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L’arte del malvagio: come si crea un buon villain

A volte un protagonista ben realizzato e una buona trama possono porre le basi per un ottimo anime, ma molto spesso è un antagonista ben realizzato a rubare la scena.

I due personaggi più importanti in praticamente ogni storia sono quasi sempre il protagonista e l’antagonista – il bene e il male. Questo è vero nella quasi totalità degli anime. In alcuni di essi, però, i villain vengono messi in secondo piano per fare spazio a eroi imbattibili e fenomenali. Quando questo accade, può risultare abbastanza fastidioso, soprattutto perchè, in alcuni casi, sono proprio gli antagonisti ad essere al centro della trama. Ecco che diventa naturale porsi una domanda: come si realizza un buon nemico?

Per rispondere a questo quesito, va detto che in genere un villain che si rispetti dovrebbe possedere 3 caratteristiche:

  • essere un vero personaggio, e non un mero artificio narrativo, per garantire alla trama la sua continuazione;
  • avere una qualche peculiarità caratteriale che lo contraddistingua (carisma, ad esempio);
  • deve rappresentare una minaccia;

Andremo quindi ora ad analizzare i villain principali di 4 anime: Jojo’s Bizarre Adventure: Diamond is unbreakable, Death Note, Akame ga Kill e Overlord. In questo nostro viaggio, tuttavia, potremmo incorrere in leggeri spoiler. Smettete quindi di leggere se proprio non volete rovinarvi la sorpresa, altrimenti buona lettura!

La persona alle spalle dei misfatti

Uno degli aspetti più importanti nella realizzazione di un villain è trovare il modo di far ricordare allo spettatore che anche lui stesso è un personaggio. Il solo fatto che sia un antagonista, infatti, non lo rende un semplice “contenitore vuoto” di sogni e speranze e che non possiede le qualità necessarie ad essere considerato una persona. La maggior parte dei villain sono solo personaggi che hanno scelto il percorso errato, opponendosi all’eroe. Un ottimo esempio viene da Jojo’s Bizarre Adventure: Diamond is unbreakable, e si tratta di Yoshikage Kira.

Yoshikage Kira

Yoshikage Kira. Un uomo comune, a detta di tutti. Tutto ciò a cui aspira è soltanto vivere la vita più nella media e semplice possibile. Kira dà il meglio di se stesso quando pronuncia un discorso di fronte ad uno degli eroi. Solitamente si tratta di una conversazione piuttosto lunga, in cui rivela all’eroe la sua routine quotidiana, senza mancare di dare qualche dettaglio in più su se stesso.

Se non hai ancora visto la serie, sicuramente non potresti mai immaginare che questo personaggio è anche un serial killer, che uccide con esplosivi le sue giovani vittime (in prevalenza donne) e prende le loro mani come trofeo; almeno non dalla descrizione del paragrafo precedente. E questo perchè, nonostante tutto, Kira è comunque un essere umano. Il suo problema è avere un irrefrenabile istinto omicida, senza il quale probabilmente non farebbe del male a nessuno.

Ancora più sorprendente è la motivazione che dà per opporsi al protagonista. “Io non sono interessato a combattere qualsiasi nemico, per il mero vincere o essere sconfitto, in quanto ciò mi farebbe perdere la possibilità di dormire la notte. Sei una minaccia in quanto metti a rischio la mia possibilità di riposare, e quindi mio nemico”. Per Kira sono questi i nemici, ostacoli per il suo stile di vita.

Il fascino dell’antagonista

In molti anime sembra quasi esserci l’errata convinzione che il pubblico debba automaticamente schierarsi contro il villain. Prendete un personaggio come Light Yagamidi Death Note, ad esempio. Ora, molti considerano Light come un anti-eroe piuttosto che come nemico in senso stretto. Sebbene ciò non sia completamente errato, vista la piega che prende la trama, essere un eroe è diverso dall’essere un protagonista. Anche se è il protagonista, si ritrova ad essere il nemico di L per motivi di trama e, potendo quest’ultimo considerarsi l’eroe della vicenda, a Light non resta che il ruolo di villain.

Light Yagami

Light Yagami è il possessore del Death Note, il quaderno che provocherà la morte di qualsiasi umano il cui nome vi sia scritto all’interno. All’inizio della vicenda sembra essere solo un normale studente che si imbatte accidentalmente in quest’oggetto. Disgustato dall’ingiustizia che vede nel mondo e venuto a conoscenza degli spaventosi poteri del quaderno, inizia ad usarlo contro chi, secondo lui, lo merita maggiormente: i criminali. Arriverà a sentirsi praticamente una figura al pari di un dio, con la volontà di eliminare chiunque gli si opponga.

Se da un lato Light è senza dubbio il villain di quest’opera, notiamo che la vicenda si svolge tutta intorno a lui, e non sulla gente che tenta di fermarlo. Si potrebbe quasi arrivare a volerlo vedere vittorioso, non tanto per le sue attività e condotte, quanto piuttosto per l’affetto nei suoi confronti come personaggio e per le sue intenzioni, un tempo nobili.

Per riuscire nel suo intento narrativo, un antagonista deve evocare solidarietà e comprensione. Dopotutto, come già detto in precedenza, ognuno di essi ha una ragione per le sue azioni. Ciò non significa che tutti debbano essere d’accordo con queste motivazioni, ma quanto meno dovrebbero essere presentate in maniera tale da poter essere rispettate.

La minaccia del successo

Finora abbiamo parlato di nemici caratterizzati da personalità ponderate e ben costruite e da un buon “appeal” sullo spettatore. Anche se queste sono tutte caratteristiche importanti, nessuna contribuirà a distinguere l’antagonista dal protagonista. Uno degli ultimi aspetti, ma non per importanza, che deve avere un villain, è la pericolosità. In una delle sue note, lo scrittore Hiroiko Araki, unico creatore di Yoshikage Kira e Jojo’s Bizarre Adventures ha scritto: “un nemico che compie cattive azioni è una persona che ha una debolezza spirituale, e ciò che è davvero spaventoso è il fatto che qualcuno prenda questa debolezza e la scateni contro altri.”

In ultima analisi, una cattiva persona è quella che non riesce a superare i difetti della sua personalità, ma che anzi si fa guidare e controllare da questi. Se aggiungiamo a questo la pericolosità, otteniamo un villain. Un buon antagonista che si rispetti deve quasi sempre essere più forte e/o più intelligente dell’eroe nel corso della storia; d’altro canto se nemmeno il protagonista è spaventato dal suo nemico, perché dovrebbe esserlo lo spettatore?

Un antagonista può essere sia intelligente che potente. Il tipo di vantaggio che l’autore decide di dare al villain può cambiare completamente la tipologia di anime. Light Yagami, ad esempio, è più intelligente di quasi tutti gli eroi della vicenda, e questo fa di Death Note un thriller psicologico. In alternativa si può avere un nemico più potente degli eroi, diventando pericoloso tanto quanto loro. Un esempio di ciò può essere visto in Esdeath, da Akame ga Kill.

Esdeath

Nel corso di Akame ga Kill, si nota che Esdeath sia costruita in modo da essere il personaggio più potente dell’opera. Il leader degli eroi arriva quasi a dire che lei possiede il teigu (reliquia magica) più potente al mondo, che le garantisce il completo dominio del ghiaccio. In alcune scene dell’anime si può vedere quest’arma in azione, mentre blocca all’istante un attacco combinato o sconfigge mostri giganteschi.

Queste scene aiutano a capire l’assurdo potere di cui Esdeath è in possesso, nonchè a definirla non solo come estremamente pericolosa, ma anche come uno dei nemici più iconici di tutta l’opera (nonostante non sia il villain principale). Se Esdeath non fosse cosi potente, infatti, anche tutti gli altri nemici dell’anime sarebbero molto meno intimidatori, oltre a diventare essa stessa di minore interesse. In aggiunta a ciò, questo personaggio viene visto come la “morte incombente”, che gli eroi dovranno necessariamente affrontare, anche se non ben consci delle modalità con cui farlo.

L’ultimo punto potrebbe quasi sembrare conoscenza generale, ma alcuni villain falliscono anche in questo. Per essere credibili, devono rappresentare una minaccia per il protagonista. In caso contrario, sarebbero solo l’ennesimo insetto che l’eroe può schiacciare a suo piacimento.

È questo il caso di Clementine, un nemico minore di Overlord.

Clementine

Partiamo col dire che questo personaggio non è assolutamente mal riuscito. È infatti un antagonista piuttosto divertente e interessante. Si caratterizza per battute molto brillanti e divertenti ed è appoggiata da doppiatori molto capaci (sia in giapponese che inglese). Tuttavia, a molti spettatori lascia delle perplessità; è infatti pietosamente debole rispetto al protagonista, e lo scontro contro quest’ultimo non le ha reso per niente giustizia.

D’accordo che Overlord è un anime che punta alla “realizzazione di un desiderio”, e che quindi può essere normale che ci sia uno scontro così sbilanciato. Ciò che intristisce molti, però, è che Clementine aveva avuto uno scontro con un altro personaggio prima di quello con il protagonista. Se questo fosse stato mostrato, avremmo avuto la possibilità di vedere questo personaggio combattere con un avversario alla sua altezza. In questo modo lo spettatore avrebbe potuto conoscere la sua reale forza, invece di essere costretto a immaginarla soltanto.

In aggiunta a tutto ciò, ci deve essere un qualcosa che, nel caso vincesse il villain, sarebbe in grave pericolo (anche se a dirla tutta anche la sola morte del protagonista avrebbe serie conseguenze). Questo qualcosa non deve essere necessariamente su scala globale, ma potrebbe essere limitato anche solo alla perdita di qualche vita umana, come nel caso di Yoshitage Kira.

Concludendo…

Buoni tratti caratteriali, una sufficiente dose di fascino e ovviamente la pericolosità, possono trasformare un nemico dimenticabile e mediocre in un ottimo avversario, nonché un buon personaggio in tutto il suo insieme. Un buon villain è praticamente essenziale in un anime che si rispetti. Ovviamente ci sono delle eccezioni alle caratteristiche analizzate; sono presenti molti anime, infatti, in cui l’interesse principale non si concentra prevalentemente sul villain, o altri in cui questo personaggio non è proprio presente.

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