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L’Arabia Saudita e l’industria animata giapponese

Negli ultimi anni gli investimenti stranieri hanno avuto campo libero nell’industria animata giapponese. La compagnia cinese Shanghai Griffin Film Corporation è ora partner dello studio DLE Inc. al fine di creare un “fondo cino-giapponese per gli anime” da 10 miliardi di yen (circa 100 milioni di dollari), lo studio di animazione Haoliners ha investito nella branca giapponese in cui risiede lo Studio Emon, ed infine la nota compagnia americana Netflix sta producendo svariati anime original.

Meno consapevoli si è, però, riguardo il contesto arabo. La compagnia saudita Manga Productions in collaborazione con Toei ha creato The Woodcutters Treasure, così come ARiNAT con Gainax per il trailer di Desert Knight (Sabaku no Kishi) e, giusto lo scorso anno, Manga Productions e Toei hanno annunciato un nuovo anime, ma ancora senza alcun dettaglio rivelato.

Manga Productions ha presenziato anche all’AnimeJapan 2018 di Tokyo. L’industria animata giapponese è in cerca di nuovi mercati, gli investimenti stranieri sono in continua crescita e l’Arabia Saudita è un paese con grandi potenzialità economiche.

Le riforme saudite

Manga Production è una filiale della fondazione MiSK (Mohammed bin Salman), un’organizzazione no profit il cui obbiettivo è promuovere innovazione, educazione ed opportunità tra i giovani. Per servire lo scopo, il principe Mohammed bin Salman ha modificato alcune leggi in Arabia Saudita, per poter aprire il paese all’Occidente. Le donne possono ora guidare; i cinema, da lungo proibiti, riaprono nuovamente. La conferenza internazionale sugli investimenti, anche nota come “Davos in the Desert”, viene ospitata il loco, attirando aziende da tutto il mondo specializzate in componenti tecnologiche. Di conseguenza la sfera di videogiochi e anime è influenzata positivamente da questi cambiamenti.

Eventi Recenti

Il recente assassinio di un giornalista all’ambasciata saudita in Turchia ha fatto desistere molti paesi dal presenziare al “Davos in the Desert” di quest’anno. La compagnia giapponese Softbank, che ha finanziato Goblin Slayer e Nyaruko-san, ha cancellato alcuni discorsi che avrebbe dovuto tenere alla conferenza, ma ha confermato comunque la propria presenza.

L’Arabia Saudita ha investito 45 miliardi di dollari in un fondo Softbank e pianifica di raddoppiare la cifra. La pressione rimane però palpabile. La più grande banca del Giappone, MUFG, ad esempio, non prenderà parte all’evento.

Piani Futuri

Sarebbero lecite le preoccupazioni della Toei, dopo che la Manga Productions aveva promesso ulteriori future collaborazioni tra loro, e più in generale con il Giappone. Le due compagnie sono anche intenzionate a co-produrre una serie folkloristica di 13 episodi ed un film di 90 minuti, entrambi animati, per introdurre la cultura e le tradizioni arabe a bambini e fan di anime in tutto il mondo.

L’amministratore delegato della Manga Productions, Essam Bukhary, ha aggiunto che i futuri progetti della società affronteranno una fase iniziale in Arabia Saudita per quanto riguardo la pre-produzione e il design, per poi spostarsi in Giappone, dove avverrà la vera e propria produzione.
Il dirigente della Toei Animation, Shinji Shimizu, ha affermato di essere ampiamente onorato di collaborare con la Manga Productions, asserendo di voler produrre opere di qualità che mostrino un vero e rispettoso scambio culturale tra Giappone ed Arabia Saudita.

La pressione internazionale che sta soffocando l’Arabia Saudita diventa sempre più inaccettabile, soprattutto per i grandi nomi che devono pubblicamente trattare con il paese, come lo Studio Gainax. La reputazione della Gainax è oltremodo leggendaria nell’industria animata giapponese. Ha sfornato titoli come Gunbuster, Neon Genesis Evangelion, FLCL e Gurren Lagann, considerati da gran parte degli appassionati di anime grandi classici.

Da quando ha però perso personaggi chiave come Anno con lo Studio Khara e Imaishi con lo Studio Trigger, la Gainax sta scivolando nell’oscurità. L’anime Panty & Stocking non ha ricevuto molti consensi da parte del pubblico e di recente il Kinoshita Group Holdings ha acquisito completamente la Fukushima Gainax, cambiandone il nome in Gaina.

Lo Studio Gainax, nel frattempo, deve combattere contro un debito di 100 milioni di yen nei confronti dello Studio Khara di Anno: la futura collaborazione con l’Arabia Saudita potrebbe essere perciò vitale. Il presidente della Gainax, Hiroyuki Yamaga, ha dichiarato di essere molto eccitato all’idea di collaborare con il Medio Oriente, così all’avanguardia nel campo delle animazioni. Spera in nuovi progetti, processi di produzione ed idee che potranno nascere da questa partnership.

L’animazione può rivelarsi un potente strumento per introdurre l’Arabia Saudita ad un pubblico globale. Il mondo intero ha un’immagine erronea del popolo arabo, come se vestisse in un solo ed unico modo, ad esempio. L’idea cardine del progetto è di poterlo visualizzare in diversi contesti ed ambientazioni, così da poter empatizzare e simpatizzare con le sue cause ed idee.

Conclusioni

L’Arabia Saudita sta cercando di diventare più apprezzabile ed affidabile agli occhi della comunità internazionale che la circonda, investendo nella produzione di anime. La situazione corrente potrebbe giocare un ruolo di sfavore per il paese arabo, ma forse incentivando gli investimenti in progetti animati, potrà combattere i criticismi del Giappone e restaurare la propria immagine.

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