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Il meccanismo dei viaggi nel tempo in Tokyo Revengers

Tokyo Revengers Grattacieli

INTRODUZIONE: JINGLE, CLOCK! JINGLE, CLOCK!

     Natale, tempo di nevicate, vacanze, decorazioni, dolciumi, regali, auguri e… viaggi nel tempo. Sì, perché almeno due dei grandi film che la televisione immancabilmente ripropone ad ogni morte di Papa nascita di Cristo sono basati proprio su viaggi nel tempo e realtà alternative: Canto di Natale e La vita è meravigliosa. (E Canto di Natale vale multiplo, poiché dell’apologo dickensiano esistono varie versioni, tutte del pari diffuse.)

     Niente di cui stupirsi, dato che il termine dell’anno vecchio e l’inizio di quello nuovo, ben shakerati col latte dell’umana bontà che sotto Natale gronda a litri, mettono chiunque in condizione di voler fare un bilancio della propria vita e sognare di poter cambiare ciò che non funziona. Magari… tornando indietro nel passato per rimediare a qualche erroruccio. Come l’aver camminato guardando il telefono e finendo così per scivolare su quella buccia di banana e per fratturarsi entrambi i femori, oppure il non aver avuto il coraggio di dare quell’abbraccio quando ci voleva.

     I viaggi nel tempo sono fondamentali anche per una delle opere manga & anime più in voga del momento, vale a dire Tokyo Revengers. Nella fortunata serie tuttora in corso, infatti, Takemichi ha modo di tornare nel passato e cambiare il corso degli eventi per scongiurare una tragedia. (Semispoiler: a duecento e passa capitoli, non ci è ancora riuscito.)

     Per quanto appassionante possa essere la vicenda, però, il meccanismo dei viaggi nel tempo in Tokyo Revengers sembra non funzionare a dovere e presenta non pochi punti oscuri.

     Al momento è difficile stabilire se l’autore Ken Wakui sia incappato nel fatidico “buco di sceneggiatura”, o se intenda fornire in seguito le spiegazioni mancanti, o se semplicemente non sia interessato ad approfondire questo aspetto della sua creazione derubricandolo a mero espediente narrativo.

     Comunque sia, nelle prossime righe proporrò una breve presentazione delle più diffuse teorie crononautiche e della loro applicazione a Tokyo Revengers. Eventuali commenti saranno i benvenuti, perché vaghiamo nel territorio delle impressioni personali e delle assolute congetture.

SPOILER ALERT!

     Devo precisare che farò riferimento ai primi 75 capitoli (contenuti in otto volumi e mezzo) del manga, vale a dire quelli trasposti nella prima (e per ora unica) stagione animata. Chi non fosse in pari, ovviamente, procedendo nella lettura finirà per incappare in pesanti spoiler.

     L’articolo contiene altresì sconvolgenti rivelazioni in merito a varie altre opere. Si tratta di titoli arcinoti, ma è meglio essere prudenti. Eccone una lista: Canto di Natale, La vita è meravigliosa, La macchina del tempo, Ritorno al futuro, Tenet, Predestination, Dark, Edipo re (ma davvero il mito di Edipo è a rischio spoiler?), I predatori del tempo, Shutendōji.

     Otaku avvisato…

Metropolis
“Let’s do the Time-Warp again!”

TIPOLOGIE DI VIAGGI NEL TEMPO

DUE PREMESSE PROBABILMENTE INUTILI

     Primo: i viaggi nel tempo sono scientificamente impossibili. (Citazione necessaria, lo so; ma facciamo che vi fidate.)

     Secondo: i viaggi nel tempo, se anche fossero possibili, non si realizzerebbero come siamo abituati a pensare. Ciò a causa del fatidico Butterfly Effect, formulato in matematica nell’ambito delle teorie del caos e poeticamente condensato nel detto secondo cui “una farfalla batte le ali in Brasile e provoca un tornado in Texas”.

     In pratica, le variabili coinvolte in un viaggio nel tempo sono molte, troppe. Incalcolabili dalla mente umana. Noi ci preoccupiamo di eventi macroscopici: se l’improvvido crononauta uccidesse il proprio padre prima del concepimento, continuerebbe a esistere? Ma è solo per pregnanza narrativa. La verità è che la più minuscola alterazione della timeline avrebbe imprevedibili conseguenze a valanga: il crononauta pasticcione anche solo spostando un sassolino potrebbe scatenare una guerra mondiale.

     PER APPROFONDIRE: il Butterfly Effect su Wikipedia.

     Premesse tali inutili premesse, panoramichiamo sulle tre principali rappresentazioni teoriche della linea temporale e delle conseguenze di un eventuale spostamento lungo la medesima.

TIMELINE MODIFICABILE

     Secondo questo modello, modificare qualcosa nel passato provoca dei cambiamenti nel futuro.

     È ciò che accade, per esempio, in Ritorno al futuro: Marty McFly si ritrova per sbaglio nel passato e, sempre per sbaglio, interferisce con la storia d’amore dei propri genitori. A questo punto deve adoprarsi per far sì che i due si mettano insieme, perché altrimenti lui rischierebbe di non nascere. Tanto è vero che, allorquando le strade dei due sembrano dividersi, Marty comincia a dissolversi nel nulla. Tornando infine al suo presente, Marty scopre di aver non solo scongiurato la propria sparizione, ma di aver anche involontariamente migliorato la vita della propria famiglia.

Ritorno al futuro
“Marty, ammamma, finisci la terza lasagna, ché stai sciupato e mo’ mo’ sparisci!”

     Lo stesso meccanismo si verifica nel già citato Canto di Natale, qualunque sia la versione in cui lo si conosca. Scrooge viene condotto a osservare, sotto forma di entità incorporea, i Natali passati e quello attuale; dopodiché viene fatto viaggiare nel futuro, dove assiste a scene desolanti. Tale futuro, gli viene detto, è ancora modificabile: tornato al presente, Scrooge cambia vita.

Canto di Natale Disney
Fun fact. Il nome originario di Paperone è “Scrooge”, proprio in omaggio a Dickens.

     In ambito anime, basterà qui ricordare il nutrito filone delle Time Bokan, varato negli anni Settanta dalla mai troppo lodata Tatsunoko. Tra i molti titoli, il più significativo per il nostro discorso è I predatori del tempo, serie in cui il terribile dottor Tomomot ha scritto un libro di storia pieno di errori e perciò manda i suoi scagnozzi in giro per i secoli a modificare il corso degli eventi in modo che aderiscano allo strampalato scritto.

     PER APPROFONDIRE: “Time Bokan” sull’Antro Atomico del Dottor Manhattan.

I predatori del tempo
Come sempre, le nostre simpatie vanno ai cattivi.
(Copertine dell’edizione in DVD italiana.)

TIMELINE NON MODIFICABILE

     Ritorniamo al futuro. Riprendiamo Ritorno al futuro. In una scena molto citata, Marty si lancia in una scatenata versione di Johnny B. Goode, che, in quel momento del passato, non è ancora stata pubblicata. Un musicista presente telefona a suo cugino e gliela fa ascoltare. Il cugino è Chuck Berry.

     La gag sta dunque nel fatto che Chuck Berry abbia copiato la canzone da Marty. Ma naturalmente Marty non ha scritto la canzone: l’ha a sua volta ascoltata da Chuck Berry. Si tratta di un paradosso temporale.

     È questo un altro modello, secondo cui modificare qualcosa nel passato non altera il futuro, poiché gli eventi si riassestano in modo da produrre comunque sempre lo stesso risultato.

     È molto sfruttato dalla narrativa, forse più del primo, poiché permette di creare situazioni sorprendenti e, come si è visto, paradossali.

     Per esempio, nel film del 2002 La macchina del tempo (adattamento dell’omonimo romanzo di H. G. Wells, di fatto iniziatore del genere crononautico), uno scienziato costruisce il marchingegno eponimo per poter tornare nel passato a salvare la vita della propria amata rimasta uccisa in una rapina. Il viaggio riesce, ma la donna muore lo stesso in altro modo, e così sarà a ogni tentativo. È impossibile salvarla, poiché è proprio la sua morte a indurre il protagonista a realizzare la macchina: cercando di modificare il corso degli eventi, egli di fatto li rende immutabili.

     Ma il paradosso si può spingere oltre. Nel film del 2014 Predestination (adattamento di un racconto di R. A. Heinlein), un agente temporale torna nel passato e ha una relazione con la sé stessa di allora (ha infatti trascorso la prima parte della sua vita come una donna, ma era in realtà una persona intersessuale che poi avrebbe subito un incidente e una riassegnazione chirurgica). Non è finita, poiché la bambina che ne nasce verrà portata ulteriormente indietro nel tempo e diventerà lui stesso. L’agente, insomma, si ritrova ad essere il proprio padre e la propria madre. Ciliegina sulla torta: anche tutti gli altri personaggi del film si riveleranno identità alternative del protagonista, ognuna proveniente da una diversa epoca e ognuna con un diverso obiettivo.

     PER APPROFONDIRE: il paradosso temporale su Wikipedia.

Predestination Schema
La timeline di Predestination: me, myself and I.

     Bisogna ammettere che i paradossi temporali sono ormai un luogo comune narrativo. Li ritroviamo in film ormai classici come Terminator, L’esercito delle dodici scimmie, Interstellar. Persino l’osannato Tenet, con tutta la sua potenza visiva e il suo lodevole tentativo di battere nuovi sentieri, mi sembra si possa in fondo ridurre al solito colpo di scena usato e abusato consistente nel “ah, ma dai, ma allora questa cosa strana accaduta all’inizio erano stati loro a farla dal futuro, che figata”.

Tenet Locandina
“La donna che si tuffa all’inizio ero sempre io
eh vedrai che non se lo aspetta nessuno
eh vedrai che colpo di scena vedrai vedrai eh…”

     Questo modello si può leggere come una versione moderna, in salsa pseudoscientifica, dell’antichissimo concetto di “destino”, in cui far rientrare anche le famose “profezie che si autoavverano”. In effetti, che altro è una profezia se non uno sguardo gettato sul futuro?

     Così Edipo, per sfuggire all’oracolo secondo cui ucciderà suo padre e si congiungerà a sua madre, abbandona la famiglia e se ne va a Tebe, dove uccide il re e ne sposa la regina; solo per poi scoprire che erano appunto i sovrani di Tebe i suoi veri genitori. Se l’oracolo non si fosse pronunciato, Edipo non sarebbe andato a Tebe.

     Ancora una volta l’evento futuro causa l’evento passato e viceversa, come in un eterno generarsi reciproco tra uova e galline.

     PER APPROFONDIRE: la profezia che si autoadempie su Wikipedia.

Joe Galaxy
Una tavola di Mattioli vale da sola più di dieci articoli come questo.

     Un esempio di manga che applica tale secondo modello è Shutendōji. In questa affascinante opera di Gō Nagai, una giovane coppia si vede affidare un bimbo demoniaco e decide di allevarlo, chiamandolo appunto Shutendōji come il famoso mostro del folclore giapponese. Anni dopo il ragazzo viene separato dalla famiglia e costretto a compiere una scorribanda nei secoli, finendo tra l’altro nel periodo Heian, dove darà origine alla leggenda di Shutendōji (ha quindi preso il nome da sé stesso). Nel mentre la madre, resa folle dal dolore per la scomparsa del figlio, ne dipinge ossessivamente l’immagine, unitamente a quelle di tutti gli altri demoni. I dipinti prenderanno vita: di fatto la donna, dal futuro, crea buona parte dell’antica mitologia giapponese, oltre allo stesso bambino la cui perdita l’ha privata del senno.

Shutendōji
“Mamma, dove hai messo i miei pastelli colorati?”

TIMELINE MULTIPLE

     Secondo questo modello, esistono semplicemente (si fa per dire), innumerevoli realtà parallele che un ipotetico crononauta farebbe interferire tra loro.

     Il protagonista di La vita è meravigliosa va a “visitare” un mondo nel quale lui non è mai nato, cioè un presente alternativo risultante da quell’unica modifica alla timeline, e scopre che, senza di lui, tante altre persone avrebbero un’esistenza infelice.

     Qualcosa di simile si può immaginare per spiegare gli “universi tangenti” di Donnie Darko.

     Quanto a Ritorno al futuro, il paradosso della canzone si può risolvere ipotizzando una timeline in cui Chuck Berry scriva Johnny B. Goode e un’altra in cui l’abbia copiata da Marty, il quale si è spostato dalla prima alla seconda.

     Dark, serie Netflix di recente produzione, lascia lo spettatore inizialmente perplesso poiché sembra attingere da entrambi i modelli precedenti contraddicendosi continuamente. La chiave dell’enigma sta nel fatto che esistono due mondi paralleli (relativi, beninteso, a una ristretta porzione di spazio e di tempo: il resto dell’universo è nella norma) e strettamente connessi: gli abitanti dell’uno cercano di preservare lo status quo, mentre quelli dell’altro desiderano interrompere la tragica coazione a ripetere. Solo spostandosi al di fuori di tali mondi (nella timeline originaria dell’universo reale) e impedendo l’evento che ha portato allo sdoppiamento (e all’impossibilità di un futuro), verrà ripristinato l’ordine naturale delle cose. Una complessa architettura mai realizzata da nessuno prima.

     PER APPROFONDIRE: i viaggi nel tempo su Wikipedia.

     PER APPROFONDIRE: teoria e tecnica dei viaggi nel tempo sul Post.

     PER APPROFONDIRE: i vari tipi di viaggi nel tempo negli anime su Otaku’s Journal.

Dark Poster
“La summa dei viaggi nel tempo, signora mia, la summa.”

… E IN TOKYO REVENGERS?

URGE UN RIPASSINO?

     Veniamo finalmente ai viaggi nel tempo in Tokyo Revengers. Anzi, no: prima un ripassino della trama.

     È il 4 Luglio del 2017. Takemichi, un ventiseienne che definire “sfigato” è poco, apprende dal notiziario che la sua fidanzatina delle medie, Hinata, e il fratello minore di lei, Naoto, sono stati assassinati dall’organizzazione criminale denominata Tokyo Manji. Poco dopo Takemichi cade sui binari all’arrivo di un treno e, in quelli che lui crede essere i suoi ultimi istanti di vita, vede scorrersi davanti agli occhi il proprio passato.

     Per l’esattezza, rivive il 4 Luglio del 2005 (esattamente dodici anni prima). Quel giorno lui stesso era stato malmenato dalla Tokyo Manji, la quale allora era solo una banda di teppisti; ciò lo aveva poi portato a considerarsi un perdente e a diventare un fallito. Più tardi, sempre nella stessa giornata, incontra il piccolo Naoto e gli raccomanda di badare a sé e a sua sorella, perché dodici anni dopo saranno assassinati.

     Takemichi stringe la mano al bambino e, miracolosamente, si ritrova di nuovo nel presente, per di più illeso. Alla stazione è infatti stato salvato proprio da Naoto, ormai cresciuto e diventato un brillante detective. Naoto gli rivela che l’avvertimento ricevuto da Takemichi nel 2005 lo ha portato a studiare ed entrare nella polizia, nonché a salvare la propria vita e quella dell’amico nel 2017.

     Purtroppo, però, Naoto non è riuscito a salvare Hinata e chiede per questo l’aiuto di Takemichi. Il giovane può infatti tornare a dodici anni prima semplicemente stringendo la mano a Naoto e, viceversa, da lì può rientrare nel presente facendo lo stesso col Naoto bambino.

     Ha così inizio la missione di Takemichi: viaggiare nel passato e impedire l’ascesa della Tokyo Manji in modo da salvare Hinata. Sembra riuscirci; tuttavia, al rientro, pur trovando molti cambiamenti, assiste nuovamente all’assassinio della ragazza. E così accadrà ogni volta: anzi, più Takemichi altera il passato, più il futuro si riempie di tragici conflitti e morti violente. Riuscirà l’eroe a trovare l’origine di tutta questa malvagità e annientarla?

Tokyo Revengers
“Non oltrepassare la linea gial…”

PRIMI INTERROGATIVI

    A questo punto, pur conquistato dall’opera, non ho potuto fare a meno di pormi una gran quantità di domande.

     Perché Takemichi salta nel tempo sempre e solo di un quantum di dodici anni esatti?

     Perché gli succede proprio stringendo la mano di Naoto?

     Come mai il Naoto del presente, che dal presente non si è mai mosso, ha la consapevolezza dei cambiamenti apportati da Takemichi alla timeline e serba la memoria di tutte le realtà alternative che sono state sovrascritte e quindi cancellate?

     E come mai Takemichi, quando torna nel presente, rimane invece invariabilmente sconcertato? Chiarisco. La stranezza non sta nel fatto che il presente sia diverso, dato che Takemichi ha modificato il passato di proposito, né nel fatto che i risultati delle sue modifiche siano diversi da quelli su cui lui contava (il giochino, si sa, porta a conseguenze imprevedibili), ma nel fatto che lui non se ne ricordi. Il passato modificato è ormai, a tutti gli effetti, il suo passato, quindi dovrebbe ricordarsene. In pratica, Takemichi riscrive gli eventi ma non la propria memoria. La sua condizione è ancora più inspiegabile di quella di Naoto.

     Consideriamo infatti che Takemichi viaggia nel tempo con la propria “coscienza”, rimanendo sempre nel proprio corpo. Non si limita a spostarsi sotto forma di entità immateriale cui è possibile solo osservare, come in Canto di Natale o La vita è meravigliosa); né diventa un “doppio” in grado di interagire con l’altro sé stesso, come in Predestination, in Dark o nel finale di Ritorno al futuro, allorché Martin assiste all’inizio del proprio viaggio. Takemichi diventa in ogni epoca il sé stesso di quell’epoca, conservando i ricordi delle proprie esperienze dirette e solo di quelle.

     Ci troviamo dunque di fronte a un meccanismo crononautico poco chiaro. Cosa accade al Takemichi del passato quando la coscienza del Takemichi del futuro “esce” da lui? Non si chiede il motivo di certe azioni appena compiute a dir poco bizzarre? Non si stupisce nel ritrovarsi ogni tanto mano nella mano col piccolo Naoto senza ricordarsi come e perché ci è arrivato? E cosa gli accade quando, dodici anni dopo, “rientra” la coscienza del Takemichi che ha viaggiato nel tempo? Come abbiamo visto, quest’ultima non ricorda niente dei dodici anni trascorsi durante il salto. Ne dobbiamo dunque dedurre che il Takemichi che ha agito fino a quel momento viene annichilito?

     A margine, si pone anche il quesito di ciò che accade al corpo del Takemichi del presente. Quando la coscienza del protagonista si reca nel passato, il suo corpo rimane inerte come un guscio vuoto; tanto è vero che Naoto si premura di ospitare l’amico nel proprio appartamento e badare a lui mentre è privo di sensi. (Tra l’altro: si occupa pure di nutrirlo, di lavarlo, eccetera? Non viene mai detto.) Eppure, in più di una occasione, Takemichi, tornando al presente, non si risveglia in casa di Naoto bensì in medias res. Naturalmente, senza sapere che tipo di nuova realtà dovrà affrontare.

Tokyo Revengers
“Cognato, qua la mano!”

L’ELEFANTE NELLA CRONOSTANZA

     Alcune di queste cose sono accettabili in virtù del caro vecchio “è così e basta”. Del resto, Tokyo Revengers richiede comunque una certa sospensione volontaria dell’incredulità, soprattutto nell’accettare che quei bestioni intenti a menar le mani da mane a sera, e a centinaia, e in una metropoli quasi svuotata da ogni adulto, siano solo dei quattordicenni.

     Ma, a questo punto, non si può più far finta di non vedere l’elefante. È legittimo chiedersi: a quale dei tre tradizionali modelli di viaggio nel tempo fa riferimento Tokyo Revengers?

     Di primo acchito sembrerebbe il primo, quello che prevede una timeline “morbida”: il passato viene modificato e il futuro ne risente di conseguenza. Ma non è detto che sia così.

     Intanto, nonostante le modifiche, la Tokyo Manji continua a degenerare (per volere di Kisaki?) e Hinata continua a morire. Insomma, la sostanza rimane la stessa, come per La macchina del tempo. Ma, soprattutto, si pone il problema di Naoto. Questi salva Takemichi dal treno: in quel momento gli afferra la mano e lo manda nel passato. Ma è stata proprio la presenza di Takemichi nel passato a far sì che Naoto andasse a salvarlo nel futuro. Un evento che causa sé stesso è il classico paradosso temporale ascrivibile al secondo modello, quello con la timeline “rigida”, in cui si ha una circolarità degli eventi e una sorta di fatalità ineluttabile.

     Potrebbero essere allora mondi alternativi? Potrebbero sì, e lo lascia intendere anche Naoto quando prova a spiegare il perché del quantum di dodici anni, disegnando due timeline parallele ma appunto sfasate. Tuttavia questa sarebbe una soluzione di comodo per l’autore, un escamotage tale da rovinare la presa della vicenda. Infatti, se in un certo numero di universi Hinata muore e in tanti altri vive, il problema di Takemichi si riduce a creare le condizioni per trovarsi nel migliore dei mondi possibili. Un po’ poco, vista l’intensa partecipazione emotiva che Ken Wakui chiede al proprio pubblico col suo stile così enfatico.

Tokyo Revengers
Più timeline parallele e sfasate?

TIRANDO LE SOMME

     Come anticipato, non è detto che quelle che adesso sembrano incongruenze lo siano davvero. L’autore di Tokyo Revengers potrebbe avere in serbo risposte e soluzioni, anche al di fuori dei modelli che qui ho presentato. Non bisogna dimenticare che, in patria, il manga ha ormai superato i 230 capitoli; quindi la porzione della trama coperta dalla presente analisi è meno della metà di quella complessiva. E la serie è ancora in corso.

     Personalmente ho sviluppato nei confronti di Ken Wakui stima sufficiente da farmi sperare in bene. Soprattutto per la sua capacità di confezionare un thriller mai monotono nonostante le dinamiche apparentemente ripetitive, e questo grazie all’introduzione non già di avversari sempre nuovi bensì di piccoli colpi di scena e ulteriori punti di vista che costringono il lettore a riconsiderare tutte le sue conoscenze. Per tacer del giusto dosaggio di tragicità e comicità, così come di mistero e azione; nonché, a questo punto, di fantascienza.

     Non voglio perciò credere che l’autore si stia limitando a sfruttare il vieto meccanismo dei viaggi nel tempo solo per speziare l’ancor più vieto filone del bōsōzoku movimentandone un po’ la trama, come se I ragazzi della via Pál e I guerrieri della notte fossero stati frullati insieme a Rashōmon e Lola corre per vedere di nascosto l’effetto che fa. Mi sembra che lo stia anzi utilizzando per approfondirne la prospettiva.

     Non è, peraltro, l’unico ingrediente che viene sottoposto a questo procedimento. Prendiamo le stravaganti e appariscenti pettinature tipiche appunto delle bande di delinquentelli motociclisti del Giappone che fu. E anche, se vogliamo, lo stereotipo dei capelli innaturalmente colorati e assurdamente pettinati così frequente in manga & anime. Ecco, questo elemento ormai saturo e sterile, in Tokyo Revengers viene sì impiegato, ma risemantizzato, acquisendo valenza narrativa, poiché aiuta in un primo momento a caratterizzare gli innumerevoli personaggi (tutti ragazzini, tutti atletici e tutti con l’uniforme della banda: quindi a rischio inidentificabilità) e in un secondo, rimescolando le carte, a mostrare lo stesso personaggio a età diverse o addirittura in timeline differenti, con un effetto caleidoscopico sconcertante ma avvincente.

     Lo stesso si verifica coi viaggi nel tempo. Coi suoi continui andirivieni crononautici, infatti, Takemichi compie un percorso alla ricerca del peccato originale che ha trasformato una banda di teppisti di buon cuore in una spietata organizzazione criminale. E individuare le radici del male, il punto da cui si irradia la spirale della violenza, è un procedimento sempre istruttivo e sempre attuale.

     Basti pensare al conflitto in Palestina e al suo ormai inestricabile intreccio di colpe. Oppure al dilemma etico di Takemichi, che arriva a ipotizzare di uccidere il Kisaki del passato per impedire che diventi malvagio, anche se al momento non ha ancora fatto niente di male: noi come ci comporteremmo di fronte alla possibilità di tornare ai primi del Novecento e uccidere un bambino innocente di nome Adolf Hitler?

Tokyo Revengers
Scatta la rissa.

IL VIAGGIO DELL’EROE, ANCORA

     Parimenti, è evidente come Takemichi, mosso inizialmente solo dal desiderio di salvare la vita della sua amata, venga via via preso da un desiderio di rivalsa (una possibile interpretazione della “revenge” del titolo?) e spinto a migliorare costantemente sé stesso, fino a trasformarsi, da sfigato qual era, in un autentico vincente… ancorché un po’ piagnucolone sentimentale.

     Un tale viaggio dell’eroe, in verità, non è cosa nuova, tanto meno in un manga del genere, dove il senso di abnegazione dell’individuo nei confronti del gruppo e di alti valori (si pensi anche a un qualsiasi spokon) è abitualmente esaltato. Nell’epica tribale-metropolitana di Tokyo Revengers, tuttavia, il dispiegarsi della concatenazione delle causalità e del reticolato di connessioni interpersonali che presiedono all’umano agire mi sembra assuma particolare rilevanza. E questo proprio grazie al continuo rimbalzo fra epoche diverse e realtà alternative.

     Ricordiamo che Tokyo Revengers è pubblicato in Italia da J-Pop e che la relativa serie animata è disponibile su Crunchyroll.

     PER APPROFONDIRE: Tokyo Revengers su Fumettologica.

Tokyo Revengers Visual

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  1. Come fa Naoto a salvare Takemichi dai binari se all’inizio dell’episodio quest’ultimo apprende la notizia della morte di Naoto e di Hinata.
    Se solo la stretta di mano di Naoto riesce a farlo viaggiare nel tempo, come fa a tornare nel passato se naoto è stato assassinato insieme alla sorella?

    • Ciao, Noemi! Grazie per il tuo commento.

      Si tratta appunto di un paradosso temporale, quello che riconduce (forse) “Tokyo Revengers” al modello che qui io ho chiamato “timeline non modificabile”.

      Mentre cade sui binari, Takemichi va nel passato, avverte Naoto che verrà assassinato, torna nel presente e viene salvato appunto da Naoto, proprio in virtù dell’avvertimento che gli aveva dato. Si tratta di un paradosso: il rapporto causa/effetto non è lineare bensì circolare. Non devi cercare un punto di partenza perché non esiste.

      Questo modello non sarebbe una novità nella fantascienza (come vedi, ho portato molti altri esempi). Il problema con “Tokyo Revengers” è che (per il momento), sembrano esserci delle contraddizioni nell’utilizzo del modello.

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