastici scenari.

💬 Come concludere Hunter × Hunter?

Togashi: Devo pensare anche a come concludere Hunter × Hunter una volta per tutte. Ci sono sono stati tanti periodi in cui esso ha smesso di apparire nelle pagine di Weekly Shonen Jump, e sono sicuro che tutti si staranno chiedendo cosa io stia facendo. Ma così come un comico che non si fa vedere per un po’ alla TV ma che sta comunque lavorando in qualche altro luogo, anche io sto lavorando ogni giorno. Certe volte non so chi arriverà prima alla fine, il manga o me (ride). Mi sento come se volessi finirlo nella maniera corretta.  Ma potreste dire che in un certo senso una fine già ce l’ha, ovvero quando Gon e Ging si rivedono.

Penso che molti lettori abbiano pensato che quella scena segnasse la fine dell’opera e l’ho scritta volutamente in questo modo. Generalmente vorrei che le persone pensassero che ci potrebbe ancora essere un modo in cui la serie può continuare. Quando leggo Shonen Jump mi capita di pensare “questa serie dovrebbe finire in questo punto” e divento matto quando so che decidono di farla proseguire. Come lettore non voglio perdere questo tipo di sentimento. Ma, da una prospettiva da lettore, in questo preciso istante vorrei che Hunter × Hunter continuasse. Come artista, mi diverto ancora a realizzare la storia e i disegni. Quindi chiedo a quelli che hanno scelto di intraprendere il cammino con me e che hanno continuato a seguirmi in questo viaggio di continuare a supportarmi.

💬 Cos’è Weekly Shonen Jump per Yoshihiro Togashi?

E’ un parco giochi che non vorrei mai abbandonare.

Illustrazione di Usagi Tsukino realizzata Togashi per omaggiare Sailor Moon, il famosissimo manga di sua moglie Naoko Takeuchi.

🔗 Fonte e Crediti

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